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Inaugurazione del 451° Anno Accademico dell'Università di Sassari

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Scritto da Administrator | 05 Novembre 2012

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Inaugurazione del 451° Anno Accademico, Sassari, 9 novembre 2012
Relazione del Rettore prof. Attilio Mastino
Bilancio di mandato 2009-2012

Senza l’Università non c’è futuro per la Sardegna e per il Paese

Luciano di Samosata nella sua arguta opera Come si deve scrivere la storia (che non dimostra i suoi duemila anni) racconta con un po’ di riprovazione e di aristocratico distacco la celebre pazzia degli abitanti di Abdera, una città della Tracia: <Andromeda di Euripide, dapprincipio tutti in massa presero la febbre, forte e persistente; poi, intorno al settimo giorno, alcuni versarono abbondante sangue dal naso, altri si coprirono di sudore, che li liberò dalla febbre. Ridussero però le loro menti in uno stato pietoso.

Tutti infatti deliravano per la tragedia, facevano risuonare giambi e levavano alte grida. E la città era piena di questi tragedi del settimo giorno, pallidi e smagriti, che a gran voce urlavano dei versi. E questo per molto tempo, fino a quando l’inverno sopraggiunto con gran freddo li fece cessare dal loro impazzimento>>.

Il morbo abderitico fu una sorta di epidemia artistica, che colpì tutti i cittadini fino a quando non cambiò il vento. Non vi sembri offensivo se ho pensato di collegare questo morbo con l’improvvisa passione e l’entusiasmo che negli ultimi mesi ha travolto i professori universitari, i ricercatori e persino gli studenti, tutti assieme oggi come ipnotizzati e affaccendati nell’attuazione della Grande Riforma, seguendo la moda della Valutazione, della Meritocrazia, della Produttività aziendale, del Risultato, della Competizione fondata sulle molto zoppicanti ed eterogenee mediane, delle nuove rigide Regole che stabiliscono le Premialità.

Al di là della celia, l’Università cambierà davvero se la Riforma non sarà una moda passeggera abbandonata quando cambierà il vento, ma un’occasione di modernizzazione e innovazione, partendo dalla necessità di pesare le differenze e anche gli specifici svantaggi che esistono tra le aree del paese, tra i territori, tra le discipline, tra i ceti sociali, tra i giovani, consolidando i punti di forza ma anche eliminando i punti deboli di partenza. Non citerò il nostro amico autore del recente volume Contro la meritocrazia, ma siamo anche noi per un’Università delle capacità, dei talenti, delle differenze, delle relazioni, della cura (e dei meriti). Del resto cinquanta anni fa Michael Young pensando alle pari opportunità pubblicò il libro profetico The Rise of the Meritocracy, proiettandosi fino al 2033, tenendo presente il rischio che minoranze arroganti e piene di sé travolgano maggioranze che pure abbiano talento e impegno.

E ciò senza riuscire a garantire un più veloce progresso nella scala sociale ma al contrario dilatando le differenze di partenza. La meritocrazia rischia di diventare un implacabile strumento di legittimazione morale di nuove prepotenze, perché le élites auto-proclamatesi finiscono per diventare così sicure di se stesse che non ci sarà ostacolo ai premi che esse potranno arrogarsi. In campo universitario, ciò significa che poche Università si possono sentire autorizzate ad auto-proclamarsi le migliori, disprezzando le altre, creando un deserto che non promette nulla di buono per nessuno, in un quadro di risorse sempre più limitate. Pochi cattedratici capaci di superare i controversi indicatori potrebbero schiacciare tutti, decidere sui concorsi, assumere atteggiamenti ingiusti, soffocare non solo gli allievi ma anche i ricercatori e gli associati.

Per evitare equivoci, mi preme sottolineare che molti di noi hanno superato trionfalmente l’asticella ministeriale, abbattendola anche per 5 volte, dunque collocandosi ben oltre l’ultimo percentile. Del resto continuano i prestigiosi riconoscimenti ottenuti dai ricercatori dell’Università di Sassari a livello nazionale e internazionale, ma è assurdo pesare l’efficienza degli Atenei sulla effettiva occupazione dei laureati a un anno dalla laurea: si utilizzano indicatori che misurano non l’efficienza degli Atenei ma la ricchezza del territorio nel quale l’Università è inserita. Non ci rassegniamo ad essere un’università di seconda scelta e non mitizziamo classifiche e graduatorie che pure ci vedono ai primi posti in Italia, per quanto siamo decisi a migliorare le nostre performances.

