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Theodor Mommsen in Sardegna (ottobre 1877). Introduzione Targa commemorativa

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Scritto da Administrator | 31 Marzo 2014

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Theodor Mommsen in Sardegna (ottobre 1877).
Introduzione Targa commemorativa.

Sassari, 26 marzo 2014

Questa serata è dedicata Theodor Mommsen in Sardegna, riprendendo gli spunti dei lavori portati avanti dieci anni fa da Antonello Mattone e da me stesso nel volume su Theodor Mommsen e l’Italia, con gli atti dei Convegni dell’Accademia Nazionale dei Lincei,  anticipati anche sugli  “Annali di storia delle Università italiane” e in “Diritto @ Storia, Rivista internazionale di Scienze Giuridiche e Tradizione Romana”, con la collaborazione di tanti amici, soprattutto di Elena Pittau, per le diverse missioni effettuate a Berlino e per la complessa trascrizione e traduzione delle lettere; di Rosanna Mara, che ha iniziato la ricerca che si è sviluppata grazie a Manfred G. Schmidt  e Volker Weber del Corpus Inscriptionum Latinarum e della Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften, Ursula Winter della Staatsbibliothek zu Berlin, Marie-Christine Henning della Martin-Luther-Universität Halle-Wittenberg, Thomas Fröhlich, direttore della Biblioteca del Deutsches Archaeologisches Institut Rom. Ringrazio inoltre Paola Ruggeri per i rapporti del Mommsen con Luigi Amedeo e Piero Tamponi, Marc Mayer, Marco Buonocore, Antonio Corda, Antonio Ibba, Giovanni Lobrano, Cecchino Sini; e poi Stefania Bagella, Giuseppina Fois, Sotera Fornaro, Giovanni Marginesu, Paolo Melis, Alberto Moravetti, Giuseppe Piras, Antonello Sanna, Cinzia Vismara, Raimondo Zucca. Un pensiero anche a Tito Orrù, scomparso un anno fa.

Oggi riusciamo a coronare un desiderio, quello di dedicare una lapide per ricordare il viaggio di Theodor Mommsen in Sardegna: questo momento completa in qualche modo la fase finale del  mio mandato rettorale. Mi rimane il sospetto di aver un poco esagerato con le epigrafi, come quelle poste nelle aule di Piandanna con una frase di Galileo Galilei (La luce della scienza cerco e 'l beneficio) o al Palazzo di Lingue e nell’aula umanistica di Via Zanfarino con una frase che Virgilio attribuisce alla Sibilla Cumana (sed iam age, carpe viam et susceptum perfice munus, acceleremus), tre versi condensati nel motto del nostro Ateneo Susceptum perfice munus collocato nelle scale del Rettorato; per non parlare della frase della Naturalis Historia di Seneca all’ingresso del Palazzo centrale di Piazza Università (Multa venintis aevi populus ignota nobis sciet);  la dedica della iscrizione posta nel novembre 2010 per ricordare Francesco Cossiga studente e docente. Infine la lapide dei 450 anni per la visita del Presidene Napolitano, con la promessa dei soldati del Castellum Tamudense in Mauretania et deinceps observabimus. Più di quanto non si pensi, ci sono tante storie che si incontrano, tante esperienze che rimangono incise, tante emozioni.

