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Scritto da Administrator | 11 Giugno 2014

Intervento davanti alla Prima Commissione del nuovo Consiglio Regionale
(con il contributo del Prorettore prof. Omar Chessa)
Cagliari, 10 giugno 2014


1. La guida, il faro del progetto riformatore delle istituzioni sarde dovrà essere l’art. 5 della Costituzione repubblicana. Questa disposizione - pur con la premessa che la repubblica è una e indivisibile - «riconosce e promuove le autonomie locali (…) e adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento».

Anche se nella prima parte si riferisce espressamente solo alle «autonomie locali», per la dottrina non ci sono dubbi che l’intento dei costituenti fosse quello di sancire un generale «principio autonomistico», quale chiave di volta della costruzione repubblicana. Da un lato, infatti, si afferma il carattere unitario della Repubblica – nonostante la sua formulazione articolata – dall’altra, come una sorta di contrappeso, si afferma che l’unità repubblicana deve conseguirsi e preservarsi nel rispetto e sviluppo del principio autonomistico, in tutte le sue declinazioni: cioè come autonomia politica-amministrativa degli enti territoriali (Regioni ed enti locali sub-regionali), come autonomia funzionale (evocata dall’art. 33, ult. comma, della Costituzione, a mente del quale «le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato»), come autonomia personale (cui si richiama l’ampia previsione delle liberta fondamentali e dei diritti sociali).

Non per caso il «principio autonomistico» rientra tra i «principi supremi dell’ordinamento repubblicano», ossia è un elemento identitario essenziale della nostra forma di stato democratica ed è, per questa ragione, sottratto alla stessa possibilità della revisione costituzionale.

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Scritto da Administrator | 11 Giugno 2014

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Claudio Martelli, Ricordati di vivere.
Sassari, 29 maggio 2014

Il titolo di questo libro Ricordati di vivere si collega in maniera singolare all’esigenza che l’autore manifesta pressantemente negli ultimi anni di ricordare le proprie radici, di recuperare  la formazione filosofica tanto amata ma che rischia di finire per essere quasi una gabbia di tipo intellettualistico che poteva rischiare di mettere in secondo piano  emozioni e impegni personali tale dai rallentare il flusso della vita activa intesa come impegno politico forte deciso e pratico soprattutto quando Martelli raggiunge l’apice della carriera politica, esercitando dopo Claudio Vassalli il ruolo di Guardasigilli; Primum vivere, deinde philosophari recita la massima, attribuita ad Hobbes, ma di sicura derivazione classica (già presente all’interno della Politica di Aristotele nella contrapposizione tra vita attiva e otium speculativo). O non sarà alla rvescia, un rimpianto per aver trascurato la vita vera per inseguire la politica ?

Giunto ora all’otium dopo la guerra combattuta, Martelli sente il dovere di testimoniare,m di spiegare, di ricollegare tanti fili sparsi, di dare una sua versione che sveli retroscena e ragioni profonde.

Certo è che questa autobiografia di Martelli nella sua prima parte può essere considerata un romanzo di formazione, la formazione di un giovane, laureatosi in filosofia all’Università di Milano e forse destinato alla carriera universitaria che parallelamente segue un percorso politico prima con i repubblicani mazziniani, poi con l’adesione nel 1966 all’Unità socialista e le particolarità del suo ‘68; seguono la brillante ascesa nella direzione nazionale del partito socialista di Craxi (1976), l’elezione a deputato nel 1979 (collegio di Mantova e Cremona) e la vicesegreteria insieme a Valdo Spini in occasione del Congresso PSI a Palermo del 1981. E’ l’epoca delle definizioni che tutto sommato segnano una carriera politica e rimangono a volte spiacevolmente connotative: l’enfant prodige (mi chiedo quante volte stasera verrà usata questa espressione un poco sbrigativa e non più di moda, almeno per Renzi), il giovane rampante, in un quadro storico, quello del passaggio dagli anni ottanta ai novanta del secolo scorso estremamente complesso. La difficile trattativa sull’abolizione di quattro punti della scala mobile (1984), la figura di Craxi vincente e anche un po’ supponente a livello politico, l’Italia dell’imprenditoria e in parallelo l’ambiente icastico della “Milano da bere” costituiscono un milieu dal quale Martelli sembra essere abbastanza equidistante, con la definizione di enfant prodige cucita addosso, egli prosegue la sua ascesa politica: Vicesegretario unico del PSI (1984), Europarlamentare, nuovamente Deputato ( 1987), Vicepresidente del Consiglio (1989 Governo Andreotti).

