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Scritto da Administrator | 30 Agosto 2018

Attilio Mastino

Neptunus Augustus and the fons Thignicensis: The works commissioned by the knight P. Valerius Victor Numisianus Sallustianus, of the Papiria tribe, by his father and his mother for the Temple of the Waters of Aïn Tounga in Tunisia

24° Annual Meeting of the EAA in Barcelona 2018 (8 settembre 2018)
Session: Lived Ancient Religion in North Africa


In this prestigious setting we aim to summarise the complex phenomenon of the cult of Neptune in North Africa, by way of about hundred inscriptions and dozens of mosaics, with reference to the latest developments (that have recently been published in “Epigraphica”) in relation to the fons Thignicensis and the work undertaken for the gathering of the spring waters of Thignica carried out by the knight Publius Valerius Victor Numisianus Sallustianus, of the Papiria tribe, by his father Valerius Tertullianus and mother Caecilia Faustina for the “Temple of the Waters” in Aïn Tounga in Tunisia, in the period of Gallienus and Salonina.

In reality, this is a monument dominated by the aedem [dei Nept]uni, which has been conceptually compared to the far more famous “Temple of the Waters of Zaghouan”, which was the origin of the Hadrian-era Carthage aqueduct; the dedication Neptuno Augusto sacrum links it closely to the Imperial cult, also by way of the use of the summae honorariae of the three flamines perpetui. This is an area that has been affected by the decrees of lex Hadriana de rudibus agris studied by Hernán Gonzáles Bordas of the Università of Alcalá de Henares in the text found at Henchir Hnich (Krib region, Tunisia).

It is precisely to Hadrian that the plan of the great Carthaginian aqueduct is to be attributed. This impressive work channelled water from Zaghouan to the cisterns of Malga and to the baths inaugurated in the first year of Marcus Aurelius and Lucius Verus: El-Bekri in c. 1068 knew of the origin of the aqueduct in the mountains of Zaghouan (56 km as the crow flies) and was able to state that the work took forty years, hence starting from the era of Hadrian. Arriving in a moment of great drought in Africa, it was Hadrian, in 128 AD, who planned the great aqueduct that was to give Carthage its new name: Hadrianopolis. The aqueduct was built above all to supply the great seaside baths, commonly known as “Thermes d’Antonin”, of which the commemorative plaque remains.

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| 15 Agosto 2018

Intervento per la consegna del candeliere speciale, 13 agosto 2018


Signor Sindaco, cari amici,

in questi giorni mi sono chiesto a lungo cosa dire per riuscire ad esprimere la mia gratitudine verso questa città ospitale che amiamo, Sassari, per questo candeliere speciale. Brigaglia mi avrebbe detto di non essere noioso come al solito. Ricevo questo candeliere anche a nome dei miei colleghi, dei miei studenti, dei miei amici; quaranta anni fa questa città mi ha accolto a braccia aperte con generosità, attenzione, orizzonti larghi, serenità, al di là dei miei meriti.  Ricevere oggi il Candeliere speciale significa per me entrare ancora di più nel mondo variopinto, chiassoso, allegro e allo stesso tempo misterioso e profondo dei Gremi, in quella che viene definita non banalmente l’anima della città, che ci emoziona tutti.

L’emozione e il percorso verso la “Festha Manna” sono iniziati domenica scorsa con i piccoli candelieri partecipi (con una serietà inusuale per dei bambini) di un rito fatto di ritmi, di musiche, di balli, di relazioni sociali profonde, di vita vera.  Di gioia, lungo il Corso Vico che straboccava di bambini rigidamente ordinati secondo tradizioni che si trasmettono da generazioni, con un minicandeliere portato dalle piccole gremianti, un segno che indica le trasformazioni che rinnovano il rito.

Lo stesso interesse venerdì scorso abbiamo visto tra i partecipanti al corteo dei 19 pesanti ceri dei candelieri medi rimasti rigorosamente all’esterno delle porte di Santa Maria, la chiesa francescana che mantiene un legame diretto con la terra santa di Betlem. Domani identico entusiasmo susciterà in tutti i sassaresi la Faradda Unesco, per sciogliere un voto religioso ma anche per raccogliere i frutti di un lavoro che si è sviluppato per tutti i giorni dell’anno. In questo senso penso agli archivi ritrovati nelle sedi dei Gremi ma anche alle relazioni degli obrieri con i novizi, ai tanti progetti e ai nostri sogni.

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Scritto da Administrator | 04 Agosto 2018

La scomparsa di Paolo Pillonca (Osilo 8 ottobre 1942 – Cagliari 26 maggio 2018)

Verso Paolo Pillonca da sempre ho provato un’ammirazione senza confini: la sua profondissima cultura classica che emergeva ogni volta che c’incontravamo, tra Omero, Cicerone, Orazio, il Padre Dante, con citazioni che mi sembravano puntualissime e davvero felici e che pensavo fossero dedicate espressamente a me, anche se non era così.

Questa conoscenza professionale di dettaglio della poesia in lingua sarda, in particolare questa sistematica schedatura della folta schiera degli improvvisatori, che si estendeva nel tempo dai grandi del passato, copriva spazi geografici  impensabili, raccontava una passione, una curiosità, una sensibilità che ci commuoveva e ci incantava. I suoi interventi erano davvero godibili e apprezzati da un pubblico eterogeneo e vivace.

Tante volte l’avevo interrogato su aspetti marginali, sui poeti dei miei territori, Giovanni Nurchi a Bosa, Pittanu Morette a Tresnuraghes, Gavino Delunas a Padria oppure Remundu Piras a Villanova, trovandolo sempre preparato e capace di penetrare il senso profondo, l’eleganza, la qualità della produzione poetica isolana, la sua ispirazione profonda, le sue radici.

