1

Seguimi su ....

FacebookTwitterLinkedIn

Angela Donati studiosa delle province danubiane

PDFStampaE-mail

Notizie - Archivio
Scritto da Administrator | 09 Novembre 2019

Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 

Attilio Mastino
Angela Donati studiosa delle province danubiane

“Alexandru Ioan Cuza” University of Iași, 5th–9th November 2019

Angela Donati, indimenticabile Maestra e generosa amica (1942-2018), è scomparsa a 76 anni di età a Bologna il 13 ottobre 2018. Un anno fa a Tunisi fa a lei abbiamo dedicato il XXI convegno de L’Africa Romana sul tema “L’epigrafia del Nord Africa: novità, riletture, nuove sintesi”. La sua Università la onorerà a Bertinoro, in quella rocca che amava, tra l’11 e il 13 giugno.  Abbiamo vissuto insieme tanti incontri scientifici da Bertinoro a Genova, da Bologna a San Marino, da Sofia a Barcellona.

Ho letto i tanti ricordi pubblicati in questi giorni, come quello bellissimo scritto da Mireille Corbier per L’Année épigraphique 2016 appena uscita; a me personalmente resta il ricordo dolce di un’amica e la consapevolezza di un debito che è aumentato giorno per giorno. Con le tante confidenze, fino ai suoi imminenti splendidi progetti per la nostra rivista “Epigraphica”, che cercheremo di mettere in pratica con lo spirito giusto.

L'abbiamo seguita in tante occasioni fino ai Convegni promossi da Livio Zerbini già dal primo incontro di Ferrara e Cento, dieci anni fa, tra il 15 e il 17 Ottobre 2009, dove avevamo presentato le attività del Centro interdisciplinare sulle province romane dell’Università di Sassari, con un intervento poi pubblicato nel volume su Roma e le province del Danubio, Atti del I Convegno internazionale (Ferrara-Cento, 15-17 Ottobre 2009, a cura di Livio Zerbini, Rubettino, Soveria Mannelli 2010).

In quell’occasione nasceva il Laboratorio di studi interdisciplinari sulle province danubiane, prezioso strumento per costruire nuove reti di ricercatori e per arrivare ai risultati che oggi abbiamo sotto gli occhi di tutti. Il programma del Laboratorio si collocava in una linea di continuità di studi delle Università di Bologna e Ferrara, partendo dall’acuta sensibilità verso le realtà provinciali che abbiamo ereditato dal maestro di molti di noi, Giancarlo Susini; oggi il Laboratorio di Ferrara seguendo antichi indirizzi di studi dell’Università di Bologna, è riuscito sempre più a porsi progressivamente come punto di riferimento per la cooperazione scientifica internazionale, tra archeologia, epigrafia, numismatica, storia delle religioni; è diventato un prezioso strumento per allargare l’indagine in ambito continentale e per costruire nuove reti di ricercatori, intorno a temi centrali quali quelli relativi alle tante culture del mondo provinciale, alla storia degli studi, alle nuove acquisizioni sul piano archelogico ed epigrafico, alla municipalizzazione, ai populi e alle nationes, al rapporto con gli immigrati, alle opere pubbliche, all’esercito: legioni, coorti, alae, flotta, alle miniere e dogane, alla vita religiosa, alle articolazioni e alle festività del culto imperiale.

Al terzo Convegno, quello di Vienna del 10 dicembre 2015, non avevo potuto partecipare perché mi ero fratturato una gamba ed era stata la Donati a leggere il mio lungo lavoro su L’Epigrafia latina nelle province danubiane negli ultimi 15 anni, 2000-2015 (in Roma e le province del Danubio, Atti del III Convegno internazionale, Vienna, 10 novembre 2015, Istituto Italiano di cultura), ora in stampa nel volume Ad ripam fluminis Danuvi per iniziativa di Fritz Mitthof e Chiara Cenati.

Oggi tocca a me ricordare Angela Donati a questa 5° Conferenza internazionale sulle province danubiane, come ho già fatto a Bologna il 10 ottobre scorso in occasione della presentazione dell’ottantunesimo numero di «Epigraphica», periodico internazionale di Epigrafia, che si segnala per le tante novità, le molte iscrizioni inedite, lo sguardo internazionale e l’orizzonte di fortissimo rinnovamento, nel quale siamo riusciti a coinvolgere tutto il mondo degli specialisti, con un occhio ai temi della comunicazione nel mondo antico, dell’acculturazione e della formazione dell’opinione pubblica.