Oggi ci concentreremo innanzi tutto sul pesante giudizio del Mommsen sulla pugna da condurre contra saecularem ignaviam tenebrasque vetustate consecratas della Sardegna arretrata dell'800, meta privilegiata di una lunga serie di viaggiatori stranieri, interessati in particolare alla civiltà nuragica. Poco conosciuti erano fino a pochi anni fa, sul campo romanstico, i difficili viaggi compiuti in Sardegna, da tre studiosi tedeschi, veri e propri pionieri della ricerca epigrafica, Theodor Mommsen comparso 110 anni fa e i suoi collaboratori Heinrich Nissen e Johannes Schmidt per la raccolta della documentazione epigrafica da inserire nel X volume del Corpus Inscriptionum Latinarum pubblicato nel 1883. Siamo negli anni successivi alla “perfetta fusione” della Sardegna con gli Stati di terraferma ed all’Unità d’Italia (1866-1881), quando l’isola fu raggiunta da altri studiosi tedeschi come Julius Euting di Tübingen che fu a Cagliari ed a Sassari nel 1869 per le iscrizioni fenicie, da Wolfgang Helbig, segretario dell'Instituto di Corrispondenza Archeologica di Roma, che visitò Cagliari e Ploaghe nel 1875. La Sezione Manoscritti della Staatsbibliothek di Berlino conserva una ricca documentazione epistolare che comprende originali autografi provenienti dall'archivio e dalla biblioteca del Mommsen di Charlottenburg a Berlino ovest, a due passi dalla Porta di Brandeburgo e copie di lettere provenienti dal Municipio e dalla Biblioteca Universitaria di Cagliari e dall'archivio personale di Filippo Nissardi assistente del Commissariato alle antichità della Sardegna, in relazione ai corrispondenti sardi ed ai collaboratori tedeschi impegnati in Sardegna. Nel complesso siamo riusciti a raccogliere in qusti anni un centinaio di lettere per circa la metà in lingua tedesca, che si aggiungono ad altri documenti di estrema rilevanza per lo più redatti in lingua italiana reperiti presso la Biblioteca della Provincia e la Biblioteca Reale di Torino, la Biblioteca Universitaria, l’Archivio Comunale e l'Archivio di Stato di Cagliari, presso le Soprintendenze ed i Musei della Sardegna, presso l’Archivio storico dell’Università di Sassari e presso altre Istituzioni. Nulla ci risulta conservato presso la Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften, mentre mentre qualcosa riemerge ora anche dall’archivio dell'Istituto Archeologico Germanico di Roma, in particolare un frammento della corrispodenza del Mommsen con Pietro Tamponi, ispettore archeologo a Terranova, ma solo per il 1885. Con Anna Maria Nieddu stiamo preparando l’edizione delle lettere a corrispondenti sardi, nell’edizione nazionale curata da Oliviero Di Liberto e Marco Buonocore.

Oggi  affronteremo, nei diversi interventi, molti temi legati al Mommsen:

1- il viaggio preparatorio alla ricerca delle iscrizioni latine della Sardegna compiuto dal ventisettenne Heinrich Nissen, tema trattato in sei lettere ricevute dal Mommsen nel corso del 1866, compresa una datata da Cagliari;

2- la scoperta della Tavola di Esterzili e altri temi epigrafici ripresi dalle lettere del Nissen del 1866 ed in due imbarazzate lettere del Mommsen del gennaio 1867 al can. Giovanni Spano, considerato il padre dell’archeologia in Sardegna;

3- i falsi d'Arborea e il severo giudizio della commissione berlinese in 23 lettere di Carlo Baudi Di Vesme al Mommsen ed in 7 lettere del Mommsen al Baudi Di Vesme, tutte databili dal 1869 al 1874, dunque riferibili al periodo che precede e che segue il Bericht dell'Accademia berlinese del 1870;

4- il viaggio in Sardegna del Mommsen nelle dieci lettere del 1877: due di Giuseppe Fiorelli chiamato due anni prima a ricoprire l'incarico di Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti, due di Vincenzo Crespi l’assistente del Museo di Cagliari, cinque del Mommsen per il Crespi, una del Mommsen allo Spano;

5- i controlli e le verifiche autoptiche richiesti per l'edizione del CIL X nelle quattro lettere degli anni successivi inviate al Crespi e nelle lettere del Nissardi;

6- l'incendio della biblioteca di Charlottenburg, la biblioteca stregata di Oliviero Di Liberto (12 luglio 1880), incendio che aveva colpito con particolare durezza la documentazione sarda, segnatamente i fac-simili ed i calchi effettuati dal Nissardi nel suo secondo viaggio;

7- infine il viaggio del trentenne Johannes Schmidt, illustrato in ben 36 lettere spedite al Mommsen dal 4 marzo 1881 e da Halle fino al 23 maggio 1883, con la parentesi delle cinque lettere datate dalla Sardegna.. Come ho detto, i manoscritti di queste lettere si trovano nella Staatsbibliothek di Berlino nel fondo Mommsen, presso la sala manoscritti e rappresentano solo una parte della raccolta delle lettere dello Schmidt, Privatdozent ad Halle dal 1878, Extraordinarius nel 1883 e poi Ordinarius a Königsberg nel 1892 due anni prima della morte, avvenuta nel 1894 quando aveva solo 44 anni di età; la documentazione della corrispondenza tra Mommsen e Schmidt  prosegue senza interessare la Sardegna fino al 1887, sempre con un carattere informativo e di rapido resoconto.

