1

Seguimi su ....

FacebookTwitterLinkedIn

I Edizione del Certamen Andrea Blasina. Liceo Azuni, 13 maggio 2014.

PDFStampaE-mail

Notizie - Archivio
Scritto da Administrator | 12 Maggio 2014

Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 

Intervento del prof. Attilio Mastino, Rettore dell’Università di Sassari
I Edizione del Certamen Andrea Blasina
Lic
eo Azuni, 13 maggio 2014, ore 10

Cari amici,

a causa della concomitante difficile riunione del Consiglio di Amministrazione dell’Università, mi è purtroppo impossibile essere con voi per la cerimonia di premiazione di questa prima edizione del Certamen Andrea Blasina dicatum, con la gara di traduzione dal greco promossa dal Liceo Classico statale Azuni di Sassari e dal suo dirigente Massimo Sechi.

Il 30 novembre scorso ho accompagnato Andrea nel suo ultimo viaggio a Sant’Agostino assieme ai suoi carissimi studenti, ai suoi colleghi, ai suoi maestri come Roberto Nicolai, assieme ai suoi parenti, ai genitori, a Lella e a Valentino.

Ho avvertito il dolore di tutti noi per una scomparsa prematura, a 45 anni di età, l’affetto, il rimpianto per quello che poteva essere. Sui giornali è  stato ricordato come un  raffinato studioso di cultura classica, grecista appassionato e amatissimo docente del liceo sassarese Azuni, che ha combattuto con coraggio contro un male crudele. Io oggi vorrei ricordare le sue passioni, le sue curiosità, il gusto per la scoperta che l’ha sempre accompagnato, la sua generosità: ci mancherà il suo sorriso e la sua amicizia, ma anche la sua capacità di investigare, di ricercare, di ottenere dei risultati scientifici, di esplorare una terra incognita, alla quale si affacciava affascinato e pieno di desideri. Ci sono sul web decine di ringraziamenti, ricordi, pensieri <<che confermano – scrive un amico -  se ce ne fosse bisogno, quanto questo grande studioso sia riuscito nella sua breve ma intesa vita, a essere anche un grande uomo>>. Gli sono sempre rimasto legato, sentendomi in colpa forse per non averlo seguito abbastanza, specie nella malattia.

Voglio esprimere a nome dell’Università di Sassari la gratitudine ai docenti referenti che hanno promosso questo Certamen, che rappresenta una novità in Sardegna, un momento di rilancio della cultura classica, un orizzonte di impegno per tutti noi : i professori Evelina Grixoni, Stefania Gala, Nicola Cadoni.  E poi i componenti della Giuria, Roberto Nicolai, Antonio Deroma, Stefano Novelli. Tutte persone che mi sono care davvero e che testimoniano oggi una fedeltà e una memoria, che continuano una storia e che promettono un futuro.

Andrea si era formato presso l’Università di Pisa, aveva conseguito il Dottorato di ricerca presso l’Università di Roma “La Sapienza” sotto la guida del prof. Luigi Enrico Rossi, che ho avuto modo di conoscere e di apprezzare. Nel 2001 ha vinto concorsi nazionali a cattedre per quattro diverse classi di concorso ed è risultato primo selezionato in Sardegna per la classe 052. Ha tenuto relazioni a convegni scientifici in Italia e all’estero, formandosi significative esperienze sia nel campo degli scambi internazionali come nel progetto Leonardo da Vinci,  sia in quello delle sperimentazioni sul teatro classico.

Nella nostra Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari Andrea ha lavorato per anni presso l’Istituto di Filologia Classica, ha sofferto e ha costruito rapporti e amicizie: voglio ricordare almeno l’assegno di ricerca in L-FIL-LET/02 per il periodo 2004-2008. Ci sono tanti suoi amici e colleghi che oggi lo piangono.

In questi anni Andrea ha dimostrato una incredibile capacità di lavoro, soprattutto una passione e un entusiasmo che era in grado di trasmettere ai suoi allievi, grazie alla straordinaria conoscenza dei problemi storico letterari e per la forte dimensione storica dei suoi principali lavori.

La sua ampia e significativa produzione scientifica comparsa in collane e prestigiose riviste internazionali, era molto apprezzata, soprattutto sul teatro attico. Ricordo tra l’altro la monografia dal titolo Eschilo in scena.

Era particolarmente  attento anche alla fortuna e ricezione in età umanistica dei testi drammatici con contributi ricchissimi di spunti : ricorderei almeno la monografia sul Prometeo di Eschilo del cinquecentesco senese Marcantonio Cinuzzi .

Spesso mi faceva dono dei suoi lavori e a casa ho ritrovato alcuni articoli con la dedica manoscritta. Parlava anche delle sue prossime ricerche, che promettevano nuovi sviluppi, una riflessione non convenzionale e filologicamente irreprensibile sui più grandi autori della grecità classica.  Uno dei suoi progetti riguardava la presenza e la funzione dei proverbi nella tragedia; un altro suo progetto era funzionale alla didattica nella scuola secondaria superiore; del resto sapevamo che nel Liceo Azuni aveva veramente realizzato il meglio di se, grazie alla curiosità intellettuale, alle ottime capacità espositive e alla conoscenza delle lingue straniere.