Per raccontare la figura di Angela Donati studiosa delle province danubiane occorrerebbe una presentazione analitica di moltissimi interventi, recensioni, segnalazioni, animati sempre da uno sguardo largo, mediterraneo, con questa vocazione specifica per la geografia nella storia, per il rapporto delle epigrafi con i luoghi, i territori, le genti. Una vocazione che deriva dal suo Maestro e che in qualche modo abbiamo ereditato, se è vero che assieme a Susini e Le Glay, con lei e con altri amici avevamo fondato nel 1983 il primo dei convegni de L’Africa Romana. Ne derivano l'ampiezza di interessi scientifici e culturali, la sua dimensione internazionale, la capacità di confrontarsi con realtà diverse sul piano linguistico e storico, per le articolazioni locali del processo di romanizzazione. Analisi che sono oggi una solida premessa ed un punto di partenza per le successive indagini storiche, svolte con il gusto per l'esplorazione, per i viaggi, per l'esame autoptico dei monumenti e per le ricostruzioni topografiche. Già per Susini il polo più significativo era stato quello delle ricerche sulla Mesia e sulla Tracia e della lunga collaborazione con i colleghi bulgari iniziata fin dal 1970 e consacrata nella mostra sui Traci svoltasi a Venezia a Palazzo Ducale nel 1989: nell'introduzione alla mostra si andava alla ricerca dei fondamenti dell'Europa sempre con un occhio per l'attualità, si riprendevano le storie di Orfeo e di Spartaco, si ricordavano gli interessi balcanici dell'Ateneo bolognese ed in particolare nel XVII secolo la figura di Luigi Ferdinando Marsili, per arrivare ad Antonio Frova e alla missione della Scuola di Storia antica di Bologna. La rivista “Epigraphica”, la collana “Epigrafia e antichità”, gli “Studi di storia antica” hanno accolto con regolarità lavori di studiosi che si sono specificamente dedicati alle province danubiane. Tra le cose più recenti penso ad esempio al volume della Collana Epigrafia e antichità L’officina epigrafica romana in ricordo di Giancarlo Susini, a cura di A. Donati, G. Poma (Epigrafia e antichità, 30), Faenza 2012, dove è stato accolto l’articolo di M. Šašel Kos, A Glimpse into Stonecutters’ Workshops in Scupi, Upper Moesia, sulle iscrizioni della Mesia superior (pp. 507-524). Oppure l’articolo di L. Zerbini, Scritture latine nella Dacia romana. Status quaestionis e proposte di ricerca, ibid., pp. 525–531.

Nella stessa collana il volume 36 di P. Cugusi, M.T. Sblendorio Cugusi è dedicato ai Carmina latina epigraphica non-bücheleriani di Dalmatia (CLEDalm). Edizione e commento. Con osservazioni su carmi bücheleriani della provincia, Fratelli Lega, Faenza 2015. La sua costante presenza nella Commissione che valutava i progetti scientifici finanziati dal Ministry of Sciences and Environmental Protetion della Repubblica di Serbia l’aveva messa in contato con molti ali giovani colleghi.

