12. Organizzazione della didattica, alta formazione, diritto allo studio e servizi agli studenti.

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Scritto da Administrator | 03 Maggio 2010

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Nell'ambito della struttura amministrativa dell'Ateneo, deve essere ben chiaro che la missione dell'Università è innanzi tutto orientata verso gli studenti, che colloco veramente al centro di questo programma e più in generale al centro delle azioni di sviluppo promosse dall'istituzione universitaria, soprattutto se la componente studentesca vedrà confermato il valore politico della rappresentanza negli organi accademici per garantire una partecipazione reale degli studenti a tutte le decisioni fondamentali della vita universitaria.

Innanzi tutto, il numero dei giovani che si iscrivono all'università (attualmente in Sardegna il 53% dei 19enni ed il 68% dei maturi) deve essere aumentato e soprattutto deve crescere il numero dei laureati (oggi solo 7 sardi su 100 sono in possesso di laurea): in Italia si laurea il 60% degli immatricolati, a Sassari solo il 45%.

In particolare è basso il numero dei laureati nelle discipline scientifico-sperimentali. La necessità di aumentare il numero dei laureati non è un problema esclusivo dell'Università, ma è una vera e propria emergenza sociale della Sardegna. In merito è urgente aprire un dibattito con gli Enti locali, con la Scuola e con le organizzazioni economiche dell'Isola, perché si studino strategie di intervento per ridurre la dispersone scolastica e gli abbandoni degli studi universitari e perché si sostengano le generazioni più giovani nel proseguimento degli studi.

L'accrescimento formativo dei nostri giovani è la sola base su cui può poggiare un'effettiva economia della conoscenza ed un futuro di sviluppo e di benessere dell'intera società sarda. Il diritto allo studio, al di là delle facili formule propagandistiche, deve essere un'occasione reale per tanti giovani motivati che debbono vedersi garantita una preparazione adeguata agli standard europei nelle scienze matematiche, nelle lingue straniere, nell'informatica, con una alfabetizzazione informatica estesa a tutti gli studenti in corso, anche attraverso il bando per l'assegnazione di PC portatili agli studenti migliori.

Nella nuova università, abbiamo sempre di più necessità di laboratori linguistici decentrati coordinati dal Centro Linguistico di Ateneo, di laboratori informatici, di laboratori scientifici aperti veramente agli studenti e che ricadano sotto la responsabilità di un unico soggetto. Soprattutto occorre riconoscere il ruolo delle Facoltà, con un incremento delle risorse finanziarie e dunque con un riconoscimento di una gestione autonoma efficace e adeguata. Far crescere il numero degli studenti (e soprattutto degli studenti di qualità) e dunque aumentare la dimensione della domanda di servizi formativi, ponendo attenzione al bacino di utenza, è solo il primo obiettivo da conseguire, anche in coincidenza con la crisi demografica che investirà la Sardegna nei prossimi anni: il quadro nel quale ci muoveremo sarà caratterizzato da un forte calo demografico dell'Isola e da un forte invecchiamento della popolazione.

Tutto ciò richiede nuove politiche di formazione al servizio dello sviluppo, nuovi modelli di cittadinanza, attenzione ad un orizzonte che superi la dimensione locale e regionale. Dunque occorre creare strutture flessibili, capaci di sostenere le eccellenze, le attitudini, il talento dei migliori e, insieme, veramente in grado di portare avanti una missione sociale condivisa, sempre più allargata verso fasce sociali fin qui escluse e verso un'utenza proveniente da altre regioni e altri paesi, estendendo le ragioni di una forte motivazione e di un reale impegno.

Ci proponiamo ora di avviare un miglioramento della qualità del vivere degli studenti in uno stimolante clima di fermento culturale e di vivacità intellettuale: ma per arrivare a questo è necessario affrontare i problemi uno per uno, garantire strutture didattiche, di ricerca e sanitarie adeguate e sicure, migliorare i servizi agli studenti, aumentare la mobilità internazionale, fornire ausili didattici e strutture per gli studenti diversamente abili, sostenere l'associazionismo studentesco, continuare ad erogare il servizio sanitario per gli studenti fuori sede, estendere le agevolazioni sul trasporto pubblico urbano, sostenere le attività sportive del CUS, le Associazioni studentesche ed il Coro dell'Università.

