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Il futuro sospeso di Ottavio Olita. CUEC.

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Scritto da Administrator | 03 Settembre 2012

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Attilio Mastino
Il futuro sospeso di Ottavio Olita
CUEC

Questo romanzo di Ottavio Olita è soprattutto una storia vera di vita e di amore. Amore innanzi tutto per la Sardegna, per la città del sole, Cagliari, per il suo lavoro, per la famiglia, per i figli, specialmente  per la nuova donna, la Gaia del romanzo, alla quale è legato da un rapporto dolce e amaro, fatto di intesa profonda ed ora anche di riconoscenza senza confini.

Il futuro sospeso racconta con delicatezza e incanto il percorso seguito per riemergere dalle macerie della vita e della malattia, segna una pausa di riflessione prima di ricominciare a vivere, per indagare su se stesso, con tanti sentimenti contrastanti, con una capacità nuova di compatirsi  per l’ingiustizia  del dolore e insieme con la speranza per i tempi nuovi che si annunciano.

C’è infine in queste pagine uno sforzo di analisi sul mondo della sanità, il desiderio che ha sempre animato la vita di Ottavio, di guardare alla realtà con spirito critico, di schierarsi dalla parte dei più deboli, di proporre strade nuove per l’impegno civile e per la militanza politica.

Così quaranta anni fa a San Sperate, all’indomani del viaggio di Pinuccio Sciola in Spagna e poi nella Parigi sconvolta dal vento della contestazione del maggio studentesco, alla ricerca di una dimensione mitica immaginata e desiderata a lungo, per scoprire le ragioni per le quali il paese contadino del Campidano in una primavera straordinaria è uscito da un sonno millenario, quando i suoi abitanti tutti all’improvviso si sono appassionati di arte, hanno scelto la rivoluzione del sorriso, hanno compiuto un percorso culturale che è stato anche un’esperienza collettiva che possiamo riconoscere ormai entrata nella storia della Sardegna. Quando il grigio paese di fango all’improvviso è diventato candido, ha riscoperto i colori, le figure, le emozioni, ha condiviso la passione, le curiosità, i desideri di un ragazzo come tanti, chiamato a guidare tutta la sua gente, che non è rimasta a guardare ma si è fatta incantare e quasi sedurre.

Per un singolare gioco beffardo del destino, mentre Ottavio esce dall’angoscia della malattia, l’amico di sempre Pinuccio Sciola scopre in parallelo di avere un tumore,  racconta sulla stampa la diagnosi e la sentenza dei medici, l’operazione che ha rimosso lo stomaco, la stanchezza estenuante che ora lo tormenta. Ma anche lui riprende a vivere ed a sognare.

A me sembra che ci sia in questo destino parallelo il sapore vero di un romanzo, quello del giornalista Antonio Maglietta, che in realtà è soprattutto una sanguinane autobiografia, come testimonia anche la preziosa fotografia di copertina con Mimma, i fratelli, il padre, lo zio e il nipotino, tre generazioni approdate a Cagliari dalla Basilicata con aspettative, speranze e sogni.

Ottavio-Antonio riesce ora a raccontarsi senza pudori, riesce a commuoversi ed a commuovere, riesce a ripensare  la storia lunga della sua poverissima famiglia lucana con nostalgia, con rimpianto, con ammirazione, perché ormai il ricordo del padre coraggioso si è addolcito nel tempo, per usare le parole di Orlando Biddau, come sorba o dattero o corbezzolo.

La malattia ha addolcito Ottavio, lo ha reso meno intollerante, lo ha riportato veramente all’amore dei figli, degli amici e della famiglia: e insieme gli ha consentito di leggere la realtà con una lucidità nuova, con una prospettiva  che scavalca la sua storia e si incrocia con le storie di tanti altri malati drammaticamente senza voce.

Questo non è il primo romanzo che descrive la condizione psicologica e affettiva di un malato di tumore: io stesso ho recentemente commentato il volume di una ricercatrice dell’Istituto italiano dei tumori di Milano Silvie Ménard, che ha scoperto di avere il cancro e che  ne ha parlato qualche settimana fa a Sassari presentando il volume Si può curare.

Olita fa qui un passo in avanti, entra con la capacità di un indagatore professionista e di un ricercatore attento all’interno di un mondo, quello della sanità, che spesso è opaco, poco trasparente, chiuso, insensibile. Presenta storie di malcostume e storie luminose di impegno e dedizione; ci fa conoscere medici e pazienti impegnati insieme con determinazione nella lotta contro un male che ora davvero può essere sconfitto, innanzi tutto nel cuore dei pazienti.  Testimonia i ritardi tecnologici della sanità in Sardegna ed esemplifica il tema dei viaggi della speranza.

Soprattutto in questo romanzo, parlando in terza persona, Ottavio riesce a  sciogliere un gomitolo aggrovigliato, riesce a ritrovare se stesso superando il disordine che lo circonda, riesce a ricostruire le opinioni degli altri, ritrovando innanzi tutto le ragioni dello stare insieme che lo legano a Gaia-Sandra, ad iniziare da quel lontano episodio presso una cabina telefonica, rivissuto con dolcezza ed ironia. E poi lentamente, il gomitolo si sfila ritrovando un rapporto con i figli, ad iniziare dalla deliziosa Giulia-Giovanna; e poi anche il rapporto con gli amici veri, pronti a sacrificarsi; la inedita la convivenza dentro la redazione del giornale, che inizia a cambiare profondamente, partendo da un rapporto finalmente disteso con i colleghi, in particolare con i giovani apprendisti; infine la riscoperta delle radici, le sorelle, i genitori, il viaggio del padre in America alla ricerca del benessere,  infine l’ideale ritorno a casa con il gemellaggio tra Ollolai e Pignola, il paesino tipico della montana lucana da cui è originaria la famiglia: questa è davvero l’occasione per riscoprire antichi rapporti familiari, ritrovare i parenti, ritornare a ritroso nel tempo alla ricerca delle radici vere, fino a Rossano calabro, il borgo che fu la capitale dell’impero  bizantino in Italia.  In queste pagine, via via che il gomitolo si dipana, la memoria restituisce anche i sapori, i profumi, gli accenti di una terra amata e lontana, ad iniziare dalle poesie dei poveri contadini lucani, come quella di Francullicchio, che riemerge miracolosamente dalla memoria.

Eppure per riemergere dal dolore c’è un percorso sicuro che parte dalle certezze – l’amore per Gaia - per ritrovare strade non più praticate, superando  il dolore dei fallimenti e dei tradimenti, ritrovando l’ironia, la capacità di ridere di se stesso, di compatirsi e di accettare le proprie debolezze e quelle degli altri.

Del resto io stesso ho ritrovato qua e là, dietro la nebbia del romanzo, anche frammenti di vicende che conoscevo e persone che mi sono care davvero, storie che in parte mi hanno sfiorato e che continuano ad emozionarmi.

A segnare il tempo nuovo che ora si annuncia, l’autore immagina una lunga passeggiata rigenerante tra le vie di Cagliari, alla riscoperta dei colori della primavera che cambiano la città del sole tra gli alberi di Viale Dante: qui veramente a me sembra di leggere un filo rosso che lega tutte le pagine di un libro saldamente ancorato, ma che è innanzi tutto una mappa ed un percorso per tanti altri lettori, che cercano una loro strada nella vita. Con ottimismo e voglia di combattere per se e per gli altri, facendo leva su un patrimonio che è insieme di sentimenti e di ricordi.

Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Maggio 2013 09:08

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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