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Scritto da Administrator | 28 Agosto 2016

Attilio Mastino
I decenni tra l’esilio in Sardegna di Callisto e quello di Ponziano:
i rapporti tra cristiani e pagani.

Per un paradosso della storia, la prima notizia relativa alla presenza di cristiani in Sardegna nell’età di Commodo precede di vent’anni la più significativa testimonianza dei culti pagani nell’isola, la ricostruzione del tempio del dio “nazionale” Sardus Pater, che documenta la vitalità delle antiche tradizioni pagane locali: tra il 213 ed il 217 d.C. si può infatti datare l’epigrafe dedicatoria all’imperatore Caracalla, in occasione dei restauri dell’antico tempio di Antas in comune di Fluminimaggiore nella Sardegna sud-occidentale, a breve distanza dall’isola circumsarda di Sulci-Sant’Antioco, che Tolomeo conosce come Molilbòdes, l’isola del piombo, Plumbaria.

Si tratta di un edificio, completamente nuovo non solo rispetto a quello cartaginese costruito per Sid Addir Babi, ma anche rispetto a quello di età graccana (o augustea), che oggi conosciamo attraverso le terrecotte architettoniche del frontone; il tempio severiano testimonia la sopravvivenza dell’antico culto salutifero del grande dio eponimo della Sardegna, il Sardus Pater figlio di Eracle, interpretatio romana del dio fenicio di Sidone (Sid figlio di Melkart), dell’eroe greco Iolao Padre compagno di Eracle e probabilmente dell’arcaico Babi, forse un dio venerato da età preistorica presso il santuario nella vicina grotta di Su Mannau. Sovrapposto infine al Sardo figlio di Makeris delle fonti greche.

La cosa straordinaria è che il culto pagano del dio “nazionale” veniva affiancato e integrato con il culto di Eracle, padre di Sardus, e di conseguenza – secondo un progetto che potrebbe esser attribuito già a Commodo – affiancava Caracalla ad Eracle e lo integrava al culto imperiale, ormai fondato su un’articolata organizzazione provinciale (con sede a Carales) e municipale (che è documentata nella vicina Sulci). L’aditon bipartito del tempio testimonia forse la pratica congiunta del culto, se dobbiamo immaginare la statua di Sardus col suo caratteristico copricapo di piume in una cella (rimane un dito in bronzo di 15 cm. di lunghezza) e quella di Caracalla-Ercole nell’altra cella, mentre l'altare era localizzato secondo l'uso romano sula scalinata d'accesso al tempio. Oggi conosciamo meglio la planimetria del tempio tetrastilo, suddiviso longitudinalmente in anticella, cella e penetrale.

Ultimo aggiornamento Domenica 28 Agosto 2016 23:17

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Scritto da Administrator | 04 Luglio 2016

Tomasino Pinna (1949-2016)

Tomasino Pinna è scomparso il 25 giugno dopo otto mesi di terribili sofferenze iniziate il 30 ottobre con l'incidente in Ogliastra: a 66 anni di età, lascia nel dolore Luciana e Adriano, ma anche tanti amici di una vita che, come me, lo conoscevano da quasi cinquanta anni, partendo dai luminosi anni della Facoltà di Lettere di Cagliari, dove era cresciuto alla scuola di Alberto Mario Cirese e della sua Clara Gallini.

Ho consultato in questi giorni lo stato matricolare di Servizio elettronico, rilasciatomi dall’Area del settore personale dell’Università: dopo i 15 anni trascorsi alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Cagliari, si era trasferito il 20 aprile 1988 a Sassari come ricercatore confermato a tempo pieno nel gruppo di discipline n. 30, assegnato all’Istituto di Antichità, Arte e discipline etnodemologiche della Facoltà di Magistero. Supplente di Storia delle religioni ininterrottamente dal 1991 (quasi sempre a titolo gratuito), dal 1992 era passato all’Istituto di studi etnoantropologici della Facoltà di Lettere e Filosofia  e poi dal I gennaio 1999 al nostro Dipartimento di Storia.

Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Luglio 2016 19:51

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Scritto da Administrator | 13 Giugno 2016

GERARDO SEVERINO
con la collaborazione di Paolo Mastino

E GRAZIANO ANDÒ ALLA GUERRA !
BREVE STORIA DI UN TENENTE DELLA
“BRIGATA SASSARI”

Delfino Editore Sassari

Chi ha assistito agli avvenimenti di quel giorno, credo che li rivedrà in punto di morte.

Mentre la nostra mitragliatrice sparava, il bombardamento cessava. Il nemico aveva attaccato nello stesso istante in cui l’artiglieria sospendeva il tiro

Emilio Lussu a Monte Fior il 7 giugno 1916 (Un anno sull’Altipiano)

PRESENTAZIONE

Questo straordinario volume dedicato a Graziano Mastino sotto-tenente della prima “Brigata Sassari”, scritto dal Maggiore Gerardo Severino (direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza) racconta una storia come tante, nell’anniversario della “Grande Guerra” che in questi mesi abbiamo iniziato a ripercorrere: leggendo queste pagine sono rimasto colpito dalla ricchezza della documentazione e dalla capacità dell’autore di indagare, di scoprire verità nascoste, di ricostruire episodi che conoscevamo solo superficialmente e per tradizione familiare.