Specificamente l’attenzione personale di Angela Donati per le province danubiane è stata costante ma mi limiterò a partire dalla colonia Ratiaria in Moesia superior, oggi la bulgara Arkar, dove la missione della Scuola di Storia antica di Bologna si era affiancata agli archeologi dell’Accademia delle Scienze di Bulgaria e del Governo regionale di Vidin, in particolare a Velizar Velkov ed a Janka Mladenova: di Ratiaria conosciamo oggi almeno 162 iscrizioni latine. La colonia di Traiano fu studiata dalla scuola Bolognese con moltissimi contributi, coi quali la vicenda storica della città è ripercorsa con una sintesi significativa, soprattutto a partire dall’abbandono della Dacia transdanubiana ad opera di Aureliano e dall’arrivo della legione XIII Gemina ad Apulum: Ratiaria capitale della Dacia ripensis divenne una metropoli, una tappa tra il semidiruto ponte traianeo di Drobeta ed il ponte costantiniano di Sucidava, mantenendo però i contatti con la Dacia transdanubiana che sembrano documentati dall’esistenza dei traghetti sul Danubio, testimoniati forse nel mosaico africano di Althiburos in Tunisia ora al Bardo. Ratiaria come città di frontiera, al confine tra due culture, anche in età tarda, l'una incardinata a Bisanzio e l'altra di tradizione latina anch'essa già cristianizzata. Al centro degli interessi della scuola bolognese sono stati i processi di acculturazione, i rapporti culturali tra le due rive del Danubio, il contatto con le popolazioni gotiche, la ricostruzione giustinianea ricordata da Procopio e infine l’abbandono.  In sintesi oggi possiamo ricordare le attività della cooperazione italo-bulgara, i sondaggi effettuati fuori della cinta urbana lungo la sponda danubiana, con l’ausilio del rilievo fotogrammetrico, della cartografia storica, della topografia; lo studio della viabilità verso Naissus nella valle dell’Arcariza; la completa revisione autoptica del patrimonio epigrafico e il tema dell’evoluzione della scrittura e delle produzioni monumentali, oltre che la documentazione militare conservataci dai bolli laterizi. Centrale è il rapporto tra la cultura ellenistica e la nuova cultura romana in ambiente provinciale. La città dové finire per assumere nella tarda antichità «le funzioni prestigiose di una capitale amministrativa erede degli interessi e delle memorie di un amplissimo territorio transdanubiano, quello dacico, dove le forme della cultura romana si erano confrontate con le culture locali nel momento in cui entrambe avevano raggiunto un livello elevato di organizzazione civile». L’interesse per città romane come Ratiaria e per i relativi processi di acculturazione e di confronto sono stati inquadrati «nel vasto movimento di ricerca che – forse impropriamente – s’intitola alla storia ed alle antichità delle “provincie”», fondato su un interesse che non si regge sulla storia dell’egemonia di un impero (pur non ignorando i “centri del potere” a Roma e altrove) ma sull’individuazione di complesse e radicate esperienze culturali che già allora e da gran tempo componevano i fondamenti dell’Europa».           Alla colonia di Ratiaria com’è noto la Scuola bolognese dedicò una collana, Ratiariensia, studi e materiali mesici e danubiani, edita dalla CLUEB a partire dal 1980 nell’ambito dell’accordo culturale sostenuto dal Ministero degli Esteri, che dal 1975 aveva avviato la collaborazione tra l’allora Istituto di Storia antica di Bologna, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Istituto archeologico dell’Accademia delle scienze di Bulgaria. Quella di Giancarlo Susini e di Angela Donati fu soprattutto una funzione di coordinamento e di direzione scientifica, anche se non mancano nella collana ricerche originali fin dal primo volume. Il terzo-quarto numero della collana nel 1987 contiene gli atti del convegno internazionale sul limes mesico e danubiano, svoltosi a Vidin nel 1985 in occasione dei decennalia Ratiariensia per i dieci anni della collaborazione italo-bulgara: si celebrava allora anche il 75° anniversario dalla fondazione del Museo di Vidin, l’antica Bononia sul Danubio e gli studiosi bolognesi vollero ricordare i 900 anni dell'Alma Mater e la figura di Luigi Ferdinando Marsili, «bolognese, che fu soldato, diplomatico, conoscitore e descrittore dei luoghi danubiani, scopritore di sopravvivenze della topografia antica, studioso di paesaggi e di aspetti naturali». Gli atti del congresso di Vidin furono presentati a Sofia nel 1987 in occasione del IX Congresso dell’ Associazione internazionale di Epigrafia Greca e Latina, nel quale Susini fu rieletto alla vice presidenza dell’AIEGL, al fianco di Giorgi Mihailov, che ricordammo nel 1991 in occasione del IX Convegno de L’Africa Romana.

