- Colonie e Municipi di cittadini romani da Ottaviano
Le decisioni di Cesare relative alle nuove colonie (Turris Libisonis e forse Tharros) dovettero essere attuate però durante i primi anni del secondo triumvirato con Ottaviano, quando nacque la prima città di fondazione, la colonia Iulia di Turris Libisonis che si attribuisce al legato Marco Lurio. In contemporanea fu forse costituito il municipium Iulium di Carales retto da quattuorviri che sostituirono i sufeti punici; fu lo stesso Ottaviano Augusto, che fondò qualche decennio dopo la colonia Iulia Augusta di Uselis, al di là del Monte Arci, tappa lungo la via centrale sarda, divisa in due tronconi che partivano rispettivamente uno dalla nuova colonia di Turris Libisonis e l’altro dal municipio di Carales incontrandosi alle Aquae Hypsitanae sul Tirso (Fordongianus), inizialmente un pagus poi un forum della pertica della nuova colonia, con una biforcazione verso Olbia più a Nord. E’ possibile la promozione a colonia anche di Tharros, dove doveva esser rimasto un piccolo nucleo di famiglie populares dopo la morte del console antisillano Lepido[1].
Il quadro augusteo è riassunto nella formula provinciae di Plinio il vecchio, scritta nei primi anni 60 d.C., ma utilizzando fonti più antiche, forse i Commentarii Geografici del genero di Augusto Marco Vipsanio Agrippa (morto nel 12 a.C.)[2]: il grande naturalista immaginava una piramide rovesciata con alla base tre populi celeberrimi, Ilienses, Balari, Corsi. Poi 18 oppida, pensiamo le civitates stipendiariae elencate con gli etnici dei loro abitanti, meno probabilmente municipi di diritto latino come pensava Ettore Pais: ci restano i nomi di sole quattro città di questo tipo, Sulci, Valentia forse fondata da M. Cecilio Metello verso il 115 a.C.[3], Neapolis, Bithia considerate abitate da peregrini; mancano le altre 14, forse a causa di una lacuna nella nostra tradizione manoscritta; seguivano due municipi di cittadini romani (Carales e Nora) e, al vertice della piramide, un’unica colonia, Turris Libisonis. Tra gli studiosi contemporanei, Leandro Polverini ha pensato che Plinio citasse anche una seconda colonia, Uselis, il che ci condurrebbe alla fine del principato augusteo per la fonte consultata negli archivi imperiali, non aggiornatissima, utilizzata da Plinio sulla Sardegna[4]. Se seguiamo questa interpretazione, la Sardegna arriverebbe ad un totale di 22 urbes (ma nell’elenco che ci è rimasto sono solo sette)[5], con pochi abitanti in possesso della cittadinanza romana fino ai Severi: è evidente che l’urbanizzazione dell’isola era davvero esigua se confrontata alla Sicilia o ad altre grandi isole mediterranee, con molte comunità rurali[6] e poche innovazioni rispetto all’età fenicia e punica[7]. La popolazione abitava soprattutto nelle campagne.
