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Scritto da Administrator | 16 Dicembre 2018

XXIe édition du Colloque international «L’Africa romana»
L’épigraphie nord-africaine: nouvelles, relectures, autres synthèses
7 décembre 2018, Tunis
Attilio Mastino


Chers Directeurs Générales, Excellence l’Ambassadeur d’Italie, Chers amis,

Nous voilà réunis encore une fois à Tunis, émus et bien heureux, à l’occasion de cet XXIe édition du Colloque international «L’Africa romana» consacré à l'épigraphie nord-africaine: nouvelles, relectures, autres synthèses, dans l'espoir d'ouvrir un nouveau chapitre de nos réunions, qui débutèrent à Sassari en 1983.

Au cours de ces 35 années, nous avons été accompagnés par de nombreux maîtres, par de nombreux chercheurs, par de nombreux amis véritables engagés dans des recherches archéologiques, mais également dans la coopération entre les deux rives de la Méditerranée. L'édition 2018 a été rendue possible grâce à l’aide de nombreux sujets, l'Institut national du patrimoine dirigé par Faouzi Mahfoudh, l'Agence de mise en valeur du patrimoine et de promotion culturelle dirigée par Kamel Bchini, l'Ambassade d'Italie avec son Excellence M. Lorenzo Fanara, la Fondation de la Sardaigne, représentée aujourd’hui par la vice-president Avv. Angela Mameli. Merci à Samir Aounallah e Daouda Sow pour ce qu’ils ont fait.

Il faut aujourd'hui une forte capacité de renouvellement, de changement et de créativité: il s'agit en outre de rapprocher la culture de la vie, de lui donner du sens, de la valeur et de l'utilité ; la connaissance de la culture classique conduit à la rencontre d’un monde fantastique, extraordinaire pour sa profondeur, pour ses expériences, pour ses horizons. Rome, Carthage  et Athènes ont le charme, la capacité de séduire, de fasciner. Elles l'ont eu par le passé et elles doivent l'avoir encore plus maintenant, car l'homme d'aujourd'hui, qui vit dans une société complexe, difficile et séduisante, a encore plus besoin d'outils pour comprendre la realité. La naissance de l'École archéologique italienne de Carthage, en février 2015, répond précisément à ces besoins.

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Scritto da Administrator | 02 Dicembre 2018

Presentazione del volume di
Antonio Ledda, Memorie di Pendio Grande, Ghilarza 2018,
Serramanna I dicembre 2018, Associazione Il Pungolo

Grazie all’amicizia con Antonio Ledda, ho letto qualche mese fa con sorpresa il dattiloscritto provvisorio del volume che oggi presentiamo qui a Serramanna in questo Settecentesco Monte Granatico, con un titolo che richiama un’opera di Vico Mossa: mi aveva colpito la capacità dell’autore di raccontare il suo paese amato, la sua infanzia, i suoi giochi, il rapporto dolce e amaro con le persone che soffrono, con alcuni personaggi emarginati sempre osservati con simpatia come i due sordomuti; ma anche con i poveri, con suoi familiari, con i suoi amici.

Il sapore di vita vera, di autenticità e di partecipazione, con gli occhi di un ragazzino pieno di curiosità, di interessi, di paure, con una grande capacità di osservazione, ma anche sensibile al dolore, alla sofferenza, alla malattia, alla morte, pure quando è voluta e cercata: così il suicidio di Tziu Agostinu tanto affettuosamente legato a questa moglie magra e secca, con la testa sempre coperta dal fazzoletto color giallo oliva; tanto legato da non poterle sopravvivere. Un ragazzino, quello di allora, che era fornito di una memoria gigantesca, se oggi è capace di raccontare la sostanza profonda di un mondo al tramonto, in una Sardegna allora rimasta prodigiosamente quasi fuori dal tempo, chiusa nella sua identità, irrigidita nei suoi costumi millenari.

Scorrendo ora queste pagine stampate a Ghilarza dalle Edizioni Nor con questa strepitosa copertina che richiama un monumento modernissimo, il monumento al grano che ci riporta a questo luogo, ci sono mille cose da raccontare, mille emozioni da cogliere, mille sensazioni che si accavallano.

