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Incontri stintinesi 2014 in ricordo di Gabriella Mondardini Morelli

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Scritto da Administrator | 08 Settembre 2014

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Intervento di apertura
Incontri stintinesi 2014 in ricordo di Gabriella Mondardini Morelli

A nome dell’Università di Sassari voglio ringraziare il Sindaco Antonio Diana e la carissima Esmeralda Ughi per questi incontri stintinesi 2014 in ricordo di Gabriella Mondardini Morelli promossi dal Centro studi sulla civiltà del mare e per la valorizzazione del Golfo e del Parco dell’Asinara.

Il 18 agosto ho annunciato con dolore a tutti i colleghi dell’Ateneo la scomparsa di Gabriella, che aveva raggiunto la figlia Laura scomparsa a 47 anni il 22 febbraio di un anno fa. Proprio per l’anniversario ero a Porto Torres quando Assovela, l’associazione dei suoi amici di mare, aveva promosso assieme ad altri amici, enti e associazioni, una giornata per ricordare la figlia Laura, partendo dalla pagina facebook ancora oggi illuminata dalla fotografia di una cascata di acqua cristallina che cade dall’alto delle rocce antiche, scolpite dal tempo, in un luogo remoto della Sardegna: avevo immaginato che alla base della cascata, sulle rive del laghetto, in un ambiente tanto suggestivo Laura avesse vissuto alcuni dei momenti più belli della sua vita, fosse stata felice, magari assieme a Gaetano e ai due ragazzi, Francesca e Lorenzo, che la piangono sempre e che avvertono i morsi della solitudine.

L’acqua limpida di quella cascata mi aveva ricordato il sorriso di Laura, il suo ottimismo, la sua voglia di costruire, la sua passione, il suo coraggio anche negli ultimi giorni. Soprattutto il suo amore per gli altri.

Anche la nostra Gabriella era presente a quell’incontro dove presentavamo un suo libro, un po’ in disparte, in terza fila, accarezzando i nipotini amati; si era emozionata molto e mi aveva confidato, quasi con curiosità e senso di mistero, ma anche con serenità, che avrebbe voluto sapere per quanti mesi ancora sarebbe riuscita a sopravvivere alla figlia. Mi aveva raccontato che era certa che non sarebbe riuscita a superare il dolore per la scomparsa di Laura, ricercatrice di genetica al Dipartimento di scienze della natura e del territorio, con la quale aveva sviluppato anche un lungo e fecondo rapporto culturale e scientifico. Eppure mi è stato confidato che negli ultimi mesi aveva iniziato a fare progetti per una collaborazione con tanti insegnanti di scuola media, riprendendo a vivere grazie all’amore per Vittorio e per tutti i suoi cari.

 

Oggi richiamiamo con questo incontro le passioni di Gabriella, l’amore per il mare le barche i pescatori, le sue curiosità, il gusto per la scoperta che sempre l’ha accompagnata. Ci mancherà il suo sorriso e la sua amicizia, ma anche la sua capacità di investigare, di ricercare, di ottenere dei risultati scientifici, di esplorare una terra incognita alla quale si affacciava con umiltà, sempre piena di desideri.

Per stasera, ho riletto le due corpose cartelle conservate nell’Archivio storico dell’Università, ricostruendo il suo curriculum, che inizia a Magistero presso la cattedra di Igiene il I novembre 1974, un anno dopo la laurea, passa  dall’anno successivo ad Antropologia culturale la sua vera materia come assegnista, ma anche ad antropologia sociale e a teoria della comunicazione, in alcuni laboratori scientifici, nella scuola media, poi come incaricata, ricercatrice confermata, professoressa associata, ordinaria dal 2004, fino al pensionamento il I novembre del 2011, tra l’Istituto di scienze dell’educazione e il Dipartimento di economia istituzioni e società, dal 90 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, nel corso di laurea di Pedagogia poi di Scienze dell’educazione  e presso la Scuola di specializzazione per insegnanti.

Aveva chiesto e ottenuto di mantenere la sua residenza fuori sede a Porto Torres, dove poteva studiare l’attività dei carpentieri, dei maestri d’ascia e dei pescatori, seguire le mostre al Museo del porto, come a Stintino per le tonnare, sull’Asinara per il Parco Nazionale, a Castelsardo, a San Teodoro, ad Alghero, e venti anni fa a Bosa alle origini del futuro Museo del mare.

Ci sono tanti suoi libri che ci sono cari, l’ultimo di pochi mesi fa intitolato Compagne di viaggio, le donne dei paesi di mare si raccontano, ma sono particolarmente legato al volume del 1995 I figli di Glaukos, temi e materiali di culture marinare, che è quello che mi sembra esprima meglio un legame, una passione, un’ammirazione quasi fisica per la gente di mare, per le barche, per i pescatori, per gli strumenti di pesca, per la nautica, per l’economia fondata sulla cultura e sulla produzione alieutica. Ma si era occupata anche di parchi, di donne, di saperi locali, di sanità al femminile come attorno al parto, nei villaggi e nelle città, ma anche lontano dalla Sardegna, come nel 2002 con il volume sull’antropologia della salute in Mozambico, di fronte al Madagascar.

Tra i tenti messaggi di condoglianze ho ricevuto quelli degli amici di Assovela, a firma di Lorenzo Nuvoli, che non dimenticano quello che lei ha fatto per l’Associazione, dove era riuscita a farmi entrare come socio onorario ma solo dopo che avevo faticosamente preso  la patente nautica.

Voglio però citare almeno il messaggio di un suo amico lontano, Luciano Caimi, dall’Università Cattolica di Sacro Cuore. Altri suoi cari amici hanno ricordato che era nata a Sarsina, in provincia di Forlì, la patria di Plauto: ecco oggi vorrei ricordarla per questo suo carattere plautino, per la sua ironia, il suo sorriso, il suo scetticismo verso le piccole cose degli uomini, eppure con la sua fede nell’uomo, questo cosmo meraviglioso in cui fermamente credeva.

Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Settembre 2014 13:22

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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