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Terza Scuola internazionale estiva. Sardegna, il territorio dei luoghi.

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Scritto da Administrator | 08 Settembre 2014

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Terza Scuola internazionale estiva.
Sardegna, il territorio dei luoghi.
“Paesaggi culturali. Progetti per una capitale europea della cultura 2019”

Cagliari , 4 settembre 2014

Grazie ad Antonello Sanna e a Bibo Cecchini per l’invito ad aprire questa terza Scuola Internazionale estiva “Sardegna, il territorio dei luoghi”, con un tema generale “Paesaggi culturali. Progetti per una capitale europea della Cultura 2019”. Un’iniziativa che vede la preziosa sinergia delle Università di Cagliari e di Sassari attraverso i Dipartimenti di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura (DICAAR) e di Architettura, Design, Urbanistica di Alghero (DADU). Partecipano oggi tanti ricercatori e tanti giovani appassionati studiosi.

La Bulgaria e l’Italia sono chiamate dall’Unione europea fra cinque anni ad esprimere due città Capitali Europee della cultura.

Non ci dimentichiamo che nel 1985 fu la Ministra della cultura greca Melina Mercouri (l’eroina ellenica che  si batté (invano!) per ricongiungere al Atene i marmi Elgin del Partenone conservati nel British Museum) a spendersi  nella proposta di istituzionalizzare la “capitale europea della cultura”, titolo di cui si sono già fregiate 32 città del vecchio continente. E’ una idea fatta propria dal Consiglio dei Ministri dell’UE e con l’appoggio del Parlamento Europeo e della Commissione Europea.

Una città candidata può unire il territorio regionale a sé come hanno fatto Lussemburgo nel 2007 ed Essen nel 2010.

 

La sfida italiana concerne sei città: Cagliari-Sardegna, Lecce, Matera, Perugia-Assisi, Ravenna e Siena scelte fra 21 candidature.

La scelta di una città come Capitale Europea della cultura comporta anche l’ingresso dell’Università della Capitale (e quelle della Regione collegata) nella Rete europea delle Università delle  Capitali della Cultura.

Al di là del risultato finale, un processo lungo di crescita e di difesa dell’immagine e dell’identità della Sardegna, attraverso alcuni momenti centrali, la formazione e la ricerca scientifica che si realizzano, a livello internazionale, in questa terza scuola estiva “Il territorio dei Luoghi”.

A me che sono antichista non sfugge la possibilità di una chiave di lettura sui paesaggi culturali, i paesaggi trasformati dall’uomo, le continuità, le eredità, le innovazioni e le rotture. Ricordiamo che l’articolo 2 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio dichiara che “il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici”.

Cultura e Paesaggio non sono, dunque, due elementi distinti, bensì un fecondo incontro sinergico di uomo e natura, nell’interazione storica dello spirito umano nel quadro del paesaggio.

A questo principio normativo si ispirano le innovative Linee guida, sancite dal D.M. (MIBAC) del 18 aprile 2012,  per la costituzione e la valorizzazione dei parchi archeologici, intesi non come riferiti all’antichità, bensì alle metodologie dell’ ”archeologia globale” che abbracciano tutte le manifestazioni culturali dell’uomo sino ad un progressivo “ieri”.

Fondamentale, in queste linee guida, è la nozione dei «parchi a perimetrazione unitaria», e dei « parchi a rete» che mettono in relazione varie aree, rese coerenti fra di loro dallo specifico progetto culturale.

Nel progetto scientifico per la costituzione di un  parco è parte integrante lo studio paesaggistico, nell'ambito del quale saranno affrontate le problematiche naturalistico-ambientali e architettonico-urbanistiche; le analisi settoriali (archeologia e paesaggio) confluiranno in una sintesi, in cui si comporranno gli assetti e le esigenze di ciascun settore e si porranno le basi per i successivi adempimenti. Il progetto di tutela e valorizzazione affronterà gli aspetti della tutela, della fruizione e comunicazione e dei servizi.

La settimana scorsa, il 29 agosto 2014, il Governo ha riformato il Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo offrendo la possibilità di una efficace sinergia tra le istituzioni autonome della repubblica (Stato, Regioni, Città metropolitane, Comuni, Università) nella valorizzazione e fruizione dei Beni Culturali e del Paesaggio.

Ecco che questa nostra Scuola estiva  può divenire un servizio alla Città e ai Cittadini e all’Unione Europea, elementi cardine per la costruzione di una Città Capitale europea. I progetti che saranno elaborati nei giorni prossimi della Scuola estiva riguarderanno l’intera Regione Sardegna, compresa la mia Bosa e la mitica Calmedia, ma a me qui preme indicare una strada, nella quale vogliamo essere tutti, istituzioni regionali e comunali, uffici del MIBACT e Università partecipi. Ne abbiamo parlato nei giorni scorsi in un dibattito con Pinuccio Sciola, a proposito del paesaggio fatto delle pietre della Sardegna: ci sarebbero tanti temi da affrontare, magari partendo dalla quinta e dalla sfilata dei giganti di pietra a Monti ‘e Prama, tra il mare di Tharros e gli stagni di Cabras, alla fine dell’età nyragica.

