Seminario di Studi “Societas. Strumento di organizzazione pubblica e privata”

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Scritto da Administrator | 22 Maggio 2012

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Seminario di Studi
“Societas. Strumento di organizzazione pubblica e privata”
4-5 maggio 2012 (Sassari)

Desidero salutare a nome dell’Ateneo i relatori di questo Seminrio di studi su Societas, stumento di organizzazione pubblica e privata, promosso dall’ISPROM d’intesa con il Dipartimento di Giurisprudenza e il seminario di studi latino americani nel quadro dell’accordo di cooperzione con la Faculté de Droit et Science Politique de l’Université de Montpellier.

Saluto tanti colleghi e tanti amici che onorano il nostro Ateneo con la loro presenza e la loro partecipazione.

Il programma prevede solo un mio saluto di benveuto, ma consentite ad uno storico e ad un epigafista ormai a tempo ridotto come me di dire linteresse che il tema di questo incontro riveste anche per chi è lontano dagli studi di diritto, per la forza e la ricchezza di un modello, quello della societas che nell’antichità ha assunto profondi significati e che vediamo riflesso anche nella documentazione materiale, attraverso gli esiti operativi, con sullo sfondo sempre il diritto naturale, il diritto pubblico e quello privato. Volevo richiamare oggi soprattutto uno dei significati generali del termine societas: nel senso di communio, coniunxio, consociatio, koinonia, etairia, a significare una forma di sinergia, se volete di “consociativismo” che nel mondo romano trova forme di applicazione  sin dall'età arcaica con innovazioni e  variazioni nel tempo, dall'età repubblicana a quella imperiale sino al tardoantico.

Del resto ciò si coglie assai bene, a leggere i titoli di alcune delle comunicazioni che tra oggi e domani sicuramente ci offriranno un quadro dialettico e innovativo rispetto ad un argomento di fondamentale importanza, da una parte per il funzionamento dell'apparato produttivo e commerciale del mondo romano, dall'altra dei rapporti di diritto tra Roma e i populi, Roma e le civitates, Roma e le gentes, le nationes. Se volete dei rapporti trra l’urbs e l’orbis.

Voglio però, in questa sede così prestigiosa, con tanti illustri giuristi, sottolineare un aspetto storico che può essere, credo, di comune interesse per meglio affrontare in modo globale il tema della societas e delle societates: l'epigrafia infatti offre numerosi esempi che fanno riferimento soprattutto al mondo delle imprese private e a quello degli appalti pubblici, con inevitabili differenze nel corso del tempo relative ai rapporti tra soggetti pubblici e soggetti privati.

Com'è ben noto, ad esempio, il profilo dei soggetti delle societates legate al pubblico acquista una fisionomia più definita di pari passo con l'ascesa sociale del ceto equestre, a partire dalla fine dell'età repubblicana; anche l'aristocrazia fondiaria del resto diviene partecipe dell'incremento dell'attività delle cosiddette societates publicanorum, allorchè viene varato un programma di restaurazione latifondistica – al quale sono funzionali attività di nuovo accatastamento – dopo l'esperienza graccana, momento centrale dello sviluppo di un modello che si impone già in Asia a Pegamo con Tiberio Gracco e poi nelle province.

In Sardegna, questo si verifica proprio nell'ambito della restaurazione latifondista postgraccana, quando si procedette, attraverso societates publicanorum impiegate dall'amministrazione centrale nella definitio finium, ad un vero e proprio accatastamento presso il territorio di  Cornus a sud del Rio Mannu, per favorire lo sviluppo del latifondo senatorio gestito in loco spesso da intere popolazioni di origine italica: in Ogliastra il caso più noto è quello dei Patulcenses Campani della Tavola di Esterzili, trasferiti dalla Campania in occaione della seconda occupazione militare della Sardegna alla fine del II secolo a.C..

Accanto dovevano poi esistere societates di diritto privato come quella precocissima dei socii salarii delle saline di Karales, che utilizzavano personale di origine servile: Cleon, un servus dei socii salarii (sal(ariorum) soc(iorum) s(ervus)), a metà del II sec. a.C. in piena età repubbliicana dedica un' arula bronzea, rinvenuta a San Nicolò Gerrei, utilizzando diverse lingue (latino, greco e punico) per ringraziare il dio salutifero Aesculapius-Asklepios-Eshmun, invocato come Merre.

