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Laurea ad Honorem di Alberto Ongaro.

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Scritto da Administrator | 23 Ottobre 2016

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Laurea ad Honorem di Alberto Ongaro
Sassari, 23 ottobre 2014

Autorità, cari amici, cari studenti,

questa laurea ad honorem che ci apprestiamo a conferire oggi allo scrittore Alberto Ongaro è uno degli ultimi atti del mio lungo mandato di Rettore. Come per tutti i cicli che si chiudono, non posso non provare congiuntamente un senso di liberazione per avere portato a compimento, con esiti che lascio agli altri giudicare, un compito così gravoso e in tempi così difficili, ed una inevitabile malinconia, perché è un periodo ventennale della mia vita che si chiude, prima come Prorettore, poi come Rettore: una malinconia sottile, che scaturisce inevitabilmente da tutto ciò che trova il suo compimento necessario e, peraltro, subito temperata e dissolta dalla prospettiva di poter tornare in toto ai miei studi di storia antica e di epigrafia, che ho dovuto spesso sacrificare, ma che – se consentire -  mi vanto di non aver mai abbandonato, avendo continuato a scrivere nel segno di una passione che non ho potuto accantonare o mortificare.

Sono un umanista; e, come tale, sono orgoglioso di poter conferire oggi questa laurea ad uno dei maggiori, se non al maggiore, narratore italiano vivente, Alberto Ongaro, che desidero caldamente ringraziare per aver accolto con trasporto la proposta formulata dalla nostra università e dal nostro Prorettore Aldo Morace; e non posso che plaudire in modo ammirato all’iniziativa, scaturita dal Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali, di voler conferire questa laurea, che le lungaggini ministeriali hanno protratto nel tempo, prima che un intervento più risoluto non mi consentisse di poter oggi presiedere questa cerimonia, in cauda al mio mandato. E sono lieto, soprattutto, che questa laurea sia la prima in assoluto conferita ad Alberto Ongaro, ed anche la prima che il nostro scrittore consegua, avendo lasciato gli studi in Lettere, ad un passo dal loro naturale compimento, per seguire la sua natura cosmopolita, che lo ha condotto dalla natìa Venezia a percorrere le strade del mondo, prima come inventore di storie per fumetti in Argentina, poi come giornalista ed inviato speciale e, da ultimo, raccolto nella quiete della sua casa veneziana per potersi dedicare – quasi asceticamente – alla scrittura narrativa. E lì Ongaro ha dipanato nel tempo, a partire dal 1979, la sua vocazione più autentica, dando vita ad una ventina di opere che lo hanno imposto al pieno gradimento del pubblico dei lettori ed all’attenzione della critica più avveduta, soprattutto a partire dalla piena valorizzazione della sua arte narrativa, avvenuta dalle colonne del “Corriere della Sera”, per opera di Antonio D’Orrico, e poi proseguita con un processo di espansione che non ha avuto flessioni. Segnalo, a questo proposito, che nel prossimo mese di dicembre si terrà a Tolosa un seminario internazionale sulla sua opera, a poche settimane di distanza dalla cerimonia odierna.

Stiamo per ascoltare un grande scrittore che ha deciso di intitolare la sua lectio magistralis al «mestiere di scrivere». Confesso di essere affascinato – e immagino cosa questo possa rappresentare per i giovani che sono qui presenti – per questa possibilità di ascoltare dalla sua voce come matura una vocazione alla scrittura, come ci si misura ogni giorno con quel dono immenso e terribile che è la scrittura, sospesa tra eternità e inutilità, fra persistenza e dissolvenza. Come ricordava Ongaro citando le senechiane Lettere a Lucilio, «Ogni cosa è in mano altrui. Solo il tempo è nostro»: il tempo, appunto, che consegna o nega la scrittura, quel processo misterioso (e qui estrapolo da una pagina di Passaggio segreto) che è un «campo magnetico nel quale possono rimanere intrappolate sconosciute e lontane esistenze». Scorrendo la biografia di Ongaro, mi sono chiesto quale sia stato per lui quello che Montale definiva «il secondo mestiere», alludendo alla propria professione, intrapresa tardi, di giornalista professionista: nel caso del nostro scrittore, quale è stato, data la polivalenza delle sue attività? Credo che, in realtà, Ongaro non abbia avuto che un solo mestiere, di volta in volta diverso: dall’invenzione dei soggetti per storie a fumetti che sono divenute mitiche (e di cui sono stato anch’io fruitore in anni, ahimè, ormai lontani, sul Corriere dei Piccoli), alle splendide corrispondenze di viaggio, apparse sull’«Europeo» (ed è davvero un peccato che esse siano state raccolte e ristampate solo in minima parte), sino al momento in cui ha impresso una svolta radicale alla sua vita precedente, ancorandosi in una casa veneziana per  perseguire in un raccoglimento quasi ascetico – se rapportato alla tumultuosità di prima – la scrittura narrativa, quella che lo ha condotto oggi da noi, a conseguire questa laurea honoris causa in Filologia, Industria culturale e Scrittura creativa, a lui quanto mai appropriata, e che mi consente, da Rettore umanista, di tributare un omaggio deferente al dono della scrittura.

Desidero da ultimo ricordare che in questa stessa Aula magna, nell’aprile del 2001, l’Università di Sassari ha conferito una laurea honoris causa in Scienze politiche a Franca Ongaro Basaglia, che di Alberto Ongaro è stata sorella. Anche lei, come il fratello, ha avuto una precoce inclinazione per la letteratura, prima di divenire una protagonista del movimento della Psichiatria democratica e della rivoluzione psichiatrica. Mi colpisce quella che Alberto Ongaro chiama, col titolo di un suo notissimo romanzo, «la strategia del caso»: i percorsi, apparentemente casuali, in realtà guidati da un filo misterioso e rigoroso, per cui i destini umani si incrociano e si coagulano. È davvero ongariano che per le vie apparentemente imperscrutabili del caso e del destino il nostro scrittore sia oggi qui a ricevere la laurea ad honorem, ricongiungendo il suo percorso a quello della sorella, che non possiamo non ricordare con ammirazione ed orgoglio. Così come con orgoglio ed ammirazione ci apprestiamo ad ascoltare, dopo l’intervento del Direttore del Dipartimento che conferisce la laurea Gavino Mariotti e dopo la presentazione di Aldo Maria Morace, dalla voce di Alberto Ongaro la sua lectio magistralis sul «mestiere di scrivere»: quello che Montale definiva «il più bello, il più difficile del mondo».

Ancora un grazie allo scrittore, per essere qui, oggi, con noi; un grazie a tutti coloro che mi sono stati affettuosamente vicini, collaborativi e impegnati in questi ‘cinque nostri magnifici anni’.

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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