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Incontro con il Presidente della Repubblica Sen. Giorgio Napolitano.

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Scritto da Administrator | 27 Febbraio 2012

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Intervento del Rettore prof. Attilio Mastino
Senza l’Università non c’è futuro per la Sardegna e per il Paese
Incontro con il Presidente della Repubblica Sen. Giorgio Napolitano

Sassari, 21 febbraio 2011

Signor Presidente, Autorità, cari amici,

è un grande onore per l’Università di Sassari, per gli studenti, i professori e il personale, aprire le celebrazioni per i 450 anni dell’Ateneo, l’Alma in Sardinia mater studiorum, alla presenza del signor Presidente della Repubblica sen. Giorgio Napolitano, accompagnati da centinaia di messaggi augurali provenienti da tanti Atenei. Siamo commossi per una così alta presenza che rende omaggio alla nostra storia. Si ripete, a distanza di 50 anni, il faustissimus eventus delle celebrazioni centenarie dell’Universitas Turritana Sacerensis, aperte il 30 maggio 1962 da un altro Presidente, il sen. Antonio Segni.

In quella solenne giornata si erano concentrate le speranze per il futuro di un’università in pulcherrima insula sita che traeva origine 400 anni prima dal testamento di Alessio Fontana funzionario di cancelleria di Carlo V ma che guardava lontano: <>.

Oggi guardiamo ai decenni formativi dell’Ateneo Sassarese, alla nascita del Collegio gesuitico nel 1562, ricordando l’avvio nel 1612 dei corsi di Filosofia e Teologia e vent’anni dopo alla trasformazione del Collegio in Università di diritto regio.

Lo facciamo pensando alla nuova università che insieme stiamo rifondando, dando esecuzione ad una legge, la n. 240 del 30 dicembre 2010, che non vogliamo espressione del mito dell’aziendalizzazione delle università e del valore commerciale del sapere. Nonostante sia la espressione di una tendenza iper-regolatrice, la legge 240 paradossalmente oggi deve diventare la nuova frontiera per difendere l’autonomia universitaria protetta dall’articolo 33 della Costituzione, per valorizzare il merito, per conservare un patrimonio che ereditiamo con emozione, consapevoli che saremo giudicati per quello che non saremo stati capaci di fare, soprattutto se non affronteremo alcuni problemi centrali e alcune minacce: la spaventosa diminuzione delle risorse specie nel Mezzogiorno, la caotica riprogettazione dell’intera struttura degli Atenei e la ricomposizione dei Dipartimenti su nuove basi, la riduzione delle rappresentanze, l’impoverimento dei momenti di democrazia e di confronto, l’ulteriore precarizzazione dei ricercatori dopo anni di duro apprendistato, il dibattito sui ruoli, i compiti, gli obiettivi di una Università europea inserita in una competizione internazionale che premia qualità e merito; elementi che richiedono politiche di integrazione che correggano il modello centralistico di base e combattano il rischio di un’ulteriore stretta oligarchica, confermata dalla rimozione dei ricercatori sia dalle commissioni di concorso sia dai requisiti per i dottorati.

E ciò all'indomani dell'adozione da parte dei due Governi che si sono succeduti di severe misure per il risanamento del bilancio dello Stato che hanno bloccato gli aumenti retributivi del personale universitario e gli scatti di anzianità, provvedimenti che colpiscono soprattutto i più giovani; per non parlare delle limitazioni al turn over, del blocco dei concorsi, del taglio del fondo di finanziamento ordinario degli Atenei con la minaccia dell’introduzione del penalizzante costo standard per studente; la possibile cancellazione del valore legale dei titoli di studio per la selezione della classe dirigente, che colpirebbe pesantemente anche il nostro Ateneo; ancora la nuova formula dei Progetti di ricerca PRIN che privilegia le università specialistiche e i grandi gruppi di ricerca. Nessuno riuscirà a convincerci che per innalzare la qualità del sistema universitario italiano sia necessario tagliare in tre anni del 13% le risorse, già spaventosamente insufficienti nel confronto europeo; la loro ulteriore riduzione è una minaccia per quegli Atenei che intendono recuperare situazioni di svantaggio e che non possono utilizzare la leva della tassazione studentesca in una regione nella quale garantire il diritto allo studio significa innanzi tutto prendere atto delle distanze fisiche e delle debolezze economiche delle comunità locali.

