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Scritto da Administrator | 26 Luglio 2012

Intervento del Rettore dell'Università di Sassari a Vic, in Catalogna
per il Consell General delle 21 università catalane raggruppate nella Xarxa Vives d'Universitats
Campus Torre de Frares, Sala Segimon Serrallonga, 13 luglio 2012

Il Rettore dell'Università di Sassari Attilio Mastino è stato a Vic in Catalogna il 13 luglio 2012 per il Consell General delle 21 università catalane raggruppate nella Xarxa Vives d'Universitats.

Nell'occasione ha firmato con il collega Carlos Pérez del Valle, Rettore dell'Universitat Abat Oliba di Barcellona un accodo di cooperazione accademica sul piano linguistico, umanistico e sociale con il Dipartimento di scienze umanistiche, promosso dal prof. Gavino Mariotti. Nell'occasione ha partecipato nell'Aula Magna (Scientiae patriaeque impendere vitam) all'Atto conclusivo dei corsi 2011-12 di tutte le Università della rete, che ha avuto come momento culminante la laudatio di Maria Antonia Canals i Tolosa (con intervento di Anna Maria Geli de Ciurana, rectora de la Universitat de Girona) e di Eliseu Climent i Corberà (con intervento dell'on.le Jordi Pujol i Soley ex Presidente della Generalitat). Alcuni rettori catalani parteciperanno a Sassari il 5 novembre all'inaugurazione dell'anno accademico 451° dell'Università di Sassari,

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Scritto da Administrator | 26 Luglio 2012

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Atti del 54° Congresso del Rotary International,  La Maddalena, 2011
Intervento del prof. Attilio Mastino
Rettore dell’Università di Sassari

Cari amici, qualche mese fa, invitato da Luciano Di Martino, ho avuto l'onore di parlare al Forum Distrettuale sul Rotary e l’Istruzione, e ho in quell'occasione richiamato le specifiche responsabilità dell’Università che adesso Bruno Mobrici ci ricordava. Dunque, il ruolo della scuola e dell'Università nella società della conoscenza come risorsa strategica del Paese, al centro dei processi sociali e culturali, capace di creare ricchezza e sviluppo.

Centrale, del resto, nel nostro tempo è anche il tema dell’integrazione degli stranieri, dell'inclusione di fasce nuove di popolazione, di sintesi di culture e civiltà, di multiculturalità.

L’integrazione deve partire dal riconoscimento della diversità ma anche dalla disponibilità di accogliere gli altri e il ruolo dei Rotary è quello di lavorare per costruire ponti tra culture, per abbattere muri, per edificare reti di relazioni e di contatti, per costruire in sostanza un futuro diverso, iniziando dagli aspetti più propriamente culturali.

Ringrazio veramente l'amico Governatore Roberto Scambelluri per l’invito a questo incontro, che mi viene rinnovato a distanza di pochi mesi nella solenne occasione del 54° Congresso Distrettuale, al quale partecipano tante persone che ammiro e che mi sono care.

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04 Luglio 2012

Il nuovo Museo Nazionale Garibaldino di Arbuticci a Caprera
Attilio Mastino
La Maddalena, 3 luglio 2012

Mi sono chiesto che senso può avere oggi l’inaugurazione del nuovo museo nazionale garibaldino nella fortezza di Arbuticci, a Caprera, proprio di fronte alle Bocche di Bonifacio: la nuova struttura progettata dall’arch. Pietro Carlo Pellegrini, fortemente voluta  dall’Istituto Nazionale di studi di G. Garibaldi,  dal Sen. Mario Birardi, dalla Fondazione Banco di Sardegna e dall’Associazione delle Casse di risparmio, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dall’Unità d’Italia, diventerà un polo vitale di un più ampio museo nazionale diffuso solo se non sarà un memorale tradizionale, se guarderà avanti, se si collegherà con il Compendio Garibaldino e la Casa Bianca, con la Casa Manno in Alghero, con le Università della Sardegna, che rappresento anche a nome del Rettore dell’Ateneo cagliaritano Giovanni Melis.

Con lui, con Aldo Accardo per la Fondazione Siotto, con il Presidente della Società italiana per lo studio della storia contemporanea Agostino Giovagnoli firmeremo un accordo per la nascita di un Centro di ricerca storica sull'età moderna e contemporanea con lo scopo di contribuire alla realizzazione di percorsi didattici e formativi destinati alle scuole, agli studiosi e ai cultori di storia patria, anche attraverso la realizzazione in Sardegna di convegni e seminari di studi di respiro nazionale e internazionale.