Le linee interpretative del tema erano già state definite nell’articolo di Ettore Pais sulla formula provinciae dell’isola in Plinio, stampato nel 1894 e poi rivisto nel 1908, per il volume sulle Ricerche storiche e geografiche sull’Italia antica, poi arricchito nel volume Storia della Sardegna e della Corsica durante il periodo romano del 1923 con una sezione relativa alla Corsica[8]: i temi generali sono quelli del rapporto tra colonie, municipi di diritto romano, municipi di diritto latino, civitates peregrine, in una relazione dialettica tra le antiche costituzioni puniche delle vecchie colonie fenicio-puniche governate da sufeti e le nuove istituzioni romane che si affermano progressivamente a partire dagli ultimi decenni della repubblica: il tema degli statuti delle singole città sarde sarà affrotato in dettaglio[9]. Sulla base di confronti africani, il Pais non riteneva che l’attestazione a Turris della divisione dei cittadini in 23 curie (anziché in tribù come nel municipio di Sulci)[10] potesse essere testimonianza dello ius Latii[11], mentre ammetteva che l’elenco di Plinio potesse comprendere (esclusi i municipi, la colonia di Turris e le popolazioni non urbanizzate) un gruppo di città latine; ci sarebbe poi la serie di vici, tra i quali Metalla (con il grande tempio di Antas, ancora non acquisito definitivamente al culto del Sardus Pater all’inizio dell’età triumvirale) e Populum nel Sulcis (che Pais intende Plumbeum, con riferimento alla Plumbaria insula, l’isola del Piombo oggi Sant’Antioco), Tilium, Nura, Tibula, nella Sardegna settentrionale, città menzionate anche da Tolomeo, ma che sostanzialmente non avrebbero lasciato traccia archeologica. In realtà l’unico vicus che conosciamo espressamente dalle fonti è il Susaleus vicus (in greco kóme), Susalea villa nel Cod. Lat. 4803 della Geographia di Tolomeo, collocato sul litorale orientale della Sardegna (a breve distanza da Carales), a sud della foce del Saeprus, l’attuale Flumendosa: forse Cala Pira, dove vengono localizzati i Siculenses; in alternativa Is Cuccureddus a Villasimius.
I preziosi quadri ricostruttivi forniti su questa base da Piero Meloni e Raimondo Zucca[12] hanno consentito di fare decisivi passi in avanti verso una ricostruzione degli aspetti giuridici, istituzionali, prosopografici delle città sarde, definendo spesso i limiti territoriali, conseguenza in qualche caso, come a Cornus e più di recente a Sulci, del ruolo svolto in occasione di guerre, ribellioni, semplici dissidi tra centri urbani contigui: tali confini geografici non sempre vengono superati in età medioevale e moderna, anzi di frequente riusciamo a ritrovare tracce di un’eredità ancora vitale.
La differenza tra colonie di fondazione (Turris Libisonis in età triumvirale, Uselis in età augustea), colonie onorarie (Cornus, Tharros, Neapolis), municipi di cittadini romani (Carales, Nora, Sulci, forse Olbia, Bosa, Forum Traiani) e le civitates stipendiariae andò affievolendosi nel tempo: con Caracalla i Sardi almeno in teoria divennero tutti cittadini romani, se si escludono gli schiavi che dovevano essere numerosissimi e diffusi soprattutto in ambito rurale e insediati prevalentemente sui grandi latifondi e sull’agro pubblico.
Sul piano archeologico possediamo ora il bel lavoro di Andrea Raffaele Ghiotto sull’architettura romana delle città della Sardegna, che spazia dalle tecniche edilizie alle opera defensive, templi sacri ai fora e alle piazze, dagli edifici per spettacoli ai macella e agli horrea, dagli impianti termali alle fontane, dagli acquedotti alle abitazioni, con un quadro sullo sviluppo monumentale delle città sarde, in particolare di Carales, Nora, Bithia, Sulci, Neapolis, Othoca, Tharros, Cornus, Bosa, Olbia, Turris Libisonis, Forum Traiani e i centri del Barbaricum, senza dimenticare il fenomeno dell’evergentismo, in un quadro però nel quale la cultura architettonica sarda mantiene una sua vitalità legata alla tradizione punica e alla ricezione di modelli italici[13].
[1] P. Ruggeri, Nel segno della dea Astarte-Venere Ericina. Cesare tra Sicilia, Africa e Sardegna, lungo l’antica rotta punica dei cultores Veneris Ericinae, in In Africa e a Roma, Scritti mediterranei, Aounia edizioni, Raleigh (Carolina del Nord) 2023, pp. 15- 58.