Siamo consapevoli della crisi economica, finanziaria e anche morale che il Paese attraversa e non ci sottraiamo all’obbligo di dare un contributo efficace per superarla, perseguendo obiettivi di risparmio, di efficienza, di efficacia, di legalità, affrontando i sacrifici richiesti a tutto il Paese. Ci mettiamo al servizio di un Ateneo che ha una storia e una dignità da difendere, un’immagine da tutelare, con l’esigenza di portare avanti un munus, dando esempi di comportamenti virtuosi, basati sulla necessità di mettere al primo posto gli interessi della res publica. Siamo dalla parte innanzi tutto dei ricercatori e degli studenti, in particolare degli studenti lavoratori e ogni nostro sforzo sarà indirizzato a difendere i loro diritti, ma anche a chiedere impegno e responsabilità, decisi a valutare il lavoro di ciascuno e noi a rispondere dei nostri limiti, in un quadro di rigore e responsabilità che dovrebbero accompagnare sempre l’autonomia e l’autogoverno.

Chiediamo metodi nuovi di valutazione che fondino un sistema premiante rigoroso, che consideri le specificità disciplinari e i contesti territoriali in cui opera ciascuna università attraverso indicatori di contesto relativi alle condizioni di sviluppo regionali. Ci richiamiamo all’art. 119 della Costituzione, che impone risorse aggiuntive ed interventi speciali, per promuovere la coesione nazionale e la solidarietà sociale e per rimuovere gli squilibri economici. Nel nostro caso anche l’insularità, riconosciuta nel trattato di Amsterdam del 1997 come oggettivo svantaggio che va compensato. Non si cambia senza investire. Occorre lavorare per reperire nuove risorse, in questa sorta di competizione globale nella quale ci muoviamo, che non può distrarci dalla necessità di interpretare la ricerca scientifica il più possibile liberata dai vincoli burocratici, che spesso ci sfiancano e distraggono i giovani dal vero compito che è quello di pensare e di crescere insieme.

L'Università vuole aprire e non chiudere la Sardegna, ma richiamiamo le radici e le esperienze dei padri dell'autonomia speciale, ai quali riconosciamo una profondità e un rigore che vanno ben oltre la superficialità di alcune teorie federaliste dell'oggi, fondate su prepotenti egoismi e incapaci di farsi carico dei problemi di tutti.

Con i suoi 665 docenti, con i suoi 583 tecnici, amministrativi, bibliotecari, con i suoi 15.561 studenti e oltre mille dottorandi e specializzandi, l’Università di Sassari è una risorsa e non un peso. Gli investimenti in conoscenza sono necessari; in Sardegna il compito dell’Università è cruciale ed è necessario arrivare alla nascita di un sistema regionale integrato in piena sinergia tra i due Atenei, con un modello di università a rete aperta ad una dimensione internazionale.

Troviamo ragioni nuove per una convergenza con l’Università di Cagliari: stiamo scrivendo il testo dell’accordo di federazione previsto dal nostro statuto e garantiremo la consultazione dei due Senati Accademici, all’interno di un Sistema universitario unitario che mantenga ben distinte le due università storiche con il loro patrimonio di relazioni. Eppure non riteniamo che il rapporto di prossimità possa assorbire tutto l’orizzonte di iniziative che invece debbono orientarsi su un piano europeo, mediterraneo e internazionale, facendo leva sui rapporti avviati entro la rete delle 21 università catalane, il coordinamento tra le Università insulari, l’Unione delle Università del Mediterraneo e l’Università Euro-mediterranea. Saranno avviate numerose iniziative nuove per potenziare rapporti di collaborazione, con singole Università, con reti universitarie e con centri di promozione culturale, in particolare con il Centro russo di scienza e cultura e l’istituto cinese “Confucio” attraverso Uni-Italia. Vogliamo guardare al Mediterraneo e al mondo, pensando ai nostri ricercatori impegnati in difficili missioni internazionali di cooperazione. Consentitemi di esprimere la solidarietà dell’Ateneo per la giovane cooperante Rossella Urru, da quattro mesi prigioniera dei suoi rapitori in Algeria.