Nella sezione dedicata ai diciassette medi atenei delle classifiche CENSIS Repubblica, la nostra Università si classifica al quarto posto, dopo Siena, Trento e Trieste. Sulla classifica di tutti i 57 atenei italiani ci piazziamo al sesto posto.  Il buon risultato è stato ottenuto grazie ad una valutazione positiva dei servizi erogati, delle strutture, delle borse di studio, del sito web di ateneo, dell'internazionalizzazione.  La situazione è in deciso miglioramento a livello di singole facoltà, laddove tutte tranne una mantengono la loro posizione o la migliorano. Architettura rimane stabile al secondo posto. Agraria passa dall'ottavo al sesto posto. Economia dal ventisettesimo al ventiquattresimo posto, Farmacia passa dal quattordicesimo al settimo posto; Giurisprudenza dal ventiquattresimo al quattordicesimo. Lettere e Filosofia dal trentatreesimo al ventinovesimo posto. Lingue dal quindicesimo al tredicesimo posto. Medicina e chirurgia dal ventiseiesimo al venticinquesimo posto. Scienze politiche ha il risultato migliore, passando dal diciottesimo all'undicesimo posto su 29 facoltà.

Abbiamo dimostrato il nostro impegno in questi ultimi mesi anche con le celebrazioni del 450° anno, alle radici della laboriosa formazione del nostro Ateneo, partendo dall’inaugurazione dell’anno accademico il 16 gennaio con la presentazione a tempo di record dei nuovi direttori di Dipartimento immediatamente dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del nuovo statuto: un testo che abbiamo poi applicato attraverso un'ampia adozione di regolamenti che tendono a difendere diritti e autonomia. L’Alma in Sardinia mater studiorum può vantare una storia secolare come pochi altri Atenei nel Mezzogiorno; in questi mesi ha potuto ricostruire attraverso i documenti un passato ricco, articolato, complesso, la profondità della sua storia, un patrimonio secolare che ereditiamo nella sua ricchezza di contenuti umani e scientifici, dal quale possiamo partire per costruire un Ateneo nuovo, capace di misurarsi in un confronto internazionale ma fortemente ancorato a un’identità e a una storia speciale.

Il peso della nostra storia ci è stato ricordato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 21 febbraio scorso quando ha sottolineato con emozione <>, riconoscendo il senso di una storia lunga, di un vero e proprio <>. Anche l’on. Gianfranco Fini il 24 marzo, ha partecipato alla giornata celebrativa che è partita dai talenti che abbiamo ricevuto, dalle tradizioni accademiche, dal patrimonio di cultura che appartiene a tutto il popolo sardo.

Nel quadro delle celebrazione centenarie, è avvenuta la premiazione dei nostri 53 migliori studiosi, i 36 “top scientists” delle Scienze Sperimentali in campo nazionale e i 17 individuati dai dipartimenti per le Scienze Umane e Sociali.

Il Convegno internazionale su <<Le origini dello Studio Generale sassarese>> (22 marzo 2012) ha rappresentato un momento alto di dibattito, promosso in accordo con il CISUI nell’ambito delle celebrazioni per i 450 anni dell’Ateneo e per i 150 anni dall’Unità d’Italia, chiuse a Caprera con l’inaugurazione del Museo del Risorgimento ad Arbuticci alla presenza del Presidente della Repubblica il 3 luglio.

Ci lasciamo alle spalle un anno intenso di manifestazioni, promosse in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti, il Conservatorio, il CUS, il CRUS, le Associazioni studentesche. Ci hanno aiutato finanziariamente la Fondazione Banco di Sardegna, il Banco di Sardegna, la Banca di Sassari, l’ERSU, le istituzioni locali.

Voglio ricordare la premiazione dei 450 studenti più meritevoli; la giornata sulla valutazione della ricerca, la laurea honoris causa a Pasqual Maragall, la consegna del sigillo storico ai dipendenti in pensione, la Messa solenne a San Giuseppe celebrata da Mons. Arcivescovo, la chiusura dei vecchi 25 dipartimenti, l’inaugurazione dell’ anno accademico con la presentazione dei 13 nuovi direttori di Dipartimento e del Teatro Comunale, la giornata celebrativa per i 450 anni al Teatro Verdi con la partecipazione del Presidente della CRUI Marco Mancini, la emozionante Lezione-Esibizione dei Tenores di Bitti, la Pasqua dell’Università, le giornate dell’Orientamento, la manifestazione nazionale Start up dell’anno 2012, il concerto degli Universitari in Piazza, l’incontro con il Commissario Europeo Hahn e con il Ministro Barca, l’intervento a Cagliari al Convegno Nazionale su “Il nuovo sistema sanitario per la Sardegna”, la visita degli Ambasciatori del Giappone Kohno, del Venezuela Rodríguez Díaz, della Cina Ding Wei, l'Erasmus Welcome Day, l'arrivo di tante delegazioni come quella oggi  dei Rettori della Rete delle Università Catalane o, a luglio, quella dell'Università di Pavia, le iniziative in tema di disabilità, i concerti, gli incontri scientifici, le presentazioni di libri, le inaugurazioni, le mostre, le manifestazioni sportive, musicali, del tempo libero che sempre di più entrano nella formazione degli studenti, i viaggi del Rettore e dei Delegati orientati a creare nuovi rapporti, stringere nuove alleanze, definire concreti progetti di ricerca, fino in Vietnam a Hué. La mobilità internazionale dei nostri studenti, che spezza un isolamento e si apre al mondo. La nostra è una università viva, piena di idee, di progetti, di speranze.