Ho presentato nei giorni scorsi alla Biblioteca comunale il volume di Luigi Berlinguer, Ri-creazione, per una scuola di qualità per tutti e per ciascuno: sullo sfondo c’è una meditazione profonda, la riflessione sul problema della modernità del classico, di cui Andrea, come me, era persuaso. Non concordavamo con chi sosteneva  che siamo stati tutti corrotti dal Liceo Classico: L’interrogativo è dunque: quale senso dare agli studi classici oggi? Come creare emozioni e simpatia ? Il rischio è il non percepire il senso e il valore di una formazione classica, che in Italia ha un suo specifico significato e una sua tradizione culturale. Si tratta da un lato di rinnovare le metodologie didattiche dando spazio alla ricerca, all’apprendimento, al confronto, alla scoperta. E in questo il compito dei docenti appare particolarmente difficile perché richiede una forte capacità di rinnovarsi, di cambiare, di essere alternativi e creativi. Si tratta d’altra parte di riavvicinare la cultura, quella vera, alla vita, farne cogliere il senso, il valore, l’utilità. Dare significato ai saperi della cultura classica.

Il Liceo De Castro a Oristano, così come l’Azuni a Sassari e il Dettori a Cagliari hanno rappresentato e ancor più possono rappresentare una punta di eccellenza per l’istruzione in una Sardegna che ha sempre di più necessità di porre al centro delle politiche sociali la conoscenza come bene comune e che deve realizzare infrastrutture della cultura in tutto il territorio regionale.

E’ assolutamente falso che gli autori classici guardino sempre al passato e non al futuro: nel mio programma elettorale come Rettore ho adottato un motto raccolto dalle Questioni Naturali di Seneca:: <<Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura; molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo, quando di noi anche il ricordo sarà svanito: il mondo sarebbe una ben piccola cosa se l’umanità non vi trovasse materia per fare ricerche>>.

Oggi queste frasi illuminanti, tutte proiettate verso il futuro, compaiono nell’Atrio della nostra Università che vuole guardare davanti a sé verso un orizzonte più largo, scoprendo la vitalità della cultura classica e l’importanza della ricerca scientifica fatta di curiosità, interessi, passioni che debbono motivare e animare la vita di tutti i giorni dei nostri studiosi, dei nostri insegnanti, dei nostri studenti..

Vorremmo richiamare fortissimamente i giovani di tutti i Paesi europei a non trascurare il proprio principium, un principium che non è nazionale ma che immerge in particolare il nostro paese in una prospettiva universale e globale, che tiene conto degli intrecci della storia e che ci orienta verso un’apertura sempre più ampia e solidale..

Gli studi classici hanno molte ragioni per continuare ad essere praticati nella moderna civiltà tecnologica e di mercato, a condizione che si guardi al mondo classico come radice costitutiva della civiltà del mondo di oggi e di domani, si riconoscano i principi di democrazia, religione, solidarietà e tolleranza che sono espressione del mondo antico ma sopratutto alla base del processo costitutivo di quelle nazioni che hanno dato vita all’Europa.

Senza gli studi classici il mondo sarebbe peggiore: noi esaltiamo costantemente la civiltà moderna tecnologica, ma non ci accorgiamo che lo facciamo solo in rapporto con il mondo antico.

Se abbiamo un futuro – e noi vogliamo avere un futuro– il futuro sta proprio nel far intendere ai giovani il loro rapporto con il passato e quindi saper leggere il loro presente in relazione al passato e il passato in relazione al presente, ricorrendo all’intertestualità e riscoprendo il continuum della nuova Europa con il mondo antico.

Chi mi conosce sa che sono convinto che gli studi classici possono rappresentare un punto di riferimento oltre che per i paesi europei paradossalmente anche per il Maghreb e per altre aree del mondo, a iniziare dall’America latina.

Dunque, cultura classica come libertà, diritto, giustizia, solidarietà, fides, ragione, poesia, arte, patrimonio degli uomini, faticoso a raggiungersi, se volete, ktema eis aei, secondo il monito di Tucidide, non oggetto di antiquariato e di nostalgica erudizione.

Nell’età della globalizzazione, dove troppo spesso emerge il demone dell’homo oeconomicus, del mercato, la lezione antica e moderna della cultura classica ci insegna a riconoscerci nei valori fondati sull’humanitas, di quel nihil humani a me alienum puto. Ancora nel terzo millennio, la lezione della cultura classica sgorga dalla fonte Castalia e ripete il motto delfico del <<conosci te stesso>>.

Credo che queste fossero anche le idee di Andrea. Complimenti a chi ha ideato questo Certamen, complimenti ai partecipanti, complimenti ai vincitori. Con l’impegno di non perderci e di ritrovarci.

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Maggio 2014 21:28

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

 75 visitatori online