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Scritto da Administrator | 02 Dicembre 2018

Presentazione del volume di Caterina Virdis Limentani e Maria Vittoria Spissu, La via dei retabli.
Le frontiere europee degli altari dipinti nella Sardegna e del Quattro e Cinquecento
.
Carlo Delfino Editore, Sassari 2018

Cari amici,

ero a Stintino il 12 agosto quando qualche mese fa questo volume è stato presentato per la prima volta al Museo della Tonnara dalla storica dell’arte Maria Paola Dettori, dall’Editore Carlo Delfino e da Maria Vittoria Spissu.  Caterina Virdis Limentani, annunciata negli inviti, non aveva potuto essere presente, era già ammalata e il 9 settembre finiva per lasciarci definitivamente a Padova, con grande dolore della città e di tutta la Regione – il Veneto - dove è stata Consigliere Regionale del PCI dopo il 1990. Dolore soprattutto della sua Università di Padova, che due anni fa le ha dedicato un volume curato da Mari Pietrogiovanna, Uno sguardo verso il Nord, che riassume in poche parole la sua originale prospettiva di ricerca e il suo orizzonte scientifico davvero innovativo: con lo sguardo di una raffinata studiosa "capace di sondare le molteplici possibilità di conoscenza delle opere d’arte e d’imporre una visione in grado di dilatare la concezione di “arte europea” " contro ogni provincialismo e localismo, ormai del tutto anacronistici.

Era stata proprio la Virdis a chiedermi di essere qui a Sassari alla Biblioteca Universitaria per presentare questo volume, scrivendomi una lettera intitolata "dopo tanto tempo" già il 15 maggio e poi di nuovo il 4 giugno.

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Scritto da Administrator | 11 Novembre 2018

Attilio Mastino
Presentazione del volume di Christine Hamdoune
Ad fines Africae Romanae
Les mondes tribaux dans les provinces maurétaniennes, Ausonius Éditions Scripta antiqua 111,  (LabEx Archimède, Archéologie et histoire de la Méditerranée et de l’Égypte anciennes), Bordeaux 2018
Tunisi, 7 dicembre 2018

Cristine Hamdoune professoressa emerita all’Université Paul-Valéry di Montpellier 3 raccoglie in questo documentatissimo volume i risultati di una feconda attività di ricerca quasi trentennale iniziata sui MEFRA nel 1993 con l’articolo dedicato a Tolomeo e alla localizzazione delle tribù della Tingitana, momenti che in parte abbiamo condiviso già in occasione del nostro viaggio di studio nella Volubilis di Edemone vent’anni fa oppure in tante altre circostanze, come per il XIV convegno de L’Africa Romana svoltosi a Sassari nel 2000, dove ha sintetizzato il tema delle controverse relazioni tra la Mauretania occidentale e la Mauretania orientale; oppure per il XV congresso di Tozeur sui processi di acculturazione delle l’acculturation des “gentes”della Cesariense.

Per il XVI congresso di Rabat nel 2014 aveva messo a frutto il tema dei movimenti di popolazione nei carmina funerari africani. Sempre con la capacità di rielaborare la lezione dei suoi maestri come Jean-Marie Lassère (Ubique amici nel 2001) e  mettendo a frutto i risultati delle indagini archeologiche condotte a Banasa, a Tingi, a Volubilis,in tanti altri luoghi delle Mauretanie.

Nel XIX Convegno ci aveva presentato il tema del potere all’interno dell’organizzazione tribalke in Cesariense  partendo da Ammiano Marcellino, tema che aveva ripreso ad Alghero per il XX convegno nel 2013, attenta alle discontinuità e alle trasformazioni, all’alternarsi dei momenti di continuità e di rottura, all’organizzazione delle comunicazioni, alle tematiche militari, al peso della geografia nella storia, agli aspetti istituzionali delle gentes e dei gentiles, dal viaggio di Massimiano fino Vandali e poi all’apertura all’Islam, in un mondo articolato e complesso diviso in regni locali fortemente vitali.

Christine aveva affrontato il tema delle Nationes in rapporto allo spazio provinciale, ovviamente tenendo conto della relazione che un populus aveva nei confronti di un luogo geografico di origine: le popolazioni straniere, alleate o sottomesse a Roma (nationes exterae), spesso chiamate a far parte degli auxilia di cui al volume del 1999. Altre volte il termine natio era usato per indicare popoli ostili alla Res pubblica oppure etnie definite etnocentricamente “barbare e arretrate”, rispetto alla cultura di cui i Romani si ritenevano portatori primi.

