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Scritto da Administrator | 04 Dicembre 2016

Presentazione
in Alessandro Piga, Erula, La storia e la memoria di un paese della Sardegna, Sassari 2016

In questi ultimi anni ho seguito con crescente curiosità e con amicizia la ricerca di Alessandro Piga svolta presso Biblioteche, Archivi e Musei alla scoperta della storia e della memoria di Erula in Anglona, uno dei tanti piccoli paesi della Sardegna: egli si è alla fine potuto giovare della collaborazione di studiosi del livello di Anna Depalmas, Giuseppe Doneddu, Franco Fresi, Mauro Maxia, Carlo Patatu, Vittoria Pilo, Alessandro Soddu, infine di quell’indimenticabile Salvatore Brandanu, di amata memoria, presidente dell’ICIMAR, scomparso ormai da un anno.

Tutti hanno contribuito a quella che non è solo un’antologia fatta di frammenti eterogenei e disordinati, raccolti alla rinfusa, ma che finisce per essere un racconto legato coerentemente dall’autore con una pazienza davvero ammirevole, fino a ricomporre uno specchio profondo e luminoso capace di riflettere l’anima di quello che Fresi chiama “il paese dal vasto orizzonte”, dove <<lo sguardo spazia lontano per montagne rosso-amaranto, colline verdissime, pianori irrigati e vivacizzati da una serie di piccoli e grandi laghi artificiali che mandano riflessi ad ammiccanti nastri di marine>>, verso meravigliosi tramonti che hanno richiamato poeti, pittori, cineoperatori.

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Scritto da Administrator | 04 Dicembre 2016

Attilio Mastino
Presentazione del volume di Mario Boninu e Stefano Flore,
ula, Retrattos e ammentos
, Chiarella Sassari
Tula, 8 gennaio 1994

Cari amici,

ho accolto con piacere l'invito manifestatomi dal sindaco di Tula Antonio Obino e dall'amico Stefano Flore di presentare oggi questo bel volume dedicato ai Retrattos e ammentos, ai ritratti ed ai ricordi di un paese che cerca con affetto il proprio passato: l'opera, pubblicata dall'editore Chiarella di Sassari in una splendida veste tipografica, contiene 165 immagini rigorosamente selezionate, molte delle quali raccolte dal Comune di Tula in occasione della mostra organizzata cinque anni fa; le immagini sono state commentate negli articoli a firma di Mario Boninu, di Giovanni Maria Demartis e del parroco don Eugenio Cocco, con una serie di informazioni inedite e sorprendenti sulla storia del paese.

Una storia che, va detto subito, è una piccola storia, una microstoria, che però si presenta con una sua dignità, con caratteri peculiari e con una autentica dimensione umana all'interno della più vasta storia della Sardegna. Una storia di una comunità che nel corso dei secoli non si è mai persa, che ha mantenuto un'identità ed un forte legame con i valori tradizionali: e credo che questo sia poi il dato che emergerà con più evidenza dalle cose che dirò.

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Scritto da Administrator | 09 Ottobre 2016

Attilio Mastino
Gli Scritti Africani di Antonino Di Vita, curati da Maria Antonietta Rizzo Di Vita e Ginette Di Vita Evrard.
Roma, Istituto Nazionale di Studi Romani, 6 ottobre 2016

Ho letto con emozione questi due volumi di Scritti Africani di Antonino Di Vita, curati da Maria Antonietta Rizzo Di Vita e Ginette Di Vita Evrard, ritrovando luoghi che mi sono cari e scoprendo un filo rosso che unisce tanti frammenti sparsi e tante storie diverse, raccontate in quasi mille pagine, 52 articoli, 5 voci di enciclopedia, 17 tra recensioni, presentazioni e ricordi: con una vivacità che impressiona emerge una Tripolitania inedita, ma anche la Cirenaica, il Fezzan dei Garamanti, Cartagine, il teatro di Althiburos, Tipasa, Caesarea, la Numidia.

