Bosa municipio di cittadini romani ?
- Bosa in età romana: gli ultimi studi e la possibile costituzione del mnicipio al margine meridionale della pertica della colonia di Turris Libisonis
Bosa è stata al centro di un significativo approfondimento scientifico nel corso degli ultimi anni, in particolare in occasione del recente Convegno su Bosa. La città e il suo territorio dall’età antica al mondo contemporaneo, di cui Carlo Delfino ha pubblicato gli Atti a cura di Antonello Mattone e Maria Bastiana Cocco, che hanno presentato anche i dati dei recenti scavi[1]. Nel II secolo d.C. Tolomeo (3, 3,7) menziona Bosa fra le città interne della Sardinia, pur collocandola correttamente a breve distanza delle foci del fiume Témos (3, 3,2). Le indicazioni tolemaiche non servirebbero a localizzare con precisione il centro antico se non si tenesse conto dell’imponente interrimento dell’originario estuario del fiume causato dagli apporti alluvionali dello stesso Temo e del Rio Piras. In sostanza nell’antichità e nel medioevo il Temo sboccava a mare con un largo delta e più canali situato a circa due chilometri ad Est dell’Isola Rossa, mentre attualmente tale distanza è ridotta a 300 metri. La localizzazione del centro antico di Bosasu un sistema di terrazze digradanti sulla sponda sinistra del fiume (Messerchimbe) è assicurata dalla documentazione archeologica e dalla letteratura storica a partire dal secolo XVI.
Il rinvenimento ottocentesco, nell’area del centro romano, di un frammento di iscrizione fenicia, incisa su un supporto litico locale (trachite), ha fatto postulare un’origine arcaica per Bosa. Non deve escludersi tuttavia l’esistenza di uno stanziamento emporico, cui connettere l’epigrafe, divenuto centro urbano solo tardivamente, nel quadro di un controllo cartaginese del Nord-Ovest della Sardegna, nel IV secolo a.C.[2] Abbiamo ora numerose informazioni sulle caratteristiche della presenza punica lungo la vallata del Temo e in particolare i dati sulle direzioni dei commerci forniti dagli scavi di Sa Tanca ‘e Sa Mura di Villanova, che attestano l’uso dell’alfabeto punico nel II secolo a.C.: Bosa è stata in questo caso il polo di diffusione della scrittura verso l’interno[3].
La città romana conservava la localizzazione del centro punico, su un’ansa del fiume Temo, sede del porto fluviale. L’asse viario principale di Bosa romana era costituito, secondo l’Itinerario Antoniniano, dalla via a Tibulas Sulcis che collegava direttamente Bosa con Carbia (città interna presso Alghero), a Nord, con un percorso di 25 miglia, e con Cornus, a Sud, con una percorrenza di 18 miglia, lungo quella che ora si chiama la via Cornuficia, dal nome del proconsole che pose i miliari stradali nell’area cornuense destinata all’assegnazione viritana di terre agli Eutichiani.[4] L’Anonimo Ravennate e Guidone confermano con la menzione di Bosa il ruolo della città nella viabilità occidentale tra Corni e Turris Libisonis.
La topografia della città romana è poco conosciuta, anche se è accertata la presenza di ville e di insediamenti sparsi sulle due rive della vallata collegate dal ponte romano, come ipotizzato nella anonima Relazione sulle antichità, attribuita al ‘500[5]. Del resto anche la nuova Bosa, costruita più a valle, avrebbe avuto un piccolo nucleo, punto di riferimento per un insediamento di carattere estensivo che arrivava al ponte medioevale[6]. Unico elemento positivo è costituito da una necropoli romana e altomedievale che si estende dalla cattedrale di San Pietro alla località di Messerchimbe, evidenziando il carattere suburbano di questo settore rispetto al centro abitato, riconoscibile dall’estensione delle strutture e dal materiale archeologico a Sud e Sud-Est della chiesa romanica giudicale logudorese, lungo il pendio terrazzato del Monte Nieddu[7].