Si deve arrivare alla ridefinizione degli ambiti e delle modalità di utilizzazione dei fondi autogestiti dagli studenti. Un ruolo fondamentale sarà quello dei referenti amministrativi per la didattica, che devono progressivamente assumere un alto livello professionale ed una managerialità adeguata. L'Università di Sassari giunge a questo appuntamento elettorale con un organico solido, con un rapporto studenti/docenti ottimale, a seguito di una crescita negli ultimi dieci anni del 26% del personale docente, con una struttura adeguata all'impegno, che ci viene richiesto, di migliorare la qualità della didattica e la produttività complessiva: è necessario affrontare quello che è il tallone di Achille del nostro Ateneo, un processo di trasmissione delle conoscenze che forse ha fin qui privilegiato l'insegnamento, con scarsa attenzione per l'efficacia dei risultati e per l'apprendimento. L'innovazione del sistema formativo universitario ha prodotto un ampliamento dell'offerta.

Non sempre, però, ne è conseguita una riconsiderazione dei modelli di impegno e di responsabilità d'azione dello studente, dei docenti e del sistema organizzativo all'interno del quale avviene il loro incontro, né una adeguata rivisitazione dei modi di fare formazione. Non mi riferisco qui ai modelli didattici delle singole discipline, ma al modo di intendere il percorso e le strategie dell'istruzione universitaria come parte di un più ampio processo di continuità formazione-lavoro: sia come costruzione mentale che come fattivo collegamento con i sistemi delle professioni.

Tale continuità si declina su almeno due livelli: le competenze attese-richieste-anticipate (quali capacità lo studente dovrebbe possedere alla fine del percorso di studi, in termini di conoscenze, abilità tecniche, capacità interpretative di sé nel ruolo, nelle funzioni, nel contesto); la riflessione sulle competenze esercitate nella pratica lavorativa attraverso l'apporto esperto di professionisti. In questa direzione vanno sicuramente i tirocini che, però, appaiono ancora attività non sufficientemente integrate con l'impianto didattico complessivo e con una visione dell'esperienza in chiave riflessiva.

L'affanno, in cui tutti siamo stati risucchiati, nell'individuazione di offerte formative variegate e appetibili, si è spesso tradotto nella ricerca di nuovi strumenti che non sempre hanno previsto anche la predisposizione di condizioni atte a favorire "capacità d'uso" di quegli stessi strumenti da parte degli studenti e di strategie adeguate al raggiungimento della meta finale attraverso le altrettanto importanti mete di processo. Infine, il sistema universitario sembra essere in una fase ancora iniziale di integrazione dei saperi specialistici con le competenze trasversali auspicate dalla strategia di Lisbona.

Possiamo partire da un esempio, quello dei rapporti tra formazione universitaria e il sistema delle amministrazioni pubbliche, che costituisce il primo e più importante sbocco occupazionale per i nostri laureati di almeno tre facoltà, Giurisprudenza, Scienze Politiche ed Economia. Anche l'offerta formativa deve tener conto delle richieste del mercato, inserendo nei corsi di studio adeguati insegnamenti professionalizzanti, superando logiche interne al mondo accademico. Dobbiamo formare "professionisti" in possesso di competenze che gli enti richiedono.

E ciò ad esempio anche nella formazione del personale delle professioni sanitarie, nel settori dei turismo, dei beni culturali, con l'obiettivo di fare sistema, di coinvolgere più attori. I nostri studenti hanno difficoltà a tracciare un itinerario mentale del percorso di studi che stanno effettuando in direzione di una meta che, in molti casi, non riescono ad anticipare con quella chiarezza necessaria a costruire un processo fatto di impegno-responsabilità-azione (il commitment) nel corso degli studi, in vista dell'inserimento lavorativo e lungo l'arco della vita. E se non si rappresentano, se non anticipano la prospettiva verso cui tendere (realisticamente, costruendo equilibrio fra motivazioni, attese, vincoli di contesto = possibilità effettive), difficilmente sapranno come utilizzare nel modo migliore, più consono alle loro realtà soggettive, le nostre offerte, per quanto ampie e articolate queste possano presentarsi.

La strategia di Lisbona definisce un orientamento: apprendere lungo tutto l'arco della vita per organizzare i propri saperi teorici, le competenze tecniche e gli atteggiamenti a essi correlati secondo criteri di flessibilità (spendibilità) in diversi contesti organizzativi. L'idea di fondo è quella di accompagnare le persone a costruire identità situate e strategicamente orientate, in grado di fronteggiare il cambiamento e di trasformare vincoli strutturali e risorse emergenti in valore positivo di risorsa.

