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Tata Carboni, A piedi scalzi.

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| 09 Settembre 2011

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Tata Carboni, A piedi scalzi

di Attilio Mastino

A piedi scalzi non è semplicemente un romanzo singolare, ma è molto di più, un lungo saggio – scritto in parte in italiano ed in parte in sardo – che tenta di ricostruire nei particolari più minuti, con grande tenerezza, la vita di tutti i giorni, i rapporti all’interno di una famiglia poverissima, che vive nel quartiere medievale di Bosa, a “Sa Costa”, negli anni a cavallo dell’ultima guerra.

Un’opera come questa è l’espressione di quattro generazioni successive, di quattro donne forti, che hanno saputo trasmettere l’una all’altra valori e sentimenti: la nonna Veronica, la madre Peppina e la piccola Tetta “masciu”, protagonista quest’ultima di una storia straordinaria e commovente, piena di sorprese e di colpi di scena; ma anche Tata Carboni, ultima discendente di questa famiglia ed autrice alla sua opera prima: attraverso i ricordi della madre, ha saputo raccontare in modo impareggiabile e con delicatezza la fatica delle donne, il lavoro dei conciatori, la mietitura, i momenti di festa, i giochi infantili, i canti, la devozione popolare, la povertà, l’emigrazione, il dramma della fame e della guerra.

Ne scaturisce un affresco a tutto campo, che va ben oltre le tradizionali immagini patinate della valle del Temo: il paesaggio amato, il fiume, il castello, la marina rimangono sullo sfondo di una storia talvolta anche molto ruvida, che racconta l’infanzia difficile e l’educazione di una bambina che vive in un mondo ristretto ed arretrato, ma non infelice. Una storia inusuale, sul filo dei ricordi più struggenti, attraverso una prospettiva inattesa, che ci porta all’interno di una comunità mite ed indifesa, vista con gli occhi scanzonati di una bambina di otto anni, erede di una saggezza antica; ambientata in una città in cui le divisioni sociali erano cristallizzate da secoli e testimoniate anche dalla topografia urbana. E poi questo rapporto singolare con la nonna Veronica, una donna rude e forte, ma che si scopre generosa, fino al sacrificio di sé: la sua morte segna per la protagonista il passaggio dall’infanzia all’età adulta, in un momento in cui anche la città, chiusa da sempre su sé stessa, con i suoi miti e con le sue tradizioni, si apre ad un mondo nuovo, verso orizzonti più sereni.

Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Settembre 2011 11:23

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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