La consegna del candeliere d’oro speciale all’Università il 13 agosto ha sottolineato le radici, il rapporto forte, intenso identitario che lega l’Università alla città di Sassari e al territorio, nel ricordo di storie parallele che risalgono al Cinquecento spagnolo e di quel legame sotterraneo con i gremi, espressione delle categorie produttive di una città che ancora vuole crescere. Di quel giorno, tra le cose che mi sono più care conservo una lettera scritta dai goliardi che hanno assistito emozionati a quell’evento, con le feluche nascoste dietro la schiena: <>.

Eppure non sono mancati anche momenti di preoccupazione, come quando abbiamo dovuto far fronte ad un’indagine del Ministero dell’Economia che colpiva al cuore il nostro Ateneo. O quando abbiamo dovuto ritoccare le tasse dei nostri studenti prendendo atto del drammatico calo delle risorse statali. O quando si è concretamente prospettata la chiusura dei corsi in sede gemmata a Nuoro e ad Oristano ma anche ad Olbia, un patrimonio che intendiamo difendere per costruire nuovi saperi, alleanze per far crescere la Sardegna. Del resto anche ad Alghero abbiamo conosciuto ritardi e umiliazioni. Il Comune sta ora compiendo un passo importante destinando al Dipartimento di Architettura gli spazi di Santa Chiara, e per questo merita il nostro ringraziamento. L’immagine dell’ex convento delle Isabelline sul mare per questa cerimonia vuole sottolineare che la scelta di Alghero non è reversibile, ma rappresenta un valore aggiunto per il Dipartimento e per l’Ateneo. Il radicamento ad  Alghero, all’interno del borgo medioevale e della città murata, è destinata ad esaltare la proiezione internazionale del nostro Ateneo, l’orizzonte mediterraneo, i rapporti con il mondo catalano oggi testimoniati dal Presidente della Xarxa Vives e dall’intervento di Marc Mayer consigliere di amministrazione del nostro Ateneo

Infine, le amarezze per la riduzione ai minimi termini del turn over nel momento in cui stanno per svolgersi le abilitazioni nazionali, per il taglio del FFO, per i ritardi che si accumulano a causa di una burocrazia che interpreta in modo restrittivo la sua missione in una regione come la nostra che ha necessità di recuperare ritardi e disfunzioni. Per non restare sul generico penso in particolare all’edilizia sanitaria come nel caso della clinica neurologica. Penso ai ritardi nelle concessioni edilizie e negli allacci della luce elettrica  alle nuove strutture.

Più in generale il deserto produttivo che avanza in Sardegna, causato dal fallimento del progetto industriale messo in campo con il Piano di Rinascita e dall’aumento delle tariffe dell’energia e dei trasporti: il quadro ha finito per toccare drammaticamente i giovani cassintegrati della Vinyls che ci vengono strappati in questi giorni con la rottamazione degli impianti dopo anni di lotta disperata, mentre le bonifiche restano un lontano miraggio. Si tratta di un bollettino di guerra, che documenta lo sterminio industriale dell’isola e la fine di un orizzonte di sviluppo, ma che incide profondamente anche sul benessere e la solidità delle famiglie.

Il Rapporto della Banca d’Italia 2012 ed il 19° Rapporto sull’Economia della Sardegna pubblicato dal nostro Crenos fotografano un sistema economico sempre più debole, una contrazione del reddito delle famiglie e del PIL, il progressivo calo della ricchezza prodotta, le difficoltà delle imprese nell’investimento per l’incertezza economica e i vincoli del credito, con riflessi sulla qualità dei servizi pubblici in particolare dei servizi sanitari. Gli alti livelli della disoccupazione giovanile e il catastrofico andamento del mercato del lavoro in Sardegna annunciano prospettive difficili. Il Rapporto Crenos riconosce un ruolo decisivo tra i fattori di crescita e sviluppo dell’economia regionale al capitale umano, al livello di istruzione della popolazione adulta, al numero degli studenti universitari e dei laureati, alla formazione permanente degli adulti, agli investimenti in ricerca e sviluppo, ai brevetti, all’occupazione nei settori high-tech, al grado di diffusione della banda larga. La Sardegna deve migliorare la sua propensione all’innovazione tecnologica superando ritardi storici causati dalle ridotte dimensioni medie delle imprese.