[2] Seguiamo da vicino R. Zucca, Gli oppida e i populi della Sardinia, in Mastino A., Storia della Sardegna antica, Nuoro 2005, pp. 205-331; per le città dell’Oristanese seguiamo A. Mastino, R. Zucca, Urbes et rura. Città e campagna nel territorio oristanese in età romana, in Oristano e il suo territorio, 1, Dalla preistoria all’alto Medioevo, a cura di Pier Giorgio Spanu e Raimondo Zucca, Carocci, Roma 2011, pp. 411-601. Ad una data tra il 38 e il 35 a.C. accenna ora S. Sisani, I nomi e le cose: oppidum, oppidum latinum, oppidum civium Romanorum nel lessico istituzionale della Naturalis Historia pliniana, in Agrupacione cívicas, intracívicas y no cívicas en la Hispania Citerior altomperial, a cura di Estíbaliz Ortiz-de-Urbina (Epigrafia e anrichità, 50), Carocci, Roma 2024, p. 71; vedi anche Id., Sulle cosiddette formulae provinciarum contenuto e natura dei registri di comunità provinciali trasmessi dalla Naturalis Historia pliniana, in Le strutture locali dell’Occidente romano (L’Aquila, 4-6 maggio 2022), E. García Fernández, E. Melchor Gil, S. Sisani (edd.)(Diuturna Civitas 1), Roma 2023, pp. 195-196 (secondo l’a. stando alle lettera del testo pliniano, Nora non sarebbe un minicipèio di cittadini romani).
[3] Per Valentia P. Floris, “Nota sul centro romano di Valentia in Sardegna”, Epigraphica, 71, 2009, pp. 133-160.
[4] L. Polverini, “Una lettera di Borghesi a Niebhur (e l’iscrizione CIL X 7845)”, in Imperium Romanum. Studien zu Geschichte und Rezeption. Festschrift für Karl Christ zum 75° Geburstag, a c. di P. Kneissl, V. Losemann, Steiner, Stuttgart 1998, pp. 571-581.
[5] J. Bonetto, A. R. Ghiotto, Le città della Sardegna in età romana, in La Sardegna romana e altomedievale. Storia e materiali, a cura di S. Angiolillo, R. Martorelli, M. Giuman, A.M. Corda, D. Artizzu (Corpora delle antichità della Sardegna), Carlo Delfino editore, Sassari 2017, pp. 45-56.
[6] D. D’Orlando, Comunità rurali e territorio, in Il tempo dei Romani. La Sardegna dal III secolo a.C. al V secolo d.C., a cura di R. Carboni, A.M. Corda e M. Giuman, Ilisso, Nuoro 2021, pp. 100-101.
[7] S.L. Dyson, “The limited nature of Roman urbanism in Sardinia”, in E. Fentress, Romanisation and the city: creation, transfornations and failures, Portsmouth 2000, Journal of Roman Archaeology, pp. 189-196; G. Tore, A. Stiglitz, Urbanizzazione e territorio: considerazioni sulla colonizzazione fenicio-punica in Sardegna, 1. L’ubanizzazione e lo spazio urbano; 2. Lo spazio rurale: parametri geografici e indicatori territoriali, in L’Africa Romana X, in Civitas. L’organizzazione dello spazio urbano nelle province romane del Nord Africa e nella Sardegna, Atti del X Convegno di studio, Oristano, 11-13 dicembre 1992, Archivio Fotografico Sardo, Cagliari 1994, pp. 779-808.
