1

Seguimi su ....

FacebookTwitterLinkedIn

Saluto di Attilio Mastino. Sassari, 23 novembre 2011, Aula Magna dell’Università.

PDFStampaE-mail

Notizie - Archivio
Scritto da Administrator | 02 Dicembre 2019

Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 

Saluto di Attilio Mastino

Sassari, 23 novembre 2011, Aula Magna dell’Università

Caro Governatore, cari amici,

anche a nome dei Presidenti del Club di Sassari Nord Mauro Milia e del Club di Sassari Silki Antonio Falco, a nome dei nostri giovani dei tre club Rotaract e dei due club Interact di Sassari ho l’onore e il piacere di dare il benvenuto ai tanti nostri ospiti giunti da tutta la Sardegna, da Roma e dall’intero distretto per questo seminario distrettuale su “Rotary Foundation e progetti” e “Gestione delle sovvenzioni”.

In questi quattro giorni che sta trascorrendo nella città di Sassari nel mese dedicato alla Rotary Foundation il Governatore del distretto 2080  Giulio Bicciolo ha avuto modo di conoscere la bella realtà del Rotary, anche di immergersi nella comunità locale, di toccare con mano la crisi della Sardegna con le sue specificità nell’ambito della crisi del Mezzogiorno e del Paese.

Caro Governatore, volevo ringraziarti per questa tua costante presenza nel corso di questo anno rotariano, per lo stile che hai messo nella tua azione, per l’impegno, il senso di amicizia, per la voglia di ascoltare.

Vi riceviamo oggi nello storico Palazzo di un’università fondata più di 4 secoli fa messo a diposizione dal Rettore Massimo Carpinelli: la cultura come risposta al disagio, al sottosviluppo economico, allo sfruttamento del lavoro dell’uomo. Oggi è il Rotary nelle sue articolazioni che aspira ad essere uno dei centri pensanti della Sardegna, motore dello sviluppo capace di abbattere le barriere tra le professioni e le categorie, uno dei luoghi in cui affrontare le crisi, esercitare solidarietà, garantire un servizio per il bene comune, in un quadro che non può essere localistico ma deve tener conto di problemi globali e spingerci fino all’altra riva del Mediterraneo e oltre, come fa Oristano con l’archeologia subacquea di Nabeul. Verranno presentate le opportunità della Fondazione Rotary e le testimonianze di quanto siamo riusciti a fare come a Ozieri, a Cagliari, a Thiesi, a Terralba con i tanti progetti che abbiamo messo in campo ma con lo sguardo ambizioso di superare noi stessi, di creare presto opportunità reali per interventi sempre più significativi e non di immagine, di mobilitare le forze migliori, di esercitare il tema della solidarietà, della pace, della cooperazione. In particolare nella campagna End Polio Now. Lasciatemi dire l’ammirazione per chi ci ha preceduto e per quanto è stato fatto fino ad oggi.

Per noi questa è anche l’occasione per fermarci per un momento, per ricollocarci nello spazio e nel tempo, per programmare il futuro che abbiamo di fronte. Ci presentiamo a questo appuntamento con emozione, con preoccupazione, con speranza, tenendo conto della profondità della nostra storia, visto che in questi giorni il Club di Cagliari presieduto da Francesco Danero celebra il 70° anno dalla fondazione e tra qualche mese il Club di Sassari  chiuderà le celebrazioni iniziate il 6 febbraio scorso con la Presidente Maristella Mura.  Oggi però soprattutto guardiamo ai giovani, ai nuovi soci, ai ragazzi e alle ragazze del Rotaract, perché il futuro dei nostri Club è ora veramente nelle loro mani. Sono loro il nostro patrimonio più prezioso; le nostre decisioni debbono tener conto innanzi tutto di loro, che chiamiamo a raccolta verso obiettivi alti di successo e di sviluppo comune. Grazie ai ragazzi del Rotaract di essere in questa occasione così numerosi e presenti.

Credo che oggi i Presidenti vorranno rinnovare l’impegno a spendere tutti se stessi per raggiungere obiettivi alti e per lavorare nell’interesse della comunità che intendono rappresentare con determinazione e spirito di servizio, senza perdere di vista la dimensione internazionale del Rotary e il legame vitale con la Rotary Foundation che ci ricorda il motto prezioso “fare del bene al mondo”.

