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Intervento per la consegna del candeliere speciale, 13 agosto 2018

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Scritto da Administrator | 15 Agosto 2018

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Intervento per la consegna del candeliere speciale, 13 agosto 2018


Signor Sindaco, cari amici,

in questi giorni mi sono chiesto a lungo cosa dire per riuscire ad esprimere la mia gratitudine verso questa città ospitale che amiamo, Sassari, per questo candeliere speciale. Brigaglia mi avrebbe detto di non essere noioso come al solito. Ricevo questo candeliere anche a nome dei miei colleghi, dei miei studenti, dei miei amici; quaranta anni fa questa città mi ha accolto a braccia aperte con generosità, attenzione, orizzonti larghi, serenità, al di là dei miei meriti.  Ricevere oggi il Candeliere speciale significa per me entrare ancora di più nel mondo variopinto, chiassoso, allegro e allo stesso tempo misterioso e profondo dei Gremi, in quella che viene definita non banalmente l’anima della città, che ci emoziona tutti.

L’emozione e il percorso verso la “Festha Manna” sono iniziati domenica scorsa con i piccoli candelieri partecipi (con una serietà inusuale per dei bambini) di un rito fatto di ritmi, di musiche, di balli, di relazioni sociali profonde, di vita vera.  Di gioia, lungo il Corso Vico che straboccava di bambini rigidamente ordinati secondo tradizioni che si trasmettono da generazioni, con un minicandeliere portato dalle piccole gremianti, un segno che indica le trasformazioni che rinnovano il rito.

Lo stesso interesse venerdì scorso abbiamo visto tra i partecipanti al corteo dei 19 pesanti ceri dei candelieri medi rimasti rigorosamente all’esterno delle porte di Santa Maria, la chiesa francescana che mantiene un legame diretto con la terra santa di Betlem. Domani identico entusiasmo susciterà in tutti i sassaresi la Faradda Unesco, per sciogliere un voto religioso ma anche per raccogliere i frutti di un lavoro che si è sviluppato per tutti i giorni dell’anno. In questo senso penso agli archivi ritrovati nelle sedi dei Gremi ma anche alle relazioni degli obrieri con i novizi, ai tanti progetti e ai nostri sogni.

Qui sorge una speranza per un futuro diverso, per una città più felice. Del resto stasera parlano anche i luoghi: in questa piazza 400 anni fa presso la chiesa di Gesù Giuseppe e Maria fu fondato il Canopoleno e il Convitto di Sant’Antonio Abate, alla base degli attuali Istituti Canopoleno e Azuni, a breve distanza da quel Culleziu nato cinquanta anni prima col testamento di Alessio Fontana del 1558.  Tante storie si incontrano tra il Palazzo di Città e Palazzo Ducale. Negli stessi anni i Gremi scioglievano il voto alla Madonna dopo una pestilenza e lo facevano gioiosamente, con la goliardia e lo spirito ironico sassarese, la cionfra, riplasmando le più antiche tradizioni pisane e spagnole.

Oggi tocchiamo con mano le radici, il rapporto forte, intenso, identitario che lega la città di Sassari al territorio, nel ricordo di storie parallele che risalgono al Cinquecento sardo e di quel legame storico sotterraneo con i gremi, espressione delle categorie produttive di una città che vuole crescere ancora, che non vuole chiudersi e che si mette al servizio della Sardegna, del nostro Paese e del Mediterraneo. Ho apprezzato moltissimo l’impegno dell’Università e della Fondazione di Sardegna per il progetto di formazione di tante centinaia di studenti magrebini, Formed; io stesso ho avuto negli anni tanti allievi che ci hanno seguito nei nostri scavi in Tunisia e in Marocco voluti dal Ministero degli Esteri.

Sono convinto che in un momento come quello che oggi viviamo la cultura può fare moltissimo per creare rapporti, riconoscere le diverse identità del Mediterraneo, irrobustire il rispetto per le persone, in un mondo globale dove la formula gramsciana “culture egemoni e culture subalterne” dovrebbe essere meglio interpretata, con capacità di ascolto e sforzo di comprensione di culture in contatto. L'espressione latina mare nostrum, eredità del periodo coloniale e odiosa per il suo senso proprietario, deve ora essere intesa in un orizzonte largo, entro un processo in cui prevalga la capacità di integrare identità e storie diverse, facendo emergere (per seguire Franco Cassano) il <<noi>> mediterraneo: per ritrovare quell’ecumene globale che secondo Platone era un lago salato sulle cui rive si affollavano uomini diversi come tante formiche al sole.

E allora tornerei alla nostra identità, con le parole di Pompeo Calvia, l’amico di Enrico Costa, altra eccellenza e memoria storica della città, al quale Manlio Brigaglia con un gruppo di sassaresi guidati dall’avv. Toto Porcu volle dedicare la statua di Piazza Fiume, che sarà tra breve inaugurata:

Chi canzoni e chi alligria

Vi so sott’a la bandera !

Pari giunta primabera

Cinquanta anni fa ziu Zesaru descriveva Li Paraj ariganti, mentre oggi su La Nuova ho visto riprese le straordinarie poesie di due amici, Tino Grindi e Mario Olivieri.
Visthuddi commu tanti prinzipini,
cun li cazzetti nieddhi e l’ippadini!
Passani li trapperi e li viandanti,
li cazzuraggi tutti tirintini,
li masthrudascia e li cunzadori;
e affaccu a li massai cun la Bandera
lu Sindaggu in isceippa tricurori.
La città è cambiata profondamente in questi anni,
Ma gandu farani li sò Parai
Sassari torr’assè chissa chi era,
ed è pa chissu chi no mori mai!

A tutti li Sassaresi prisenti e no prisenti, un carurosu a Zent’anni, si dabboi so di biù mengliu ancora.

Ho il piacere di offrire al Signor Sindaco Nicola Sanna una copia del volume appena pubblicato su Cartagine signora del Mediterraneo e capitale dell’Africa. Carthage, maîtresse de la Méditerranée, capitale de l’Afrique (Histoire & Monuments, 1), (IXe siècle avant J.-C. — XIIIe siècle). AMVPPC, SAIC Sassari, Tunisi 2018, S. Aounallah, A. Mastino (cur.), pp. 1-500

Attilio Mastino

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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