[8] Il tema dell’organizzazione municipale della Sardegna è stato ampiamente studiato a partire da E. Pais, “La formula provinciae della Sardegna nel I secolo dell’impero secondo Plinio”, in Ricerche storiche e geografiche sull’Italia antica, STEN, Torino 1908, pp. 579-627; Id., Storia della Sardegna e della Corsica durante il dominio romano, Nardecchia, Roma 1923, (riedizione a cura di A. Mastino, Ilisso, Nuoro 1999), II, pp. 139-154; C. Bellieni, La Sardegna e i Sardi nella civiltà del mondo antico (collezione sarda de Il Nuraghe), Edizioni della Fondazione Il Nuraghe, I, Cagliari 1928; II, 1931, II, pp. 209-316. Vd. per tutti G.I. Luzzatto, ”In tema di organizzazione municipale della Sardegna”, in Studi in onore di G. Grosso, I, Giappichelli, Torino 1968, pp. 292-312; C. Tronchetti, “The Cities of Roman Sardinia, in Studies in Sardinian Archaeology”, I, a c. di M. S. Balmuth-R. J. Rowland jr., University Michigan Press, Ann Arbor 1984, pp. 237-283, pp. 237-283; L. Pani Ermini, Le città sarde tra antichità e medioevo: uno studio appena iniziato, «L’Africa Romana», V, Il Torchietto, Ozieri 1988, pp. 431-438; P. Meloni, La Sardegna romana, Chiarella, Sassari 19912, pp. 229-316; R. Zucca, Il decoro urbano delle civitates Sardiniae et Corsicae: il contributo delle fonti letterarie ed epigrafiche, in L’Africa Romana. Atti del X convegno di studio (Sassari 11 – 13 dicembre 1992), a cura di A. Mastino e P. Ruggeri, Sassari 1994, pp. 857-936; Id., Gli oppida e i populi della Sardinia, in A. Mastino (cur.), Storia della Sardegna antica, Nuoro, Il Maestrale, 2005, pp. 205-332; P. Meloni, La Sardegna romana, prefazione di Raimondo Zucca, Ilisso editore, Nuoro 2012 (riedizione dell’opera: La Sardegna romana, Sassari, Chiarella, 1990), pp. 153-199; A. Mastino, R. Zucca, “Urbes et rura. Città e campagna nel territorio oristanese in età romana”, in Oristano e il suo territorio, 1, Dalla preistoria all’alto Medioevo, a cura di Pier Giorgio Spanu e Raimondo Zucca, Carocci, Roma 2011, pp. 411-601. Vd. ora C. Vismara, Ph. Pergola, D. Istria, R. Martorelli, Sardinien un Korsika in römischer Zeit, Zaberns Bildbände zur Archäologie, Sonderbande der Antiken Welt, Darmstadt 2011. Per le fonti archeologiche ha un’importanza metodologica fondamentale G. Azzena, “Osservazioni urbanistiche su alcuni centri portuali della Sardegna romana”, in L’Africa romana. Lo spazio marittimo del Mediterraneo occidentale: geografia storica ed economica, vol. 2, a cura di M. Khanoussi, P. Ruggeri, C. Vismara, Atti del XIV convegno di studio (Sassari, 7-10 dicembre 2000), Roma, Carocci, 2002, pp. 1099-1110; vd. anche C. Tronchetti, “The Cities of Roman Sardinia, in Studies in Sardinian Archaeology”, I, a c. di M. S. Balmuth-R. J. Rowland jr., University Michigan Press, Ann Arbor 1984, pp. 237-283; A.R. Ghiotto, L’architettura romana nelle città della Sardegna, Roma, Quasar, 2005 (Antenor. Quaderni, 4), sul quale: G. Bejor, Presentazione del volume L’architettura romana nelle città della Sardegna, di Andrea R. Ghiotto, in L’Africa Romana XVI, Mobilità delle persone e dei popoli, dinamiche migratorie, emigrazioni ed immigrazioni nelle province occidentali dell’Impero romano, Rabat 2004, a cura di A. Akerraz, P. Ruggeri, A. Siraj, C. Vismara, Carocci Roma 2006, pp. 103-106. Vd. infine A. Boninu, “La Sardegna in età romana”, in Il Museo Sanna in Sassari, a cura di F. Lo Schiavo, Cinisello Balsamo, A. Pizzi, 1986, pp. 129-156.