L’orizzonte che abbiamo di fronte è quello dell’Europa 2020, un’Europa che si definisce intelligente, sostenibile, inclusiva, nella quale entreremo con il nostro capitale umano e intellettuale, con le nostre risorse materiali e immateriali, con le nostre tecnologie. Anche con i nostri problemi, se è vero che stiamo attraversando il cuore di una crisi che tocca innanzi tutto il mondo del lavoro giovanile: gli operai della Vinyls e dell’Alcoa sono solo la punta di un’avanguardia consapevole di lavoratori decisi a salvare la Sardegna dal naufragio, di fronte alle oltre mille aziende in crisi, agli oltre 4000 posti di lavoro persi nell’industria, all’incremento della disoccupazione giovanile, alle dimensioni spaventose assunte dalla cassa integrazione, alle 350.000 persone sotto la soglia di povertà.  Un crisi che in parte trae origine nei debiti sovrani  ma in massima parte nel capitale finanziario speculativo che gioca sulla pelle delle persone, con il risultato di sostituirsi alle legge e farsi esso stesso stato. E nessun economista ha saputo prevedere la crisi.

Voglio dire subito che dal nostro osservatorio cogliamo tanti segnali di speranza, tanto impegno, tante aree di eccellenza: abbiamo aperto questo anno accademico premiando con un tablet i nostri 450 migliori studenti, che sono veramente al centro dei nostri progetti.

L’Ateneo ha conseguito risultati positivi nelle tante classifiche nazionali, come quelle del Ministero e di CENSIS Repubblica che ci vede al terzo posto tra i medi atenei. Il buon risultato è stato ottenuto grazie alle strutture, alle borse di studio, al sito web di Ateneo. Fra le Facoltà, Architettura si colloca ai vertici della classifica italiana al secondo posto.

Vorrei volgere uno sguardo ai tanti impegni che ci aspettano fin dai prossimi mesi, convinti come siamo che soprattutto nei momenti di crisi sia compito degli amministratori pubblici accelerare il passo, mettere a disposizione progetti, indicare soluzioni, dare risposte alle esigenze, evitare di far dormire per decenni le risorse.

Portiamo avanti la riforma della struttura stessa dell’Università, avviata con la costituzione dei nuovi 13 dipartimenti, che rappresenteranno la cellula di base nella quale didattica, ricerca, trasferimento a favore del territorio si incontrano, come è previsto nel nuovo statuto pubblicato il 23 dicembre sulla Gazzetta Ufficiale. Non è stata un’occasione perduta e siamo orgogliosi del risultato raggiunto, perché lo statuto ha finito per essere veramente opera di tutto il corpo accademico: e questo spiega la sua consistenza, il suo peso, la sua anima profonda, che orienta la nascita delle strutture di raccordo e degli organi accademici, il Senato e il Consiglio di amministrazione eletti a partire da giovedì prossimo. I nuovi direttori di dipartimento hanno preso servizio solo poche settimane fa.  In questi giorni sono stati disattivati i 27 vecchi dipartimenti e progressivamente scompariranno le 11 Facoltà.

C'è un compito che ci aspetta, quello di superare i tanti ritardi che si sono accumulati specialmente in un Ateneo come il nostro che celebra i suoi 450 anni di vita, rivendicando una dimensione internazionale originaria. Nel richiamare le proprie radici storiche, l’Ateneo sta avviando un percorso di rifondazione come Università pubblica, all’interno di un sistema internazionale più competitivo e globale, ispirandosi ai principi di autonomia e di responsabilità; nel nuovo statuto la comunità universitaria si dichiara solennemente consapevole della ricchezza e complessità delle tradizioni accademiche e del valore delle diverse identità. Si dà un ordinamento stabile, afferma il metodo democratico nella elezione degli organi, si dichiara attenta al tema della formazione delle giovani generazioni e alle esigenze del diritto allo studio; colloca lo studente al centro delle politiche accademiche e promuove la cultura come bene comune. Rivendica i valori costituzionali, previsti per le «istituzioni di alta cultura», della libertà di scelta degli studi, di ricerca e di insegnamento, assicurando tutte le condizioni adeguate e necessarie per renderla effettiva. Si impegna a promuovere, d’intesa con le altre istituzioni autonomistiche, lo sviluppo sostenibile della Sardegna e a trasferire le conoscenze nel territorio, operando per il progresso culturale, civile, economico e sociale. Senza dimenticare l’identità e la lingua.