Proprio al nome di Ratiaria in un discusso carme milanese del IV secolo è dedicato un breve lavoro di Angela Donati sul primo numero della rivista "Ratiariensia" nel 1980 (Ratiariensia, 1, 1980, pp. 133-134).  Si propone un’interpretazione diversa del nome ‘Ratiaria’ in un epitafio metrico in esametri di un soldato, un Marcellinus poi arruolato nella flotta e infine di nuovo in una legione (AE 1940, 67; 1982, 405), già studiato dal Calderini sul I numero di Epigraphica (Nuove iscrizioni cristiane milanesi del cimitero di Caio), ripreso da John William Zarker nel 1958 (Studies in the Carmina Latina Epigraphica, Princeton 1958, p. 85), Maria Pia Billanovic (Epigraphica, 41, 1979, pp. 160-162 nr. 2); ora da Paolo Cugusi nel 2007 (P. Cugusi, Per un nuovo Corpus dei Carmina Latina Epigraphica. Materiali e discussioni, Roma 2007, p 48).  Anziché vederci un generico riferimento alla navigazione, Donati propone di considerare Ratiaria come toponimo e di richiamare il luogo in cui il militare avrebbe svolto parte della sua carriera. Il testo è conservato a Milano nel Cimitero di porta Vercellina (Cimitero di Caio). L’interpretazione non è accolta ora da Silvia Evangelisti, ma rimane davvero sullo sfondo.  

A Ratiaria ci porta un altro lavoro di Angela Donati su un carme ratiariense, su "Ratiariensia" del 1987 (Su un carme ratiariense (e altra nota epigrafica), "Ratiariensia", 3‐4 (1987), pp. 127-129). L’autrice propone alcune letture diverse rispetto all’edizione prima di V. Velkov e così, tra l’altro, emergerebbe il fatto che la defunta Dassiola, nobilis ingenio clara de stirpe parentum, fosse figlia del dux Dassianus della Dacia Ripensis.

Nello stesso articolo viene discusso un carme epigrafico del III secolo da Noviodunum con epitafio di [K]rystallus alumnus Postumi praef(ecti) class(is), l’autrice suggerisce di vedere per la prima volta la citazione del toponimo mesico Castris Martiis (AE 1977, 762 = 1980, 841 = 1984, 793 = 1987, 897 = 1989, 639 = 2005, 161).  L’iscrizione è stata poi commentata da Paolo Cugusi che ritiene che i due epigrammi contengano un lessico poetico derivato da Catullo, Virgilio e Stazio (“Materiali e discussioni per l'analisi dei testi classici” 53, 2004, pp. 155-167).

Angela Donati aveva iniziato però occupandosi di Dalmazia fin dal 1974 nell’articolo Con la rettifica ad un'iscrizione di Epetium, su "Epigraphica", del 1974 (XXXVI (1974), pp. 254-255),  dove rivedeva la lettura proposta da Nenad Cambi di un’iscrizione del IV secolo  all’epoca inedita (ora AE 1975, 675) reimpiegata nella cinta muraria del cimitero di Stobreč, la romana Epetium. Identificava quindi il dedicante Crispin(ius) Valentianus come adfinis del destinatario dell’epigrafe sepolcrale I[u]l(ius) Euphemus, sostituendo anche così un’improbabile lettura con la doppia presenza dell’adprecatio agli Dei Mani con la consueta formula bene merenti.

Ancora su Epigraphica, sempre nel 1974, Angela Donati rivedeva una problematica menzione degli Di Militares, per un epitafio di un trombettiere da Vienna (Una problematica menzione degli Di Militares, "Epigraphica", XXXVI (1974), pp. 249-250): l’interpretazione - fino a quel momento accettata – vedeva come votiva la dedica di un’iscrizione graffita su un mattone della legio X Gemina, proveniente da Vienna, presentata alla mostra Die Romer and der Donau (Noricum und Pannonien), tenutasi a Petronell nel 1973. A supporto della sua lettura delle lettere D M come adprecatio agli Dei Mani invece che come voto ai Di Militares solitamente citati per esteso, riportava altri casi di laterizi utilizzati come supporto per epitafi.

Nell’articolo su ZPE del 1981, In margine ad un'iscrizione di Carnuntum, in Pannonia Superior, la Donati si chiedeva la ragione per la quale il militare T. Valerius Primus all’inizio del II secolo portasse la tribù Arnensis che non è quella della sua domus, cioè Brixia (In margine ad un'iscrizione di Carnuntum, in Pannonia Superior, "Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik", XLIII (1981), pp. 125-126):  L’autrice, oltre alla soluzione più immediata di confusione tra Brixia e Brixellum, proponeva anche una più complessa genesi dell’errore del lapicida, in modo da salvare la paternità bresciana del militare, che sarebbe stato iscritto alla tribù Fabia come gli abitanti di Brixia. .