L’ho fatto però solo dopo aver sfogliato la straordinaria 40° monografia di archeologia libica pubblicata anch’essa da L’Erma di Bretschneider dedicata ai 45 anni di ricerche in Libia dell’Ateneo di Macerata: un’opera ricchissima, che attraverso tanti punti di vista, attraverso le parole dei colleghi e degli allievi, attraverso le immagini della Libia di oggi, consente di capire in profondità, di scavalcare questi decenni, di ricostruire un percorso lungo faticoso fatto di sacrifici personali, di fatiche fisiche che possiamo solo immaginare, di polemiche scientifiche, soprattutto permette di avere un quadro di quella che è davvero l’eredità lasciata da Antonino Di Vita, un gigante dei nostri studi e insieme un maestro capace di stimolare, creare curiosità e interesse tra i giovani, mobilitare risorse e forze nuove fino agli ultimi giorni, fino alla guerra sanguinosa che la Libia sta ancora vivendo in una interminabile fase post-coloniale.

Le sue grandi imprese africane testimoniano capacità organizzative e direzionali non comuni, che bene si sono manifestate negli anni in cui fu Rettore dell’Università di Macerata tra il 1974 e il 1977, quando fu nominato direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene al posto di Doro Levi, un incarico che sembrava assorbirlo interamente; ma questi volumi ci restituiscono lo studioso, l’archeologo colto, il filologo capace anche di pignolerie e di interventi puntualissimi su aspetti di dettaglio, come quando a Sassari nel 1989 mi aveva tormentato sui proiettori speciali che erano necessari per le sue rare grandi diapositive che accompagnavano al VII convegno de L’Africa Romana il suo intervento su Antico e tardo antico in Tripolitania: sopravvivenze e metodologie, ripubblicato in questa sede con le spettacolari immagini della tomba del defunto eroizzato di Sabratha e di sua moglie, sepolti in età giulio-claudia. Allora aveva un poco approfittato della nostra gratitudine, pubblicando nelle 16 costosissime tavole a colori i tondi dei 4 venti della villa di Tagiura, gli emblemata di Oceano e di Artemide Selene da Sabratha, l’incredibile Anfitrite tra le Nereidi e la tomba di Aelia Arisuth di Gargharesc. Ci aveva fatto scoprire un mondo colorato e emozionante, che ora ritroviamo in queste pagine nelle quali sono pubblicate tante foto a colori originali, recuperate negli ordinatissimi archivi del Centro di Macerata.

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Scritto da Administrator | 02 Ottobre 2016

Premio città di Ozieri di letteratura sarda, 1 ottobre 2016
Intervento del Presidente della giuria Attilio Mastino

Cari amici,

questa 57° edizione del Premio Ozieri vede la straordinaria partecipazione di tanti appassionati poeti, pieni di sentimenti, di voglia di confrontarsi, desiderosi di difendere la lingua, la poesia e la cultura della nostra terra. Eppure questa edizione si apre con un’assenza irrevocabile, quella del Presidente onorario Nicola Tanda, che prima di me ha presieduto la nostra Giuria per oltre vent’anni e che mi aveva chiamato a sostituirlo, con una generosità che mi aveva lasciato senza parole. Nicola è stato un attivo protagonista anche di altri importanti Premi letterari in Sardegna, punto di riferimento per tante generazioni di poeti e scrittori sardi.

Il nostro Nicola è scomparso il 4 giugno a 88 anni di età a Londra, assistito dal figlio Ugo: la sua lunga stagione ha avuto molti successi e molta forza. Sullo sfondo del suo impegno intelligente e colto c‘era una scelta non scontata, la progressiva codificazione e circolazione letteraria plurilingue che è alla base anche dell’edizione del Premio Ozieri negli ultimi anni. Ne hanno parlato Dino Manca, Vittorio Ledda, Antonio Canalis, Paolo Pillonca.

Nicola considerava Ozieri, la città di adozione che gli aveva conferito la cittadinanza onoraria, la culla della lingua sarda, per usare la recente espressione del giornalista franco-corso Xavier Pierlovisi, Ozieri “ville historique, parraine de la protection de la langue sarde”.  Il premio che daremo al prof. Edgard Radtke del Romanisches Seminar dell’Università di Heidelberg, in passato vicepresidente della Società di Linguistica Italiana, va in questa direzione.

E ciò anche nei tempi dell’accertato mancato assolvimento da parte dell’Italia degli obblighi imposti dalla Convenzione quadro delle minoranze nazionali in vigore da vent’anni, sia pure teoricamente tutelati dalla legge  482/99 e, in Sardegna, dalla legge regionale 26/97, che pure è più avanzata rispetto alla legge nazionale. E’ di poche settimane fa la rigorosa ispezione disposta dall’Unione Europea, che non è stata positiva in tema di difesa dei diritti delle minoranze linguistiche.

