Presentazione del volume Storia dell’Università di Sassari

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Scritto da Administrator | 13 Dicembre 2011

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Attilio Mastino
Presentazione del volume Storia dell’Università di Sassari

Sassari, 9 dicembre 2011

Signor Sindaco, Aurorità, Cari amici,

sono felice di aprire questo incontro per la presentazione del volume della Storia dell’Università di Sassari, curato da Antonello Mattone, in occasione di un appuntamento importante per l’Università di Sassari, per la città e per la Sardegna: le celebrazioni centenarie per ricordare la laboriosa formazione dell’Ateneo, la nascita del Collegio gesuitico, l’Università ispanica, la riforma boginiana e il Settecento, l’assolutismo sabaudo, l’Ottocento fino alla legge Casati, la “perfetta fusione” con il Piemonte, che significò la rinuncia all’autonomia a favore dell’Unità d’Italia, 150 anni fa. Infine il fascismo, il secondo dopoguerra, il Sessantotto, l’Università di massa oggi sempre più inserita in un contesto competitivo internazionale.

Siamo tutti grati all’Editore Ilisso di Nuoro ed ad Antonello Mattone, delegato rettorale al Museo e alla memoria storica dell’università, e ai tanti altri colleghi appassionati e attenti che tanto hanno lavorato per questo volume, per questo loro straordinario impegno che ha consentito di ricostruire lucidamente una storia lunga, i profili istituzionali, le tradizioni scientifiche, le scuole: in questa sede vengono presentati i maestri, i rettori, i docenti, gli studenti, il personale tecnico, amministrativo, bibliotecario, gli edifici, le biblioteche, i musei. Attuando un progetto concepito durante il rettorato di Giovanni Palmieri, è stato soprattutto il rettore Alessandro Maida a portare generosamente avanti questa iniziativa, che vediamo oggi felicemente condotta a termine, con tanto entusiasmo e tanta passione.

Scorrendo queste pagine emergono tanti aspetti poco noti, la profondità di una storia, le articolazioni di un Ateneo vivace, dinamico, proiettato verso il futuro, inserito in reti di rapporti e di relazioni: penso agli accordi internazionali e all’adesione alla Xarxa Vives d’Universitats che raggruppa le 21 università catalane; alla aggregazione RETI tra decine di università insulari, in una prospettiva di integrazione e di attiva cooperazione; a UNIMED ed ora a l’Euro-Mediterranean University EMUNI.

Abbiamo ricevuto messaggi di adesione da moltissimi colleghi, dal Presidente della Banca di Sassari dott. Ivano Spallanzani, dal Presidente del Banco di Sardegna prof. Franco Farina, dal Sen. Nicola Mancino, dalla Presidente del Tribunale di sorveglianza di Sassari dott.ssa Antonella Vertaldi. Ringrazio le autorità presenti, il Sindaco di Sassari, i numerosi assessori, l’assessore provinciale Paolo Denegri, il vice prefetto, le autorità civili, militari, religiose. Saluto i relatori,, in particolare il prof. Luigi Berlinguer, al quale rivolgo gli auguri dell’Ateneo per il premio MEP 2011 per il miglior deputato dell’anno come eurodeputato di Alleanza progressista dei socialisti e democratici al Parlamento europeo per la categoria cultura e istruzione. E poi il prof. Gian Paolo Brizzi, antico collega nell’Università di Sassari ed ora Segretario Generale del Centro interuniversitario per la Storia delle Università italiane; il prof. Gino Fornaciari direttore della Divisione di Paleopatologia e ordinario di Storia della Medicina e Bioetica, il prof. Giancarlo Nonnoi direttore di SARDOA Digital-Library La Sardegna e le Scienze.

Ora abbiamo ben presente il valore di un patrimonio storico che ereditiamo, nella sua complessità e nella sua ricchezza di contenuti umani e scientifici, dal quale partire per costruire un Ateneo nuovo, capace di misurarsi in un confronto internazionale ma fortemente ancorato a un’identità e a una storia speciale.

Siamo orgogliosi di assumere questa eredità e insieme siamo convinti che è necessario un forte impegno di innovazione e di modernizzazione, un deciso cambiamento, che richiede determinazione e fantasia, creatività e capacità operative, perché occorre accelerare gli interventi, con una spinta riformista, dando spazio ai giovani, alle donne, a tutti coloro che abbiano talento, valorizzando le competenze di ciascuno e il merito.

Anziché volgerci al passato, vorremmo cogliere questa occasione preziosa per guardare al futuro, pensando alla rifondazione del nostro Ateneo che è in corso, in relazione a una riforma universitaria che nei propositi intende ispirarsi ai principi di autonomia e di responsabilità, ma che avremmo desiderato ancora più rispettosa delle identità e degli specifici profili dei singoli atenei italiani, più consapevole della complessità delle tradizioni accademiche e del valore della diversità e della differenza, soprattutto più attenta al tema dei giovani ricercatori in formazione e più sensibile alle esigenze del diritto allo studio.