Gli ultimi studi hanno però corretto la lettura, e sono arrivati fino a sospettare una vera e propria falsificazione, come ha fatto P. Scherrer vd. AE 2008, 1092 (Continuity and Innovation in Religion in the Roman West, R. Haussler A.C. King edd., Portsmouthh 2008).

Nella recensione a R. Noll, Die griechischen und lateinischen Inschriften der Wiener Antikensammlung, pubblicata nel 1988 su "Gnomon", Angela Donati aveva espresso nel 1988 parere favorevole all’uscita dell’aggiornato catalogo della collezione del Kunsthistorisches Museum, Wien, opera che è andata poi a completare l’edizione del 1962.

Più di recente, partendo dalla vicenda personale dei santi Marino e Leone, che arrivarono dall’isola Arba in Dalmazia fino a Rimini sotto Diocleziano, nell’articolo I santi venuti dal mare, in “Arte per mare”, Milano 2007, pp. 20-23, Angela Donati esponeva la situazione politico-militare della regione ‘illirica’, da cui provengono proprio gl’imperatori del tardo III sec., i quali in un momento di torbidi e incertezza diffusa si appoggiarono alla tradizione religiosa pagana e alle persecuzioni, per puntellare un Impero che rischiava il disfacimento. Questi due Dalmati sarebbero stati chiamati per le loro capacità nell’arte costruttiva, ben motivabili alla luce della grande presenza di pietra nella loro patria.

Vorrei infine soffermarmi sulla mostra di Rimini del 1995 Dal Mille al Mille. Tesori e popoli dal Mar Nero, Catalogo della mostra (Rimini, 1995), Milano 1995: nell’articolo Mar Nero e scrittori greci e latini (pp. 244-247), Angela Donati aveva esaminato la lettura che le fonti letterarie classiche, a partire dai poemi omerici, danno dei popoli (Sciti, Cimmeri, Grifoni) e delle coste del mar Nero, considerato come territorio limitaneo, al di fuori della ‘civiltà’. Pertanto, là viene inviata Ifigenia per espiare le colpe di Agamennone, là viene esiliato Ovidio in epoca augustea e ancora Valentiniano vi confinerà nel 366 d.C. il prefetto del pretorio Fronimio. Fonti geografiche da lei prese in esame con attenzione sono Strabone (che in particolare si sofferma sul passaggio dalla condizione di inospitalità a quella di ospitalità in relazione all’arrivo dei coloni greci e sul rigido clima, confermato anche da Ovidio), Plinio il Vecchio (con le migrazioni stagionali dei tonni dal Mar d’Azov) e Arriano, che dedica alle coste del Ponto Eusino un’opera completa, il Periplo, nel II sec. d.C., in origine probabilmente relazione indirizzata all’imperatore Adriano. La maggiore attenzione è rivolta a quest’ultima opera, che affianca alle informazioni più prettamente geografiche altre di carattere antiquario, come quelle concernenti la leggenda degli Argonauti e i restauri ‘epigrafici’ promossi da Adriano stesso nella città di Trapezunte.

In quella stessa occasione gli studiosi bolognesi si erano sforzati ad attualizzare la storia, fondando le loro osservazioni su una accurata ricerca che però non trascurava l’attualità, fino all’espansione zarista ed all’imbattibile resistenza sovietica contro le armate germaniche. Dunque il Ponto Eusino, il mare ospitale, ed il Mar di Marmara, l'antica Propontide, dalla frequentazione greca fino alla presenza romana dopo Mitridate e Burebista, la Crimea ed il regno bosporano, al punto di incontro tra Greci e Cimmeri o Sciti e altri popoli o civiltà. Il popolo misterioso degli Iperborei, il mito degli Argonauti e di Prometeo, e ancora Orfeo e Dioniso: miti che sviluppano davvero «la nozione del misterioso levante nella conoscenza del continente europeo verso le diverse rive mediterranee».  Proprio sulle rive europee del Ponto Eusino (più che altrove) e lungo le frontiere danubiane la cultura politica romana produsse efficaci modelli di organizzazione civica: fondazioni di colonie, istituzioni municipali, governi per territori con specifiche identità etno-culturali ed economiche» mentre «l’urbanizzazione fece passi considerevoli, anche con l’affiancamento di nuove città ad impianti castrensi, specie sul limes».