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Scritto da Administrator | 22 Maggio 2012

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Utilisation de l’eau en Afrique du Nord dans le passé
Attilio Mastino - Antonio Ibba*
Djerba, 24 mai 2012

WADIS-MAR, Water harvesting and Agricultural techniques in Dry lands: an Integrated and Sustainable model in Maghreb Regions [Collecte des eaux et techniques agricoles dans les régions arides : un modèle intégré et durable dans les régions du Maghreb]

0. Je suis très honoré de représenter l’Université de Sassari et de revenir en Tunisie à l’occasion de  cette rencontre sur la rareté des ressources en eau, sur la gestion de l’eau et les processus de désertification, rencontre promue également par le NRD-Nucleo ricerca desertificazione [Unité de recherche sur la désertification] de l’Université di Sassari. Je suis particulièrement ému de revenir en Tunisie où me reviennent en mémoire tant d’occasions vécues et tant d’espoirs partagés, à Djerba également, lors du XVe Congrès sur L’Afrique Romaine. Mais, parmi tous ces souvenirs, je voudrais surtout évoquer ceux qui sont étroitement liés à nos recherches archéologiques à Dougga et Téboursouk à Henchir Douamis, la colline des souterrains, dont le nom rappelle la présence d’un grand nombre de citernes destinées à la récolte de l’eau au point d’arrivée d’un important aqueduc. J’espère que vous me pardonnerez si, durant un court moment, je vous convie à remonter le temps pour aller à la découverte des lieux qui gardent de nombreuses traces des techniques utilisées dans l’Antiquité classique pour la collecte de l’eau, précieuse ressource pour la survie dans les zones internes du Maghreb.

 

1. A la fin de l’époque coloniale, comparant la situation de l’Afrique méditerranéenne française avec celle de la France, Jean Despois, dans son ouvrage, désormais rangé au nombre des classiques,  intitulé L’Afrique du Nord et publié en 1963[1], résumait en un mot, à savoir le terme “inégalité”, l’aspect essentiel du climat nord-africain et mettait en évidence notamment la distribution irrégulière des précipitations en hiver, la rareté des pluies au printemps, les fortes variations pluviométriques d’une année sur l’autre, la sécheresse qui dure de 4 à 5 mois dans les régions dominées par la steppe.

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Scritto da Administrator | 22 Maggio 2012

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Water Use in North Africa in the past
Attilio Mastino - Antonio Ibba*
Djerba, 24 maggio 2012

WADIS-MAR, Water harvesting and Agricultural techniques in Dry lands: an Integrated and Sustainable model in Maghreb Regions

O. Sono onorato di rappresentare l’Università di Sassari, tornando in Tunisia in un incontro sulla scarsità della risorsa idrica, sulla gestione dell’acqua e i processi di desertificazione, promosso anche dal NRD Nucleo ricerca desertificazione dell’Università di Sassari: torno in Tunisia con emozione, ricordando tante occasioni e tante speranze, anche qui a Djerba, in occasione del XV Congresso de L’Africa Romana. Ma soprattutto voglio ricordare le nostre ricerche archeologiche presso Dougga e Theboursouk ad Henchir Douamis, la collina dei sotterranei, che nel nome ricorda la presenza di tante cisterne per la raccolta dell’acqua al punto di arrivo di un imponente acquedotto. Spero vorrete perdonarmi se per un m,omento vi porterò indietro nel tempo, alla scoperta di luoghi che conservano tracce delle tecnologie impiegate nell’antichità classica per la raccolta dell’acqua, preziosa risorsa per la sopravvivenza nelle aree interne del Maghreb.

 

1. Alla fine dell’età coloniale, confrontando la situazione dell’Africa Mediterranea francese con quella della Francia, Jean Despois nell’ormai classico volume intitolato “L’Afrique du Nord” pubblicato nel 1963[1] sintetizzava nel termine “inégalité” l’aspetto essenziale del clima nord-africano, evidenziando in particolare l’irregolare distribuzione delle precipitazioni invernali, la scarsità di quelle primaverili, le forti variazioni pluviometriche fra anni contigui, la siccità che dura 4-5 mesi nelle regioni dominate dalla steppa.

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21 Maggio 2012

Presentazione del volume Antiles di Mario Medde
Università di Sassari, 17 maggio ore 17

Attilio Mastino

Cari amici,

L'amicizia  con il segretario della CISL Sarda Mario Medde, soprattutto l'ammirazione per il suo impegno sindacale, ma anche per le sue battaglie a favore dello sviluppo e del lavoro e per la sua sensibilità civile, mi hanno portato ad accettare un invito. Quello di presentare questo libretto inusuale, queste pagine luminose che ci consentono di varcare una porta, di cogliere e toccare con mano un mondo intero sospeso tra presente e passato che ha una sua coerenza, una sua logica, un suo ordine interno. E questo con un itinerario di sentimenti e di emozioni che toccano il cuore.

Anche se non è mai citato, sullo sfondo c'è innanzi tutto un paese amato, Norghiddo- Norbello, nel cuore del Barigadu, tra Marghine e Oristanese nella vallata del Tirso, visto attraverso i monumenti, le chiese, la rete urbanistica medioevale, la strada di Sas Benas che porta a Domus, soprattutto la sua gente, la sua economia, la sua cultura agricola e pastorale che ha iniziato a fare i conti prima con lo sviluppo industriale e poi con la crisi di oggi. Un paese di confine, collocato in passato al margine del Giudicato d'Arborea, della curatoria del Guilcier e dell'antica diocesi di Bosa, oggi al margine settentrionale della provincia e della diocesi di Oristano.

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Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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