Un vasto edificio termale è segnalato per Bosa, nell’Ottocento, dall’archeologo Giovanni Spano, senza indicazioni puntuali del sito. Quanto alle strutture cultuali deve notarsi la mancanza di testimonianze dirette. Il rinvenimento di una statuetta di bronzo di Hercules, la testina marmorea di un Dyonisos tauros, replica di età antonina di un modello ellenistico[8], la testa calcarea di Zeus Ammone potrebbero documentare anche per Bosa i culti ben diffusi in Sardinia di Ercole, Bacco e di Ammone[9].
I materiali in superficie attestano le correnti commerciali attive in età repubblicana dalla penisola italica (anfore vinarie Dressel 1 e ceramica a vernice nera in Campana A e B) e in età imperiale ancora da area italica (sigillata italica), dall’Iberia (anfore olearie Dressel 20), dalla Gallia (sigillata sud gallica), dall’Africa proconsolare (anfore Africane e sigillata chiara A e D). Nuovi dati si posseggono sul commercio di mole granarie dalle cave di Mulargia a Cala ‘e Moros e Isola Rossa[10]. Le c.d. macine in arenaria provenienti dalla cava di Pedras Nieddas verso Turas sono in realtà moderne, per l’ancoraggio delle reti della tonnara “S’istalle ‘e Avanzu”.
Il centro monumentale di Bosa non è stato finora individuato. Molte più informazioni ci provengono dalle iscrizioni, che dovevano esser collocate nel foro romano, nell’Augusteo o nelle necropoli[11]. Proprio dal centro monumentale provengono con certezza, le due iscrizioni pubbliche di Bosa. Si tratta della targa marmorea didascalica del 138-141 d.C., con la dedica di quattro statuette d’argento, di cui è indicato il peso (rispettivamente grammi 1047, 762, 408 e 399), di Antonino Pio, Faustina, Marco Aurelio e Lucio Vero, posta da un Q(uintus) Rutilius [—], un personaggio altrimenti ignoto di Bosa, forse un magistrato o un sacerdote del culto imperiale, per decreto dell’ordo decurionum di Bosa (CIL X 7939 = AE 1992, 894)[12]. La targa, secondo l’ipotesi di Lidio Gasperini, doveva essere immurata sul bancone che sosteneva le quattro statuette, nell’Augusteum bosano[13]. L’altra iscrizione è una dedica, di età antonina, ad un [sacerd(os)] urbis Rom(ae) (et) imp(eratoris) della prov(incia) Sard(inia), evidentemente originario di Bosa, che uscito di carica e divenuto sacerdotalis venne ad[le]c[t]u[s] nello splendidiss(imus) [o]rd[o] Ka[ralit(anorum)], il senato della sede del concilium provinciale (CIL X 7940 = AE 1999, 808). L’ordinamento cittadino di Bosa non è esplicitamente documentato in alcuna iscrizione, tuttavia possediamo un frammento di tabula patronatus rinvenuta a Cupra Maritima nel Picenum che menziona il patronus [—]nus Larg[us] cooptato dall’[ordo populus]que Bosanu[s]. L’ambasceria per la consegnadella tabula al patronus fu costituita da vari legati bosani, di cui è superstite il solo [-] Detelius A[—] (AE 1993, 589). Da questi scarni elementi ricaviamo l’ipotesi di una città, con un culto imperiale ben sviluppato almeno da età antonina, dotata di un ordo e di un populus. Benché nessuno di questi elementi sia decisivo per postulare uno statuto municipale, appare plausibile la costituzione municipale di Bosa[14].
