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Saluto all'XI Convegno Nazionale di Archeologia Cristiana.

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Scritto da Administrator | 24 Settembre 2014

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SALUTO ALL’XI CONVEGNO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA CRISTIANA
Cagliari, 23 settembre 2014

Cari amici,

benvenuto in Sardegna ai nostri ospiti, grazie a Rossana Martorelli per l’impegno. Ho il piacere di portare il saluto dell’intera università di Sassari a questo XI Congresso nazionale di archeologia cristiana, dedicato allo straordinario tema de rapporto tra isole e terraferma nel primo cristianesimo.

Di fronte a questo tema, penso immediatamente alla convocazione da parte del re vandalo Unnerico del concilio di Cartagine, al quale secondo il primo editto conservatoci da Vittore di Vita avrebbero dovuto partecipare soltanto universi coepiscopi ... per universam Africam costituti; il vescovo di Cartagine Eugenio, subito dopo l'editto reale del 18 maggio 483, riuscì nell’intento di estendere l’invito anche a quei vescovi transmarini qui nobiscum sunt in una religione vel communione consortes: vescovi, transmarinarum omnium partium, non pressati dalla dominazione vandala e dunque più aperti e pieni di fiducia sulla possibilità di ribaltare la situazione e comunque in grado di far pervenire in tutto il Mediterraneo, forse attraverso il vescovo di Roma, le informazioni sulla politica anticattolica portata avanti dai Vandali ariani in Africa; dovevano esser convocati anche «qui alieni ab eorum dominatu maiorem fiduciam libertatis haberent, pariterque oppressionis nostrae calumnias universis terris et populis nuntiarent»

Arrivo trafelato dall’Algeria, visto che sono rientrato ieri notte da Constantine e vi porto alcune immagini del Museo di Cirta. Potrete constatare che il museo non solo è ancora in piedi, ma mantiene il sapore di un tempo lontano, quello di un luogo privilegiato per riscoprire il rapporto tra culture locali, impero romano e rivoluzione cristiana, all’indomani della sconfitta di Massenzio al Ponte Milvio. Una città, Constantina, per Leone Magno onorata così tanto a gloriosissimae memoriae dell’imperatore Costantino dopo la pace religiosa, ut ab eius vocabulo praeter nomen proprium, quo Arelas vocatur, Constantinae nomen acceperit. E’ come se Cirta e Arelate avessero rappresentato per Costantino il prototipo di quello che poi sarebbe stato realizzato a Costantinopoli sul Bosforo.

Proprio a Constantine, rifondata dopo la distruzione di Cirta voluta da Masssenzio,, rimangono molte dediche epigrafiche riconoscenti, che esaltano il trionfo del primo imperatore cristiano, ricordato in una dimensione spaziale universale (conservator totius orbis) ed estesa nel tempo, con i titoli di dominus noster, pius, felix, invictus ac semper Augustus, perpetuae Securitatis ac libertatis auctor, triumphator omnium gentium ac domitor universarum factionum, qui liberatem tenebris servitutis oppressam sua felici victoria nova luce inluminavit et revocavit. Proprio a Constantine sono state ritrovate le basi che ricordano Costantino restitutor libertatis victoriosissimus et maximus Augustus e, fundator pacis.

Capirete però la mia gioia per partecipare al nostro Convegno Nazionale di Archeologia Cristiana in Sardegna, perché l’Archeologia Cristiana ha in quest’isola un ruolo di speciale importanza.

Non possiamo dimenticare, in questo Convegno le lotte municipalistiche fra la sede arcivescovile cagliaritana e quella turritana, che si sviluppò nel Seicento in parallelo con la nascita delle due università e che riguardò il preteso primato della rispettiva ecclesia cathedralis.

Eppure quel conflitto, perfettamente barocco, ha portato alla luce un modo, sostanzialmente funerario, delle comunità cristiane di Karales e di Turris Libisonis.

Ad ottobre celebreremo nella Chiesa metropolitana di San Gavino in Porto Torres il quarto centenario degli scavi archeologici paleocristiani promossi dall’Arcivescovo di Sassari Gavino Manca [de] Cedrelles.

