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Presentazione del volume La via dei retabli.

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Notizie - Archivio
Scritto da Administrator | 02 Dicembre 2018

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Presentazione del volume di Caterina Virdis Limentani e Maria Vittoria Spissu, La via dei retabli.
Le frontiere europee degli altari dipinti nella Sardegna e del Quattro e Cinquecento
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Carlo Delfino Editore, Sassari 2018

Cari amici,

ero a Stintino il 12 agosto quando qualche mese fa questo volume è stato presentato per la prima volta al Museo della Tonnara dalla storica dell’arte Maria Paola Dettori, dall’Editore Carlo Delfino e da Maria Vittoria Spissu.  Caterina Virdis Limentani, annunciata negli inviti, non aveva potuto essere presente, era già ammalata e il 9 settembre finiva per lasciarci definitivamente a Padova, con grande dolore della città e di tutta la Regione – il Veneto - dove è stata Consigliere Regionale del PCI dopo il 1990. Dolore soprattutto della sua Università di Padova, che due anni fa le ha dedicato un volume curato da Mari Pietrogiovanna, Uno sguardo verso il Nord, che riassume in poche parole la sua originale prospettiva di ricerca e il suo orizzonte scientifico davvero innovativo: con lo sguardo di una raffinata studiosa "capace di sondare le molteplici possibilità di conoscenza delle opere d’arte e d’imporre una visione in grado di dilatare la concezione di “arte europea” " contro ogni provincialismo e localismo, ormai del tutto anacronistici.

Era stata proprio la Virdis a chiedermi di essere qui a Sassari alla Biblioteca Universitaria per presentare questo volume, scrivendomi una lettera intitolata "dopo tanto tempo" già il 15 maggio e poi di nuovo il 4 giugno.

Le date e i tempi sono importanti nel nostro rapporto, che è stato di lunga amicizia e di stima ma anche di conflitto, perché Caterina era convinta che molti di noi avessero fatto troppo poco per aiutare i suoi allievi e per radicare nella Facoltà di Lettere e Filosofia e poi nel Dipartimento di storia scienze dell’uomo e della formazione la Storia dell’arte medioevale e moderna. Io arrivavo da Cagliari dove operavano presso la Facoltà di Lettere e Filosofia una decina di studiosi e avevo visto con i miei occhi il peso rilevantissimo della storia dell’arte nella formazione degli studenti modernisti e anche nella Scuola di specializzazione in Studi Sardi da Corrado Maltese a Renata Serra, da Salvatore Naitza a Maria Grazia Scano Naitza, a Maria Luisa Frongia, a Silvana Casartelli Novelli, ad Aldo Sari poi transitato a Sassari, a Giorgio Pellegrini, a Roberto Coroneo, ora ad Andrea Pala e ad Alessandra Pasolini.

Da noi, dopo Caterina Virdis (2007-2011) e Aldo Sari, la Storia dell’arte si è radicata con Giuliana Altea e Antonella Camarda nel Dipartimento di scienze umanistiche e sociali, mentre nel Dipartimento di Storia siamo rimasti del tutto scoperti, con supplenze o contratti tenuti dagli allievi di Scano Naitza e Coroneo Mauro Salis e Nicoletta Usai oppure da colleghi di Architettura, Urbanistica e Design, Michael Heinz Robleski. E ciò sinceramente non credo per una nostra negligenza ma solo per i meccanismi del mondo universitario che tendono a radicare sempre di più i gruppi più forti.  Ed è così che Maria Vittoria Spissu, borsista a Sassari nell’ambito del programma Master & Back, è andata a finire all’International Studies Institute di Firenze e alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna come professore a contratto. Altre bravissime allieve della Virdis non hanno trovato una sistemazione in Sardegna, con grande dispiacere della Maestra.