Più ampio è il quadro delle nostre conoscenze sulla necropoli di San Pietro, presso il ponte sul fiume Temo che raggiungeva i quartieri collocati sulla sponda destra in regione Prammas e consentiva di dirigersi verso Carbia[15]. Gli scavi archeologici dello scorcio del XX secolo hanno messo in luce un’area funeraria metata, con muro di cinta, del II-VI secolo d.C., utilizzata per deposizioni a fossa, alla cappuccina, in sarcofago e ad enchytrismòs. Da questa area di San Pietro provengono le iscrizioni funerarie databili tra il II e il III secolo d.C. incise su lastre e cippi di trachite locale, realizzate in una officina lapidaria bosana. Le gentes documentate dagli epitafi sono le seguenti: Rutilii (5 volte), Antonii (3 volte), Iulii (3 volte), Valerii (2 volte), inoltre le gentes (A)emilia, Arria, Fulvia, Hostilia, Iunia, [Ma?]rcia, Memmia, Verria. Tra i cognomina prevalgono quelli latini (Asellus, Crescens, Faustus, Felix, Fructosus, Ianuarius, Larensis, Latinus, Montana, Proculus, Rutilianus, Sab[in ?—], Saturnina, Silvana, Tatianus, Victoria, Victorinus), rispetto ai grecanici (Ammia e Tecusa) o a quelli encorici (Ce[le]le)[16].
Mancano testi cristiani sicuri: fra le falsae del Corpus Inscriptionum Latinarum è annoverata anche l’epigrafe funeraria di un na(u)clerus, Deogratias, che parrebbe genuina, utile a definire l’importanza, anche in età tardo antica, dell’attività navale di Bosa, documentata ad esempio per l’età imperiale dal ritrovamento nel golfo di Turas di un’ancora del navicularius L(ucius) Fulvius Euti(chianus), apparentemente collegato con gli Eutichiani del territorio di Cuglieri[17].
Lo sviluppo successivo di tutto il territorio e la nascita della diocesi di Bosa (da Sinus Afer-Cornus) sono ben noti[18].
[1] A. Mattone, M.B. Cocco (a cura di), Bosa la città e il suo territorio dall’età antica al mondo contemporaneo, Sassari, Carlo Delfino editore, 2016; alle pp. 831-839 di A. Mastino, Per una nuova storia di Bosa, Conclusioni al Convegno, in Bosa. La città e il suo territorio dall’età antica al mondo contemporaneo. Vd. però anche A. Mastino, R. Zucca, “Urbes et rura. Città e campagna nel territorio oristanese in età romana”, in Oristano e il suo territorio, 1, Dalla preistoria all’alto Medioevo, a cura di Pier Giorgio Spanu e Raimondo Zucca, Carocci, Roma 2011, pp. 553-555; vd. già R. Zucca, Profilo storico di una città fluviale dell’antichità, in Archeologia e ambiente naturale, Sassari-Nuoro 1993, pp. 52 – 55. Per il territorio circostante: Modolo. Il borgo, la sua storia e il suo territorio, a cura di A. Crobu, M.N. Logias, Iskra, Ghilarza 2018 (dove in particolare R. Zucca, Mòdolo nel territorium Bosanum: il problema dell’ager centuriatus, pp. 65-76). Per Magomadas: M. Biagini, Archeologia del territorio nell’Ager Bosanus: ricognizioni di superficie nel comune di Magomadas (Nuoro), in L’Africa Romana, XII, Sassari 1998, pp. 667-693 e già R. Zucca, Macomades in Sardinia, in L’Africa Romana, I, Sassari 1984, pp. 185-195; M. Biagini, Un esempio di dinamica del popolamento nell’Ager Bosanus: insediamenti e migrazioni nel territorio di Magomadas tra età romana e medioevo, in Bosa, La città e il suo territorio cit., pp. 190-200. Suni: A. Corda, A. Mastino (cur.), Suni e il suo territorio, Ortacesus 2003; G. Gasperetti, La stipe votiva del Nuraghe San Michele a Suni, in L. Usai, a cura di, Memorie dal sottosuolo, Scoperte archeologiche nella Sardegna centro-settentrionale, Catalogo della mostra, Sassari, Museo Nazionale “Giovanni Antonio Sanna”, Padiglione Clemente, febbraio 2011-aprile 2013, Quartucciu (CA) 2013, pp. 169-177. Tinnura: M. Madau, Presenze puniche e romano-repubblicane in Planargia (scavi di Tres Bias, Tinnura-NU), in L’Africa Romana X, Sassari 1994, pp. 961-972; N. Logias, M. Madau, Tres Bias (Tinnura-Nuoro). Campagna archeologica 1995-96, in L’Africa Romana, XII, Sassari 1998, pp. 657-666; A. Boninu, Il periodo romano, in AA.VV., La Planargia, a cura di Tonino Oppes (collana Sardegnambiente), Cagliari 1994, pp. 104-109.