Il primo Soprintendente alle Antichità della Soprintendenza di Sassari e Nuoro, Guglielmo Maetzke, nel suo studio archeologico del 1989 sul Monte Agellu, affrontò la tematica degli Scavi del 1614, evidenziando il valore del Processo original de la sagrada invención de los cuerpos de los ilustríssimos mártyres S. Gavino Sabbeli, S. Protho y S. Januario come vero e proprio giornale di scavo:

L’Arcivescovo Manca [de] Cedrelles, deciso […] ad effettuare la ricerca delle reliquie dei santi Martiri turritani nella Basilica di Porto Torres, la affidò inizialmente a don Gavino de Campo, curato della chiesa stessa indicandogli il luogo dove iniziare lo scavo, e incaricò della stesura quotidiana del Processo (un vero e proprio giornale di scavo) don Leonardo Redeoli<v>es, Segretario e notaio della Mensa Turritana[1].

Il “giornale di scavo” del 1614 ha ricevuto una puntuale disamina ad opera di archeologi del secolo XX e del presente XXI, a partire dal citato saggio di Guglielmo Maetzke su Monte Agellu, nel quale l’archeologo dedicò un capitolo (Gli scavi del 1614) alle indagini promosse dall’Arcivescovo turritano Manca de Çedrelles all’interno della basilica di San Gavino[2], inquadrando tali ricerche anche in rapporto agli scavi effettuati dal Maetzke nel 1963 in Largo Sabelli, a sud della Basilica, e ancora una volta all’interno di San Gavino. L’archeologo corredò il suo studio di una pianta descrittiva dei trovamenti all’interno e all’esterno della Basilica[3].

A questo lavoro del Maetzke si ispira Pier Giorgio Spanu nei suoi Martyria Sardinia, nel capitolo sui Corpora sanctorum Gavini, Proti et Ianuari in optimo loco condita[4], pur distinguendosi dal Maetzke nel riconoscimento delle deposizioni individuate nel 1614 come pertinenti ad un coemeterium paleocristiano e altomedievale sub divo a sud della basilica paleocristiana e altomedievale individuata negli scavi di Letizia Pani Ermini nell’ Atrio Comita e a sud della basilichetta funeraria, già considerata primitiva aula di culto dal Maetzke.

Ma allo studio dell’area cimiteriale paleocristiana di Turris Libisonis fece riscontro la attività archeologica caralitana promossa dall’arcivescovo D’Esquivel: il bellissimo libro di Donatella Mureddu, Donatella Salvi e Grete Stefani, Sancti Innumerabiles, ha recato, dopo le indagini di Marcella Bonello, una luce formidabile sul materiale epigrafico e monumentale (in specie i mosaici funerari) dei coemeteria della basilica del martire Saturninus e dell’area interessata alla costruzione seicentesca della chiesa di San Lucifero.

Le officinae falsariorum di mommseniana memoria si sono viste sottrarre molte epigrafi condannate dalla acribia, senz’altro eccessiva per molti documenti epigrafici, manifestata dal grandissimo epigrafista.

Studi ulteriori di Paola Ruggeri, di chi parla, di Antonio Corda hanno evidenziato la sostanziale coerenza dei testi editi in opere seicentesche o semplicemente traditi negli actas originari e sfuggiti al Mommsen con i testi scoperti nei lavori dell’Ottocento e del Novecento. Voglio citare tra gli altri almeno Mauro Dadea, Daniela Sanna e Per Paolo Longu, assegnista nell’Università di Sassari, che a queste tematiche ha dedicato di recente la sua corposa tesi di dottorato, con moltissime novità.

Non posso qui tracciare la storia dell’epigrafia cristiana in Sardegna, cui hanno dedicato sostanziali contributi Letizia Pani Ermini e Antonio Corda con il suo Corpus edito nella prestigiosa sede del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, senza dimenticare la dimensione storica definita da Raimondo Turtas. Vorrei piuttosto additare la fondamentale attività di formazione che qui in Sardegna hanno svolto e svolgono i valorosi colleghi che nelle nostre due Università hanno inaugurato i Corsi di Archeologia Cristiana (e medievale), senza dimenticare l’apporto di tanti altri colleghi ad iniziare da Vincenzo Fiocchi Nicolai.

