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Scritto da Administrator | 18 Gennaio 2017

Sindia, un territorio una storia.
Volume in preparazione a cura di Attilio Mastino, con la collaborazione di Laura Lai, Gianfranco Rosa, Mario Sanna, Paolo Sechi

Quest’opera è rilasciata nei termini della licenza:
Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
La licenza può essere letta per intero a questo link: https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/
Le fotografie sono coperte dal copyright di ciascun autore.

Allegati:
Scarica questo file (Sindia_Bosa_estratto.pdf)Sindia_Bosa_estratto.pdf[Sindia, un territorio una storia estratto volume in preparazione.]15041 Kb
 

Scritto da Administrator | 30 Dicembre 2016

Attilio Mastino
Presentazione del romanzo Istevene, Bitti 1956, di Stefano Bitti
Bitti, 27 dicembre 2016

A due anni di distanza da quel giorno terribile nella chiesa della Beata Maria Gabriella Sagheddu a Nuoro, Stefano Bitti ritorna prodigiosamente tra noi con questo commovente romanzo Istevene, che è insieme il ricordo di una fanciullezza lontana e rimpianta ma anche un diario sanguinante di una malattia, che non è solo quella dell’autore ma anche quella del suo paese e dell’isola amata e raccontata in tante occasioni pure nei documentari video sulla forza della tradizione che ho trovato su Sardegna digital library; chiudendo l’ultima pagina rimane in bocca il sapore dolce e amaro dell’ingiustizia del dolore, dell’impotenza di fronte ad un dio terribile e muto, della profondità di una sofferenza che commuove, della consapevolezza del carattere crudele della vita <<che metabolizza facilmente la morte, mentre sconvolge per sempre le singole esistenze silenziose>>.

Ma tra sos Bitzichesos, come osserva Luciano Piras, ai piedi del Monte Bannitu e del colle di Sant’Elia con i resti del nuraghe, con all’orizzonte il tavolato calcareo della catena del Mont’Albo, in questa comunità di uomini e di donne protagonisti di questo romanzo corale, davvero intenso è il richiamo di una fede rocciosa diffusa a livello popolare che si manifesta presso i tanti santuari locali, specie in occasione delle lunghissime feste come per S'Annossata a maggio, per Su Meraculu il 30 settembre, per Santu Jorgi il 23 aprile, per Su Sarvatore di Gorofai il 6 agosto.

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Scritto da Administrator | 12 Dicembre 2016

Inaugurazione della scalinata “Luisa Monti, pediatra”
Bosa 5 luglio 2008
Intervento del prof. Attilio Mastino

Cari amici,

mi è stato chiesto di ricordare Luisa Monti a quattro anni dalla sua improvvisa e dolorosa scomparsa, per rendere omaggio alla sua memoria, ai volontari del pronto soccorso, agli uomini ed alle donne della Croce Rossa e dell’emergenza della nostra città.

Voglio riportarvi ora più indietro nel tempo, a 15 anni fa, quando come Assessore alla protezione civile della Provincia di Nuoro ero stato incaricato di coordinare il settore dell’emergenza e del volontariato. Ricordo le tante riunioni nella sala del Consiglio Provinciale a Nuoro, per creare una rete di associazioni, per scrivere il piano provinciale di protezione  civile, per definire le competenze in caso di alluvione del fiume Temo, del Cedrino o del Flumendosa e per altre calamità.

Luisa Monti era là, sempre presente, capace di suggerire, di stimolare, piena di curiosità, di desideri, di passioni, sempre con una voglia forte di fare e di costruire.

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Scritto da Administrator | 04 Dicembre 2016

Presentazione
in Alessandro Piga, Erula, La storia e la memoria di un paese della Sardegna, Sassari 2016

In questi ultimi anni ho seguito con crescente curiosità e con amicizia la ricerca di Alessandro Piga svolta presso Biblioteche, Archivi e Musei alla scoperta della storia e della memoria di Erula in Anglona, uno dei tanti piccoli paesi della Sardegna: egli si è alla fine potuto giovare della collaborazione di studiosi del livello di Anna Depalmas, Giuseppe Doneddu, Franco Fresi, Mauro Maxia, Carlo Patatu, Vittoria Pilo, Alessandro Soddu, infine di quell’indimenticabile Salvatore Brandanu, di amata memoria, presidente dell’ICIMAR, scomparso ormai da un anno.

Tutti hanno contribuito a quella che non è solo un’antologia fatta di frammenti eterogenei e disordinati, raccolti alla rinfusa, ma che finisce per essere un racconto legato coerentemente dall’autore con una pazienza davvero ammirevole, fino a ricomporre uno specchio profondo e luminoso capace di riflettere l’anima di quello che Fresi chiama “il paese dal vasto orizzonte”, dove <<lo sguardo spazia lontano per montagne rosso-amaranto, colline verdissime, pianori irrigati e vivacizzati da una serie di piccoli e grandi laghi artificiali che mandano riflessi ad ammiccanti nastri di marine>>, verso meravigliosi tramonti che hanno richiamato poeti, pittori, cineoperatori.