[2] R. Zucca, Bosa e la Planargia tra Sardi, Levantini e Cartaginesi, in A. Mattone, M. B. Cocco (a cura di),Bosa. La città e il suo territorio dall’età antica al mondo contemporaneo, Carlo Delfino, Sassari 2016. pp. 51-63.
[3] Per Tanca ‘e sa Mura, vd. G. Manca di Mores, Appunti sulla conquista romana nel Nord-Sardegna. Antecedenti punici e trasformazioni territoriali, Sassari 1991, p. 25 ss.; M. Madau, Centri di cultura punica all’interno della Sardegna settentrionale: Sa Tanca ‘e Sa Mura (Monteleone Roccadoria – Sassari), in Atti del II Congresso Internazionale di Studi Fenici e Punici, III. Roma 1991, pp. 1001-1009.
[4] A. Mastino, Le assegnazioni di praedia e metalla nella Sardinia di età repubblicana: da Gaio Gracco ad Ottaviano passando per Mario e Silla, in L’evoluzione verso il latifondo senatorio ed imperiale e le eredità giudicaliin Roma e le province tra integrazione e dissenso, a cura di S. Antolini, J. Piccinni, F. Russo, Macerata 2024, pp. 191-248.
[5] I.G.M. Lucherini, Evoluzioni del paesaggio e degli insediamenti nella valle del Temo: Bosa prima dei Malaspina, inL’Africa Romana XX, Momenti di continuità e rottura: bilancio di trent’anni di convegni L’Africa romana, a cura di Paola Ruggeri, Carocci, Roma 2015, pp. 2405-2418; F. G. R. Campus G. Gasperetti, L. Biccone, A. Vecciu, L. Sanna, L’ager bosanus dall’età tardo antica al periodo signorile: archeologia, struttura urbana, topografia), in A. Mattone, M. B. Cocco, a cura di, Bosa. La città e il suo territorio dall’età antica al mondo contemporaneo, Sassari 2016, pp. 203-249.
[6] M. Cadinu, Fondaci mercantili e strade medioevali Indagini sulle origini di Bosa, in A. Mattone, M. B. Cocco, a cura di, Bosa. La città e il suo territorio cit., pp. 250-264.
[7] G. Gasperetti, L. Sanna, Recenti indagini archeologiche nella chiesa di San Pietro di Bosa, in L’Africa Romana XX, Momenti di continuità e rottura: bilancio di trent’anni di convegni L’Africa romana, a cura di Paola Ruggeri, Carocci, Roma 2015, pp. 2373-2384; L. Biccone, Ceramiche fini da mensa datate tra fine IV e inizi V secolo d.C. dagli scavi nell’area di San Pietro a Bosa (Oristano), ibid., pp. 2385-2392; A. Vecciu, Bosa, area di San Pietro, campagna di scavo 2003. Contenitori ceramici da mensa e dispensa tra fine IV e inizi V Secolo, ibid., , pp. 2393-2404.
[8] C. Tronchetti, Un Dionysos tauros da Bosa, “SS”, 24, 1977, pp. 179 ss.
[9] A. Boninu, R. Zucca, Ultimi studi su Bosa in età romana, Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, n.s. 13, 1992-1994 [1996], pp. 59-67.
[10] M.C. Satta, G. Lopez, “Macine granarie dal mare di Bosa (Sardegna). Produzione, diffusione e commercio”, in L’Africa romana XVIII. I luoghi e le forme dei mestieri e della produzione nelle province africane, vol. 2, a cura di M. Milanese, P. Ruggeri, C. Vismara, Atti del XVIII convegno di studio (Olbia, 11-14 dicembre 2008), Roma, Carocci, 2010, pp. 1325-1356.
