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Luigi Berlinguer: Ri-creazione, per una scuola di qualità per tutti e per ciascuno.

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Scritto da Administrator | 12 Maggio 2014

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Luigi Berlinguer: Ri-creazione, per una scuola di qualità per tutti e per ciascuno.
Sassari, Biblioteca comunale, 9 maggio 2014

Cari amici,

un’improvvisa convocazione a Cagliari mi impedisce di partecipare al dibattito intorno a questo straordinario volume di Luigi Berlinguer per la ri-creazione di una scuola di qualità per tutti e per ciascuno, con Carla Guetti per Liguori editore. Debbo partecipare stasera alla presentazione dell’Accordo sui  Fondi Fas conquistati sanguinosamente dalla nostra Università destinati a completare con 80 milioni di euro tutte le incompiute: l’orto botanico, il complesso bionaturalistico, le aziende agrarie, Veterinaria, Lettere e Lingue, la Piazza Università..  Lasciatemi ricordare che proprio Luigi Berlinguer aveva assegnato al nostro Ateneo 50 miliardi di lire in edilizia, su richiesta del Rettore Alessandro Maida, un passo fondamentale per la modernizzazione di strutture decrepite che necessitavano di interventi radicali.

Mi scuso per l’assenza forzata, Avrei voluto parlare dei molti problemi posti con nitida chiarezza da questo libro, che ho letto tra Sassari l’Afganistan, nel corso di un viaggio aereo durato 24 ore, verso l’Università di Herat.:  Questo è un volume che riesce a portare a sintesi una riflessione di decenni, maturata nel fervido periodo di rettorato a Siena e poi come parlamentare, come Ministro della pubblica istruzione e infine come deputato europeo.  Mentirei se dicessi che condivido fino in fondo tutte le posizioni dell’autore.

Sullo sfondo di queste pagine c’è una dimensione internazionale che discende dall’armonizzazione dei sistemi scolastici e di alta formazione della dichiarazione della Sorbonne, c’è una insoddisfazione di fondo e una preoccupazione per il futuro della scuola italiana. C’è il senso di una opera che non è stata portata a compimento fino in fondo, anzi è stata contrastata e contraddetta tante volte. C’è soprattutto un interrogativo: anche la sinistra non è stata veramente in grado di mettere in sicurezza la scuola, per i tanti provvedimenti contraddittori,. per la incapacità di staccarsi da un modello antico, che risale indietro nel tempo, fino almeno a Giovanni Gentile, per l’impotenza delle forze politiche, che non hanno saputo convogliare le tante straordinarie energie che operano nella suola italiana ?

Io personalmente sarei più ottimista: ci sono tanti segnali di ripresa, tanti insegnanti appassionati e desiderosi di percorrere strade nuove, milioni di studenti che ogni giorno si pongono domande, si interrogano, si scoprono diversi, discutono e competono tra loro.

Non posso con un beve saluto come questo dire molte parole, ci saranno di certo altre occasioni: eppure vorrei cogliere alcuni aspetti collegati necessariamente al rilancio della scuola italiana: Francamente non mi convincono le ricette facili, che affermano oggi quanto in passato era stato negato. Se tutti possono essere d’accordo che occorre perseguire la flessibilità, la formazione differenziata delle persone, verso una scuola che si strutturi dal basso, non si può ignorare una evidente contraddizione, visto che di fatto i comportamenti dei Ministri non hanno fatto altro che appiattire, omologare, unificare, semplificare, banalizzare.  Nel recente passato abbiamo conosciuto in Italia un vero e proprio dilagare delle articolazioni del sistema dei Licei suddiviso in 396 indirizzi e 52 progetti assistiti. Dopo la Riforma della Scuola secondaria di II grado la Gelmini si è gloriata di aver sfoltito una giungla.

