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La scomparsa del prof. Ugo Carcassi (Cagliari, 12 agosto 1921 – Cagliari, 16 maggio 2016)

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Notizie - Archivio
Scritto da Administrator | 21 Maggio 2016

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La scomparsa del prof. Ugo Carcassi
(Cagliari, 12 agosto 1921 – Cagliari, 16 maggio 2016)

Ho appreso mentre mi trovavo in Algeria la notizia della scomparsa, il 16 maggio, del prof. Ugo Carcassi, maestro e amico indimenticabile, che avevo incontrato per la prima volta grazie ad Eugenia Tognotti. Per noi a Sassari qualche anno fa (il 22 maggio 2014) aveva presentato il volume   ‘Un medico in Sardegna’, per le edizioni di Carlo Delfino: un testo che apriva uno squarcio sulla sua vita operosa di medico, ricercatore infaticabile, scienziato di livello internazionale, professore universitario, Preside di Facoltà, Direttore di Clinica Medica. Sempre per l’editore Delfino, Carcassi aveva studiato le patologie di personaggi come Giuseppe Garibaldi (in tre diversi volumi), Giacomo Casanova, Galileo Galilei, Vincenzo Bellini, Nicolò Paganini, Carlo V. Ma Carcassi si era occupato assieme ad Ida Mura della pubblicazione del volume Sardegna e malaria e soprattutto aveva studiato la vicenda della salma di Garibaldi a Caprera.

Il libro si apre con le preziose testimonianze dello scrittore Giorgio Todde e dell’amico e collega prof. Franco Pitzus, professore onorario di Medicina interna e promotore della organizzazione sanitaria nel Marghine e nella Planargia, che col professor Carcassi ha condiviso decenni di vita accademica e collaborazione scientifica. Giorgio Todde in quella sede gli aveva fatto il miglior complimento che un docente, un ‘maestro’ può ricevere: lo considerava, con pochi altri suoi professori, di cui conserva memoria - cioè Gian Luigi Gessa, Antonio Cau e qualcun altro - un <<pedagogo>>, nella migliore accezione del termine: <<il pedagogo non trasferisce solo conoscenza – per la quale basterebbero i libri. Ma gli strumenti per accedere alla conoscenza, metodo e regole per organizzare, classificare e ordinare il sapere>>.  Dunque un personaggio capace di appassionare, di trasmettere emozioni, curiosità, stimoli ai suoi numerosi allievi. Eugenia Tognotti e Maristella Mura avevano ripercorso - seguendo il filo dei ricordi sapientemente intrecciati nel libro - il lunghissimo e brillante percorso accademico e ricostruito  l’intensissima attività scientifica e professionale.

Io avevo ricordato che il professor Carcassi si era laureato nel nostro Ateneo. Nell’Archivio storico dell’Università di Sassari  si conserva il fascicolo personale con la tesi di laurea. Dopo essersi iscritto, nel 1940, alla Facoltà di Medicina (proveniente dal Liceo Azuni) aveva dovuto interrompere gli studi con lo scoppio della guerra. Arruolatosi come volontario dei ‘carristi’ aveva trascorso qualche tempo in un Ospedale da campo in Africa settentrionale. Col ritorno al tempo di pace aveva ripreso gli studi, sobbarcandosi un carico notevole di esami per recuperare il tempo perduto; cosa che riuscì a fare laureandosi con lode nel 1946. Il prof. Carcassi ricordava vividamente ogni nome di maestri e condiscepoli, degli Istituti e delle Cliniche come quella di Patologia medica, in Viale San Pietro, richiamando con brevi pennellate le figure di maestri che hanno avuto un’enorme influenza nella vita e nella carriera scientifica come il professor Flaviano Magrassi, allievo del famosissimo patologo e clinico Cesare Frugoni di cui aveva seguito le lezioni, a Roma, durante la guerra. E, ancora, il prof. Giuseppe Pegreffi dell’Istituto Zooprofilattico e i collaboratori Antonella Quesada e Dionigi Mura, padre di Ida e Maristella.

Gli anni di Sassari furono decisivi: a Sassari conseguì il diploma di Malariologia ed è qui che impostò una rete di produttivi rapporti scientifici che si rivelarono negli anni successivi in cui avrebbe dato un contributo fondamentale agli studi pionieristici sul rapporto che lega due malattie così diverse come la talassemia, malattia genetica e la malaria, malattia infettiva. I suoi studi sulla talassemia in Sardegna, in parallelo con le ricerche condotte da altri studiosi in varie aree italiane, avrebbero consentito di costruire la nuova mappa della diffusione della talassemia in Italia. In quell’occasione avevamo sentito il racconto delle esperienze in alcune condotte mediche del sassarese, come medico condotto supplente, fatte ad panem, come si dice, per racimolare qualche soldo con cui integrare il magrissimo stipendio di assistente universitario.  E’ in queste descrizioni di ‘casi’ di malattia, i più vari, che emergeva la statura di medico del prof. Carcassi che s’imponeva anche nella bella immagine di Giorgio Todde: <<ricordo che quando, con un gesto istintivamente teatrale, scopriva un malato, Ugo sembrava più grande, più alto e più imponente perché il gesto gli era connaturato ed esprimeva tutto un mondo>>.

Un medico, un clinico, ben lontano dal borioso medico Simmaco, seguito da un codazzo di assistenti, su cui ironizza Marziale nel I secolo d.C., un tipo di medico che noi tutti ci auguriamo di non dover mai incontrare (V, 9): <<Non stavo bene, languebam: ma tu, Simmaco, prontamente venisti da me, accompagnato da cento discepoli. Cento mani gelate dalla Tramontana mi palparono, centum me tetigere manus aquilone gelatae; non habui febrem, Symmache, nunc habeo: non avevo febbre, Simmaco, ora ce l'ho>>.

Ero a Cagliari quando Ugo Carcassi, assieme a Pasquale Mistretta, il 12 giugno di due anni fa, aveva inaugurato il Policlinico Universitario, ricordando il Rettore Duilio Casula, predecessore di Giovanni Melis e Maria Del Zompo. Abbiamo avuto tante altre occasioni felici, come per il ricordo di Tito Orrù che io avevo tenuto in Municipio a Cagliari il 28 marzo 2014 o più di recente, un anno fa a Sassari per la sua straordinaria conferenza di storia della medicina tenuta al Rotary Club.  Ricordo la figura di un personaggio capace di entrare in sintonia con tutti, attento e sensibile, interessato ad ascoltare gli altri. Un gentiluomo d’altri tempi che rimpiangiamo davvero.

Attilio Mastino

Ultimo aggiornamento Sabato 21 Maggio 2016 21:56

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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