Su questa nuova frontiera la responsabilità dell’Università finisce per essere determinante; non può essere solo valore aggiunto, ma deve proporsi come motore di innovazione e modernizzazione, a condizione che tutti noi perseguiamo l’obiettivo di premiare non l’appartenenza ma la competenza. Il nuovo Statuto dell’Autonomia ci impone obiettivi alti, dichiara la conoscenza come bene comune, promuove il confronto delle idee e la diffusione dei risultati scientifici anche allo scopo di contribuire al progresso culturale, civile, sociale ed economico e allo sviluppo sostenibile del territorio.

L’Università si trova oggi ad affrontare una situazione molto diversa rispetto al passato, che presenta aspetti di forte instabilità e segnali di ulteriore evoluzione. La complessità organizzativa che ne scaturisce va ricondotta al presentarsi (contemporaneo) di almeno sei condizioni:

- Autonomia gestionale, in ragione di una profonda rivisitazione dell’assetto della governance, in relazione all’attuazione della Legge 240, a cui si lega, un progressivo processo di accentramento decisionale da parte del Governo.

- Risorse tendenzialmente sempre meno disponibili (fondo di funzionamento ordinario, edilizia), legate ad un sistema di valutazione sempre più stringente, con una conseguente maggiore tensione sull’allocazione delle risorse, che rende necessario attivare fonti di finanziamento straordinarie, in particolare regionali e comunitarie.

- Richiesta di servizi qualitativamente più elevati nei settori strategici, come in quelli di supporto, collegabile ad una maggiore consapevolezza della domanda, che spinge verso un progressivo processo di decentramento, che implica, tuttavia, ingenti investimenti in tecnologia e risorse umane.

- Competizione nel settore della ricerca, anche in relazione ad una più stretta collaborazione con la comunità economica e delle imprese.

- Concorrenza sul mercato nazionale ed internazionale della formazione universitaria, che spinge, insieme alla normativa sull’accreditamento periodico delle sedi e dei corsi, a ridefinire le strategie e a riprogettare i percorsi di studio.

- Nuove opportunità, anche in relazione al ruolo dell’Università nel territorio quale fondamentale leva di sviluppo sociale, economico e culturale: innovazione, energie alternative, fruibilità dei beni paesaggistici e architettonici, turismo culturale legato al patrimonio identitario e alle tradizioni locali.

Il nostro Ateneo, dopo una serrata fase costituente, ha progettato e reso operativo il nuovo modello istituzionale di Università secondo gli indirizzi ministeriali, interpretati in senso molto innovativo, sulla base dei principi di autonomia, autogoverno, democrazia, equità, equilibrio dei poteri, collegialità, responsabilizzazione e rendicontazione.

Il nuovo modello deve stimolare processi virtuosi e far crescere l’Ateneo, tenendo conto della sua storia secolare, della sua complessità, della sua ricchezza di contenuti umani e scientifici: un Ateneo europeo proiettato anche nel Mediterraneo, di qualità, capace di misurarsi in un confronto internazionale, ma fortemente radicato nell’isola.

L’evidente necessità di cambiamento legata al mutato contesto di riferimento trova significativi ostacoli, in quanto le organizzazioni tendono naturalmente ad un’inerzia strutturale, di processi e di cultura interna. Altri vincoli sono determinati dal fatto che l’Università si trova oggi in una situazione di forte pressione sui risultati e, stante la riduzione delle risorse economiche, fatica a destinare ai processi di cambiamento l’attenzione che sarebbe necessaria.

Abbiamo in questi anni cercato di sostenere le persone che operano nella nostra Università nell’affrontare le incertezze, nell’assunto che il cambiamento non deve essere vissuto come elemento negativo, ma come sfida positiva. Abbiamo richiesto all’organizzazione uno sforzo e un impegno sostenibili.  Siamo convinti che il cambiamento deve essere attuato con le persone e non sulle persone, in modo da costruire un Ateneo in cui tutti gli attori ricoprano un ruolo significativo, ai diversi livelli, nel perseguimento degli obiettivi e nell’attuazione della missione istituzionale. Il processo è anzitutto un cambiamento culturale, in quanto riguarda in primis i valori e gli orientamenti; questo implica una maggiore consapevolezza da parte di tutti gli attori impegnati nella didattica, nella ricerca, nelle attività direzionali e in quelle tecniche e amministrative. Le partite, da sempre, si vincono facendo gioco di squadra.