Siamo impegnati a lavorare intensamente con senso di responsabilità e consapevolezza delle attese che ora ci accompagnano e che non possiamo deludere. Col dovere di rispondere alla fiducia accordataci. Anche con orgoglio e rivendicando una storia, una tradizione scientifica di eccellenza, una nostra cifra originale.

L’Università che vogliamo darà un ulteriore, deciso sviluppo alle mobilità studentesche internazionali, sia in ambito europeo con il programma Erasmus, sia in ambito extraeuropeo con il programma Ulisse. Intendiamo orientare i nostri sforzi non solo per moltiplicare le opportunità di confronto e di scambio, ma anche per migliorare la qualità e l’efficienza delle esperienze di formazione di tutti gli studenti in mobilità: rafforzeremo i servizi di tutorato e gli sportelli Erasmus presso i nuovi Dipartimenti; miglioreremo il monitoraggio e la valorizzazione dei percorsi di studio all’estero e il loro pieno e tempestivo riconoscimento nelle carriere studentesche; consolideremo il sistema delle “borse-premio”.

In collaborazione con il Centro Linguistico estenderemo l’offerta di corsi gratuiti di lingua per i nostri studenti e per gli studenti stranieri; metteremo a frutto la convenzione per le locazioni universitarie recentemente stipulata con il Comune; potenzieremo il sostegno alle attività di accoglienza svolte dalle associazioni studentesche; punteremo a migliorare la capacità di attrazione del nostro Ateneo all’estero. In particolare vareremo il nuovo progetto-pilota sui tirocini, che le imprese vorranno riservare a studenti universitari europei, con le borse Erasmus-Placement.

Continueremo ad investire nelle collaborazioni studentesche, che hanno rappresentato in questi anni un canale significativo per far entrare una ventata di novità nelle Facoltà e nei Dipartimenti. Confermeremo i contributi alle associazioni per le attività ricreative, culturali e sociali autogestite dagli studenti.

La nascita dei nuovi dipartimenti collegherà strettamente l’offerta formativa all’attività di ricerca scientifica, che si svilupperà nel territorio, con una vigorosa messa  punto dell’organizzazione della didattica e dei servizi agli studenti. I risultati fin qui raggiunti segnalano un deciso miglioramento con la riduzione del numero degli studenti fuori corso e con l’aumento del numero dei laureati.

Riprogettiamo le scuole di dottorato, i master, le scuole di specializzazione. La digitalizzazione dei servizi permetterà di gestire le operazioni di prenotazione e verbalizzazione on line degli esami; nascerà il fascicolo digitale dello studente. Il rilevamento delle opinioni degli studenti avverrà per via informatica. Continueremo a promuovere una solenne cerimonia per la premiazione dei migliori studenti, sostenendo la politica del merito; daremo impulso all’attività a favore dei disabili, costituiremo il Comitato Unico di garanzia; sono destinate ad estendersi le attività sportive, musicali, del tempo libero offerte agli studenti. Investiamo sul Centro Linguistico di Ateneo, sul Sistema Bibliotecario, sull’informatica, sulla didattica on line, sulla ricerca con i grandi progetti di Ateneo, sui laboratori, i Centri interdisciplinari, il Museo Scientifico, l’Orto Botanico, le Grandi attrezzature scientifiche e sanitarie. E poi il trasferimento tecnologico, l’organizzazione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria, che appare in forte ritardo sul piano delle strutture e delle tecnologie, anche per l’assenza del Comitato di indirizzo e per la mancata approvazione dell’Atto Aziendale. Sollecitiamo il completamento del Palazzo di Piazza Fiume destinato ad ospitare i 300 mila volumi della Biblioteca Universitaria.

