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Scritto da Administrator | 11 Giugno 2014

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La classicità nell’opera di Antonino Mura Ena, tra oralità e scrittura.
Bono, 24 maggio 2014

Tornare a Bono significa per me intanto ricordare, sentire i profumi del Goceano nella discesa da Foresta, pensare alle colazioni di oltre cinquanta anni fa, quando visitavo con mio fratello Luigi la casa di mio zio, Martino Scampuddu, cancelliere nella pretura di Bono. Soprattutto i sapori, quel latte denso e saporito  e quel pane speciale, con due bellissimi cani sullo sfondo.

Viaggiando con Nicola Tanda e conversando, nei giorni scorsi, con il carissimo Dino Manca, abbiamo riflettuto su un aspetto della produzione di Antonino Mura Ena, che è stato ampiamente toccato dal figlio Gaspare Mura nell’intervento odierno: il peso della cultura classica nella sua formazione intellettuale e umana, iniziata a Lula nella casa del parroco presbiteru Giovanni Antonio Mura (autore de La tanca fiorita e suo maestro di latino), continuata prima al Ginnasio a Nuoro e poi al Liceo a Cagliari, conclusa con l’insegnamento universitario a Roma. Proprio a Cagliari nel lontanissimo 1926 Mura Ena tenne la sua prima conferenza su Le confessioni di Sant’Agostino, ma sullo sfondo ci sono i lirici greci, Saffo, Giuliano l’Apostata.

Un convegno internazionale, dunque, per ricordare la personalità e l’opera di Mura Ena - l’intellettuale e il poeta, il docente universitario e il pedagogista, l’editore del De Magistro di Agostino e il traduttore in lingua sarda dell’Apologia di Socrate, cresciuto negli studi filosofici e nutrito di cultura umanistica - non poteva non tenersi qui in sa Costera, nel Goceano, a Bono, nel suo paese natìo. Parafrasando il titolo di una sua importante silloge, possiamo dunque dire che questa è, per tutti noi, una sorta di Recuida, un ritorno, un viaggio conoscitivo di riappropriazione condivisa della sua comunità d’origine.

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Scritto da Administrator | 29 Maggio 2014

Laurea Magistrale ad Honorem in
Sistemi Forestali e Ambientali a Domenico Francesco Ruiu
Sassari, aula magna, 28 maggio 2014

Intervento del Rettore Attilio Mastino

Autorità, cari amici,

siamo qui per conferire al naturalista Domenico Francesco Ruiu la laurea magistrale ad honorem in Sistemi forestali e ambientali, rispondendo ad un’idea del prof. Pietro Luciano, già preside della Facoltà di Agraria e presidente del corso di laurea nuorese, e del prof. Giuseppe Pulina, direttore del Dipartimento di Agraria. Un’idea che abbiamo condiviso e apprezzato assieme ai colleghi del Dipartimento di Medicina Veterinaria e sulla quale abbiamo avuto il consenso del Senato Accademico in data 20 settembre 2013 e del Ministero in data 30 aprile 2014.

Si incontrano nella giornata di oggi tante storie, che coinvolgono i nostri studenti nuoresi, il Consorzio per lo sviluppo degli studi universitari, il Comune di Nuoro, la Provincia, la Regione Sardegna. Ma oggi sarà l’occasione per fare anche un bilancio di un impegno avviato dall’Università venti anni fa per lo sviluppo delle zone interne, per la valorizzazione dell’ambiente naturale, per una politica di solidarietà e di inclusione.

Questo di oggi è un riconoscimento inusuale, per un fotografo di altissima qualità, per un appassionato ambientalista, per un pubblicista molto noto, per un esperto studioso della flora e della fauna della Sardegna. È un modo per dire che l’Università di Sassari si apre al territorio, apprezza l’impegno di una vita, riconosce un’eccellenza, una passione, una visione del mondo che non sia convenzionale.  Questo è un momento meraviglioso per la Sardegna, che ci consente di premiare un lavoro svolto con curiosità e interessi veri.

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Scritto da Administrator | 29 Maggio 2014

Presentazione del volume Ugo Carcassi, Un medico in Sardegna
Sassari, 22 maggio 2014.

Mi fa davvero piacere essere qui oggi e portare un saluto alla presentazione di questo libro del prof. Ugo Carcassi ‘Un medico in Sardegna’, per le edizioni di Carlo Delfino. Si tratta di un libro che – a differenza dei saggi scientifici e delle monografie su patologie di personaggi storici, indagati e raccontati con curiosità e rigore scientifico dall’autore - apre uno squarcio sulla sua vita operosa di medico, ricercatore infaticabile, scienziato di livello internazionale, professore universitario, Preside di Facoltà, Direttore di Clinica Medica. Sempre per l’editore Delfino Carcassi ha studiato le patologie di personaggi come Giuseppe Garibaldi (in tre diversi volumi), Giacomo Casanova, Galileo Galilei, Vincenzo Bellini, Nicolò Paganini, CarloV.

Ma Carcassi si è occupato assieme ad Ida Mura della pubblicazione del volume Sardegna e malaria e soprattutto ha studiato la vicenda della salma di Garibaldi a Caprera, un tema che è stato recentemente trattato per la Rai da mio figlio Paolo. Ho seguito il prof. Carcassi da tempo, fino all’ultimo incontro a Cagliari per ricordare Tito Orrù nel Palazzo del Municipio.