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Scritto da Administrator | 04 Dicembre 2016

Attilio Mastino
Presentazione del volume di Mario Boninu e Stefano Flore,
Tula, Retrattos e ammentos
, Chiarella Sassari
Tula, 8 gennaio 1994

Cari amici,

ho accolto con piacere l'invito manifestatomi dal sindaco di Tula Antonio Obino e dall'amico Stefano Flore di presentare oggi questo bel volume dedicato ai Retrattos e ammentos, ai ritratti ed ai ricordi di un paese che cerca con affetto il proprio passato: l'opera, pubblicata dall'editore Chiarella di Sassari in una splendida veste tipografica, contiene 165 immagini rigorosamente selezionate, molte delle quali raccolte dal Comune di Tula in occasione della mostra organizzata cinque anni fa; le immagini sono state commentate negli articoli a firma di Mario Boninu, di Giovanni Maria Demartis e del parroco don Eugenio Cocco, con una serie di informazioni inedite e sorprendenti sulla storia del paese.

Una storia che, va detto subito, è una piccola storia, una microstoria, che però si presenta con una sua dignità, con caratteri peculiari e con una autentica dimensione umana all'interno della più vasta storia della Sardegna. Una storia di una comunità che nel corso dei secoli non si è mai persa, che ha mantenuto un'identità ed un forte legame con i valori tradizionali: e credo che questo sia poi il dato che emergerà con più evidenza dalle cose che dirò.

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Scritto da Administrator | 09 Ottobre 2016

Attilio Mastino
Gli Scritti Africani di Antonino Di Vita, curati da Maria Antonietta Rizzo Di Vita e Ginette Di Vita Evrard.
Roma, Istituto Nazionale di Studi Romani, 6 ottobre 2016

Ho letto con emozione questi due volumi di Scritti Africani di Antonino Di Vita, curati da Maria Antonietta Rizzo Di Vita e Ginette Di Vita Evrard, ritrovando luoghi che mi sono cari e scoprendo un filo rosso che unisce tanti frammenti sparsi e tante storie diverse, raccontate in quasi mille pagine, 52 articoli, 5 voci di enciclopedia, 17 tra recensioni, presentazioni e ricordi: con una vivacità che impressiona emerge una Tripolitania inedita, ma anche la Cirenaica, il Fezzan dei Garamanti, Cartagine, il teatro di Althiburos, Tipasa, Caesarea, la Numidia.

L’ho fatto però solo dopo aver sfogliato la straordinaria 40° monografia di archeologia libica pubblicata anch’essa da L’Erma di Bretschneider dedicata ai 45 anni di ricerche in Libia dell’Ateneo di Macerata: un’opera ricchissima, che attraverso tanti punti di vista, attraverso le parole dei colleghi e degli allievi, attraverso le immagini della Libia di oggi, consente di capire in profondità, di scavalcare questi decenni, di ricostruire un percorso lungo faticoso fatto di sacrifici personali, di fatiche fisiche che possiamo solo immaginare, di polemiche scientifiche, soprattutto permette di avere un quadro di quella che è davvero l’eredità lasciata da Antonino Di Vita, un gigante dei nostri studi e insieme un maestro capace di stimolare, creare curiosità e interesse tra i giovani, mobilitare risorse e forze nuove fino agli ultimi giorni, fino alla guerra sanguinosa che la Libia sta ancora vivendo in una interminabile fase post-coloniale.

Le sue grandi imprese africane testimoniano capacità organizzative e direzionali non comuni, che bene si sono manifestate negli anni in cui fu Rettore dell’Università di Macerata tra il 1974 e il 1977, quando fu nominato direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene al posto di Doro Levi, un incarico che sembrava assorbirlo interamente; ma questi volumi ci restituiscono lo studioso, l’archeologo colto, il filologo capace anche di pignolerie e di interventi puntualissimi su aspetti di dettaglio, come quando a Sassari nel 1989 mi aveva tormentato sui proiettori speciali che erano necessari per le sue rare grandi diapositive che accompagnavano al VII convegno de L’Africa Romana il suo intervento su Antico e tardo antico in Tripolitania: sopravvivenze e metodologie, ripubblicato in questa sede con le spettacolari immagini della tomba del defunto eroizzato di Sabratha e di sua moglie, sepolti in età giulio-claudia. Allora aveva un poco approfittato della nostra gratitudine, pubblicando nelle 16 costosissime tavole a colori i tondi dei 4 venti della villa di Tagiura, gli emblemata di Oceano e di Artemide Selene da Sabratha, l’incredibile Anfitrite tra le Nereidi e la tomba di Aelia Arisuth di Gargharesc. Ci aveva fatto scoprire un mondo colorato e emozionante, che ora ritroviamo in queste pagine nelle quali sono pubblicate tante foto a colori originali, recuperate negli ordinatissimi archivi del Centro di Macerata.

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Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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