Vorremmo ora cogliere questa occasione per guardare al futuro, pensando a come dobbiamo completare la rifondazione del nostro Ateneo, in esecuzione di una riforma universitaria che non vogliamo espressione del mito dell’aziendalizzazione delle Università e del valore commerciale del sapere. Eppure, anche se è il frutto di una tendenza iper-regolatrice ed essenzialmente autoritaria, superficiale e penalizzante, la legge 240 paradossalmente oggi deve diventare la nuova frontiera per difendere l’autonomia universitaria protetta dall’articolo 33 della Costituzione. Presto potremo intervenire con ulteriori modifiche statutarie per allargare le sfere di libertà, riconoscere i diritti, aprire nuove prospettive, come in tema di pari opportunità, di rappresentanza, di strutture di raccordo.

Siamo consapevoli che verremo giudicati per quello che non saremo stati capaci di fare, soprattutto se non affronteremo alcuni problemi centrali e alcune minacce: la spaventosa diminuzione delle risorse fino alla spending review che rischia di avere gravi ricadute sul sistema socio-economico specie nel Mezzogiorno allargando lo spread educativo e demotivando tanti protagonisti; la caotica riprogettazione dell’intera struttura degli Atenei e la ricomposizione dei Dipartimenti su nuove basi, la riduzione delle rappresentanze, l’impoverimento dei momenti di democrazia e di confronto interno, l’ulteriore precarizzazione dei ricercatori dopo anni di duro apprendistato; elementi che richiedono politiche di integrazione che correggano il modello centralistico di base e combattano il rischio di un’ulteriore stretta oligarchica, confermata dalla rimozione dei ricercatori e dei professori associati dalle commissioni di concorso.

Dobbiamo ora concentrarci sugli sbocchi occupazionali e sul rapporto tra formazione e lavoro, lo stiamo facendo efficacemente con i tanti progetti dedicati all'Orientamento, il che non significa sposare la letale ideologia della professionalizzazione dentro i corsi di laurea universitari più selettivi.

In Sardegna, caduto il mito della Rinascita, assistiamo ad una desertificazione produttiva e sociale che colpisce innanzi tutto il Capo di Sopra, non più difeso dopo lo smantellamento delle aree programma che in qualche modo garantivano i territori e perseguivano un riequilibrio nell’attribuzione delle risorse.   Tutto ciò si verifica all'indomani dell'adozione da parte dei due Governi che si sono succeduti di severe misure per il risanamento del bilancio dello Stato che hanno bloccato gli aumenti retributivi del personale; per non parlare delle limitazioni al turn over, del prolungato blocco dei concorsi con la conseguente riduzione dell’organico (siamo passati nel triennio da  731 docenti a 660; il personale tecnico amministrativo è passato da 635 a 575 unità). Incombe del resto all’orizzonte la prospettiva drammatica di circa un centinaio di prossime cessazioni dal servizio, l’aumento del numero degli studenti per singolo docente, il taglio del fondo di finanziamento ordinario degli Atenei con la minaccia dell’introduzione del penalizzante costo standard per studente, la possibile cancellazione del valore legale dei titoli di studio per la selezione della classe dirigente, che metterebbe definitivamente in crisi l'impianto del sistema universitario pubblico e colpirebbe pesantemente il nostro Ateneo; ancora la nuova formula dei Progetti di ricerca PRIN che privilegia le università specialistiche e i grandi gruppi di ricerca e mette insieme un farraginoso meccanismo di valutazione in sede locale con criteri che sono nettamente in contrasto con quelli adottati nella successiva valutazione nazionale. Eppure il risultato ottenuto nell’ultima tornata non è da disprezzare.

Nessuno riuscirà a convincerci che per innalzare la qualità del sistema universitario italiano sia necessario tagliare in tre anni del 13% le risorse, già spaventosamente insufficienti, mentre il Fondo di Funzionamento Ordinario dell’Università di Sassari è passato nel triennio da 82 a 72 milioni di euro. Vogliamo lavorare per garantire nel tempo la sostenibilità di bilancio, condizionata dalla costanza delle spese per il personale e dalla progressiva inutilizzabilità dell’avanzo degli esercizi precedenti, ancora molto alto (purtroppo cresciuto negli ultimi tre anni dai 45 ai 58 milioni di euro), prudentemente vincolato al fine di garantire eventi imprevisti e rischi da contenziosi e assicurare l’anticipo del pagamento delle indennità assistenziali al personale sanitario dovute da oltre un decennio. Le risorse aggiuntive ottenute con i fondi FAS hanno in questi giorni liberato quasi 6 milioni di euro destinati all’avanzo libero, ma non ci nascondiamo alcune criticità, in particolare il fatto che il FFO non riesce a coprire le retribuzioni del personale di ruolo.

