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Scritto da Administrator | 22 Maggio 2012

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Water Use in North Africa in the past
Attilio Mastino - Antonio Ibba*
Djerba, 24 maggio 2012

WADIS-MAR, Water harvesting and Agricultural techniques in Dry lands: an Integrated and Sustainable model in Maghreb Regions

O. Sono onorato di rappresentare l’Università di Sassari, tornando in Tunisia in un incontro sulla scarsità della risorsa idrica, sulla gestione dell’acqua e i processi di desertificazione, promosso anche dal NRD Nucleo ricerca desertificazione dell’Università di Sassari: torno in Tunisia con emozione, ricordando tante occasioni e tante speranze, anche qui a Djerba, in occasione del XV Congresso de L’Africa Romana. Ma soprattutto voglio ricordare le nostre ricerche archeologiche presso Dougga e Theboursouk ad Henchir Douamis, la collina dei sotterranei, che nel nome ricorda la presenza di tante cisterne per la raccolta dell’acqua al punto di arrivo di un imponente acquedotto. Spero vorrete perdonarmi se per un m,omento vi porterò indietro nel tempo, alla scoperta di luoghi che conservano tracce delle tecnologie impiegate nell’antichità classica per la raccolta dell’acqua, preziosa risorsa per la sopravvivenza nelle aree interne del Maghreb.

 

1. Alla fine dell’età coloniale, confrontando la situazione dell’Africa Mediterranea francese con quella della Francia, Jean Despois nell’ormai classico volume intitolato “L’Afrique du Nord” pubblicato nel 1963[1] sintetizzava nel termine “inégalité” l’aspetto essenziale del clima nord-africano, evidenziando in particolare l’irregolare distribuzione delle precipitazioni invernali, la scarsità di quelle primaverili, le forti variazioni pluviometriche fra anni contigui, la siccità che dura 4-5 mesi nelle regioni dominate dalla steppa.

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21 Maggio 2012

Presentazione del volume Antiles di Mario Medde
Università di Sassari, 17 maggio ore 17

Attilio Mastino

Cari amici,

L'amicizia  con il segretario della CISL Sarda Mario Medde, soprattutto l'ammirazione per il suo impegno sindacale, ma anche per le sue battaglie a favore dello sviluppo e del lavoro e per la sua sensibilità civile, mi hanno portato ad accettare un invito. Quello di presentare questo libretto inusuale, queste pagine luminose che ci consentono di varcare una porta, di cogliere e toccare con mano un mondo intero sospeso tra presente e passato che ha una sua coerenza, una sua logica, un suo ordine interno. E questo con un itinerario di sentimenti e di emozioni che toccano il cuore.

Anche se non è mai citato, sullo sfondo c'è innanzi tutto un paese amato, Norghiddo- Norbello, nel cuore del Barigadu, tra Marghine e Oristanese nella vallata del Tirso, visto attraverso i monumenti, le chiese, la rete urbanistica medioevale, la strada di Sas Benas che porta a Domus, soprattutto la sua gente, la sua economia, la sua cultura agricola e pastorale che ha iniziato a fare i conti prima con lo sviluppo industriale e poi con la crisi di oggi. Un paese di confine, collocato in passato al margine del Giudicato d'Arborea, della curatoria del Guilcier e dell'antica diocesi di Bosa, oggi al margine settentrionale della provincia e della diocesi di Oristano.

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Scritto da Administrator | 22 Maggio 2012

Seminario di Studi
“Societas. Strumento di organizzazione pubblica e privata”
4-5 maggio 2012 (Sassari)

Desidero salutare a nome dell’Ateneo i relatori di questo Seminrio di studi su Societas, stumento di organizzazione pubblica e privata, promosso dall’ISPROM d’intesa con il Dipartimento di Giurisprudenza e il seminario di studi latino americani nel quadro dell’accordo di cooperzione con la Faculté de Droit et Science Politique de l’Université de Montpellier.

Saluto tanti colleghi e tanti amici che onorano il nostro Ateneo con la loro presenza e la loro partecipazione.

Il programma prevede solo un mio saluto di benveuto, ma consentite ad uno storico e ad un epigafista ormai a tempo ridotto come me di dire linteresse che il tema di questo incontro riveste anche per chi è lontano dagli studi di diritto, per la forza e la ricchezza di un modello, quello della societas che nell’antichità ha assunto profondi significati e che vediamo riflesso anche nella documentazione materiale, attraverso gli esiti operativi, con sullo sfondo sempre il diritto naturale, il diritto pubblico e quello privato. Volevo richiamare oggi soprattutto uno dei significati generali del termine societas: nel senso di communio, coniunxio, consociatio, koinonia, etairia, a significare una forma di sinergia, se volete di “consociativismo” che nel mondo romano trova forme di applicazione  sin dall'età arcaica con innovazioni e  variazioni nel tempo, dall'età repubblicana a quella imperiale sino al tardoantico.