Questi dati, distribuiti in maniera disorganica su 17 anni, si integrano con le numerose notizie apparse sulla stampa sarda contemporanea e con i lavori svolti dai nostri colleghi sassaresi sull'attività del can. Giovanni Spano, di Ettore Pais, fondatore del Museo di Sassari e allievo e collaboratore del Mommsen, di Pietro Tamponi, ispettore onorario a Terranova, di Luigi Amedeo, ispettore onorario a Porto Torres, di Gaetano Cara, il discusso direttore del Museo di Cagliari morto durante la visita del Mommsen, coinvolto in traffici e loschi affari violentemente denunciati dallo Spano, dei falsari delle carte d'Arborea Gavino Nino e Salvatorangelo De Castro autore quest'ultimo del polemico volumetto edito nel 1878 intitolato Il prof. Mommsen e le Carte d'Arborea, pubblicato all'indomani del movimentato viaggio in Sardegna: nella prefazione dedicata a Pietro Martini si ricordava che «la venuta del celebre Mommsen nella nostra isola risvegliò quel fuoco che stavasi nascosto sotto le ceneri d'una polemica irosa, d'una burbanza sconfinata, d'una leggerezza senza modo e d'una selvaggia avversione a questo popolo sardo, diseredato dalla fortuna, ma più forte di cuore, come il granito, che forma l'ossatura delle sue montagne».

Il quadro complessivo appare con estrema chiarezza da una documentazione che comunque risulta incompleta, se è vero che ad esempio tutte le lettere inviate dal Mommsen allo Schmidt con le istruzioni sulla Sardegna, presumibilmente almeno una trentina, sono andate a quanto pare perdute. L’aspetto tecnicamente più rilevante è poi rappresentato dal metodo di lavoro del Mommsen, dei suoi allievi e dei corrispondenti sardi, che si occuparono con particolare attenzione delle iscrizioni della Sardegna, realizzando calchi in gesso (ectypa), calchi su carta assorbente (il Baudi di Vesme usa la parola francese calque), facsimili, disegni (exempla), lucidi, fotografie, facsimili fotolitografati, semplici trascrizioni su schede, ma anche piante, prospetti di monumenti, ecc.

Credo di dovermi fermare qui, ma lasciatemi dire la soddisfazione per esser riusciti a raccogliere in questa giornata tanti contributi trasversali, che segneranno ne sono sicuro un significativo passo in avanti nei nostri studi. L’iscrizione che scopriremo incisa dal Maestro Farina, segnerà nel tempo il ricordo del passaggio a Sassari  del più illustre giurista e storico dell’antichità del XIX secolo, premio Nobel del 1902 per la letteratura.

A fine serata inaugureremo anche il coloratissimo trittico donato da Liliuana Cano, grazie all’impegno di Massimo Mannu: un’opera  luminosa bianca e azzurra, che raffigura una zattera che avanza nella tempesta in mare aperto, con un Ulisse che ora è accompagnato dalla sua Penelope e sfida le onde e l’uragano; capace di superare la prova meglio che nel rosso sangue di un’altra opera di Liliana,  Naufragio, che invece fotografa un istante finale e una tragedia. Il mare, l’acqua, la bellezza, l’amore. Nelle opere di un’artista che amiamo cè tanta mitologia greca e latina, come nelle dee greche, Pallade e Afrodite, nel ratto delle Sabine, nella lotta dei Centauri e dei Lapiti. Grazie per questo splendido dono.

Ultimo aggiornamento Lunedì 31 Marzo 2014 08:42

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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