Abbiamo avviato perciò alcune azioni prioritarie, perseguendo obiettivi di risparmio e buona amministrazione assolutamente necessari di fronte alla crisi:

- vogliamo migliorare gli indicatori di performances che vengono utilizzati per ripartire le risorse statali da parte delle strutture di didattica e di ricerca;

-          intendiamo favorire con tutte le azioni possibili l’attrattività di risorse esterne, in particolare quelle europee attraverso il programma Marittimo, l’ENPI il VII Programma Quadro e Horizon 2020 e la cooperazione con i paesi in via di sviluppo;

- siamo costretti ad affinare le politiche di reclutamento del personale di ruolo e a tempo determinato ponendo particolare attenzione agli equilibri di bilancio;

- è necessario valutare l’impatto finanziario relativo alla gestione ordinaria di tutte le strutture edilizie “a regime” e rispettare il programma di dismissioni deliberato dal Consiglio di Amministrazione;

- dobbiamo individuare ulteriori azioni volte al contenimento delle spese legate alla gestione ordinaria negli esercizi futuri, operando sul piano di programmi e progetti.

- occorre accelerare la spesa per l’edilizia su fondi di avanzo vincolati.

Deve essere chiaro che la riduzione delle risorse in questo tempo di crisi è una minaccia per quegli Atenei che, come il nostro, intendono recuperare situazioni di svantaggio e che non possono utilizzare la leva della tassazione studentesca in una regione nella quale garantire il diritto allo studio significa innanzi tutto prendere atto delle distanze fisiche e delle debolezze economiche delle comunità locali. Il gettito complessivo delle tasse studentesche tende a ridursi, anche in rapporto col calo del numero degli studenti (più contenuto rispetto alla media nazionale), passati da 17401 a 14811, a causa del processo di spopolamento che la Sardegna sta vivendo.

Gli studenti sono ripartiti nei 52 corsi di studio, 28 triennali, 18 magistrali, 6 a ciclo unico, con un salutare calo di dieci corsi nell’ultimo triennio. Immaginiamo un’ulteriore riduzione dell’offerta formativa per il prossimo futuro, in rapporto alla contrazione degli organici. Si riduce il numero dei fuori corso, mentre il numero degli immatricolati è stabile sulle 2124 unità. Gli iscritti alle scuole di specializzazione sono 730, di cui 438 ai 58 corsi di area medica. Le 11 scuole di dottorato profondamente riformate hanno 402 iscritti, 257 dei quali con borsa e 131 immatricolati. I master aumentano di numero grazie all’impegno dell’Assessorato regionale al lavoro che finanzierà anche corsi di alta formazione. I tirocini e gli stage coinvolgono ormai gran parte di nostri studenti con moltissime convenzioni in atto. Il Centro Linguistico si impegna con l'attivazione di corsi di lingua straniera, mentre vengono potenziati dappertutto i laboratori infornatici e progettiamo il rilancio di Unitel Sardegna.

L’Ateneo continua ad aprirsi agli scambi internazionali, lancia programmi di mobilità per studio, per ricerche, per tirocini all'estero, continua a scalare le graduatorie nazionali e insiste ad investire nell’ERASMUS, anche in un momento nel quale dall'Unione Europea non arrivano messaggi rassicuranti in materia di borse.

I dati sulla mobilità internazionale studentesca sono in crescita. Gli studenti in mobilità ERASMUS per studio saranno più di 400 per il secondo semestre, con quasi 3000 mensilità finanziate. Gli studenti in mobilità per tirocinio hanno sommato 645 mensilità. L'Ulisse, il programma di Ateneo per la mobilità extraeuropea, ha coinvolto 58 studenti, quadruplicando il numero delle mensilità. Complessivamente sono stati 531 gli studenti in mobilità all'estero per studio e per tirocinio, e 59 i docenti e le unità del personale tecnico-amministrativo. Gli Erasmus incoming sono stati 180, facendo registrare un incremento di quasi il 30% rispetto ai flussi dell'anno precedente.

A decorrere dalla istituzione del programma nel 2007 i docenti stranieri impegnati a Sassari nel programma Visiting professors per didattica e ricerca sono arrivati a un totale di 627, con evidenti positivi riflessi anche sulla produzione scientifica dei nostri colleghi.