Il nuovo focus sull'imprenditorialità costituisce non solo un'esigenza, imposta dalla variabilità del mercato delle offerte, ma una sorta di nuovo paradigma che attribuisce all'attore sociale intenzionalità e responsabilità d'azione. In questo senso credo che il nostro compito sia quello non solo di sollecitare saperi e competenze specialistiche, ma di accompagnare lo studente nell'assegnare valore a quelle competenze trasversali che, nel corso della vita, potrà utilizzare come strumenti per costruire nuovi saperi e competenze, per individuare-consolidare-usare strategie di nuovo apprendimento, per mettere a frutto la propria esperienza (di studio e di lavoro, ma anche di vita quotidiana) attraverso la riflessione nel corso dell'azione e la disponibilità a confrontare le proprie "convinzioni" con le sollecitazioni provenienti dalla ricerca.

È un'abitudine di pensiero e di auto-orientamento che nel corso degli studi universitari credo possa trovare il contesto generativo più adeguato: ecco la rilevanza dello sviluppo di processi di insegnamento e apprendimento integrati con la ricerca. Si potrebbe ipotizzare una sperimentazione d'Ateneo (con il coinvolgimento dei Corsi di laurea interessati) che, da una parte, solleciti l'implementazione di tradizioni-attività in corso (penso, in particolare, ai tirocini e ai seminari-convegni finalizzati allo scambio fra saperi scientifici e saperi professionali, che vedono la partecipazione attiva degli studenti nelle definizione dei contenuti), dall'altra, promuova strategie e strumenti innovativi. Rispetto all'innovazione potremmo pensare di introdurre una funzione di accompagnamento concordato del percorso di studio (potenziando le finalità del tutorato in direzione del coaching e orientando la docenza secondo la logica del facilitatore di apprendimento).

In una prima fase la sperimentazione potrebbe essere rivolta ai fuori corso, per estendersi, successivamente, a tutti gli studenti (dal momento dell'iscrizione) secondo diverse formule di facilitazione dell'apprendimento, in funzione delle esigenze rilevate dallo studente stesso e dai docenti. Considerate le nostre forze, non possiamo pensare ad azioni mirate sul singolo.

Mi sembra più realistico ipotizzare piccoli gruppi costituiti per omogeneità di esperienza di studio ed extra-universitaria. L'intervento dovrebbe porsi il principale obiettivo di "agganciare" lo studente attraverso un contratto-accordo che preveda: l'(auto)diagnosi delle esigenze formative, la definizione degli obiettivi di apprendimento, dei tempi per il loro raggiungimento (anche attraverso l'esplicitazione degli obiettivi intermedi), delle strategie da utilizzare, delle risorse su cui contare e delle difficoltà da tenere sotto controllo, l'individuazione degli indicatori di apprendimento, delle prove dei risultati e della loro convalida.

L'intero percorso dovrà essere monitorato, modificato, laddove necessario, dallo studente con la consulenza esperta del facilitatore di apprendimento-coach. La finalità è quella di mettere lo studente nelle condizioni di governare-valutare il proprio percorso di apprendimento, assumendo consapevolezza (e responsabilità) delle sue finalità, in accordo con le proprie esigenze, tenuto conto delle proprie condizioni e risorse, delle possibilità di utilizzo e sviluppo degli apprendimenti effettuati.

A questo scopo potrebbero essere pensate nuove figure di affiancamento della docenza. Potrebbe essere altresì idoneo il coinvolgimento diretto dei docenti (sulla base del loro interesse e della loro disponibilità), utilizzando un'interpretazione ampia delle 120 ore di didattica frontale che risulterebbe coerente, peraltro, con un riconoscimento di fatto della valenza delle metodologie attive raccomandate dal Nucleo di valutazione.

Possiamo costruire allora uno sforzo collettivo per migliorare i risultati del processo formativo, innanzi tutto proponendo una diminuzione numerica di corsi di studio, sedi e insegnamenti, verificandone la sostenibilità; introducendo progressivamente l'obbligo di frequenza; ma anche investendo con coraggio per elevare il rendimento del sistema, migliorando l'efficienza, garantendo l'intersezione dell'offerta didattica e la ricerca scientifica ed adottando un modello di autovalutazione guidata, che metta a frutto la straordinaria esperienza del Campus One.