Lavoriamo nei programmi europei, il VII programma quadro, il Programma “Marittimo”, il Programma ENPI. Pubblichiamo i risultati della valutazione della ricerca di tutti i docenti, sottolineando i punti di forza e le criticità che scaturiscono da questa severa analisi, che comunque ha fatto emergere almeno 36 studiosi ai vertici del panorama nazionale. Il programma Visiting Professor permetterà di assicurare una significativa presenza di studiosi stranieri, contribuendo positivamente non solo al processo di internazionalizzazione e al consolidamento delle relazioni con la comunità scientifica ma anche alla realizzazione di prodotti della ricerca e di attività formative di notevole impatto.

Se allarghiamo lo sguardo all’edilizia dell’intero Ateneo, ci muoviamo ormai nell’ambito della Programmazione Triennale e prevediamo la conclusione di molte incompiute e l’avvio di numerosi cantieri finanziati con i fondi FAS che speriamo in arrivo.

Tra il 22 ed il 24 marzo con il Convegno sulle origini dello studio generale sassarese nel mondo universitario europeo dell’età moderna promosso d’intesa con il centro interuniversitario di storia dell’università concluderemo le celebrazioni dei nostri 450 anni, con la partecipazione di molti rettori provenienti da numerose università italiane e straniere convenzionate con noi.  Siamo orgogliosi di assumere questa eredità, ma insieme convinti che è necessario un forte impegno di innovazione e di modernizzazione, un deciso cambiamento, che richiede determinazione e fantasia, creatività e capacità operative, perché occorre accelerare gli interventi, con una spinta riformista, dando spazio ai giovani, alle donne, a tutti coloro che abbiano talento, valorizzando le competenze di ciascuno ed il merito.

Il I maggio 1919 Antonio Gramsci (nel giornale socialista L’Ordine Nuovo) scrisse rivolgendosi ai giovani: «Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza». E’ un insegnamento che i nostri studenti hanno preso alla lettera se il numero dei laureati in Sardegna va crescendo in maniera esponenziale: Pensate che qui all'Università di Sassari, nel 1975, si laurearono in poco più di 300 studenti. Nel 1992, vent’anni fa, i laureati non furono più di 650. Lo scorso anno i laureati sono stati oltre 2000, rispetto ai 300 mila dell’intero Paese. Una crescita costante che si è potuta osservare in parallelo anche nell'Ateneo cagliaritano, anche se il numero dei laureati nell’isola continua ad essere basso. Eppure, grazie a questi dati si può affermare che quella attuale è sicuramente la classe giovanile più preparata che la Sardegna abbia mai avuto.  Sono ragazzi fortunati. Perché hanno potuto frequentare un corso di laurea. Hanno potuto specializzarsi. Confrontarsi con i loro colleghi di tutta Europa attraverso l’Erasmus. E crescere. Ma nonostante questo incontrano ora enormi difficoltà nel trovare un lavoro vero. Uno sbocco. Un posto di lavoro che non sia inadeguato, precario o sottopagato. E che permetta loro di affrontare la vita in maniera dignitosa e serena.  Il lavoro – ha detto altre volte Lei, signor Presidente – non deve essere un privilegio. E' a questi giovani che guarda oggi l'Ateneo perché dobbiamo legare formazione e lavoro, immaginare nuovi scenari per il futuro, costruire un sistema di orientamento al lavoro, operare attivamente insieme alla classe politica e alle imprese per cambiare quella che un commentatore di Platone chiamava verso il 360 a.C.  e arguròfleps nésos, l’isola dalle vene d’argento.

Vorrei concludere con l’augurio fatto 50 anni fa dal Rettore dell’Universitas Vesontina, l’odierna Besançon, rinnovando i vota saecularia della studiorum universitas turritana sacerensis: possa essere decus, ornamentum e gloria della Sardorum inclita tellus: <<Atheneum nostrum cum antiquissimum tum gloriosissimum vivat, crescat, floreat>>.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Maggio 2013 19:09

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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