L’Ateneo aderisce a reti interuniversitarie e ottiene straordinari risultati nel campo della ricerca scientifica: ma accanto al reperimento di nuove risorse e di nuove fonti di finanziamento anche dall'UE, assistiamo a un avanzamento in campo regionale e nazionale, grazie ai progetti presentati, ai nuovi laboratori, al riconoscimento di competenze, talenti e opportunità, come se tutti possiamo godere di una libertà nuova di proposta e di progetto, partendo dai più giovani, assegnisti, dottorandi, ricercatori a tempo determinato. In questo campo la legge regionale n. 7 del 2007 ha aperto veramente nuove strade anche nel settore del trasferimento tecnologico. La nascita del Centro Servizi grandi attrezzature di Ateneo per la ricerca, del Centro sulle tecnologie per i beni culturali, del Centro sulla nautica con Pisa e Genova e di una serie di altri Centri anche in collaborazione con il CNR, segna un momento di importante modernizzazione delle strutture di ricerca, che si accompagna oggi all’inaugurazione del Centro Elaborazione Dati in Via Rockfeller, nel quadro dei programmi rinnovati per l'Università digitale. In questo senso vanno le iniziative condotte dai delegati per il Museo Scientifico di Ateneo, l'Orto Botanico e il Sistema bibliotecario di Ateneo, reso autonomo e profondamente rinnovato grazie all'impegno pluriennale di Elisabetta Pilia.

In collaborazione con il Direttore Generale dell’AOU, la medicina universitaria si trasforma profondamente, in un orizzonte di programmazione e di risparmio. È stato iniziato un efficace percorso di integrazione con la nascita dei tre Dipartimenti Universitari di area medica e della Struttura di Raccordo. La prossima istituzione dell’Organo di Indirizzo, l’emanazione dell’Atto Aziendale, le riunioni del tavolo tecnico, gli investimenti proposti attraverso i Fondi FAS e le nuove attrezzature dalla PET alla TAC consentiranno all’AOU di Sassari di essere percepita come Azienda di riferimento per le attività assistenziali essenziali allo svolgimento delle funzioni istituzionali della Facoltà di Medicina e Chirurgia. L’integrazione sinergica passerà attraverso l’articolazione di strutture semplici, di strutture complesse e dei Dipartimenti assistenziali integrati.

Un evento importante per l'intero territorio del Sassarese è stata la acquisizione dei fondi FAS 2007/2013 per un importo totale di 182 milioni di euro a favore di Università, AOU, Accademia delle belle Arti, ERSU.

Dopo l’incontro del 9 marzo 2011, con i Ministri Fitto e Gelmini sul Piano per il Sud, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 21 gennaio 2012 della delibera CIPE, si è arrivati alla attribuzione dei Fondi FAS, definita in questi giorni con la trasmissione delle schede di cantierabilità, per un importo totale pari a 80 milioni di euro, di cui 17 milioni di cofinanziamento con fondi universitari.

I macrointerventi previsti sono relativi al Dipartimento di Agraria, al Polo Agrario Veterinario, all’Orto botanico e alla realizzazione Area Bionaturalistica. Poi la nuova sede del Dipartimento Chimico farmaceutico in Via Vienna, la realizzazione del nuovo Polo Umanistico di via Roma ed ex Istituto dei ciechi, la ristrutturazione dei palazzi dell'Amministrazione centrale in piazza Università; la ristrutturazione in Via Muroni dei dipartimenti di Giurisprudenza, Scienze Economiche e Aziendali e Scienze Politiche.

L’inaugurazione avvenuta stamane del nuovo Ospedale Veterinario testimonia l’impegno dei delegati e del nostro Ufficio tecnico. Ci prepariamo così nel migliore dei modi alla visita della Commissione EAEVE, recentemente nominata, che nel 2013 valuterà il Dipartimento di Medicina Veterinaria, che può ora contare anche su una nuova Azienda zootecnica.

Quello che presentiamo oggi è innanzi tutto un bilancio di mandato del Rettore, incarico che sono stato chiamato a ricoprire per un triennio in occasione delle elezioni del maggio 2009: prorogato ora per due anni, sento il dovere di rendere conto di quanto è stato fatto in un periodo che è stato intenso, caratterizzato da un’attività quasi frenetica dei delegati, degli uffici, di tutto il corpo accademico, che ha affrontato la riforma con spirito critico ma costruttivo, in un orizzonte di rinnovamento e di impegno. Cerchiamo ora la collaborazione delle istituzioni, in particolare della Regione, dei Comuni, dei Consorzi, dell’ERSU, impegnato sul versante del campus universitario e del contenimento delle tariffe studentesche.

La convenzione triennale 2012-14 tra la Regione Sardegna e le due Università sarde, firmata lo scorso 25 luglio con gli Assessori regionali alla Programmazione Giorgio La Spisa e alla Pubblica Istruzione Sergio Milia, fissa il quadro di obiettivi comuni in attuazione della legge regionale 26, mobilitando già per il 2011 un finanziamento per i due Atenei superiore ai 25 milioni di euro, una vera e propria boccata di ossigeno di cui siamo grati, anche se il patto di stabilità ha fin qui congelato oltre 50 milioni.