Come non ricordare le pagine che mezzo secolo fa Giovanni Lilliu dedicò sulla Rivista Studi Sardi allo Stato dell’Archeologia in Sardegna?

Giovanni Lilliu ricordava in quello studio il contributo, nutrito anche dalla “privata scarsella”, di Ovidio Addis nelle ricerche di Archeologia Cristiana delle basiliche di Cornus. Lilliu a più riprese è tornato sulla tematica dell’archeologia cristiana e medievale in Sardegna, giungendo a dichiarare che se avesse potuto ricominciare il cammino archeologico della propria vita avrebbe scelto proprio l’archeologia medievale.

Ebbene ad un preistorico, a Giovanni Lilliu dobbiamo l’avvio del processo che avrebbe portato la prima Cattedra di Archeologia Cristiana (e medievale) in Sardegna, in questo Ateneo di Cagliari, con il magistero di Letizia Pani Ermini.

Non dimentico la mia milizia a Columbaris, a Cornus nel corso della prima campagna quasi quaranta anni fa diretta congiuntamente dalla Soprintendenza archeologica di Cagliari e Oristano, retta da Ferruccio Barreca, e dall’Istituto di Archeologia Cristiana dell’Università di Roma (allora unica…), retto da Pasquale Testini.

A Cornus a dirigere lo Scavo era Letizia Pani Ermini che aveva già dato importantissimi contributi sulla pittura paleocristiana nei cubicula del coemeterium di Bonaria e su iscrizioni paleocristiane di San Saturnino.

Io consacrai il mio primo libro a Cornus (era il 1979) offrendo anche il corpus delle iscrizioni pagane e cristiane di Cornus, anche con testi inediti rispetto a quelli editi da Testini negli Actas dell’VIII Congreso Internacional de Arqueologia Cristiana di Barcelona del 1969. Seguirono i convegni di Cuglieri e tante altre storie straordinarie.

L’Archeologia Cristiana in questi anni è andata avanti con gli scavi scientifici a Karales, a Tharros, a Turris Libisonis, a Forum Traiani, a Sulci, che hanno visto compartecipi Soprintendenze e Università.

La feconda eredità di Letizia Pani Ermini ha fruttificato in Sardegna e due suoi allievi, Pier Giorgio Spanu a Sassari e Rossana Martorelli a Cagliari, tengono con prestigio le rispettive cattedre, allevando, in una scuola che oserei chiamare unica, superando antistorici steccati, ormai due generazioni di studenti, avviati al Dottorato di ricerca e al ruolo di Ricercatori universitari.

Ascolteremo con attenzione e interesse i contributi che si svolgeranno in questo Convegno nella sede di Cagliari e in quella sulcitana, sicuri che saranno presentate novità decisive per la ricerca scientifica.

Ai giovani, ai nostri giovani studiosi che anche in questi calamitosi tempi di crisi affrontano con rigore e passione il cammino della formazione universitaria, vorrei dire: di non arrendersi, di coltivare passioni, curiosità, interessi scientifici, di investite la loro vita con la conoscenza nella certezza che il loro lavoro non sarà sprecato ma costituirà la fondazione di un futuro lucente della nostra Sardegna.


[1] G. Maetzke, Monte Agellu. Le origini della basilica di san Gavino di Porto Torres secondo le trestimonianze archeologiche, Sassari 1989, p. 35.

[2] G. Maetzke, Monte Agellu, cit., pp. 32-52.

[3] G. Maetzke, Monte Agellu, cit., tav. V.

[4] P. G. Spanu, Martyria Sardiniae. I Santuari dei martiri sardi, Mediterraneo tardoantico e medievale. Scavi e ricerche. 15, Oristano 2000, pp. 131-135, fig. 66.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Settembre 2014 11:58

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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