Vorrei parlare brevemente di Karales la urbs urbium ricordata da Floro. Questa nuova amministrazione cittadina, qui rappresentata dal Sindaco Massimo Zedda e dalla giovane assessore alla cultura Enrica Puggioni, si è distinta nell’avviare a soluzione l’annoso problema dell’anfiteatro e  speriamo anche nel riavvio del progetto culturale su Tuvixeddu.

Il cantiere archeologico dell’ Accordo di Programma è fermo da anni, il degrado delle tombe è già ricominciato, e Tuvixeddu è tornato ad essere sinonimo di luogo di abbandono. E’ necessario, senza vizi ideologici, riprendere il cammino intrapreso.

Io credo che non possa più parlarsi di “Parco Archeologico di Tuvixeddu”, con una erronea definizione giuridica, essendo Tuvixeddu un’area archeologica connessa  ad altre che formano l’organismo di una città pluristratificata, o meglio di plurime città sovrapposte e inserite nel paesaggio dei colli.

In un articolo de “ L’ Unione Sarda” del 16 maggio 1944, Per la tutela delle antichità cagliaritane,  Giovanni Lilliu, allora giovanissimo docente dell’ Ateneo cagliaritano, additava il pericolo della sparizione del patrimonio archeologico ed artistico di Cagliari nel fervore delle opere di ricostruzione della città.

In tale articolo G. Lilliu prospettava l’idea di includere le costruzioni, comprese tra il Corso, la via Tigellio e il viale Fra Ignazio nella zona archeologica che, secondo i propositi formulati già nel 1934 dal Comune e dalla Soprintendenza alle Antichità, avrebbe dovuto abbracciare l’anfiteatro e l’Orto botanico.

La valorizzazione del colle di Tuvixeddu-Tuvumannu non può concepirsi isolatamente, scindendo la città antica dei morti  da quella dei vivi, pur nella complessa dinamica della successione, anche topografica, della KRLY cartaginese, della Karalis romana, della Karallos altomedievale, così come del Castellum Castri (Casteddu) pisano, aragonese, spagnolo, sabaudo e regionale sardo, con le ville di Stampace, Marina/Lapola e Villanova.

Seguendo gli indirizzi contemporanei di costruzione dei Parchi archeologici si deve puntare alla creazione del Parco Archeologico di KRLY / KARALIS, il cui perimetro potrebbe definirsi a ponente dalla Laguna di S. Gilla, corrispondente al SIC “Stagno di Cagliari, Saline di Macchiareddu, Laguna di S. Gilla” e alla ZPS “Stagno di S. Gilla” col relativo Ufficio intercomunale per la gestione  ai sensi della Direttiva 79/ 409/CEE, a nord dai confini settentrionali del comune di Cagliari, ad est dal Parco Naturale Regionale Molentargius Saline, istituito con L.R. 26 febbraio 1999, n. 5 e a sud dal litorale marittimo con il Capo S. Elia.

Pensiamo a un progetto di Parco Archeologico mirante ad interventi di architettura del paesaggio (ivi compresa la Land Art) che individuino le porte del Parco Archeologico (per Carta il Parco delle cave), definiscano gli spazi archeologici con una linea coerente e riconoscibile dalle aree più fortemente urbanizzate a quelle naturali, come ad esempio Monte Urpinu e il Monte Sant’ Elia e il Monte San Bartolomeo.

Il Parco potrà sin d’ ora individuare come elementi fondativi:

- La città punica di KRLY sulla riva orientale della laguna e le emergenze archeologiche subaquee della laguna di S. Gilla

- La necropoli punica e romana di Tuvixeddu, Tuvumannu, Sant’ Avendrace.

- L’ anfiteatro romano

- Le domus romane note come “Villa di Tigellio”

- L’ acquedotto romano e le cisterne

- Le aree archeologiche urbane visitabili all’ interno di strutture moderne di Via Nazario Sauro, Viale Trieste 105, Banca d’ Italia, Sant’ Eulalia, Sede INPS di via XX Settembre, Ex Albergo Scala di Ferro, etc.

- La necropoli punica, romana e paleocristiana di Bonaria

- Le aree paleocristiane di S. Saturnino e S. Lucifero.

- Il tempio di Ashtart del Monte Sant’Elia

- Gli insediamenti preistorici di Tuvixeddu-Tuvumannu-Is Mirrionis, Monte Claro, Monte Urpino, Monte Claro, Monte S. Elia.

Come si è detto per un Parco di Karalis è necessario un progetto scientifico relativo al paesaggio e ai beni Culturali, come alla valorizzazione e fruizione.

Le nostre due Università sono pronte alla sfida e si offrono, immediatamente, con spirito di servizio, per lavorare alla costruzione di Cagliari, capitale europea, nel quadro di una Sardegna collocata al centro del Mediterraneo.

Voglio citare il capolavoro del compianto collega statunitense  Robert Rowland, l’ultimo volume, The Periphery in the center: Sardinia in the ancient and medieval Worlds, pubblicato dieci anni fa nella serie dell’Università di Oxford, dove il discorso supera le  formule,  per tener conto della complessità delle situazioni delle quali l’isola che ci ospita finisce per essere l’espressione finale, al centro di un Mediterraneo di pace.

Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Settembre 2014 13:32

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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