L'accordo con la Regione è collegato alla recente firma dell’intesa di federazione tra le Università di Cagliari e di Sassari per un processo di integrazione federativa dei due Atenei attraverso la formalizzazione delle attività svolte in collaborazione in settori strategici per lo sviluppo culturale, sociale ed economico della Sardegna, anche attraverso forme di mobilità incrociata. Con l’amico Rettore Giovanni Melis programmiamo  iniziative di interesse comune nell’ambito delle aree della didattica e dei servizi agli studenti, della ricerca e dei rapporti con il territorio, delle relazioni internazionali e dei servizi, delle opere pubbliche e della gestione finanziaria. Nasce il Sistema universitario regionale, che parte dal rispetto assoluto per l’identità e l’autonomia irrinunciabile di ciascun Ateneo storico.

Con la città di Sassari abbiamo cercato di ascoltare, di cogliere le ragioni della crisi, di affermare valori condivisi, di perseguire la sostenibilità delle risorse economiche e naturali, di combattere i fenomeni di disagio giovanile, di lavorare per un nuovo modello di sviluppo urbano virtuoso. Già in occasione dell’approvazione del piano strategico le rappresentanze più significative dell’economia e delle istituzioni locali, Comune, Provincia, Camera di Commercio e Confindustria, avevano sottolineato, in modo corale, la necessità di conoscenza tecnologica e informatica diffusa, più in generale avevano sollecitato un maggior interesse per le discipline dell’area tecnologica. Crediamo che l’Ateneo debba dare risposte a questa richiesta, riappropriandosi di funzioni di programmazione ed indirizzo che sono solo sue. La prolusione di Andrea Cereatti oggi va in questa direzione.

Dunque, dopo tre anni di attività, sentiamo ancora più forte il dovere di un impegno ulteriore, ancora più determinato e serrato, indirizzato a chiudere progetti ed a indicare prospettive e indirizzi per chi, a partire dal I novembre 2014, sarà chiamato a sostituirci senza soluzioni di continuità.

Cari amici, non sono mancati in questi ultimi tre anni momenti esaltanti, durante i quali tutti insieme abbiamo sentito solidarietà e amicizie vere intorno a noi. Mi preme ringraziare coloro che ci sono stati vicini, che si sono spesi insieme con noi, in primis i componenti vecchi e nuovi della Giunta. E poi il Prorettore Vicario Laura Manca e il Direttore Generale Guido Croci, i nuovi Prorettori, per un impegno che non ha conosciuto soste né pentimenti, soprattutto per un’amicizia che costituisce l’aspetto più gratificante dei tre anni appena trascorsi che, per quanto mi riguarda, sono stati difficili da affrontare ma pieni di curiosità, di passioni, di desideri da realizzare. Con identico sentimento di gratitudine rivolgo un sentito ringraziamento ai Presidi, ai vecchi e nuovi direttori dei Dipartimenti, ai membri del Senato, del Consiglio di Amministrazione, degli organi accademici, ai dirigenti; tra questi, Sonia Caffù, assunta in corso d’anno e trasferita a Sassari dal Miur; ai capi ufficio, agli impiegati, ai tecnici, ai bibliotecari, agli amici del Rettorato e della Direzione Amministrativa, soprattutto ai nostri studenti che - riuniti nelle tante associazioni fino ad ALAUNISS e all'ADI -, costituiscono l’“oggetto” più importante della nostra attività di insegnanti e sui quali abbiamo l’ambizione di trasferire, nella staffetta della vita, il testimone delle nostre ricerche e dei nostri studi.

A conclusione di questa cerimonia scopriremo una targa per ricordare i 450 anni dell’Ateneo e la visita del Presidente Napolitano e aggiorneremo l’elenco dei benefattori, ai quali ci legano vincoli di gratitudine profonda.

C’è un brano della Bibbia che mi è molto caro, quando Isaia immagina nell’Idumea sul Monte Seir nel silenzio angoscioso della notte, un passante che chiede alla vedetta collocata sulla torre più alta: «Sentinella, quanto resta della notte ?>>. La sentinella, quasi un oracolo benefico, risponde dall’alto della sua postazione: <>.

La notte nera in cui si trova attualmente il nostro Paese, la recessione, la crisi profonda fatta di omissioni, di pigrizie, di interessi personali speriamo stia per finire, il baratro finanziario, il malessere economico e culturale possono ormai essere alle spalle, e l’alba si annuncia con tutte le sue speranze: abbiamo superato questa fase drammatica della nostra storia qui a Sassari credo con dignità e rispetto per le persone, cercando di rispondere alle attese, di sentire il parere di tutti, di collegare tra loro i terrori e le esperienze della Sardegna. Il nostro è stato e continuerà ad essere un Ateneo sano, un’Università in crescita continua, una realtà viva, dinamica, positiva. Da domani spetta a noi, in particolare ai nostri giovani, vigilare perché la luce dell’alba del giorno nuovo illumini un futuro di serenità e di impegno.

Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Maggio 2013 09:21

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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