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Stintino tra terra e mare, a cura di Salvatore Rubino ed Esmeralda Ughi

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Notizie - Archivio
Scritto da Administrator | 26 Luglio 2011

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Stintino tra terra e mare, a cura di Salvatore Rubino ed Esmeralda Ughi

Saluto introduttivo di Attilio Mastino, Rettore dell'Università di Sassari


Mentre scrivo questa nota per presentare gli Atti del Convegno "Stintino tra terra e mare", svoltosi l'anno scorso, sollecitato dall'amichevole insistenza dell'amico Salvatore Rubino, contemporaneamente rileggo per l'ennesima volta la bozza conclusiva del nuovo statuto dell'Università di Sassari, che tra breve sarà sottoposto all'approvazione definitiva del Senato Accademico, con tante speranze e  tante emozioni, anche con qualche preoccupazione per il futuro: il nostro Ateneo dichiara che pone al centro delle politiche accademiche il libero confronto delle idee e la diffusione dei risultati scientifici anche allo scopo di contribuire al progresso culturale, civile, sociale ed economico della Sardegna, favorendo lo sviluppo sostenibile e la tutela dell’ambiente, inteso come sistema di risorse naturali, sociali ed economiche.

L'Ateneo ritiene che la conoscenza sia un bene comune e favorisce  la più ampia diffusione delle informazioni e delle pubblicazioni scientifiche. Partecipa alla definizione delle politiche pubbliche e delle scelte fondamentali relative allo sviluppo territoriale e agisce in accordo con gli operatori economici, il mondo produttivo, gli ordini professionali, i sindacati e le altre espressioni del mondo della cooperazione, del volontariato e del terzo settore.

Credo che l'Università debba sostenere lo sviluppo di relazioni con il territorio e promuovere il dialogo, l'interazione e la collaborazione con gli interlocutori locali, con specifico riferimento al contesto regionale. Le attività cui l'Ateneo vuol dare impulso prioritario sono finalizzate all’innovazione e allo sviluppo locale potenziando così la funzione di servizio dell’Università rispetto al territorio.

In questa direzione si colloca l'attiva collaborazione con il "Centro Studi sulla Civiltà del mare e per la Valorizzazione del Golfo e del Parco dell'Asinara" e il Comune di Stintino, a cominciare proprio dal Convegno "Stintino tra terra e mare": con la pubblicazione di questi Atti curati da Salvatore Rubino ed Esmeralda Ughi,  il Centro Studi e il Comune riaffermano la volontà di valorizzare il patrimonio paesaggistico, storico e identitario, materiale e immateriale, suscitando un rinnovato interesse per Stintino, quale "laboratorio" privilegiato per iniziative di carattere scientifico e culturale.

Attraverso una serie di contributi, frutto di un rigoroso lavoro scientifico, suddivisi in differenti aree tematiche, molti dei quali redatti da studiosi della nostra Università, il volume traccia un percorso "tra terra e mare" che ci consegna una visione inedita del paese di Stintino non più inteso nella sua dimensione da brochure turistica di luogo marino di svago o di stereotipato "paese di pescatori" ma inserito in un contesto socio culturale e territoriale ben preciso e nella più vasta dimensione del suo entroterra: la Nurra, studiata nella profondità della sua storia e ne.

Scopo non tanto recondito di chi ha voluto questo volume è quello di mischiare le storie, di Stintino, dell’Asinara, della Nurra. La vita di Stintino è inestricabilmente legata all’Asinara, alla quale il paese è unito da una sorta di cordone ombelicale, che più che geografico è innanzi tutto affettivo, fatto di ricordi e di memorie, un legame che recupera il vuoto creato nell’isola che non c’è ma che vorremmo che in futuro ci sia: credo che questo rapporto così intenso, esclusivo ed identitario, rappresenti un valore aggiunto, un antidoto prezioso per un territorio attualmente investito dal vento dello sviluppo edilizio che rischia di travolgere, a distanza di venti anni dalla nascita del Comune, una comunità ancora fragile e desiderosa di riconoscimento e di legittimazione.

Un paese che non ha perduto il senso della memoria, che coltiva le relazioni con un tempo passato che ancora ci appartiene, con il suo carico di nostalgie, di rimpianti, di risentimenti: un paese costretto a superare disagi e difficoltà dopo il lento processo di travaso urbano dall’isola amata alla terraferma.

C’è in queste pagine un percorso che si sviluppa tra storia, archeologia, antropologia, archivistica e modelli contemporanei di sviluppo economico legati all'offerta culturale del territorio: attraverso un itinerario avvincente tra emergenze archeologiche nascoste, testimonianze materiali anche delle saline e documenti degli archivi pubblici e privati, in parte sconosciuti, questo territorio scopre di avere un'anima antica e una storia più che millenaria che ben si inserisce nel contesto socio culturale e nella memoria del paese di pescatori e di tonnarotti, memoria che sino a oggi ha trovato la sua massima espressione nel Museo della Tonnara.

Si avverte chiaramente il processo di inarrestabile trasformazione ambientale che stiamo conoscendo, col rischio di una perdita irrevocabile di un intero patrimonio a causa dell’aggressività di un turismo pervasivo e dilagante, che rappresenta una risorsa ma anche un pericolo di cui dobbiamo essere consapevoli.

Con questi Atti si pongono le basi storiche e scientifiche che porteranno alla delineazione di un progetto multidisciplinare in grado di qualificare al meglio dunque anche quell'offerta turistica che costituisce uno degli obiettivi strategici dello sviluppo del territorio e apre la strada alla realizzazione del Nuovo Museo di Stintino, che sarà testimone attivo del rapporto della collettività con la propria eredità culturale e della valorizzazione dell’identità del territorio ma anche vivace centro di ricerca, formazione e promozione culturale, economica e produttiva.

L'Università ci sarà e tenterà di dare un contributo costruttivo e convinto.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Maggio 2013 10:47

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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