[11] A. Mastino, La chiesa di S. Pietro di Bosa alla luce della documentazione epigrafica, in Le chiese di Bosa, Cagliari 1978, pp. 9 ss.; Id., La gensRutilia in Sardegna, “AFLC” n.s. 1, 1976-77, pp. 41 ss.; L. Gasperini, Ricerche epigrafiche in Sardegna, I (La targa di Quinto Rutilio e l’Augusteo Bosano), in AA. VV., Sardinia antiqua. Studi in onore di Piero Meloni, Cagliari 1992, pp. 297 ss.; M.B. Cocco, Nuove iscrizioni funerarie provenienti dal territorio dell’antica Bosa, in L’Africa Romana, XIX. Trasformazioni dei paesaggi del potere nell’Africa settentrionale fino alla fine del mondo antico, a cura di M.B. Cocco, A. Gavini, A. Ibba, Carocci, Roma 2012, pp. 2225-2246; G. Gasperetti, M. B. Cocco, Il patrimonio epigrafico di Bosa, in L. Usai, a cura di, Memorie dal sottosuolo, Scoperte archeologiche nella Sardegna centro-settentrionale, Catalogo della mostra, Sassari, Museo Nazionale “Giovanni Antonio Sanna”, Padiglione Clemente, febbraio 2011-aprile 2013, Quartucciu (CA) 2013, pp. 247-255; M.B. Cocco, “Bosa e il suo ager: il patrimonio epigrafico”, in Bosa. La città e il suo territorio dall’età antica al mondo contemporaneo, a cura di A. Mattone, M.B. Cocco, Atti del Convegno di Studi (Bosa, 24-25 ottobre 2014), Sassari, Carlo Delfino editore, 2016, pp. 73-120.
[12] M. Mayer i Olivé, “La inscripción del Augusteum de Bosa”, in A. Mattone, M.B. Cocco (a cura di), Bosa la città e il suo territorio dall’età antica al mondo contemporaneo, Carlo Delfino editore, Sassari 2016, pp. 121-129.
[13] L. Gasperini, Ricerche epigrafiche in Sardegna (I), in Sardinia antiqua. Studi in onore di Piero Meloni in occasione del suo settantesimo compleanno, Cagliari 1992, p. 297 s., nr. 3; per il peso delle statue, vd. L. Naddari, Cillium-Kasserine: relecture d’une dédicace en l’honneur d’Antonin le Pieux et les siens retrouvée, in L’Africa Romana XVII, Roma 2008, p. 1922 n. 34.
[14] A. Mastino, La tavola di patronato di Cupra Maritima (Piceno) e le relazioni con Bosa (Sardegna), in “Picus”, XII-CXIII, 1992-93 (1995), pp. 109-125.
[15] M. Ch. Satta, Bosa in mostra al Museo G.A. Sanna di Sassari, Sassari 2006. Il lavoro contiene anche i nuovi dati relativi agli impianti produttivi di S’Abba Druke e alle necropoli: vd. M. Ch. Satta, S’Abba Druche: un insediamento produttivo a Bosa. Relazione preliminare, in L’Africa Romana X, Sassari 1994, pp. 949-960; Eadem, S’Abba Druche: Un insediamento rustico a poche miglia da Bosa vetus, Bosa 1996.
[16] Vd. Cocco, Il patrimonio epigrafico cit., p. 75.
[17] A. Mastino, S. Ganga, Una lettera inedita di Giovanni Spano conservata ai Musei Reali di Torino e nuove ipotesi sul misterioso terminus trifinius dell’agro di Cornus, in rapporto con la viabilità costiera repubblicana, in “Layers” 9, 2024, pp. 1-35.
[18] Di grande interesse per l’influsso dell’infrastrutturazione di età romana sulle successive dinamiche di occupazione del territorio sono F.G.R. Campus, R. Soddu, Le curatorìas di Frussia e di Planargia, dal giudicato di Torres al Parlamento di Alfonso il Magnanimo (1421): dinamiche istituzionali e processi insediativi, in Suni e il suo territorio, a cura di A. Mastino, Grafiche Puddu, Ortacesus (CA) 2003, pp. 159-161.