1

Seguimi su ....

FacebookTwitterLinkedIn

Pasqua dell'Università - Auguri del Rettore

PDFStampaE-mail

Notizie - Archivio
| 21 Aprile 2011

Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 

Pasqua dell’Università - L’intervento del Rettore

Sassari, 19 aprile 2011

Cari amici,

si incrociano oggi tanti differenti livelli di lettura di questa ricorrenza, che cade in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dall’Unità d’Italia: il contributo di Francesco d’Assisi per la rinascita dei sentimenti di italianità nel medio evo evocato dall’Arcivescovo Padre Paolo; il tema della pace dell’intervento di Padre Marco; il tema degli operai della Vinyls che hanno gridato oggi la loro disperazione chiedendo l’aiuto del loro Vescovo; i migranti dal Nord Africa arrivati fino a Cagliari, che raggiungono con difficoltà le nostre coste, verso un’Europa scintillate e desiderata ma incapace di accogliere l’alto; infine la guerra a due passi da casa, la città martire di Misurata, l’assedio di Bengasi.

Soprattutto, un’altra cosa: seguiamo idealmente con emozione il ritorno verso casa del corpo di Vittorio (Vik) Arrigoni dell’International solidarity movement, crudelmente ucciso nella Striscia di Gaza da terroristi di una cellula salafita.

Oggi siamo qui a celebrare la Pasqua con la consapevolezza della necessità di tenere sempre vivo il nostro impegno per la giustizia sociale e per la pace, soprattutto in Palestina là dove si colloca il teatro della morte e resurrezione del Cristo, il più grande interprete di tutti i tempi della rivoluzione pacifica, del ripudio della violenza, della possibilità per gli uomini del riscatto e della promozione umane e sociali. In quello spicchio di mondo, come tutti sappiamo, la pace anche quando sembra a portata di mano sfugge in preda alle contraddizioni e sono inutili le partigianerie o il rimbalzo delle colpe attribuite reciprocamente. Ma la Palestina ed Israele costituiscono la metafora della ricerca difficile ed incompiuta della pace e di quel passaggio dalla morte alla vita che oggi mi sembra simboleggiato dalla commovente espressione, titolo di un libro: Restiamo umani, scritto proprio da Vittorio Arrigoni.

Ogni anno seguiamo con la memoria il viaggio degli Ebrei dall'Egitto alla Terrasanta: è per noi così ravvivata la memoria di un passaggio solenne e terribile verso la giustizia e la pace. Per noi ogni volta è un’attesa che si sublima nell'immagine dolorosa della croce e nella risurrezione. In questi giorni seguiamo un altro viaggio. Accompagniamo dunque la bara di un moderno eroe, il giovane Vik, scomparso perché aveva seguito ideali di pace e di giustizia e il sogno di portare attraverso la guerra un popolo sino alla pace. Il nostro cammino si snoda lento, da Gaza a Rafah sino all’Egitto e infine all’Italia, dietro il feretro di un uomo appassionato e coraggioso a cui qualcuno ha cercato di spegnere la voce con il più barbaro degli assassini. E i nostri passi percorrono a ritroso, seguendo quel feretro, il viaggio degli Ebrei dalla Terra Santa, attraverso l'Egitto e sul mare e fino a Roma. E in quel passaggio è il miracolo della Pasqua che si ripete, perché la salma spoglia semina sdegno e speranza, orgoglio e perdono. Come in ogni Pasqua, alla morte violenta, alla passione ed al distacco segue ancora più forte e più viva ancora una volta la Vita.

Tra poco subito dopo la Pasqua verrà beatificato il nostro grande papa Giovanni Paolo II, che poco prima di morire, visse proprio durante la Pasqua la settimana di passione con un’intensità senza pari, essendo anch’egli profondamente sofferente. Oggi voglio ricordare la sua straordinaria capacità di offrirsi con tenacia a Dio, la sua umiltà e quella particolare capacità di restare umano espressa nelle sue ultime parole: lasciatemi tornare alla casa del Padre.

Allora dobbiamo davvero pensare alla Vita.

Auguri di Buona Pasqua a tutti voi.

Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Aprile 2011 07:23

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

 76 visitatori online