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Scritto da Administrator | 11 Giugno 2014

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La classicità nell’opera di Antonino Mura Ena, tra oralità e scrittura.
Bono, 24 maggio 2014

Tornare a Bono significa per me intanto ricordare, sentire i profumi del Goceano nella discesa da Foresta, pensare alle colazioni di oltre cinquanta anni fa, quando visitavo con mio fratello Luigi la casa di mio zio, Martino Scampuddu, cancelliere nella pretura di Bono. Soprattutto i sapori, quel latte denso e saporito  e quel pane speciale, con due bellissimi cani sullo sfondo.

Viaggiando con Nicola Tanda e conversando, nei giorni scorsi, con il carissimo Dino Manca, abbiamo riflettuto su un aspetto della produzione di Antonino Mura Ena, che è stato ampiamente toccato dal figlio Gaspare Mura nell’intervento odierno: il peso della cultura classica nella sua formazione intellettuale e umana, iniziata a Lula nella casa del parroco presbiteru Giovanni Antonio Mura (autore de La tanca fiorita e suo maestro di latino), continuata prima al Ginnasio a Nuoro e poi al Liceo a Cagliari, conclusa con l’insegnamento universitario a Roma. Proprio a Cagliari nel lontanissimo 1926 Mura Ena tenne la sua prima conferenza su Le confessioni di Sant’Agostino, ma sullo sfondo ci sono i lirici greci, Saffo, Giuliano l’Apostata.

Un convegno internazionale, dunque, per ricordare la personalità e l’opera di Mura Ena - l’intellettuale e il poeta, il docente universitario e il pedagogista, l’editore del De Magistro di Agostino e il traduttore in lingua sarda dell’Apologia di Socrate, cresciuto negli studi filosofici e nutrito di cultura umanistica - non poteva non tenersi qui in sa Costera, nel Goceano, a Bono, nel suo paese natìo. Parafrasando il titolo di una sua importante silloge, possiamo dunque dire che questa è, per tutti noi, una sorta di Recuida, un ritorno, un viaggio conoscitivo di riappropriazione condivisa della sua comunità d’origine.

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Scritto da Administrator | 29 Maggio 2014

Laurea Magistrale ad Honorem in
Sistemi Forestali e Ambientali a Domenico Francesco Ruiu
Sassari, aula magna, 28 maggio 2014

Intervento del Rettore Attilio Mastino

Autorità, cari amici,

siamo qui per conferire al naturalista Domenico Francesco Ruiu la laurea magistrale ad honorem in Sistemi forestali e ambientali, rispondendo ad un’idea del prof. Pietro Luciano, già preside della Facoltà di Agraria e presidente del corso di laurea nuorese, e del prof. Giuseppe Pulina, direttore del Dipartimento di Agraria. Un’idea che abbiamo condiviso e apprezzato assieme ai colleghi del Dipartimento di Medicina Veterinaria e sulla quale abbiamo avuto il consenso del Senato Accademico in data 20 settembre 2013 e del Ministero in data 30 aprile 2014.