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Scritto da Administrator | 01 Luglio 2018

Attilio Mastino (with the contribution of Sergio Ribichini)
The Italian Archaeological School in Carthage
Workshops on Archaeology in Africa
Rome, La Sapienza, 7th December 2017


The study that has been undertaken over the last thirty years of the historical relations between North Africa and Europe in antiquity is far-ranging and rich in results. The areas studied include the pre- and proto-historic phases of the Berber world, the colonisation by the Phoenicians, the foundation of Utica and Carthage, the Mediterranean politics documented by the Etruscan-Carthaginian and Roman-Carthaginian treaties, also dealing with Hannibal and the rather hypocritical tears of Scipio Aemilianus, as well as the new urbanisation by order of Gaius Gracchus, then by Caesar and Augustus twenty years after the re-foundation of Carthage. Virgil in Book I of the Aeneid describes the builders of Dido’s Carthage as being like thousands of bees in a hive at the start of summer, toiling to produce honey with a scent of thyme: it is clear that Virgil was thinking of the Augustinian colony as it was in the years in which he was writing, a Mediterranean capital rich in products coming from the wide Numidian hinterland.

In the fervour of the structores Tyrii of Carthago, the refugee from Troy, Aeneas is both hospes welcomed with respect by the queen and then hostis who is cursed for centuries: he observes, through Virgil’s eyes, the furrow of the plough as it marks the sacred limit of the colonia, renewing the pain and the hope that motivate those who build a new city, in contrast with his original hometown, Ilium, that was devoured by the flames. There is no doubt that Virgil reflects the urbanistic experience of the Augustinian Age in Africa in his description of the birth of Carthage with the theatrum of the immanes columnae of the frons scaenae taken from quarries in which the specialised workers laboured untiringly to extract the stone to build the new city. Or yet again the portae of the walls and the strata viarum, the urban viae silice stratae, the judiciary basilica and the theatre. Virgil’s lines exalt the activity of the men of goodwill, even though the gods and goddesses are fully involved in a studium and in an ars that nobilitates those who practice it.

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Scritto da Administrator | 30 Maggio 2018

Attilio Mastino
Dalle piante dell’Ara Pacis
al Nemus Sorabense di Fonni: l’eudaimonia della Sardegna antica
LXI Congresso distrettuale Rotary, Distretto 2080
Valle dell’Erica, Santa Teresa di Gallura, venerdì 25 maggio 2018

Questo 61° Congresso Distrettuale del Distretto 2080 del Rotary  si è svolto in Sardegna a Santa Teresa, l’antico porto di Longone sul Fretum Gallicum, le Bocche di Bonifacio, a ridosso dell’Errebantium Promunturium, il Capo Testa al margine settentrionale dell’isola Ichnusa.

Vorrei oggi tentare di immaginare il paesaggio antico, ricostruire un ambiente naturale che oggi vorremmo ancor più verde, ricco di alberi, ospitale. Abbiamo seguito con emozione i programmi e il sogno verde del Presidente internazionale Ian H.S. Riseley, l’invito a piantare un albero per ogni rotariano per la generazione futura (come già scriveva Ciceronel nel Cato Maior), la definizione del nostro tema congressuale dedicato all’Ambiente, a un mese di distanza da quel 22 aprile nel quale abbiamo celebrato la Giornata mondiale rotariana per l’ambiente e per la Terra, perché veramente il Rotary può fare la differenza anche nei giorni nei quali la Sardegna viene proclamata dall’European Forest Institut Regione forestale d’Europa per l’impegno nella salvaguardia delle foreste e la selvicoltura mediterranea e per i consistenti investimenti a favore del patrimonio forestale e della bioeconomia delle risorse rinnovabili. Si ritiene che nell’ultimo mezzo secolo la superficie forestale dell’isola si sia triplicata.

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Scritto da Administrator | 11 Maggio 2018

Il dolore della Sardegna per la scomparsa di Manlio Brigaglia.
(Tempio Pausania 12 gennaio 1929 - Sassari 10 maggio 2018)

Manlio Brigaglia è tornato per un giorno in quello che è stato il suo Dipartimento di Storia circondato dall’affetto degli amici, dei colleghi, degli studenti, di tanti Sardi. Consideriamo questa sua presenza oggi tra noi un segno di un legame profondo che la signora Marisa, Aldo, Mimma e la sua famiglia hanno voluto ricordare e riconoscere.

Ci ha tanto colpito la sua scomparsa, avvenuta sul lavoro, quasi sotto i nostri occhi, dopo la presentazione due giorni fa in aula Magna con Sabino Cassese e Paolo Pombeni del volume "La macchina imperfetta" in età fascista. Proprio questa settimana ci aveva consegnato la nuova edizione della sua Storia della Sardegna dalla preistoria ad oggi, un'opera fortunata, da lui curata per le Edizioni Della Torre.

Domenica ci aveva chiamato nel bar di Viale Umberto per discutere di nuove idee e nuovi progetti con gli amici di sempre. Mercoledì  al cinema abbiamo ascoltato la sua intervista sul film di Fiorenzo Serra, "L'ultimo pugno di terra", nella straordinaria rivisitazione di Peter Marcias, con quella transumanza di pecore e ma anche di uomini lontano dall’isola. E quella frase di Fiorenzo Serra e di Gavino Ledda a proposito della desertificazione e del disagio sociale degli anni ‘50, con quella espressione tremenda "maledetto quell'autobus, maledetto quel treno che svuota il mio paese". Quanta pena per la Sardegna, quanto desiderio di vedere un tempo nuovo, quanto amore per la sua gente, i suoi allievi, i suoi studenti, la sua famiglia che ha seguito giorno per giorno con la ricchezza del suo affetto e la sua intelligenza.

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Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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