Mi scriveva a giugno: "Questo messaggio, dopo tanto tempo, forse ti sorprenderà. Ti scrivo per annunciarti che oggi o domani riceverai un libro che potrai considerare l’ultima fatica di una studiosa, compiuta in collaborazione con una sua brillante allieva, Maria Vittoria Spissu. Il testo nasce da un corso universitario dello stesso titolo, la via dei retabli, tenuto nelle aule di via Roma (Palazzo Ciancilla) parecchi anni fa e poi cresciuto fino a raggiungere la forma attuale quando le due autrici avevano da tempo lasciato Sassari". E continuava: "Pensiamo di presentare il volume presso la Biblioteca Universitaria grazie alla disponibilità dell’ottima Maria Rosaria Tarasconi, o entro giugno o appena passata l’estate. Detto questo, ti chiedo se potrai essere nel tavolo dei relatori in quell’occasione. La tua presenza chiuderebbe simbolicamente il senso del progetto e della collaborazione tra le autrici, riconducendo il libro al suo luogo d’origine nel più autorevole dei modi".

Allora avevo accettato con entusiasmo, cogliendo l’occasione per un incontro che aveva un poco il sapore di una riconciliazione cercata tra persone che si volevano bene e che amavano la Sardegna. Segno che conosceva benissimo la profonda stima che nutrivo nei suoi confronti.

La data della presentazione era stata fissata al 27 settembre, ma ormai era troppo tardi per tutti. Oggi non piangeremo per questa perdita ma ci concentreremo sulla sua opera e sull’opera di Maria Vittoria Spissu, sulla presentazione di un libro bellissimo, denso, ricco di novità, che ci fa scoprire una Sardegna internazionale, colorata ed elegante; anzi consideriamo questo giorno come un’occasione di festa, ricordando soltanto le tante opere dedicate dalla Virdis alla nostra isola: ho sfogliato in questi giorni (per il Convegno internazionale Isole, Isolanità, Insularità promosso da Franciscu Sedda e Paolo Manichedda a ottobre a Cagliari),  il bel volume della Virdis curato con Giuliana Altea e Monica Farnetti già del 1996 Insularità: percorsi del femminile in Sardegna pubblicato da Chiarella; oppure Ascoltare la pietra, Sculture di Pinuccio Sciola nel 2013; ma come dimenticare altre opere della Virdis come le sculture e la grafica di Paola Dessy nel 1999, i dipinti e le opere grafiche di Stanis Dessy nel centenario della nascita nel 2000 per la mostra di Padova e nel 2013 per la mostra alla Pinacoteca comunale di Oristano; oppure nel 2008 l’arte dell’incisione a Sassari nel Novecento: produzione, formazione, politiche espositive, curato assieme a Paola Dessì, con la quale ha pubblicato nel 2008 il volume Incisioni italiane; oppure Vincenzo Manca nel 2010; o Albino Manca con Giuliana Altea nello stesso anno; la postfazione all’Album delle ore d’ozio di Enrico Costa impiegato di Banca curato da Paolo Cau nel 2014.

Proprio quest’opera ha forse ispirato il nostro gruppo di amici guidati da Manlio Brigaglia e dall’avv. Toto Porcu, che nei prossimi giorni – il 17 dicembre - inaugurerà la bellissima statua in bronzo qui, davanti al portone della Biblioteca Universitaria, su piazza Fiume, per ricordare il brillante scrittore e giornalista protagonista dello straordinario e positivo confronto con lo studioso tedesco Theodor Mommsen. Lo ricorderà per noi Antonello Mattone.  Infine le tante mostre in Sardegna e in Continente sempre in collaborazione con la Federazione delle Associazioni Sarde in Italia e i circoli sardi, a Padova con il circolo Eleonora d’Arborea che presiedeva, a Siena, a Firenze: le tessiture d’artista in Sardegna all’Exma di Cagliari, Giovanna Sechi, Francesco Ciusa, Antonio Corriga, Elio Pulli, il maestro rimasto col cuore di un bambino che si emoziona e fa emozionare.