Sbagliava la Gelmini, lo stesso ministro che ha gettato una bomba a mano dentro l’università italiana  con la legge 240 ? Dobbiamo tornare a un modello di scuola differenziata nel numero dei minuti di insegnamento tra musica, latino, inglese, matematica ? Oppure dobbiamo creare collegamenti e strutture fortemente interdisciplinari ?  In questi giorni all’Università i Crediti formativi universitari che sono in passato arrivati a pesare 1, 2, 4, 5, 6, 10, oggi stanno tornando tutti a 12.  Popper nel 1956 scriveva che <<la mia disciplina non esiste, perché le discipline non esistono in generale. Non ci sono discipline, né rami del sapere; o piuttosto, di indagine.  Ci sono solo problemi e l’esigenza di risolverli>>.

Questo libro fa emergere la necessità di ripensare dalla base la struttura della scuola italiana, creare nuove aggregazioni culturali, studiare nuovi linguaggi, tutti compiti che a mio avviso non possono essere semplicemente affidati alla casualità o allo spontaneismo, non possono neppure trasformare le discipline in semplici tematiche, non possono giustificare l’assenteismo perdurante della politica.

In questo libro c’è il rimpianto per le cose progettate e non realizzate come la legge 30 sulla riforma dei cicli scolastici abrogata dalla Moratti. C’è la denuncia per la dispersione scolastica, che non può dipendere solo dal fatto che la struttura dell’insegnamento non parte dal basso. C’è la consapevolezza che l’autonomia scolastica poteva dare frutti migliori. Che non si è sostenuta la ricerca educativa.  Che non si è legata sufficientemente la scuola all’Università, attraverso processi veri di orientamento e di integrazione.

Mi ha molto colpito che tutti gli esempi di sperimentazione didattica citati nel volume, oltre un centinaio, siano senza eccezione di scuole di altre regioni, come se la Sardegna fosse ferma, non sperimentasse strade nuove, non coinvolgesse i propri studenti. Non è così, conosciamo tutti esempi di straordinaria vitalità, di passione, di emozioni profonde, come quelle che abbiamo provato nei giorni scorsi ascoltando il canto struggente del paggio, una dolce ragazza sarda che annunciava la fine dell’avventura di Bruto e di Cassio nel Giulio Cesare di William Shakespeare sul palcoscenico del Liceo  Canopoleno qui in città. Penso, per quanto mi riguarda, al progetto coordinato da Ida Rita Candrian e Caterina Gaddia, "Saxa turritana loguuntur: epigrafi nel territorio di Sassari", finanziato dall'Assessorato alla Pubblica Istruzione della Regione Sarda e patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali per gli studenti del Liceo Scientifico "G. Marconi" di Sassari, che ha portato alla riscoperta del patrimonio artistico della città e in particolare le iscrizioni, occasione per ricordare agli studenti l'importanza della lingua latina quale veicolo per la comunicazione di messaggi semplici o  complessi: L'iscrizione che diventa dunque occasione per rendere più comprensibile, più vicina alla realtà quotidiana la lingua latina, di solito intesa come distante, letteraria dagli studenti e per questo forse poco amata.

Seguiti dai docenti, i ragazzi hanno fotografato, letto, schedato, trascritto, tradotto, commentato le iscrizioni in lingua latina, impegnando parte del loro tempo libero. Laddove i testi non era più visibili hanno condotto ricerche di archivio presso la Soprintendenza, consultando le schede cartacee; in altri casi hanno richiesto l'accesso agli archivi dell'Università e al materiale bibliografico conservato. Un'esperienza che ha dimostrato come ormai la cultua classicxa non possa fare a meno dell’informatica, delle riprese aeree, delle scienze dure, dei laboratori di analisi e di restauro. Come la cultura classica si debba in qualche modo confrontare con l’archeologia, l’ambiente, la topografia, il rilievo, il disegno, le foto aeree, per competenze nuove.

Ormai si è capito che  non concordo con chi sostiene che siamo stati tutti corrotti dal Liceo Classico: L’interrogativo è dunque: quale senso dare agli studi classici oggi? Come creare emozioni e simpatia ? Il rischio è il non percepire il senso e il valore di una formazione classica, che in Italia ha un suo specifico significato e una sua tradizione culturale. Basterebbe citare il numero incredibile di frasi in latino contenute in questo libro. Si tratta da un lato di rinnovare le metodologie didattiche dando spazio alla ricerca, all’apprendimento, al confronto, alla scoperta. E in questo il compito dei docenti è particolarmente difficile perché richiede una forte capacità di rinnovarsi, di cambiare, di essere alternativi e creativi. Si tratta d’altra parte di riavvicinare la cultura, quella vera, alla vita, farne cogliere il senso, il valore, l’utilità. Dare significato ai saperi della cultura classica.