Sarà un Comitato di Ateneo per l'autovalutazione delle attività didattiche, assistito da una commissione di valutazione per singolo corso di studio e dagli Uffici, a misurare la qualità, cioè la idoneità allo scopo, la conformità agli standard e la soddisfazione percepita: in passato le procedure di autovalutazione e di valutazione sono state sentite spesso dai docenti come un'inutile e fastidiosa perdita di tempo.

Ora se vogliamo competere e partecipare positivamente ai processi di accreditamento, è necessario correggere le anomalie esistenti legate ad una situazione drogata comune alle università meridionali (l'università vista da alcuni come parcheggio): bisogna aumentare la media dei crediti superati (attualmente la media non supera i 23 crediti per studente per anno), far crescere il tasso di successo e di regolarità in rapporto alle altre Facoltà italiane, ridurre il numero degli abbandoni dopo il primo anno (oggi si è ridotto ed è pari al 20%), abbattere il numero degli studenti fuori corso, contenere i tempi di percorrenza e favorire la piena occupazione per i nostri laureati, in rapporto alla crescita economica del territorio ed alla creazione di nuovi posti di lavoro. E insieme aumentare il numero degli iscritti alle classi di laurea scientifico-sperimentali, migliorare la preparazione nelle scienze matematiche, nell'informatica, nelle lingue straniere.

Più in generale occorre diffondere la cultura della qualità, correggere le tendenze negative della didattica di Ateneo e sviluppare quelle positive, promuovere un confronto tra obiettivi prefissati per singolo corso di studio, progetti realizzati, risultati raggiunti: occorre allora applicare modelli di valutazione oggettivi che partano dalla fase di progettazione dei corsi di studio, seguano lo svolgimento e lo sviluppo dell'attività didattica, evidenzino la ridondanza di alcuni programmi di insegnamento e arrivino al controllo finale, fornendo strumenti per orientare il processo decisionale degli organi accademici e soprattutto per incidere effettivamente sulle inefficienze anche attraverso l'attribuzione delle risorse effettuata sulla base della scomposizione dell'aliquota standard del FFO per Facoltà.

Il Nucleo di valutazione ha segnalato le criticità, in rapporto all'organizzazione dei corsi di studio e degli insegnamenti, alla frequenza obbligatoria, alla disponibilità e presenza in sede dei docenti, alla verifica sulla regolarità dei comandi, delle aspettative e dei distacchi, al carico di lavoro, all'utilità del materiale didattico, alle attività formative, al proliferare delle discipline (sono oggi impartiti oltre 1600 insegnamenti, in media due per docente reale).

Occorre combattere la sclerotizzazione e ipertrofia delle Facoltà, là dove si è verificata una crescita che non ha riscontro con le reali necessità didattiche; bisogna migliorare i risultati finali soprattutto in quelle Facoltà che hanno un numero assai elevato di docenti rispetto agli studenti equivalenti; bisogna rendere più omogenei i risultati della ricerca, soprattutto nelle aree poco competitive sul piano nazionale; non sono procrastinabili le soluzioni ai problemi infrastrutturali che non consentono un corretto svolgimento delle attività didattiche e di ricerca; infine occorre affrontare le problematiche organizzative e amministrative che permeano ogni settore dell'Ateneo: uso assai scarso degli strumenti informatici nelle pratiche più comuni, come la gestione del personale, del patrimonio, dei servizi didattici e bibliotecari, infine economico-amministrativa. L'applicazione del nuovo Regolamento per il conferimento di incarichi di insegnamento dovrà essere monitorata.

La nuova politica dei professori esterni con contratto di insegnamento passerà attraverso la completa riorganizzazione delle modalità attuative, con definizione di requisiti minimi, scientifici e retributivi, per professori a contratto italiani e stranieri. Le nuove procedure dovranno prevedere la pubblicizzazione dei bandi in modo trasparente, ampiamente diffuso e duplice lingua.

Occorre perfezionare i contratti entro termini che precedano ragionevolmente l'inizio delle lezioni. L'Ateneo dovrà porsi il problema di estendere l'applicazione del DM 270/2004 progettando gli obiettivi ed i percorsi formativi: siamo a metà del guado perché al momento solo i due terzi del corsi sono riformati (44 su 61) ed esistono pochissimi corsi interfacoltà ed interateneo.