Paolo Pulina dirigente della FASI con i suoi 60 circoli ha di recente raccolto testimonianze preziose sulla prof.ssa Virdis alle quali non possiamo non rimandare con gratitudine e affetto. Tanti amici hanno scritto di lei partendo dalle elementari ad Ozieri, dall’Azuni a Sassari, allievi di un giovane Manlio Brigaglia, poi a Cagliari con Corrado Maltese, a Padova  tra il 1970 e il 2006, dove la Virdis ha fondato il Corso di laurea in Cultura e Tecnologia della Moda, il che spiega l’attenzione in questo volume per l’abbigliamento dei personaggi raffigurati sui retabli; proprio a Padova ha insegnato Storia dell’arte fiamminga e olandese, Iconografia e iconologia, Storia dell’arte moderna e Storia dell’arte contemporanea; poi la Scuola di specializzazione a Milano, infine l’Università di Sassari fino al pensionamento nel 2011. Qui con Monica Farnetti appena arrivata aveva curato il volume Per amicizia, scritti di filologia e letteratura in memoria di Giovanna Rabitti, docente alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere della nostra Università fino alla sua prematura scomparsa nel 2008.

A questa concezione di un’arte in Sardegna aperta verso l’Europa, dalla penisola iberica fino al mondo del cinquecento fiammingo si rifà questo volume su la via dei retabli in un Mediterraneo allargato, che nel titolo richiama quella “via della seta” tra il misterioso oriente e il nostro mare, che oggi vorremmo riscoprire per capire un mondo senza più frontiere, con riferimento alla ricezione, alla fortuna e all’irradiazione del gusto artistico; perché nella Virdis <<costante è stato il voler far affiorare il confronto, l’intreccio, e il riverbero delle esperienze artistiche da luoghi e in luoghi anche distanti tra loro, sulla base di un assunto che costituisce la trama dei diversi corsi universitari da lei impartiti>>; del resto il sottotitolo dell’opera riguarda proprio le frontiere europee degli altari dipinti nella Sardegna del Quattro e Cinquecento, superando il provincialismo che ha afflitto i nostri studi da tempo immemorabile, che hanno assunto il teorema di un’isola culturalmente depressa. A questa impostazione si rifanno pienamente i suoi allievi oggi in cattedra e non solo.

Parleranno di quest’opera Alma Casula e Maria Vittoria Spissu, ma  volevo da subito sottolineare lo stile ricercato, l’attenzione agli aspetti iconografici e alle derivazioni e contaminazioni culturali; l’interesse per il contesto storico; la ricca selezione fotografica; una novità è rappresentata dalla sistematizzazione della materia, che distingue le categorie delle raffigurazioni, oggetti, soggetti, decorazioni, abbigliamento, luoghi, con speciale attenzione per i maestri da Castelsardo a Sanluri, da Ozieri ad Ardara, da Cagliari ad Oristano, passando da Joan Mates fino ai Cavaro, i modelli, le impronte d’oltremare e d’oltralpe, ecc.