Cari amici, lasciatemi per un momento tornare alla mia professione di storico dell’antichità, che in un’occasione come questa avrebbe tante frecce al suo arco. Per Erodoto nel lontanissimo V secolo a.C. la Sardegna era l’isola più grande del mondo, nesos megiste, chiamata da un commentatore di Platone l’isola dalle vene d’argento, argurofleps, anche Ichnussa e Sandaliotis per la sua caratteristica forma di piede destro umano con l’alluce rappresentato dall’isola d’Eracle, l’Asinara, osservata al volo secondo il mito dagli eroi Dedalo costruttore dei nuraghi e Talos. Era stato il compagno di Eracle, Iolao, a riportare la concordia negli animi divisi degli indigeni, i cui discendenti ancora resistevano all’occupazione romana sulle montagne della Barbaria. La versione della presenza in Sardegna di Iolao e dei 50 figli di Eracle va collegata con un passo della principale opera di Aristotele, la Fisica, in cui si riferisce l’uso rituale, tipicamente sardo, di dormire presso le tombe degli eroi (si è pensato al misterioso santuario di Mont’e Prama, Cabras, nella prima età del Ferro, alla fine di quella che Giovanni Lilliu chiamava “la bella età dei nuraghi”).

La Sardegna appare dal mito come un’isola felice (eudaimon), che per grandezza e prosperità eguaglia le isole più celebri del Mediterraneo, felice per le produzioni e per l’abbondanza di metalli: le pianure sono bellissime, i terreni fertili, mancano i serpenti e i lupi, non vi si trovano erbe velenose (tranne quella che provoca il riso sardonio). La Sardegna, isola di occidente, appare notevolmente idealizzata, soprattutto a causa della leggendaria lontananza e collocata fuori dalla dimensione del tempo storico. Eppure i Greci avevano informazioni precise sulla reale situazione dell’isola: già Diodoro Siculo, confrontando il mito con le condizioni dei Sardi suoi contemporanei, osservava come essi erano riusciti a mantenere la libertà promessa dall’oracolo di Apollo ad Eracle, dopo le ripetute aggressioni esterne. I discendenti del dio erano riusciti ad evitare, nonostante le dure condizioni di vita, le sofferenze del lavoro. Del resto siamo certi che gli autori greci e latini avevano una notevole conoscenza, più o meno diretta, dell’esistenza in Sardegna di una civiltà evoluta come quella nuragica, caratterizzata da un lato dall’assenza di insediamenti urbani, dall’altro da uno sviluppo notevole dell’architettura, dell’agricoltura e della pastorizia. Questa consapevolezza si esprime, per l’età del mito, nella saga dei figli di Eracle, di Dedalo e di Aristeo, che avrebbero determinato quello sviluppo, prima dell’evoluzione urbana miticamente attribuita a Norace. La geografia storica della Sardegna e delle isole del Mediterraneo e degli altri mari è innanzitutto uno spazio di intersezioni, di stratificazioni culturali, di contatti, di rapporti, di connessioni, di scelte: il mito antico esprime con vivacità le emozioni dei marinai e degli uomini di ieri e di oggi che operano in quel mare che innanzi tutto è una via che unisce popoli e mondi diversi.

La profondità della storia della Sardegna rimanda a un tema caro ai Rotariani: il Presidente internazionale Mark Daniel Maloney con suo motto “il Rotary connette il mondo” ci ricorda che dobbiamo superare le angustie di un’isola scrigno – per usare la definizione del grande storico delle “Annales” Lucien Febvre - , «île conservatoire»,  gelosa delle proprie tradizioni ma troppo chiusa in se stessa, in una identità che si vorrebbe irrigidita e immutabile. Il rapporto all’interno del distretto 2080 con Roma e con i Club del Lazio può essere un elemento prezioso per aprire i nostri orizzonti, come in questi giorni al Colosseo con la mostra che abbiamo voluto su Cartagine.   Anche occasioni come queste sono utili per programmare dal basso, trovare contatti, costruire un futuro di pace.

C’è un politico isolano che ci è caro che ha sempre teorizzato come i Sardi abbiano maturato nei secoli la convinzione profonda di aver subito le ingiustizie della storia, di aver sofferto per le prepotenze degli altri, di aver coltivato anche all’interno del proprio inconscio e del proprio carattere una sorta di profonda infelicità, l’autocoscienza di una coscienza infelice. Bene, noi vorremmo ribaltare questo sguardo e contribuire a rendere la Sardegna più aperta ed internazionale, più consapevole della ricchezza della propria storia, più felice.

Allora caro Governatore grazie per questa tua presenza, per questa tua curiosità di conoscere e di lavorare con noi, per questa tua sensibilità che ogni giorno ci sorprende e ci incoraggia.

Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Dicembre 2019 20:55

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

 18 visitatori online