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Erula, La storia e la memoria di un paese della Sardegna, Sassari 2016

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Notizie - Archivio
Scritto da Administrator | 04 Dicembre 2016

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Presentazione
in Alessandro Piga, Erula, La storia e la memoria di un paese della Sardegna, Sassari 2016

In questi ultimi anni ho seguito con crescente curiosità e con amicizia la ricerca di Alessandro Piga svolta presso Biblioteche, Archivi e Musei alla scoperta della storia e della memoria di Erula in Anglona, uno dei tanti piccoli paesi della Sardegna: egli si è alla fine potuto giovare della collaborazione di studiosi del livello di Anna Depalmas, Giuseppe Doneddu, Franco Fresi, Mauro Maxia, Carlo Patatu, Vittoria Pilo, Alessandro Soddu, infine di quell’indimenticabile Salvatore Brandanu, di amata memoria, presidente dell’ICIMAR, scomparso ormai da un anno.

Tutti hanno contribuito a quella che non è solo un’antologia fatta di frammenti eterogenei e disordinati, raccolti alla rinfusa, ma che finisce per essere un racconto legato coerentemente dall’autore con una pazienza davvero ammirevole, fino a ricomporre uno specchio profondo e luminoso capace di riflettere l’anima di quello che Fresi chiama “il paese dal vasto orizzonte”, dove <<lo sguardo spazia lontano per montagne rosso-amaranto, colline verdissime, pianori irrigati e vivacizzati da una serie di piccoli e grandi laghi artificiali che mandano riflessi ad ammiccanti nastri di marine>>, verso meravigliosi tramonti che hanno richiamato poeti, pittori, cineoperatori.

La pubblicazione di questo volume conclude questa lunga ed appassionata ricerca ed è motivo di viva soddisfazione per l'autore, per i suoi amici e per tutti i cittadini di Erula, ai quali l’opera è dedicata, con modestia e senso del limite.

Le ricerche sulle comunità locali, quando vengono proposte come materiali di confronto per una più chiara analisi della <<macrostoria>>, contribuiscono a fornire una visione più dettagliata di avvenimenti, di fenomeni e di realtà sociali che di solito sfuggono alle indagini generalizzanti. Pertanto, nella più vasta storia della Sardegna, dove le diverse aree ed i diversi centri costituiscono tessere di un ampio e differenziato mosaico, armonicamente elaborato come insieme socio-culturale, si colloca, con caratteri peculiari e con una sua dignità, la <<microstoria>> di Erula, il paese collocato sul Coghinas presso il lago artificiale, al piede meridionale del misterioso Monte Sassu con i suoi banditi, le sue tragedie, le sue vicende lontane; alle porte dei monti della Gallura, con al piede la chiesa romanica di Santa Vittoria di Perfugas consacrata il 3 aprile 1120 da Nicola vescovo di Ampurias. Sempre indicando i caratteri peculiari e una autentica dimensione umana all'interno della più vasta storia della Sardegna. Una <<<microstoria>> di una comunità che nel corso dei secoli ha mantenuto un'identità ed un forte legame con i valori tradizionali portati in questa transumanza dai monti d’origine.

L'assenza di una monografia su questo territorio, fortemente caratterizzato sul piano ambientale, ricco di sorgenti e di acque, era da tempo sentita, sia per la necessità sempre più evidente di riordinare il materiale sparso di una storia che solo in parte è possibile documentare, sia per le difficoltà obiettive che un lavoro che abbraccia circa trenta secoli e che spazia dall'archeologia all'etnografia ed alla sociologia comporta per lo studioso specializzato in un settore specifico. Dunque Erula con questo caratteristico insediamento sparso per stazzi secondo il modello di popolamento tipico della Gallura d’origine, tra Sa Mela (con Brandi Mela e Oltana), Sa Inistra, S’Iscala, Su Frassu e Carra Casu (con Lumbaldu, Falzittu e Sas Tanchittas), Cabrana, Tettile, Su Muntiju de s’omine, San Giuseppe, Su Frassigheddu, Oluitti, Su Monte ‘e Mesu, Pubattu, Basile, luoghi che evocano nella memoria antiche escursioni, importanti testimonianze archeologiche legate all’identità della Sardegna, come a Sa Pedra Iscritta, che ci ha restituito il 140° miliario della via romana che arrivava dalla lontanissima Karales.

Alla vigilia delle celebrazioni per i 30 anni dall’istituzione del comune autonomo staccatosi da Perfugas il 13 luglio 1988, questo volume ricostruisce l’economia, la società, le leggende, le tradizioni popolari, le conoscenze profonde, la lingua gallurese “dolce”, le controversie per la proprietà della terra, le professioni come quella dei mugnai, l’emigrazione verso l’Argentina, i personaggi illustri, le guerre e i combattenti; oggi la biodiversità di un ambiente naturale ricco di flora e di fauna, la longevità dei residenti. Raccoglie le testimonianze dei viaggiatori e degli studiosi, si allarga al resto dell’Anglona, a Perfugas, Chiaramonti, Tula, racconta l’attività della compagnia barracellare, dei sindacati, delle associazioni, delle società sportive, di un mondo fatto di relazioni e di incontri.

La navicella nuragica del nuraghe Spiena conservata al Museo Nazionale di Cagliari e riprodotta sullo stemma del nuovo Comune rende bene, con l’immagine a prua della protome di cervo col muso allungato, l’idea di una Sardegna profonda, ricca, attenta ad un ambiente che vorremmo sempre più rispettato e protetto: la navicella ci restituisce prodigiosamente il senso di un gusto artistico, di uno stile originale, di una forza dirompente che ci trasmette la sensazione di una eleganza e di una bellezza che ci appartiene; legando insieme il mare oltre la vallata fluviale e l’ambiente naturale fatto di una montagna popolata di cervi e di altri animali favolosi.

Vent’anni fa, presentando a Tula il volume di Mario Boninu e Stefano Flore, Tula, Retrattos e ammentos, Chiarella Sassari (8 gennaio 1994), avevo parlato di <<un  "luogo" senza confronti,  un territorio composto da un paesaggio di monti e di campagne, una campagna selvaggia e variata, un incredibile paesaggio inciso dal fiume, con sullo sfondo il lago; un paese legato alle sue tradizioni pastorali così come alla vita agricola della vallata,  oltre la quale si scorge  l'arco tracciato dal Coghinas>>.  Oggi, scorrendo queste pagine e osservando queste immagini, rinnoviamo una riflessione che può consentire di avviare concretamente un discorso sul passato e sulla storia di una comunità quanto mai ricca di tradizioni civili e di stimolanti fermenti culturali, alla ricerca di informazioni nuove offerte generosamente con l’intento di ricostruire un’identità che sia davvero il motore dello sviluppo.

Attilio Mastino
Università di Sassari, Natale 2016.

Ultimo aggiornamento Domenica 04 Dicembre 2016 22:20

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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