Certo la situazione dovette trasformarsi e assumere dimensioni ancora più ampie  già all'inizio dell'età imperiale. All’Africa ci conduce la notissima iscrizione che riporta la carriera dell'accensus dell'Imperator Titus Sextius in Africa durante il secndo triumvirato, M(arcus) Caelius M. l. Phileros. Il testo, notissimo ai giuristi, fa riferimento al suo ruolo come praefectus iure dicundo a Cartagine per la concessione dell'appalto relativo alla riscossione dei vectigalia (vectigalibus quinquennalibus locandis) negli 83 castella della pertica di Cartagine che, dopo la vittoria sugli Antoniani, si andava organizzando secondo il nuovo modello imperiale, con un netto incremento del rapporto tra magistrati amministrativi e societates di appaltatori che appaltavano servizi per conto dell'amministrazione centrale.

Con i nostri studenti dell’Università di Sassari, abbiamo scavato uno di questi 83 castella, quello di Uchi Maius dove nel corso dei nostri scavi abbiamo ritrovato il cippo di Phileros, liberto esperto di questioni catastali: egli interviene direttamente (e non attraverso una societas) se divide lui stesso il territorio del castellum (cioè del centro fortificato) tra i nuovi coloni augustei e gli Uchitani e si incarica di controllare la messa in opera dei cippi di confine (castellum divisit inter colonos et Uchitanos terminosque constituit).

Nel linguaggio giuridico, come pure in quello epigrafico, il termine societas ha, come si è detto, una serie di significati, ma ciò che sorporende per la sua concretezza è il vitale aspetto organizzativo, nel pubblico e nel privato, della societas che senza dubbio trova elementi di contatto e di comunanza con altre forme associative. E allora mi limito a richiamare realtà come quelle dei collegia e delle corporazioni professionali (Ostia), come quelle degli argentarii o dei navicularii,  ma non escluderei ad esempio neppure le sodalitates. Del resto, nel caso dei collegia e delle sodalitates, esse appaiono inizialmente come una sorta di societates con finalità di tipo religioso, ma anche a livello epigrafico si dispiega poi una varietà di situazioni e di rapporti di tipo pubblico e privatistico che meritano attenzione per la ricchezza dei dati. Penso ads alcune sodalitates della Sardinia, il caso più vicino a noi è quello dei sodales Butuntini (di Bitonto, in Apulia), dell'iscrizione rinvenuta presso Alghero nella Nurra di Baratz: un’associazione che doveva pewrseguire  l’obiettivo di assicurare ai membri l'espletamento delle cerimonie e la contribuzione alle spese funerarie. Più abbondanti sono i dati relativi alle sodalitates africane: colpisce il ruolo sociale delle sodalitates studiate in Proconsolare da Azedine Beschaouch,con i  loro simboli contraddistintivi, i numeri, le spighe, il miglio, e il rapporto tra sodalitas e aristocrazie cittadine.

Penso di dovermi fernare. A me sembra che a partire dalla fine del II secolo d.C., l'evoluzione economica con un sempre maggior incremento di una economia di mercato determinata dai cambiamenti delle rotte commerciali e delle province esportatrici, come nel caso dell'Africa e della Penisola Iberica, promuove sempre più il ruolo delle societates private, specie quelle in contatto con l’organizzazione pubblica dell’annona: voglio qui ricordare il famoso piazzale delle Corporazioni ad Ostia, con i magnifici mosaici che introducevano agli uffici delle compagnie armatrici, ad esempio i naviculari Turritani, i naviculari et negotiantes Karalitani, e forse i navicularii Olbienses, per limitarci all'ambito della Sardegna).

Sono significativi i rapporti di collaborazione tra i gli imprenditori di diverse province, come mostra chiaramente l'iscrizione del 173 d.C., rinvenuta ad Ostia, che ricorda un gruppo di armatori (domini navium) di origine sarda ed africana, collegati insiene nei corpora curatorum navium marinarum, con propri patroni e propri organi.