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Scritto da Administrator | 20 Settembre 2016

Ricordo di Tito Orrù in occasione dell’intitolazione della circonvallazione di Orroli alla sua memoria.
Orroli, 17 settembre 2016


Cari amici,

rispondendo all’invito del sindaco Antonio Orgiana, sono arrivato ad Orroli, “il paese delle roverelle” secondo l’etimologia di Massimo Pittau, giungendo da Fonni, Desulo, Santa Sofia, percorrendo i tornanti che scendono da Villanovatulo, il paese di Ercole Contu, e poi risalendo verso Nurri: qui ho avuto un colpo al cuore osservando i colori rossastri della vegetazione che inizialmente pensavo fossero quelli dell’autunno e che invece sono i colori che testimoniano una ferita sanguinante causata dai terribili incendi dei mesi scorsi.

Questi sono i luoghi che Tito Orrù amava di più, dove ci eravamo recati assieme a Silvio Sirigu e Armando Giocondo, che mi avevano portato all’inizio degli anni 90, nel Sarcidano, mentre si svolgevano ad Orroli gli scavi voluti da Fulvia Lo Schiavo nell’unico nuraghe pentalobato della Sardegna, Arrubiu, con le sue 21 torri e le inedite testimonianze del riuso in età romana con gli impianti produttivi tardi. Si riprendevano gli scavi svolti trent’anni prima, nell’immediato secondo dopoguerra,da Ercole Contu che aveva usato mezzi rudimentali, perfino una matassa di spago per misurare e rilevare il nuraghe rosso. Soprattutto lo aveva incuriosito il volume del 1992 da me dedicato alla tavola di Esterzili:, ai pastori sardi Galillenses e ai contadini originari dalla Campania romana i Patulcenses nell’età di Nerone: sono i luoghi cari anche ad Ercole Contu, originario della vicina Villanovatulo. Per Orrù e per Contu, al di là della scoscesa vallata del Flumendosa, l’orizzonte era chiuso dai monti di Esterzili (il paese di Fernando Pilia), sui quali sorgeva un edificio misterioso, che conservava tracce dei frequentatori preistorici, costruttori di quel tempio megalitico rettangolare noto come Domu de Orgìa.

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Scritto da Administrator | 31 Agosto 2016

Oltre il fiume Oceano
Uomini e navi romane alla conquista della Britannia
Il modello di proiezione romano alla prova d’Oltremare raccontato da un marinaio

di Cristiano Bettini
MUT- Museo della Tonnara - Stintino, 30 agosto 2016

Parlare di navigazione oceanica qui a Stintino, a due passi dall’isola d’Eracle, significa partire dalla rotta seguita dai naviganti greci e cartaginesi verso il favoloso occidente mediterraneo oltre le Bocche di Bonifacio del Fretum Gallicum verso la Gallia Narbonense e in direzione delle colonne d’Ercole, verso l’Oceano. E ricordare che il toponimo Fretum Gallicum è utilizzato in età romana per indicare anche il canale della Manica. Soprattutto significa partire dai misteriosi mostri marini che abitavano il mare Sardum tra la Sardegna e la Corsica, le due grandi vere isole del Mediterraneo, collocate per i Romani al di là del grande mare; infine richiamare la dimensione dell’ecumene inizialmente sulle rive di quel Mare Nostrum che nella sua denominazione originaria greca (par’emin thalasse) era priva di quell’odioso senso “proprietario” e “imperialista” che le si vorrebbe attribuire e che le è stato attribuito in passato; soprattutto significa uscire da quel mare interterraneo sul quale per Platone abitavano uomini come formiche o rane sulle sponde di uno stagno o di una palude. Significa affrontare l’oceano, affacciarsi in campo aperto, cercare nuove rotte, seguir con l’Ulisse di Dante virtute e canoscenza, <<perché fatti non foste a viver come bruti>>.

Questo libro dell’Ammiraglio di squadra Cristiano Bettini, già Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa dal 2011 al 2013 (con un curriculum davvero importante e di tutto rispetto) vede la luce e viene presentato a pochi mesi dalla cosiddetta “Brexit”, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, in un momento storico complesso in cui il tema dell’unità del Nord e del Sud dell’Europa si pone davvero in primo piano. L’autore conosce i luoghi di cui parla, è stato per alcuni anni addetto militare italiano alla nostra ambasciata di Londra ed è consapevole come <<il modello politico, militare e sociale romano >> sia ancora centrale nella cultura britannica.

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Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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