Rimane forte una gratitudine, un apprezzamento, una riconoscenza perché ora tanti tasselli sparsi si riuniscono restituendoci un mondo che aveva subito un’irreparabile perdita di senso.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Giugno 2016 21:47

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Scritto da Administrator | 06 Giugno 2016

Nicola Tanda, 22 dicembre 1928 – Londra 4 giugno 2016

È scomparso ieri a 88 anni di età a Londra, assistito dal figlio Ugo, il nostro maestro e amico Nicola Tanda, presidente onorario della giuria del Premio Ozieri e attivo protagonista di altri importanti Premi letterari in Sardegna, punto di riferimento per tante generazioni di poeti e scrittori sardi. La lunga stagione di Nicola Tanda ha avuto molti successi e molta forza. Sullo sfondo c‘è una scelta non scontata, la progressiva codificazione e circolazione letteraria plurilingue che è alla base anche dell’edizione del Premio Ozieri negli ultimi anni.

Presiedeva il Centro di studi filologici sardi nato nel 1980 e ne ha diretto la collana, che continua a pubblicare (con la casa editrice Cuec) le edizioni critiche delle opere degli scrittori sardi. Il Centro promuove gli studi sulla cultura sarda e sulle lingue impiegate nell'uso scritto in Sardegna in epoca medioevale e moderna. Dirigeva inoltre la collana di letteratura sarda plurilingue “La biblioteca di Babele”, che ha scoperto progressivamente intelligenze nascoste, facendo emergere molti colleghi, allievi, autori non sempre noti. Dal 1997 faceva parte del Consiglio direttivo nazionale dell'Associazione Internazionale per gli Studi di Lingua e Letteratura Italiana.

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Giugno 2016 20:23

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Scritto da Administrator | 31 Maggio 2016

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Presentazione del volume di Paolo Savona
Dalla fine del laissez-faire alla fine della liberal-democrazia.
L’attrazione fatale per la giustizia sociale e la molla di una nuova rivoluzione sociale
,

Rubettino, 2016
Sassari, martedì 31 maggio 2016

Solo la mia incoscienza può giustificare il fatto che io abbia accettato l’invito di Carlo Delfino e oggi sia seduto qui a questo tavolo a presentare questo difficile e ruvido volume  di Paolo Savona, un vero e proprio manuale per studiosi di economia, dedicato alla formazione dei giovani economisti, che in modo inusuale si muove lungo i secoli, attraversa la storia e si interessa delle radici filosofiche del pensiero politico, partendo da figure che amiamo, come Pericle, Platone, Aristotele ad Atene, Cicerone, Orazio e Marco Aurelio a Roma, Agostino a Ippona, fino ai grandi pensatori dei nostri tempi, tra i quali James McGill Buchanan scomparso negli Stati Uniti appena tre anni fa, Ralf Gustav Dahrendorf in Germania e Robert Nozick a Cambridge, ultimo dei 100 componenti il Pantheon dei liberali più amati dall’autore. Proprio in Inghilterra, nel Nuffield College dell’Università di Oxford del resto questo libro è stato scritto, a breve distanza da quel Christ Church College fondato dal Cardinale Thomas Wolsey sotto Enrico VIII, dove anch’io ho studiato per qualche tempo l’epigrafia romana, frequentando l’annessa cattedrale anglicana e mangiando nella grande sala decorata coi ritratti dei professori, con sulla tavola  i piatti e le posate che ostentano lo stemma cardinalizio cinquecentesco. Un rimpianto lontano per la chiesa di Roma.  Luoghi che amiamo per la dimensione raccolta dei centri di ricerca, degli archivi,  delle biblioteche, perfino dei musei, ma anche per i fiumi e i canali con le  gare di canottaggio, i ponti, i boschi, il verde dei prati, gli edifici gotici e medioevali, soprattutto per il silenzio e il rispetto verso chi è impegnato in una ricerca.

Ma questo lavoro in realtà è iniziato nel silenzio e nella bellezza della natura di San Giovanni di Sinis in Sardegna, per opera di un autore che in un’altra vita ho conosciuto come ministro dell’industria del commercio e dell’artigianato nel Governo Ciampi, nel 1993, quando rappresentavo la Provincia di Nuoro nel grandissimo tavolo di confronto di Via Veneto, sopra la scalinata monumentale. Tempi lontanissimi e davvero oggi rimpianti, soprattutto per questa capacità del Ministro di ascoltare, di costruire, di affrontare i problemi, fi fare sintesi – lo abbiamo constatato stasera – senza trascurare l’ironia.

Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Giugno 2016 10:15

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Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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