Questo volume riflette anche il progresso negli studi, le scoperte della ricerca archivistica, restituisce la "complessità della società" sarda del Quattrocento e del Cinquecento iberico, le rotte, le botteghe, i viaggi degli artisti alcuni locali come Giovanni Muru ad Ardara oppure Pietro Cavaro. Ma il nervo scoperto è quello dell’identità di un’arte sarda, dell’esistenza di uno specifico sardo, che spiegherebbe attardamenti del gotico maturo, ritardi, arcaismi; eppure occorre correggere anche le posizioni dei maestri Corrado Maltese e Renata Serra del lontano 1962 e fare pure autocritica, aprire orizzonti nuovi, ammettere un rapporto tra l’arte sarda e l’ampiezza dell’articolazione dell’arte in Europa, superando la prospettiva italocentrica e ritrovando i segni della cultura flandro-iberica. Non basta: il tema della costante resistenziale concepito da Giovanni Lilliu, riprendendo una lontanissima formula gramsciana, non riesce più a spiegare tutte le variabili di un’arte aperta e non imbrigliata in una piega territoriale: per osservare questi retabli straordinari è necessario come scrive Caterina Virdis <<portare il punto di osservazione fuori dal campo e assumere una prospettiva europea>>, ricordare come la Sardegna appartenesse alla Corona d’Aragona, anche se è opportuno rivedere quello che la Virdis chiama <<l’assoluto disinteresse nei confronti degli investimenti artistici da parte dei grandi feudatari catalano-aragonesi>>. In realtà la vicenda del retablo della chiesa di San Pietro di Tuili in Marmilla, voluto dai coniugi di Santa Cruz, Giovanni e sua moglie Violante, feudatari del paese di Tuili, dimostrerebbe il contrario; i recenti studi di Marco Antonio Scanu hanno fatto sapere come questa questione sia ancora in piena ebollizione e come vada rivalutato il rapporto che univa la Sardegna, i suoi vescovi e altre personalità alla Saragozza aragonese. Nel saggio su Tuili e in altri studi dello stesso autore si mette in luce come sia esistita un’attenzione verso la Sardegna da parte delle oligarchie, allora ai vertici del sistema di potere: in primis il viceré Nicolau Carroz nella seconda metà del Quattrocento, che intese abbellire la chiesa cagliaritana dei francescani Osservanti, di nuova fondazione, con pitture, agevolmente identificabili con il Retablo della Porziuncola, ancora una volta del misterioso Maestro di Castelsardo.

Sono stato ad Ardara pochi giorni fa accompagnato dal mio amico Giovanni Conconi e da Stefano Tedde, a ridosso del palazzo giudicale con le memorie di Adelasia scavato in queste settimane dagli allievi di Marco Milanese: nella chiesa di Santa Maria del Regno il grande retablo maggiore commissionato dal canonico Joan Cataholo, arciprete della cattedrale di Sant'Antioco di Bisarcio, ci ricorda all’inizio del Cinquecento (1515) la profondità della cultura teologica, l’eleganza, il peso della spiritualità dell’ordine francescano, il rapporto tra il Maestro di Castelsardo e forse un suo allievo, Giovanni Muru autore della maggior parte delle tavole; è l’epopea dei tempi più maturi dei sovrani Cattolici. Ci interroghiamo, come per Tuili, sul luogo nel quale le tavole sono state tagliate, dipinte, decorate; il progetto originario, le dinamiche di bottega, i modelli, i tempi di realizzazione, le finalità. Il ruolo della Sardegna, rappresentata sinteticamente dalla scena di San Gavino, il soldato palatino turritano martirizzato sotto Diocleziano, vastamente presente nell’immaginario del potere dei Giudici di Torres fin da Gonario II se da lui fu portato fino all’abbazia cistercense di Clairvaux il manoscritto della Passio fin dal XII secolo. Scomparso il Giudicato, non sorprende che l’antica cappella palatina di Santa Maria del Regno abbia mantenuto il ricordo nel Retablo Maggiore di una lontana devozione dei signori del Logudoro per il martire rappresentato a cavallo, con l’insegna della torre che rimanda alla Turris Libisonis romana e sullo sfondo quelle che potrebbero essere interpretate come le fortificazioni della colonia cesariana. Debbo dire che sono rimasto senza fiato osservando questo particolare poco noto ma tanto significativo, che incatena alla Sardegna questo monumento.  Come non pensare al San Gavino turritano con sullo sfondo le costruzioni della colonia romana, opera di Matia Preti allievo del Caravaggio riscoperto da Vittorio Sgarbi nel Monastero di clausura delle Cappuccine ?

Questo e altri temi ancora più emozionanti sono stati discussi approfonditamente nelle pagine e nelle schede di questo libro, con passi in avanti e un’impostazione scientifica di cui siamo davvero grati alle autrici del volume. Grazie a Maria Vittoria Spissu per aver portato a termine anche con la presentazione di oggi l’eredità ricevuta dalla sua maestra. Grazie per quello che farà ancora.

Ultimo aggiornamento Domenica 02 Dicembre 2018 09:24

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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