La consultazione delle parti sociali e il Comitato regionale di coordinamento debbono essere momenti di sintesi che vadano ben oltre il localismo, per un confronto col territorio che consenta di riprogettare l'offerta formativa sulla base delle esigenze espresse dal mercato del lavoro, dalle famiglie, dagli studenti verso l'appuntamento del 2010 e l'avvio dello spazio europeo per l'istruzione superiore: un'offerta che deve prevedere un percorso unitario delle lauree, lauree magistrali, specializzazioni, dottorati e master.

Occorre consolidare gli incontri con le parti sociali, gli enti pubblici e privati, gli ordini professionali, le aziende, le associazioni di categoria, allo scopo di semplificare l'offerta formativa, avviare un processo di razionalizzazione, ridurre la proliferazione dei corsi, umanizzare il numero degli esami, armonizzare il numero dei docenti. Occorre tagliare le duplicazioni dei corsi di laurea, garantire l'organico necessario per tutti i corsi di studio, valutare la numerosità minima e la reale produttività.

Il tema del requisito di Qualità e del sistema di gestione per la qualità (anche in vista di una possibile certificazione rilasciata da appositi organismi nazionali accreditati) si declina individuando con precisione le esigenze formative delle parti interessate attraverso consultazioni, indagini e studi che valutino anche le possibilità di inserimento nel mondo del lavoro, gli obiettivi di apprendimento (conoscenze, capacità e comportamenti attesi dagli studenti), i contenuti ed i piani di studio, i requisiti per l'accesso, il monitoraggio dei processi e dei risultati, l'accreditamento dei corsi.

Allo stesso fine deve essere certificata l'adeguatezza del personale disponibile, delle infrastrutture, con le relative dotazioni e attrezzature, i servizi di informazione, assistenza e supporto: in particolare si debbono correggere squilibri ed eccedenze rispetto al fabbisogno. Deve essere garantito un sistema di gestione dei processi che sia improntato ad efficacia ed efficienza.

Si debbono correggere le sproporzioni nei carichi didattici tra docenti di aree diverse. Occorre mirare a diminuire i tempi di inserimento lavorativo dei laureati. Infine, non bastano le lezioni frontali effettivamente svolte negli orari stabiliti, ma si devono perseguire processi innovativi con sperimentazioni di seminari, esercitazioni, laboratori che rivitalizzino l'apprendimento e con la teledidattica.

Tutto ciò richiede una forte professionalità dei presidenti dei corsi di studio, che dovrebbero ricevere un riconoscimento concreto, in relazione ai risultati conseguiti ed alle attività messe in opera. Per ottenere risultati positivi occorre una forte politica di Ateneo per l'orientamento, per differenziare gli studenti a tempo parziale dagli studenti a tempo pieno, per garantire la serietà degli studi con i servizi di assistenza e di tutorato, per definire nuove forme di premialità: penso a misure strutturali, con un piano di interventi articolato che preveda azioni capaci di incidere in profondità.

È attualmente disponibile un finanziamento di un milione di euro per la realizzazione di un progetto indirizzato a risolvere alcuni di questi problemi, per premiare i corsi di laurea più virtuosi, orientato non tanto ai servizi agli studenti quanto agli interventi presso le diverse Facoltà per seguire le matricole e combattere gli abbandoni, recuperare i debiti formativi, ridurre il numero dei fuori corso e dei "falsi studenti", istituire i tutor o figure professionali specializzate per le diverse aree, con corsi di recupero o corsi zero che precedano l'iscrizione, assistenza telematica agli studenti, ricollocazione degli studenti inattivi o che non abbiano maturato un minimo di crediti dopo il primo anno propedeutico.

Si deve attuare un'azione efficace e coerente rivolta agli studenti lavoratori e più in generale agli studenti part-time, attraverso percorsi di studio ad hoc che utilizzino in modo innovativo le piattaforme informatiche, lavorando anche sugli orari, sulla disponibilità ed il contatto personale dei docenti, sulla leva delle tasse per premiare i meritevoli e gli studenti regolari.

Occorre una verifica sull'utilità dei corsi di studio che debbono rispondere veramente alle esigenze del territorio, con la soppressione dei corsi non giustificati o comunque al di sotto di una soglia minima di studenti iscritti, che non rispondono ai requisiti necessari ed ai requisiti di qualità. Occorre ridare fiato al Comitato consultivo permanente delle forze sociali, per trasformare l'appuntamento annuale in una preziosa occasione di confronto aperto, che consenta di discutere sugli obiettivi formativi, le competenze, i percorsi, le metodologie, gli sbocchi professionali, d'intesa con gli Ordini. Occorre rilanciare gli uffici tirocinio di Facoltà e ripensare di conseguenza i numeri programmati limitando se necessario gli accessi.