Questa per le province danubiane è una frazione infinitesimale della produzione scientifica di Angela Donati, attenta allo specifico del mondo provinciale in tanta parte dell’ecumene romana.  Se e vero che un pezzo di noi se ne e andato per sempre, siamo convinti che le sue opere non invecchieranno nel tempo, ma resterà soprattutto il sapore della novità, il ricordo di una generosità e di una disponibilità senza eguali, la preziosa funzione di collegamento anche come segretaria generale dell’Associazione internazionale di epigrafia greca e latina, un punto fermo al quale guardare, soprattutto in futuro, con ammirazione, con il desiderio di emulazione.

A me personalmente resta il ricordo dolce di un’amica e la consapevolezza di un debito che è aumentato giorno per giorno. In occasione della Santa Messa a San Domenico a Bologna, il 17 ottobre 2018 Riccardo Vattuone aveva voluto ricordare il passo di Giobbe 19, 23 ss., che tanto la emozionava: ≪Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro anche su una tavola di piombo (stylo ferreo et plumbi lamina), per sempre s’incidessero sulla roccia! (sculpantur in silice)>>.

Le scritture antiche hanno rappresentato per Angela Donati il mezzo attraverso il quale superare le barriere dello spazio e del tempo. Questo prezioso insegnamento è un’eredità che raccogliamo consapevoli dei nostri limiti e insieme desiderosi di coinvolgere, di accogliere, di superare ogni conflitto.

Ricordando Angela Donati, con grande emozione qualche giorno fa abbiamo presentato all’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna, grazie all’impegno dell’Editore e di molti studiosi, l’LXXXI numero di “Epigraphica” di cui siamo orgogliosi, 740 pagine, 57 autori (alcuni conosciutissimi) provenienti da tanti paesi europei, dal Nord Africa fino al Canada e agli Stati Uniti, con novità, con molte iscrizioni inedite, con uno sguardo internazionale e in un orizzonte di fortissimo rinnovamento, nel quale vorremmo coinvolgere tutto il mondo degli specialisti e non solo. Ora sempre più intendiamo procedere insieme sui differenti versanti di una disciplina pienamente vivace che non si limita a presentare le scoperte delle nuove iscrizioni greche o latine, ma che investe pienamente il tema della comunicazione nel mondo antico, dell’acculturazione e della formazione dell’opinione pubblica attraverso le scritture, si allarga alla storia degli studi, alle relazioni con l’archeologia e con la storia dell’arte, con la papirologia e con la numismatica; oggi ancor più grazie all’informatica, alle nuove tecnologie digitali, alla fotogrammetria, alla computer vision, al trattamento delle immagini, alla modellizzazione in 3D.  Nata ormai oltre ottanta anni fa, nel 1939, diretta da Aristide Calderini, poi da Giancarlo Susini e infine da Angela Donati, la rivista a partire dal numero LXXXI (2019) vede ora coinvolte anche le due Università della Sardegna e in particolare il Dipartimento di Storia Scienze dell’Uomo e della Formazione dell’Università di Sassari e il Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni culturali dell’Università di Cagliari. Condirettore è Maria Bollini, ora professore emerito dell’Università di Ferrara. Il Comitato scientifico è stato allargato a numerosi giovani studiosi italiani e stranieri, così come il Comitato di redazione. La Direzione si vale inoltre di un ampio Comitato internazionale di lettura al quale sottopone, a seconda delle specifiche competenze e in forma anonima, gli articoli. Ho il piacere di consenare copiadellarivista appena pubblicata al nostro Lucretiu Mihailescu-Birliba.