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Scritto da Administrator | 19 Ottobre 2018

Angela Donati. Intervento di Attilio Mastino
Bologna 17 ottobre 2018

Angela Donati è stata – per usare le parole di Giancarlo Susini – il primo professore di Storia romana nell’Ateneo sassarese fin dal 1974, dove aveva assegnato alcune tesi di demografia storica: dieci anni dopo, aprendo assieme ad Azedine Beschaouch il terzo dei convegni de L’Africa Romana ricordava lei stessa che all’Università di Sassari la legavano sul piano scientifico, intensi comuni programmi di ricerca e, sul piano umano, il riconoscimento di una radice e di una matrice di autentico e schietto spirito amico. Allora oggi vorrei far prevalere il ricordo dell’amica cara davvero, che aveva scelto nella ricerca di far brillare il proprio impegno sociale e politico, con dedizione, con finezza, lungi dalla retorica, con generosità, con la capacità di scoprire i talenti dei giovani allievi, come negli ultimi giorni con le fulminee pubblicazioni su Epigraphica degli articoli che presentavano scoperte e novità da tutto l’ecumene romano, correggendo pazientemente, indirizzando, suggerendo, sempre con uno sguardo paziente e partecipe.

Già nella Presentazione del secondo volume dell’Africa Romana nel 1985 ricordava il tema dei collegamenti tra le due sponde del Mediterraneo sul piano della ricerca scientifica ma anche delle relazioni tra le persone, gli studiosi, la gente comune: se c’è un simbolo di questi contatti sono le navi dell’ipogeo di Ercole Salvatore a Cabras da lei raccontate negli studi in onore di Piero Meloni, un monumento sul quale era tornata con noi proprio sul numero di “Epigraphica” del 2018.  Nel saluto come segretaria generale dell’AIEGL al convegno di Tozeur del 2002 ricordava di aver vissuto i nostri incontri fin dai loro primissimi passi con Marcel Le Glay e sempre li aveva seguiti nel loro vagare tra diversi luoghi della Sardegna, dell’Africa e della Spagna, come a Siviglia dove aveva aperto il convegno con una lezione magistrale firmata assieme a Raimondo Zucca sulle ricchezze dell’Africa. A lei dedicheremo il XXI dei nostri incontri a dicembre a Tunisi, presso la Scuola archeologica italiana di Cartagine di cui era voluta diventare socia onoraria.

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Scritto da Administrator | 07 Ottobre 2018

Attilio Mastino, Raimondo Zucca (Università di Sassari)
L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna, / fin nel Morrocco, e l’isola de’ Sardi, / e l’altre che quel mare intorno bagna. Le isole del Mediterraneo occidentale, dell’Atlantico iberico e del Marocco tra oralità e scrittura
Convegno internazionale Isole, Isolanità, Insularità (Cagliari, 3-5 ottobre 2018)


Il richiamo al celebre “Canto di Ulisse” dantesco di If. XXVI, con la terzina dei vv. 103-105, definisce un paesaggio insulare del Mediterraneo occidentale dei Mappamondi, delle carte nautiche e dei portolani medievali cristiani e arabi, così come il paesaggio atlantico, oltre i riguardi posti da Ercule (le Colonne d’Ercole) (If. XXVI, 107-108: quando venimmo a quella foce stretta / Dov’Ercule segnò li suoi riguardi), che era quello d’un mondo sanza gente (If. XXVI, 117), dunque privo di abitanti, ancorché la cosmografia antica vi conoscesse delle isole (in primis le isole dei Beati o Insulae Fortunatae, citate da Dante nel De Monarchia (Mn. II III 13)), così come il medioevo con la Navigatio Santi Brandani e con lo stesso Dante che conosce Gade (Pd. XXVII 82), l’ isola atlantica di Gadir/Gadeira/Gades a 76 miglia nautiche (130 km) ad ovest delle colonne d’Ercule; nel Grande Oceano si conclude il folle volo di Ulisse (If. XXVI, 125), con l’ultimo naufragio davanti alla montagna bruna / per la distanza e parvemi alta tanto / quanto veduta non avëa alcuna (If. XXVI, 133-135), ossia l’isola oceanica del Purgatorio.

Prendendo l’avvio dalle isole dell’immaginario mediterraneo e atlantico di Dante proponiamo una riflessione sulle insulae occidentali attraverso le coordinate geografiche, mitostoriche, linguistiche ed epigrafiche della Sardinia et Corsica, delle Baliares, dell’arcipelago gaditano e delle insulae Purpurariae (Mogador, presso Essaouira- Marocco), soffermandoci su alcuni fulcri tematici:

1) La geografia antica delle isole occidentali.

2) L’itinerario mitico eracleo che abbraccia in una antica ruta de las islas le isole citate.

3) Il melting pot degli ambienti insulari dei mari d’Occidente tra autoctoni, levantini, greci, romani, arabi.

4) Le lingue e le scritture nelle isole d’Occidente.

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Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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