Ricordo di Mario Da Passano

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| 26 Ottobre 2010

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Attilio Mastino

Ricordo di Mario Da Passano

20 Ottobre  2010

Più che come Rettore vorrei parlare oggi come amico di Mario Da Passano, innanzitutto ringraziando i colleghi della Facoltà di Scienze Politiche per aver voluto intestare al loro ex Preside questa aula consiliare.

Sono passati 5 anni da quel 23 aprile 2005 in cui come un fulmine a ciel sereno ci raggiunse la notizia della scomparsa di Mario, il dolore di Andrea e di Maria Grazia, dei colleghi a iniziare da Manlio Brigaglia, degli allievi che amava, Franca Mele, Daniela Fozzi e tanti altri.

Un tuffo al cuore che si è ripetuto ieri quando sono andato a rileggermi sull’anagrafe della ricerca le poche scheletriche informazioni che Mario aveva dato di se poi riprese per Diritto e storia, con quel suo stile asciutto, essenziale, la foto sorridente che bucava lo schermo. Soprattutto il tono sbrigativo con il quale aveva scritto il suo curriculum scientifico, sempre guardando alla sostanza e poco alla forma.

Quando  mi capita di rientrare a tarda sera passando lungo il Viale Umberto, per un ‘ inveterata  abitudine, inconsapevolmente getto l’occhio in alto verso quella finestra al primo piano del Palazzo Segni, sede del nostro Dipartimento di Storia,

Mi stupisce di non vedere la luce accesa in quell’ufficio che è stato di Mario, perché egli  trascorreva innumerevoli ore del giorno e della notte nel “suo” Dipartimento. Spesso facevamo tardi e uscivamo insieme, cogli altri stakanovisti, col desiderio di parlare tra noi.  Lo prendevamo in giro, mi ha ricordato da poco Cinzia Vismara, perché anche la domenica era al lavoro, dicendogli che doveva andare a messa e tutti sospettavamo che a casa non avesse neanche una matita.

Lo ricordiamo bene nella sua figura, nei suoi baffi che sorridono,  nella sua parlata stretta propria della sua antica terra, la Liguria.

La sua parlata e il suo silenzio perché era proprio del suo carattere di uomo di una terra aspra, aspra un po’ come la Sardegna, il silenzio.

Silenzio non vuol dire isolamento, perché il cammino di Mario Da Passano era quello di un docente e di uno studioso profondamente integrato nel mondo di Sassari, fino a scoprirlo habitué d’ un bar, alla stessa ora di sempre per bere ciò che giorno dopo giorno era il suo bel bicchiere: una volta me lo aveva fatto assaggiare e ricordo che mi aveva fatto orrore. Mario ha avuto sempre nel cuore una fiammella accesa, l’attenzione per chi è in difficoltà, il rispetto per gli altri, la partecipazione politica, le battaglie democratiche.   A Oristano in occasione del X convegno de L’Africa Romana nel quale l’avevamo coinvolto nel 1992, aveva confessato – sono parole di Mario: <<in gioventù io credo di aver firmato almeno qualche decina di petizioni, appelli e simili per le più diverse cause che io ritenevo giuste. Chi mi conosce sa che io non mi pento di quello che ho fatto, ma sono ormai convinto che sono molto più utili atti quotidiani, anche apparentemente piccoli, di poca importanza, capaci di unire gli uomini contro l’egoismo nazionalistico, l’intolleranza, il razzismo che credevamo morti e sepolti e che invece sembrano farsi sempre più minacciosi>>. Mario questi gesti li faceva tutti i giorni.

Non è un ritratto d’ occasione. Oggi vorrei far prevalere il ricordo dell’amico caro davvero, che aveva scelto nella ricerca di far brillare il proprio impegno sociale e politico, con dedizione, con finezza, lungi dalla retorica d’ogni partito. Perché Mario da Passano aveva studiato da par suo l’uomo ristretto entro le mura del carcere, dal contratto sociale che quell’ uomo, quegli uomini avevano violato. Ce ne aveva parlato tante volte, fino all’ultimo convegno sul mondo carcerario a Porto Torres.

Anche se Mario Da Passano sapeva che non basta la violazione del codice per finire dietro le sbarre ed egli aveva seguito nella cura filologica dei documenti gli itinerari anche di chi era nelle carceri per altri motivi, o perché lo Stato aveva mutato i Codici in spregio alla libertà dello spirito dell’ uomo.

Non posso dimenticare che sotto la Direzione di Mario Da Passano il Dipartimento di Storia ha completato l’acquisto d Palazzo Segni. Con Conconi e con Caterina scherzavamo sulla megalomania di noi tutti, e poi con lui era stata fatta una scelta editoriale che inizialmente non riusciva a convincermi, quella di portare fuori dalla Sardegna le pubblicazioni del Dipartimento, rivolgendosi a La Nuova Italia scientifica che si trasformava in Carocci editore:  con lui, con Antonello Mattone con Giuseppe Meloni alla fine avevamo deciso  di abbandonare per i volumi del Dipartimento di storia la consueta e avita tradizione degli editori sardi: antevedendo il domani (e le valutazioni della ricerca basate anche sull’ accreditamento delle sedi editoriali della ricerca) Mario aveva individuato in una celebre casa editrice nazionale l’ambito preferenziale, per assicurare ai nostri prodotti scientifici, ai prodotti scientifici dei più giovani quella diffusione nazionale e internazionale che assicura il dialogo attraverso ricercatori d’ogni fede, d’ogni luogo del mondo. Oggi a distanza di tempo debbo dire che quella scelta, poi passata attraverso gare pubbliche, è risultata vincente.

Oggi ci manca un amico con il quale abbiamo condiviso tanta strada, che ha sviluppato la sua carriera al nostro fianco dalla fondazione del Dipartimento fino al concorso a cattedre del 90.  Un amico che mi difendeva da tutti, qualche volta anche da Antonello, e che apprezzava i nostri progetti, come Vice direttore del Dipartimento di storia al mio fianco per 4 anni, poi come Direttore e come Preside.

Gli ha ha reso giustizia Antonello Mattone nel suo bellissimo elogio funebre in Dipartimento: del resto se c’è una cosa che ho sempre ammirato di Antonello è questo legame forte con un personaggio tanto diverso da noi ma tanto amato. Antonello lo ha ricordato da poco nel volume della Storia dell’Università di Sassari da lui curato che presenteremo tra una settimana, inserendolo tra i maestri dell’Ateneo, con un gesto che mi ha commosso davvero, una fedeltà ad un amico e ad uno studioso vero.

Mario da Passano non se ne è andato, resta con il suo esempio, con il suo sorriso, con il suo scetticismo  verso le piccole cose degli uomini, con la sua fede nell’ uomo, questo cosmo meraviglioso in cui lui fermamente credeva.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Ottobre 2010 11:10

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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