Questo mio intervento si chiude qui a Iaşi con la proclamazione del vincitore della IV edizione Premio Giancarlo Susini, sostenuto dalla Fondazione di Sardegna, dall’Editore F.lli Lega, dalla Società scientifica Terra Italia.  Proprio Angela Donati aveva istituito il premio cinque anni fa, dopo la morte del maestro avvenuta nel 2000.  Ora la compagnia si è allargata e alla rivista “Epigraphica” periodico internazionale di Epigrafia, si è aggiunta la Società Scientifica Terra Italia presieduta dalla prof. Cecilia Ricci e la Casa Editrice Fratelli Lega di Faenza, con il contributo della  Fondazione di Sardegna. Visto il bando del 10 luglio 2019  relativo al Premio per la IV edizione del Premio Giancarlo Susini da attribuire ad una pubblicazione di epigrafia greca o latina, dattiloscritta oppure già edita nel 2017 o nel 2018; constatato che per la IV edizione il Premio ha ottenuto i contributi di due mila euro della Fondazione di Sardegna, di mille euro delle Edizioni F.lli Lega e il patrocinio della Società scientifica “Terra Italia Onlus”, visto il verbale della giuria costituita oltre che da me (per Epigraphica), da Cecilia Ricci (per Terra Italia) e Marc Mayer i Olivé (per la casa editrice F.lli Lega), che ha deliberat all’unanimità; rilevato che il premio è destinato all’opera a carattere monografico di un giovane studioso o di una giovane studiosa che non abbia superato i 40 anni di età alla data del bando; rilevato che entro la scadenza del 15 ottobre 2019 sono pervenute quattro opere edite e quattro opere inedite; proclamo vinciore il volume del dott. Riccardo Bertolazzi, nato a Negrar (Varese) il 30 aprile 1985 intotolato Septimius Severus and the Cities of the Empire, con la seguente motivazione:

<<L’intento del volume di Riccardo Bertolazzi, come da lui espressamente dichiarato nell’Introduzione, è quello di mettere in luce le modalità di governo di Settimio Severo attraverso gli interventi di diversa natura testimoniati nei municipi, nelle colonie, nelle civitates e negli altri centri urbani dell’Italia e delle province nei primi decenni del III secolo.  A tale scopo il volume è strutturato in cinque capitoli nei quali l’Autore prende via via in esame l’Italia e le province occidentali; le province danubiane; le province balcaniche e l’Asia minore; l’Oriente; l’Africa. I capitoli sono organizzati in nuclei tematici diversamente declinati, per riflettere al meglio le peculiarità delle realtà amministrative e istituzionali e degli eventi storici che determinarono o influenzarono il rapporto tra imperatore e città.  Lo sguardo di Bertolazzi si concentra in particolare sulle varie forme di contatto e scambio (concessione di onori, formulazione di provvedimenti legislativi ecc.), differenti in quantità e qualità a seconda dell’area considerata.  Il volume è arricchito da un’appendice organizzata in tabelle (per città di provenienza, imperatori destinatari, personaggi/città dedicanti, cronologia e conguagli bibliografici) che ricordano la concessione di statue a personaggi della dinastia severiana. L’autore adotta un approccio originale e innovativo, dimostrando una notevole disinvoltura nel trattare le vicende amministrative e giuridiche; è in grado di fare un uso appropriato e consapevole di fonti diverse (storiche, epigrafiche, numismatiche, iconografiche); dà prova di ben conoscere la principale bibliografia internazionale sul tema. La scrittura è fluida e coerente e ha un taglio problematico. Le conclusioni cui Bertolazzi perviene sono destinate ad alimentare il dibattito sull’età severiana, in relazione in particolare alla discordanza tra le informazioni veicolate dalle fonti letterarie e dalle fonti epigrafiche; e al presunto carattere autocratico del regime severiano>>.

La commissione fa presente che il libro sarà inserito nella collana ‘Epigrafia e antichità’ della casa editrice dei F.lli Lega, una volta sentiti i responsabili della collana. Il dott. Riccardo Bertolazzi riceverà 50 copie del volume una volta stampato.

Le più recenti qualifiche del dott. Bertolazzi:  Faculty of Arts & Science Postdoctoral Fellow, University of Toronto, Department of Classics (Progetto di ricerca: compilazione di una monografia dedicata allo studio dei rapporti tra l’imperatore Settimio Severo e le città dell’impero, Supervisore: Prof. Christer Brun:  Ph.D. Greek and Roman Studies, University of Calgary (Tesi: “Julia Domna: Public Image and Private Influence of a Syrian Queen.” Supervisore: Prof. Hanne Sigismund Nielsen) L’autore dichiara di essere impegnato nei seguenti ambiti di ricerca: Storia politica, militare, religiosa e sociale del periodo medio-imperiale romano; epigrafia romana; epigrafia della X Regio Venetia et Histria; Africa romana; province danubiane dell’impero romano; Cassio Dione.

Affettuosi auguri al nostro giovane e promettente Riccardo Bertolazzi.

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Novembre 2019 21:45

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

 26 visitatori online