[9] Da ultimo: A. Ibba, Gli statuti municipali, in La Sardegna romana e altomedievale. Storia e materiali, a cura di S. Angiolillo, R. Martorelli, M. Giuman, A.M. Corda, D. Artizzu (Corpora delle antichità della Sardegna), Carlo Delfino editore, Sassari 2017, pp. 185-192. Vd. anche Pais, Storia della Sardegna e della Corsica cit., II, p. 68 n. 122, pp. 71 s. n. 136; Luzzatto, In tema di organizzazione municipale della Sardegna, cit., pp. 292-312; Id., Sul regime del suolo nelle province romane, in I diritti locali nelle province romane con particolare riguardo alle condizioni giuridiche del suolo, Roma 1974, p. 35; Meloni, La Sardegna romana, pp. 133 s. Per confronti con altre provinciae: J.M. Bertand, Territoire donné, territoire attribué: note sur la pratique de l’attribution dans le monde impérial de Rome, “CGG”, 2, 1991, pp. 125 ss.; M. Genovese, Condizioni delle civitates della Sicilia ed assetti amministrativo-contributivi delle altre province nella prospettazione ciceroniana delle Verrine, «Iura», 44, 1993, pp. 171 ss.; A. Pinzone, Provincia Sicilia. Ricerche di storia della Sicilia romana da Gaio Flaminio a Gregorio Magno, Catania 1999, pp. 59 ss.; Id., Civitates sine foedere immunes ac liberae: a proposito di Cic.I Verr. III 6, 13, «Mediterraneo antico. Economia-Società-Cultura», 2, II, 1999, pp. 463 ss. e in particolare p. 463, n. 1; P. Le Roux, Romains d’Espagne. Cités et politique dans les provinces. IIe siècle av. J.-C. – IIIe siècle ap. J.-C., Paris 1995, p. 50; J. M. Abascal, Derecho latino y municipalizacion en Levante y Cataluña, in Teoria y practica del ordenamiento municipal en Hispania (Anejos de Veleia, series Acta 3), Vitoria 1996, pp. 211 ss., 255 ss.; A. Orejas Saco del Valle, I. Sastre Prats, Fiscalité et organisation du territoire dans le Nord-Ouest de la Péninsule Ibérique, “DHA”, 25, 1999, pp. 159 ss. Sul problema delle civitates e delle urbes sociae cfr. Pais, Storia della Sardegna e della Corsica, cit., II, pp. 68 s.; G. Brizzi, Nascita di una provincia: Roma e la Sardegna, in Carcopino, Cartagine e altri scritti, Sassari 1989, pp. 81, 84; Meloni, La Sardegna romana, cit., pp. 133 s. Vd. anche L. Pani Ermini, Le città sarde tra antichità e medioevo: uno studio appena iniziato, «L’Africa Romana», V, Il Torchietto, Ozieri 1988, pp. 431-438.
[10] Per le curie di Turris Libisonis: Luzzatto,”In tema di organizzazione municipale della Sardegna”, cit., pp. 305-306 n. 53; A. Boninu M. Le Glay, A. Mastino, Turris Libisonis colonia Iulia, Gallizzi, Sassari Gallizzi, 1984, pp. 40-41. Per le tribù del municipio di Sulci, vd. A. Mastino, “Le relazioni tra Africa e Sardegna in età romana”, in Archivio Storico Sardo, XXXVIII, 1995, p. 23.
[11] Sullo ius Latii, Pais, Storia della Sardegna e della Corsica cit., II, p. 100 n. 201.
[12] I contributi fondamentali di Piero Meloni e Raimondo Zucca sono in R. Zucca, Il decoro urbano delle civitates Sardiniae et Corsicae: il contributo delle fonti letterarie ed epigrafiche, in L’Africa Romana. Atti del X convegno di studio (Sassari 11 – 13 dicembre 1992), a cura di A. Mastino e P. Ruggeri, Sassari 1994, pp. 857-936; P. Meloni, La Sardegna romana, prefazione di Raimondo Zucca, Ilisso editore, Nuoro 2012 (riedizione dell’opera: La Sardegna romana, Sassari, Chiarella, 1990), pp. 153-199.
[13] A.R. Ghiotto, L’architettura romana nelle città della Sardegna, Roma, Quasar, 2005 (Antenor. Quaderni, 4).