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21 Maggio 2012

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Convegno Internazionale di Studi“Daedaleia.
Le torri nuraghiche oltre l’Età del Bronzo”.
Cagliari, 19 aprile 2012
Attilio Mastino

Introduzione

Nel classico “La civiltà dei Sardi dal paleolitico all’età dei nuraghi” Giovanni Lilliu scriveva: <<Gli Achei mostrano un grande dinamismo in direzione del Mediterraneo occidentale sino in Sicilia, oltre che verso le isole dell’Egeo e dell’Asia minore. Una eco di tali movimenti di popoli è nella leggenda di Dedalo, costruttore in Sardegna di daidàleia (cioè di da-da-reio, l’anàctoron, il santurio identificabile col nuraghe), dopo che vi ebbe rifugio, fuggito da Camico di Sicilia>>[1].

Il nostro convegno si intitola con la forma latina, con lo sguardo di Properzio, Daedaleìa,  ma rimanda, indubbiamente, ai Daidàleia, questi erga pollà kai megàla mèchri tòn nyn kairòn diamènonta, strutture grandi e numerose, opere restate fino al nostro tempo, edificate da Dedalo in Sardegna, secondo il passo della Biblioteca Storica di Diodoro, IV, 30, 1.

Fu Iolao e non Aristeo, come pure risultava da una tradizione nota a Sallustio e a Pausania, a far venire Dedalo dalla Sicilia: l’artista cretese costruì numerose e grandi opere, che da lui si chiamarono dedalee, ancora conservate al tempo di Diodoro. Anche l’anonimo autore del De mirabilibus auscultationibus, uno scritto pseudo-aristotelico forse dell’età di Adriano, ricorda come Iolao e i Tespiadi fecero edificare costruzioni realizzate secondo «l’arcaico modo dei Greci» e tra esse edifici a volta di straordinarie proporzioni.

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Scritto da Administrator | 22 Maggio 2012

Oristano dalle origini alla IV provincia
Lunedì 2 Aprile 2012
Sala del Consiglio Provinciale d’Oristano

Attilio Mastino

La nascita d’un libro deve essere salutata con entusiasmo, in un tempo, come questo che vede ridursi continuamente i finanziamenti destinati alla Cultura.

In particolare salutiamo oggi la nascita di un ponderoso primo tomo di una Storia, quella di Oristano dalle Origini alla Quarta Provincia, che corona, mercé l’intervento finanziario della stessa Provincia d’Oristano e della nostra Università, la celebrazione di un congresso solennemente voluto dalla provincia di Oristano, allora retta dall’onorevole Mario Diana, e dal Comune d’Oristano, allora retto dal Sindaco Tonino Barberio, per la celebrazione del trentennale della IV Provincia (1974-2004) con Capoluogo Oristano.

La scelta dell’Amministrazione Provinciale d’Oristano, oggi retta dall’On. Massimiliano De Seneen, di solennizzare la Festa statutaria della Provincia d’oristano, che cade il Lunedì Santo d’ogni anno in ricordo della Carta De Logu, con la presentazione del I tomo di questa Storia d’Oristano e del suo territorio, curata da Pier Giorgio Spanu e Raimondo Zucca, sottolinea l’attenzione di questa Provincia alle tematiche culturali e al recupero dell’identità storica del territorio.

Prima di incamminarci nella disamina di questo I Volume vorrei auspicare che questa Amministrazione possa far seguire la immediata pubblicazione del II ed ultimo tomo della Storia, che è ormai definito dai colleghi Antonello Mattone e Pinuccia Simbula, con l’intervento di diecine di studiosi italiani e dell’Estero, e che attende solo di essere trasmesso all’Editore Carocci di Roma che assicura una distribuzione internazionale delle opere prodotte.

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23 Marzo 2012

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Intervento del Rettore Prof. Attilio Mastino
L’Università di Sassari tra passato e futuro.
Sassari, 24 marzo 2012

Signor Presidente, autorità, colleghi, cari studenti,

ho il piacere di accogliere a nome dell’Università di Sassari in questa solenne cerimonia tanti Rettori ospiti, tante autorità, tanti colleghi, tanti studenti, con un abbraccio ideale col quale vogliamo rinnovare in questo stesso Teatro Verdi il faustissimus eventus di 50 anni fa, che ci riporta al 30 maggio 1962 quando furono celebrati i 400 anni del nostro Ateneo, l’Alma in Sardinia mater studiorum.

Erano allora pervenuti molti messaggi da parte dei Rettori di numerose Università, che guardando alla nostra storia formulavano voti augurali che oggi rinnoviamo. Il Rettore di Lovanio così si esprimeva: <<vota igitur suscipimus (…) ut vestra Universitas Turritana Sacerensis quater saeculari sua gloria freta, ita deinceps humanitatis cultu ac scientiis excolendis et provehendis ad maiorem laudem suam omniumque magistrorum atque alumnorum et crescere et florere et in dies uberiores fructus facere pergat>>.

È un augurio che oggi facciamo nostro, perché i frutti del nostro impegno siano ancora più ricchi e abbondanti. La presenza oggi a Sassari del Presidente della Camera on.le Gianranco Fini, del Presidente della Conferenza dei Rettori Marco Mancini, del Presidente della Regione Sarda Ugo Cappellacci, della Presidente del Consiglio Regionale Claudia Lombardo, oltre che di tante altre autorità è il segno di una attenzione e di un'attesa vera.

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Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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