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Scritto da Administrator | 29 Maggio 2014

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Il fuoco di Vesta: Il fuoco sacro nella Roma antica.
Convegno su La sacralità del fuoco.
Sassari, 13 maggio 2014

Sii propizia, Vesta! In tuo onore apro le labbra, se mi è lecito di partecipare ai tuoi riti. Ero assorto nella preghiera, ho sentito il potere divino, e la terra è brillata, lieta, di luce purpurea. Non ti ho visto, dea (lontano da me le menzogne poetiche!), non potevi esser vista da un uomo (vv. 250-255).

Con questi versi Ovidio nei Fasti invoca la dea Vesta, una delle divinità femminili maggiormente rappresentative del Pantheon romano assai più di quanto non lo sia stata per quello greco la sua omologa Hestia: il poeta sottolinea una caratteristica contraddistintiva della dea, quella di essere rispettata dall’universo maschile in quanto espessione di una femminilità inviolabile anche attraverso lo sguardo.

Del resto all’interno della aedes di Vesta non erano presenti statue e altri tipi di immagine della dea, identificandosi il suo numen con il fuoco che ardeva perenne nella dimora sacra. Secondo il mito da Opi e Saturno sarebbero nate Giunone Cerere e Vesta, delle tre la sola Vesta scrive sempre Ovidio: «si rifiutò di accettare un marito: Che c’è di strano se, vergine, si diletta di ministre vergini, e ai suoi riti ammette soltanto le mani caste? Tieni conto che Vesta non è altro che la fiamma viva, e dalla fiamma non vedi nascere mai nessun corpo. Giustamente dunque è vergine, non riceve e non rende seme, e ama chi ha la stessa sua condizione».

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Scritto da Administrator | 15 Maggio 2014

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Presentazione del volume La Sardegna di Thomas Ashby, fotografie 1906-1912. Paesaggi, Archeologia, Comunità
Roma, 15 maggio 2014

Cari amici, Caro Christopher Smith,

Ho trovato prodigioso questo riemergere dal passato di luoghi, monumenti, paesaggi, tradizioni della Sardegna che non conoscevamo, attraverso queste bellissime immagini di Thomas Asshby, pubblicate in questo volume e in questa mostra dall’Editore Carlo Delfino d’intesa con la British School at Rome, con la collaborazione di tanti soggetti diversi, grazie al mecenatismo di Ivano Spallanzani e della Banca di Sassari.  Porto il saluto del mio Ateneo, ma parlo anche a nome dell’amico prof. Giovanni Melis, Rettore dell’Università di Cagliari, che si associa nell’apprezzamento per il lavoro svolto con passione e straordinario successo.

I cinque viaggi in Sardegna di Thomas Ashby fra il 1906 e il 1912 rappresentano un capitolo tra i più importanti nella storia dei viaggiatori che hanno descritto l’isola a partire dall’Ottocento, soprattutto grazie ad una straordinaria documentazione fotografica fin qui pressoché ignorata: nell’intreccio tra storia e geografia ora riemerge il paesaggio trasformato dall’uomo, la natura, l’ambiente dei primi del secolo scorso, ma anche il patrimonio culturale e identitario, eredità di un passato lontano come le torri nuragiche che marchiano l’isola dalle vene d’argento, una terra rimasta prodigiosamente quasi fuori dal tempo, chiusa nella sua identità, irrigidita nei suoi costumi millenari che rimandano ai Sardi Pelliti raccontati da Tito Livio durante la guerra annibalica, che abitano ancora in capanne o in pinnette come a Paulilatino, che macinano il grano nelle mole di pietra, che utilizzano i ruscelli per muovere i molini ad acqua.

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Scritto da Administrator | 12 Maggio 2014

Intervento del prof. Attilio Mastino, Rettore dell’Università di Sassari
I Edizione del Certamen Andrea Blasina
Lic
eo Azuni, 13 maggio 2014, ore 10

Cari amici,

a causa della concomitante difficile riunione del Consiglio di Amministrazione dell’Università, mi è purtroppo impossibile essere con voi per la cerimonia di premiazione di questa prima edizione del Certamen Andrea Blasina dicatum, con la gara di traduzione dal greco promossa dal Liceo Classico statale Azuni di Sassari e dal suo dirigente Massimo Sechi.

Il 30 novembre scorso ho accompagnato Andrea nel suo ultimo viaggio a Sant’Agostino assieme ai suoi carissimi studenti, ai suoi colleghi, ai suoi maestri come Roberto Nicolai, assieme ai suoi parenti, ai genitori, a Lella e a Valentino.

Ho avvertito il dolore di tutti noi per una scomparsa prematura, a 45 anni di età, l’affetto, il rimpianto per quello che poteva essere. Sui giornali è  stato ricordato come un  raffinato studioso di cultura classica, grecista appassionato e amatissimo docente del liceo sassarese Azuni, che ha combattuto con coraggio contro un male crudele. Io oggi vorrei ricordare le sue passioni, le sue curiosità, il gusto per la scoperta che l’ha sempre accompagnato, la sua generosità: ci mancherà il suo sorriso e la sua amicizia, ma anche la sua capacità di investigare, di ricercare, di ottenere dei risultati scientifici, di esplorare una terra incognita, alla quale si affacciava affascinato e pieno di desideri. Ci sono sul web decine di ringraziamenti, ricordi, pensieri <<che confermano – scrive un amico -  se ce ne fosse bisogno, quanto questo grande studioso sia riuscito nella sua breve ma intesa vita, a essere anche un grande uomo>>. Gli sono sempre rimasto legato, sentendomi in colpa forse per non averlo seguito abbastanza, specie nella malattia.

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Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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