La manifestazione "Studiare a Sassari" per aprire l'Università agli studenti delle Scuole superiori deve essere ripensata nel suo complesso. Penserei ad una migrazione graduale dei servizi di orientamento e internazionalizzazione verso le Facoltà, mantenendo a livello centrale un semplice coordinamento e la gestione della logistica di accoglienza.

È necessario un potenziamento del dialogo tra Università ed Istituti Secondari Superiori che vada oltre la presentazione dell'offerta formativa, il Call Center e le prove simulate sui test nazionali per l'accesso alle Facoltà a numero programmato. Penso ad un ruolo diretto dei nostri docenti di Didattica, di Pedagogia, di Psicologia nella formazione dei formatori istituzionalizzando esperienze già effettuate, all'assunzione a tempo determinato di tutor, all'estensione dell'esperienza del Counseling di supporto psico-pedagogico, all'aggiornamento dei sito Web. Nell'orientamento in uscita si deve estendere il numero dei tirocini di formazione e di orientamento per laureati.

Si deve aggiornare la banca dati dei laureati che debbono essere presentati al territorio ed alle aziende e perseguire nuove strategie di fidelizzazione per coloro che sono stati in passato i nostri studenti. Credo sia una priorità innalzare i livelli dei servizi agli studenti. Una nuova frontiera è quella dell'orientamento in uscita, lo "Job Placement", per favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, un settore nel quale l'Università si mette veramente al servizio dell'intero territorio: è noto che gli sbocchi occupazionali nel Nord Sardegna sono molto scarsi a causa di un progressivo impoverimento di un territorio ancora troppo concentrato sulla sostenibilità dei settori tradizionali ed è proprio per questo che la sfida dell'Ateneo deve essere ancora più incisiva e determinata, anche attraverso un costante aggiornamento dell'anagrafe dei laureati ed Alma Laurea.

Non si può più trascurare un'ampia fetta del mercato del lavoro, quello delle professioni e delle imprese. Più in generale occorre stimolare il senso di appartenenza ad un universo comune degli studenti iscritti e degli studenti usciti dall'Ateneo.

Occorre ripensare l'organizzazione dei test di orientamento ed anche delle prove di accesso che si rivelano spesso inadeguate a misurare conoscenze, competenze ed attitudini, sviluppando un'attività personalizzata di orientamento con la chiarezza dei percorsi e dei traguardi previsti all'interno dei descrittori di Dublino.

Si deve curare adeguatamente la comunicazione, informando gli utenti ed i possibili candidati studenti sulle novità, sulle eccellenze, sulle aree più competitive, sulle maggiori opportunità e garanzie occupazionali. Soprattutto si rende necessario un impegno concreto di tutti i docenti e degli studenti, attraverso l'affermazione della cultura del lavoro: i buoni risultati si possono ottenere solo a prezzo di sacrifici personali, di rinunce e di un impegno intenso ed a tempo pieno, senza sotterfugi o scappatoie di comodo, con rigore, applicazione e studio.

Penso alla stampa di guide dello studente, all'organizzazione della IV Conferenza di Ateneo sulla didattica finalizzata a definire strategie ed azioni concrete, ad un sistema più mirato sulla valutazione della didattica da parte degli studenti e degli stessi docenti in un processo automatico basato sull'autovalutazione dei corsi di studio in sede ed in sede decentrata, con una forte capacità di analisi autocritica anche con riferimento alle modalità di esame (modello Verona) e con una ricaduta sulle risorse per i corsi di laurea virtuosi.

Più in generale penserei alla interconnessione dei servizi, con la predisposizione di un'unica piattaforma informativa per l'autenticazione degli utenti e l'eventuale gestione di tutti i servizi di Ateneo (biblioteche, residenzialità, connettività, rapida registrazione degli esami, iniziative ludico-sportive, servizi ERSU).

La raccolta dei dati deve essere tempestiva ed il processo di certificazione dei crediti deve essere verificabile, con una cabina di regia unitaria, per una registrazione immediata anche attraverso un potenziamento delle segreterie, un allargamento dell'orario di sportello e la modifica dell'attuale normativa che non consente la registrazione degli esami per gli studenti non in regola col pagamento delle tasse.