Si incontrano nella giornata di oggi tante storie, che coinvolgono i nostri studenti nuoresi, il Consorzio per lo sviluppo degli studi universitari, il Comune di Nuoro, la Provincia, la Regione Sardegna. Ma oggi sarà l’occasione per fare anche un bilancio di un impegno avviato dall’Università venti anni fa per lo sviluppo delle zone interne, per la valorizzazione dell’ambiente naturale, per una politica di solidarietà e di inclusione.

Questo di oggi è un riconoscimento inusuale, per un fotografo di altissima qualità, per un appassionato ambientalista, per un pubblicista molto noto, per un esperto studioso della flora e della fauna della Sardegna. È un modo per dire che l’Università di Sassari si apre al territorio, apprezza l’impegno di una vita, riconosce un’eccellenza, una passione, una visione del mondo che non sia convenzionale.  Questo è un momento meraviglioso per la Sardegna, che ci consente di premiare un lavoro svolto con curiosità e interessi veri.

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Scritto da Administrator | 29 Maggio 2014

Presentazione del volume Ugo Carcassi, Un medico in Sardegna
Sassari, 22 maggio 2014.

Mi fa davvero piacere essere qui oggi e portare un saluto alla presentazione di questo libro del prof. Ugo Carcassi ‘Un medico in Sardegna’, per le edizioni di Carlo Delfino. Si tratta di un libro che – a differenza dei saggi scientifici e delle monografie su patologie di personaggi storici, indagati e raccontati con curiosità e rigore scientifico dall’autore - apre uno squarcio sulla sua vita operosa di medico, ricercatore infaticabile, scienziato di livello internazionale, professore universitario, Preside di Facoltà, Direttore di Clinica Medica. Sempre per l’editore Delfino Carcassi ha studiato le patologie di personaggi come Giuseppe Garibaldi (in tre diversi volumi), Giacomo Casanova, Galileo Galilei, Vincenzo Bellini, Nicolò Paganini, CarloV.

Ma Carcassi si è occupato assieme ad Ida Mura della pubblicazione del volume Sardegna e malaria e soprattutto ha studiato la vicenda della salma di Garibaldi a Caprera, un tema che è stato recentemente trattato per la Rai da mio figlio Paolo. Ho seguito il prof. Carcassi da tempo, fino all’ultimo incontro a Cagliari per ricordare Tito Orrù nel Palazzo del Municipio.

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Scritto da Administrator | 29 Maggio 2014

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Il fuoco di Vesta: Il fuoco sacro nella Roma antica.
Convegno su La sacralità del fuoco.
Sassari, 13 maggio 2014

Sii propizia, Vesta! In tuo onore apro le labbra, se mi è lecito di partecipare ai tuoi riti. Ero assorto nella preghiera, ho sentito il potere divino, e la terra è brillata, lieta, di luce purpurea. Non ti ho visto, dea (lontano da me le menzogne poetiche!), non potevi esser vista da un uomo (vv. 250-255).

Con questi versi Ovidio nei Fasti invoca la dea Vesta, una delle divinità femminili maggiormente rappresentative del Pantheon romano assai più di quanto non lo sia stata per quello greco la sua omologa Hestia: il poeta sottolinea una caratteristica contraddistintiva della dea, quella di essere rispettata dall’universo maschile in quanto espessione di una femminilità inviolabile anche attraverso lo sguardo.

Del resto all’interno della aedes di Vesta non erano presenti statue e altri tipi di immagine della dea, identificandosi il suo numen con il fuoco che ardeva perenne nella dimora sacra. Secondo il mito da Opi e Saturno sarebbero nate Giunone Cerere e Vesta, delle tre la sola Vesta scrive sempre Ovidio: «si rifiutò di accettare un marito: Che c’è di strano se, vergine, si diletta di ministre vergini, e ai suoi riti ammette soltanto le mani caste? Tieni conto che Vesta non è altro che la fiamma viva, e dalla fiamma non vedi nascere mai nessun corpo. Giustamente dunque è vergine, non riceve e non rende seme, e ama chi ha la stessa sua condizione».

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Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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