Le Università stanno rapidamente rinnovandosi e abbiamo trascorso l’ultimo anno a riflettere sul nuovo statuto ed a dare esecuzione alla legge 240, che ora dobbiamo applicare cogliendo tutti gli spazi di democrazia e di partecipazione, ribadendo i principi delle pari opportunità, del diritto allo studio, della dignità del lavoro e del contrasto al precariato, della promozione del merito e delle competenze, della programmazione e della valutazione, della trasparenza. Vorremmo raggiungere un obiettivo ambizioso,  aumentare la produttività, innalzare il numero degli iscritti, dunque il numero dei laureati specie nelle discipline scientifiche, degli specializzati, dei dottori di ricerca.  Ridurre il numero dei falsi studenti, promuovere l’internazionalizzazione, gli scambi Erasmus, la mobilità, lo sviluppo dell’ITC, la conoscenza delle lingue straniere, combattere nuove forme di analfabetismo e introdurre una formazione più lunga. Soprattutto sostenere la ricerca di eccellenza capace di introdurre innovazioni nei diversi campi del sapere.  Il quadro disegnato dalla legge di riforma alla ricerca dell'efficienza degli Atenei si dovrà comunque confrontare con la capacità di coinvolgimento delle persone, con la adozione partecipata degli obiettivi prioritari da raggiungere, con politiche di integrazione che correggano il modello centralistico di base che ci preoccupa.

C'è un compito che ci aspetta e ritardi che si sono accumulati specialmente in un Ateneo come il nostro che celebra i suoi 450 anni di vita, rivendicando una dimensione internazionale originaria. Nel richiamare le proprie radici storiche, l’Ateneo sta avviando un percorso di rifondazione come Università pubblica, all’interno di un sistema internazionale più competitivo e globale, ispirandosi ai principi di autonomia; nel nuovo statuto la comunità universitaria si dichiara solennemente consapevole della ricchezza e complessità delle tradizioni accademiche e del valore delle diverse identità. Si dà un ordinamento stabile, afferma il metodo democratico nella elezione degli organi, si dichiara attenta al tema della formazione delle giovani generazioni e alle esigenze del diritto allo studio; colloca lo studente al centro delle politiche accademiche e promuove la cultura come bene comune. Rivendica i valori costituzionali, previsti per le «istituzioni di alta cultura», della libertà di scelta degli studi, di ricerca e di insegnamento, assicurando tutte le condizioni adeguate e necessarie per renderla effettiva. Si impegna a promuovere, d’intesa con le altre istituzioni autonomistiche, lo sviluppo sostenibile della Sardegna e a trasferire le conoscenze nel territorio, operando per il progresso culturale, civile, economico e sociale. Senza dimenticare l’identità e la lingua.

Siamo impegnati a lavorare intensamente con senso di responsabilità e consapevolezza delle attese che ora ci accompagnano e che non possiamo deludere. Col dovere di rispondere alla fiducia accordataci. Anche con orgoglio e rivendicando una storia, una tradizione scientifica di eccellenza, una nostra cifra originale.

Consentitemi in chiusura di tornare indietro di un secolo, per cogliere con emozione una distanza e soprattutto una speranza. L’Ateneo di oggi è veramente diverso da quello che un secolo fa si dibatteva in una tremenda crisi di identità. In un polemico memoriale Pro Atheneo Sassaresse indirizzato a SE il Ministro della pubblica istruzione del Regno d’Italia Leonardo Bianchi, il 7 aprile 1905 gli studenti universitari di Giurisprudenza, Medicina Farmacia protestavano contro il falso pareggiamento dell’Università: <<Il decoro del nostro Ateneo, la serietà degli studi e la base civile della nostra vita avvenire, il risentimento giusto contro soprusi colpevoli da parte delle autorità politiche, che ci fanno immeritatamente inferiori rispetto agli altri colleghi del continente, spingono oggi noi, Studenti Universitari, ad una dignitosa protesta, la quale, nel campo della verità e nel limite del possibile, vuole le sue soddisfazioni>>.

E, al termine di una serie di osservazioni critiche <<provvederà il governo alle nostre giuste richieste ! noi lo speriamo, perché la nobiltà degli studi è tale questione civile che non può essere disconosciuta o risolta con mezzi termini. L’istruzione, idealmente intesa, è la forza e la vita delle genti, e le vittorie del pensiero, perché non hanno, come le altre, l’ebrezza sanguinosa dell’eccidio, sono veramente sante e belle. Noi vogliamo istruirci e questa nostra volontà non è violenza, ma dovere e diritto incontrastabile. Chè, se il desiderio e il vero pareggiamento fosse ancora d là da venire, noi vorremmo che i battenti del nostro Ateneo rimanessero eternamente chiusi, ed a caratteri di fuoco avessero scolpiti i versi del grande Michelangelo:
Grato m’è il sonno e più l’esser di sasso

Mentre che il danno e la vergogna dura

Non veder, non sentir m’è gran ventura,

però non mi destare, deh! parla basso.

Quei battenti del nostro palazzo oggi sono spalancati. La chiusura della nostra Università non è all’ordine del giorno.

Abissale mi pare oggi la distanza tra quegli studenti combattivi ma delusi ed i nostri studenti che non hanno complessi di inferiorità e guadano davvero all’Europa.

Il compito che ci viene affidato è innanzi tutto quello di accompagnare i giovani sardi in una competizione internazionale dalla quale possono veramente uscire vincenti.

E’ una responsabilità, un impegno, una promessa.

Ultimo aggiornamento Martedì 13 Dicembre 2011 10:07

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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