L'attuale offerta formativa si regge per la gran parte sull'impegno dei giovani ricercatori: i provvedimenti ministeriali tendono a ridurre l'offerta, a combattere la proliferazione, la duplicazione e la moltiplicazione incontrollata, a contrarre il numero dei corsi di studio attraverso l'obbligo della copertura dei requisiti necessari e di qualità. Ridurre i corsi di laurea e di laurea magistrale non deve però significare ridurre il numero di classi coperte e rispondere solo parzialmente alle istanze delle aziende e del territorio. Voglio dire che occorre anzi un allargamento delle attività didattiche in ambito tecnologico, ingegneristico, delle ICT.

Un aspetto che desidero rimarcare è quello della specifica posizione all'interno della didattica dei ricercatori (o professori aggregati), che non possono essere soffocati con un eccessivo carico di insegnamenti e di esami e debbono avere a disposizione tempi adeguati per svolgere attività di ricerca, per frequentare seminari e congressi, per formarsi adeguatamente. Una verifica dei carichi didattici è del resto opportuna anche per gli associati e gli ordinari. Dobbiamo porci il problema della formazione degli insegnanti della scuola dell'infanzia, primaria, secondaria di primo grado e di secondo grado, con un nuovo equilibrio tra la componente disciplinare e quella pedagogico-didattica.

Ogni decisione deve dunque valutare implicazioni ed effetti perversi: è indispensabile certamente affrontare le criticità interne della docenza e dell'apprendimento, ma occorre collegarsi efficacemente con il mondo della Scuola secondaria per definire percorsi di recupero dei crediti, ma soprattutto per costruire una frontiera di attività comuni, affrontando i problemi emersi con l'indagine OCSE-PISA anche attraverso la formazione continua dei docenti.

Intendo incentivare l'organizzazione di master di I e II livello e la completa rivisitazione della materia delle Scuole di specializzazione, con una razionalizzazione complessiva, il sostegno in particolare alle scuole di area medica, scientifica e giuridica.

Per l'ERASMUS si rende necessario potenziare l'azione fin qui condotta sotto l'egida del Comitato LLP-Erasmus d'Ateneo (il cui ruolo collegiale andrebbe ulteriormente potenziato e arricchito anche con una rappresentanza studentesca) per una politica di forte sviluppo degli scambi internazionali che poggi su un qualificato rafforzamento degli uffici amministrativi e insieme su una decisa semplificazione delle procedure che sempre più decisamente debbono mettere al centro la crescita intellettuale e gli interessi formativi dello studente; che tenga conto dei differenti ordinamenti didattici e delle specificità delle Facoltà a cui appartengono gli studenti in partenza sia per la mobilità di studio e sia per i tirocini; che punti su una tempestiva liquidazione delle borse e su efficienti procedure di anticipazione; che favorisca l'introduzione di meccanismi di incentivazione e l'istituzione di premialità per gli studenti impegnati a conseguire crediti all'estero; che si prefigga di offrire tempestivamente un'adeguata preparazione linguistica agli studenti Erasmus "in partenza"; che punti a fare dell'esperienza di studio all'estero un momento caratteristico (e il più diffuso possibile) del curriculum dei nostri laureati.

Il numero degli studenti coinvolti deve crescere ancora, e l'intero corpo docente di ogni facoltà deve essere impegnato su questo obbiettivo, a cui dobbiamo chiamare a concorrere anche le rappresentanze studentesche e le associazioni degli studenti Erasmus. Occorre monitorare sistematicamente le esperienze e attraverso un potenziamento delle convenzioni con le università straniere arrivare al reciproco riconoscimento di segmenti di curricula ed eventualmente alla gestione di attività formative integrate.

Lo scambio di studenti e docenti con Università dei paesi del Maghreb deve essere sostenuto attraverso il programma di mobilità Averroé coordinato dall'Università di Montpellier, al quale il nostro Ateneo deve urgentemente aderire. In conclusione richiamerei gli obiettivi di Lisbona per "l'Europa della conoscenza" del 2010: ridurre il numero degli abbandoni precoci (al di sotto il 10%), costruire nuove competenze ed aumentare il numero dei laureati in matematica, scienze e tecnologia (almeno incremento del 15% con correzione degli squilibri tra sessi); aumentare la media europea di partecipazione ad iniziative di lifelong learning (almeno il 12% della popolazione tra 25 e 64 anni); estendere la mobilità degli studenti, docenti e personale preposto alla formazione ed alla ricerca; garantire a tutti l'accesso alle ICT; migliorare l'apprendimento delle lingue straniere contrastando la gara al ribasso e aumentando il numero dei docenti incardinati, incoraggiando una più stabile attività dei collaboratori esperti linguistici all'interno del Centro Linguistico di Ateneo.

