Questo volume, che si affianca ai tre precedenti dedicati al periodo 2009-2019,
raccoglie alcuni degli interventi estemporanei sui più disparati argomenti pubblicati
in tempo reale settimana dopo settimana sul sito web tra il 2020 e il 2025.
Volgendomi indietro, debbo dire che sono ben consapevole di aver forse esagerato
con le mille curiosità e le mille piste aperte, certo con un po’ di presunzione; spero
che il lettore mi perdoni e del resto io stesso inizio a pensare che forse è il caso di
abbassare il volume, spegnere il ronzio di sottofondo, concentrarmi sugli affetti
più cari, autoregolarmi. Lo dico con un po’ di ironia, anche se resto convinto che
per un lungo periodo di tempo ho avuto la fortuna di entrare in contatto con
tante persone straordinarie e con esperienze davvero uniche: a loro debbo questo
allargamento di orizzonti e qualche successo. Del resto questi incontri sono stati
un privilegio grande che forse non sempre ho meritato del tutto. Voglio ricordare
i primi nove anni della Scuola archeologica italiana di Cartagine con i suoi oltre
200 soci, i convegni internazionali de L’Africa Romana, gli scavi ad Uchi Maius
ed a Thignica coi nostri studenti, i congressi internazionali di Epigrafia Greca e
Latina come a Bordeaux nell’agosto 2022, l’amministrazione dei Musei Reali di
Torino, la collaborazione nella giuria del premio Grazia Deledda a Nuoro e del
premio di letteratura sarda ad Ozieri; l’Istituto di studi e programmi per il Mediterraneo;
l’Istituto sardo di scienze, lettere e arti; la Società degli operai a Bosa; il
Gremio dei Viandanti nella Faradda Unesco a Sassari. In queste pagine c’è il ricordo
commosso dei maestri, di tanti carissimi colleghi e amici che hanno lasciato
un vuoto incolmabile, ai quali penso con rimpianto e gratitudine.
L’orizzonte di questo libro abbraccia i temi più diversi: la Sardegna nel mondo
romano (arrivata fino a Cambridge), la Tripolitania, la Cirenaica, l’Africa Proconsolare
(Cartagine, Vaga, Uchi Maius, Thignica); e poi il mare, le rotte, i porti,
le strade, la vita religiosa, l’ambiente naturale, la geografia nella storia, il mito,
la storia del giornalismo. Il culto per i santi, in particolare la figura gigantesca di
Agostino, che abbiamo potuto ritrovare a Ippona, Cartagine, Cagliari e Pavia.
Tanti altri luoghi che amiamo.
In un mondo pieno di conflitti, che va rapidamente trasformandosi, forse sbaglia
chi tenta – balbettando – di dire parole di pace nella disperazione che arriva dalla
Terra Santa, sentendo per intero il peso dell’inadeguatezza che io per primo do
per scontata. Forse però a spingermi c’è stato il desiderio di ritrovare il mondo di
un tempo e più ancora l’isola solare di un tempo, in particolare un paese complesso
e positivo, un paese nel quale in realtà ci sono tante cose da amare, che si
ricordano con la dolcezza di chi è stato accolto senza riserve e di chi ancora ritorna
per ritrovare il clima di accoglienza, l’amicizia, l’affetto profondo di chi l’ha
conosciuto davvero. Mi sembra di dover esplicitare il piacere dello stare insieme e
dell’incontrarsi, per combattere la solitudine e il silenzio, i legami fortissimi con
le persone che amo, il rapporto con la campagna, il miracolo delle albicocche e della malvasia, l’amore per i gli animali; c’è più ancora sullo sfondo il senso di una
comunità forte della quale si continua a far parte anche quando fisicamente si è
lontani, anche nei momenti di dolore e di sofferenza, come in occasione dell’incendio
del Montiferru: perché – scriveva Grazia Deledda – «fra la cenere cova
spesso la scintilla, seme della fiamma luminosa e purificatrice» ed è questo che ci
porta a sperare e ad amare ancora la vita.
Altri cinque magnifici anni, II (2020-2025)