Il Liceo De Castro a Oristano, così come l’Azuni a Sassari e il Dettori a Cagliari hanno rappresentato e ancor più possono rappresentare una punta di eccellenza per l’istruzione in una Sardegna che ha sempre di più necessità di porre al centro delle politiche sociali la conoscenza come bene comune e che deve realizzare infrastrutture della cultura in tutto il territorio regionale.

Intanto, vorrei subito dire che è falso che gli autori classici guardino sempre al passato e non al futuro: nel mio programma elettorale come Rettore ho adottato un motto preso dalle Questioni Naturali di Seneca:: <<Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura; molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo, quando di noi anche il ricordo sarà svanito:il mondo sarebbe una ben piccola cosa se l’umanità non vi trovasse materia per fare ricerche>>.

Oggi queste frasi illuminanti, tutte proiettate verso il futuro, compaiono nell’Atrio della nostra Università che vuole guardare davanti a sé verso un orizzonte più largo, scoprendo la vitalità della cultura classica e l’importanza della ricerca scientifica fatta di curiosità, interessi, passioni che debbono motivare e animare la vita di tutti i giorni dei nostri studiosi, dei nostri insegnanti, dei nostri studenti..

Occorre richiamare fortissimamente i giovani di tutti i Paesi europei a non trascurare il proprio principium, un principium che non è nazionale ma che immerge in particolare il nostro paese in una prospettiva universale e globale, che tiene conto degli intrecci della storia e che ci orienta verso un’apertura sempre più ampia e solidale..

Gli studi classici hanno molte ragioni per continuare ad essere praticati nella moderna civiltà tecnologica e di mercato, a condizione che si guardi al mondo classico come radice costitutiva della civiltà del mondo di oggi e di domani, si riconoscano i principi di democrazia, religione, solidarietà e tolleranza che sono espressione del mondo antico ma sopratutto alla base del processo costitutivo di quelle nazioni che hanno dato vita all’Europa.

Senza gli studi classici il mondo sarebbe peggiore: noi esaltiamo costantemente la civiltà moderna tecnologica, ma non ci accorgiamo che lo facciamo solo in rapporto con il mondo antico.

Se abbiamo un futuro – e noi vogliamo avere un futuro– il futuro sta proprio nel far intendere ai giovani il loro rapporto con il passato e quindi saper leggere il loro presente in relazione al passato e il passato in relazione al presente, ricorrendo all’intertestualità e riscoprendo il continuum della nuova Europa con il mondo antico.

Chi mi conosce sa che sono convinto che gli studi classici possono rappresentare un punto di riferimento oltre che per i paesi europei paradossalmente anche per il Maghreb e per altre aree del mondo, a iniziare dall’America latina.

Dunque, cultura classica come libertà, diritto, giustizia, solidarietà, fides, ragione, poesia, arte, patrimonio degli uomini, faticoso a raggiungersi, se volete, ktema eis aei, secondo il monito di Tucidide, non oggetto di antiquariato e di nostalgica erudizione.

Nell’età della globalizzazione, dove troppo spesso emerge il demone dell’homo oeconomicus, del mercato, la lezione antica e moderna della cultura classica ci insegna a riconoscerci nei valori fondati sull’humanitas, di quel nihil humani a me alienum puto. Ancora nel terzo millennio, la lezione della cultura classica sgorga dalla fonte Castalia e ripete il motto delfico del <<conosci te stesso>>.

Sono concetti lontani da quelli contenuti in questo libro, dove per classico si intende Omero, Tucidide, Leopardi, Dickens, Dostoevskij, Kafka: ma proprio questa differenza di opinioni rende questo libro una pietra miliare, un punto di riferimento da assumere, un orizzonte da varcare per andare davvero oltre.

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Maggio 2014 21:18

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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