Per la lingua inglese e per le altre lingue è necessario prevedere dei corsi anche per l'aggiornamento dei docenti, in particolare per approfondire linguaggi tecnici e specialistici.

È opportuno allargare la sinergia dell'Ateneo con le politiche dell'ERSU: nel recente dibattito per l'elezione del rappresentante dell'Università abbiamo potuto apprezzare l'imponente lavoro svolto negli ultimi anni ed i numerosi progetti realizzati, soprattutto l'ampiezza di orizzonte nel quale l'ERSU si è collocata, verso una integrazione dell'Università all'interno della città, con le nuove residenze studentesche e le strutture di accoglienza, con le mense, i collegamenti telematici, il servizio sanitario, gli abbonamenti a prezzi agevolati all'ATP per i trasporti pubblici, le attività culturali, con le borse di studio, con il contributo fitto casa, con la ristrutturazione dell'amministrazione; è migliorato il rapporto studenti-docenti ad esempio con l'ospitalità per alcuni professori stranieri. Presidenti, Consiglieri, Rappresentanti degli Studenti, Commissione mista Università-ERSU hanno svolto un lavoro apprezzato e significativo.

Ora di fronte a noi abbiamo un impegno rinnovato degli amministratori dell'ERSU verso le residenze e le strutture sportive e di aggregazione entro l'ex ospedale psichiatrico, le nuove attività culturali, l'impegno per radicare in città gli studenti fuori sede, la discussione sulla proposta della nascita di un Centro Studentesco Universitario (Student Union) nella città di Sassari, destinato a rappresentare il luogo di incontro di tutta la comunità accademica con spazi di servizio agli studenti, spazi ricreativi e associativi, centro informazione, laboratori, media Center, punti vendita e sportello bancario. In questo quadro i docenti fuori sede potrebbero trovare spazi ed accoglienza. L'ERSU dovrebbe avviare iniziative ad Alghero, a Nuoro, ad Olbia, ad Oristano a favore degli studenti dell'Università di Sassari.

Infine le sinergie con l'Accademia di Belle Arti, il Conservatorio Musicale, la Facoltà Teologica della Sardegna, gli Istituti superiori di scienze religiose, gli interventi per gli impianti sportivi di Ottava: si tratta di un autentico gioiello realizzato in questi anni, che richiede ora un investimento sul piano dei trasporti, dell'apertura alla città, del servizio agli studenti per l'organizzazione di incontri e feste. Infine l'assistenza agli studenti ERASMUS ed ai visiting professors, per rendere il nostro Ateneo sempre più aperto ed internazionale.

È necessario sostenere le Scuole di dottorato quale terzo livello di formazione universitaria, rispondendo a precisi requisiti di dimensione e di qualità, favorendo l'eccellenza, la valutazione, l'internazionalizzazione e la mobilità.

Sono da progettare percorsi specializzanti e si devono istituire Scuole di dottorato esclusivamente in presenza di comprovata eccellenza scientifica, sulla base di un progetto fondativo culturale di ampio respiro, che documenti i requisiti per l'accreditamento e gli indicatori di qualità per la valutazione periodica.

Bisogna favorire la presenza di docenti e dottorandi stranieri, regolamentare la residenzialità, estendere il numero delle borse, accorpare le attività per aree disciplinari, promuovere le cotutele internazionali, con verifiche periodiche dell'attività di ricerca dei dottorandi ed una valutazione annuale interna finalizzata all'accreditamento ed alla formalizzazione dei momenti di alta formazione frontale; inoltre occorre verificare la disponibilità di strutture e di risorse per i dottorandi e gli interscambi con il sistema imprenditoriale o pubblico.

Si devono adottare gli indicatori di qualità e promuovere una politica di sostegno per l'accesso dei dottori di ricerca al mondo produttivo, a livelli adeguati al loro grado di specializzazione e alle potenzialità che essi offrono ai processi di innovazione. È necessario potenziare le Scuole di dottorato interuniversitarie in collaborazione con sedi di indiscusso prestigio.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Novembre 2014 21:54