DEDALO E I NURAGHI DELLA SARDEGNA
LA SARDEGNA NURAGICA VISTA NEI MITI ANTICHI
I nuraghi dell’età del bronzo marchiavano il paesaggio isolano modificato dall’uomo, le grandi costruzioni megalitiche, le torri a cupola, «le tholoi dalle mirabili proporzioni costruite all’arcaico modo dei Greci», che il mito riferito da Diodoro Siculo attribuiva a Dedalo, l’eroe fondatore dell’architettura greca, giunto da Creta e dalla Sicilia, costruttore in Sardegna dei nuraghi, i Daidaleia. Il mito di Norace sembra radicato sulla conoscenza che storicamente i Greci e i Fenici avevano delle migliaia di tholoi della Sardegna, che i mitografi vogliono simbolicamente costruite su impulso di Dedalo, almeno secondo Diodoro, IV, 30, 1, vista la barbarie degli isolani: <<Iolao, allora, sistemate le cose relative alla colonia e fatto venire Dedalo dalla Sicilia, eresse molte e grandi costruzioni che permangono fino ai tempi d’oggi e sono chiamate dedalee dal loro edificatore>>: siamo nell’età di Cesare. Vedi però l’anonimo autore del De mirabilibus auscultationibus, uno scritto pseudo-aristotelico forse dell’età di Adriano, che ricorda come Iolao e i Tespiadi fecero edificare costruzioni realizzate secondo «l’arcaico modo dei Greci» e tra esse edifici a volta (tholoi) di straordinarie proporzioni>>, dunque modellate con elegante simmetria, erette da Iolao figlio del gemello di Eracle Ificle. La ricerca scientifica dei nostri tempi parla delle rifunzionalizzazioni dei Daidàleia, i nuraghi, in età arcaica, nel periodo punico, romano e altomedievale, ossia nei tempi in cui gli erga pollà kai megàla contrassegnavano il paesaggio trasformato dall’uomo al tempo della fonte originaria; ma nulla era cambiato ancora all’epoca in cui scriveva Diodoro Siculo, e del resto i nuraghi marchiano il paesaggio della Sardegna persino nel nostro tempo. Parliamo di rifunzionalizzazioni al plurale, poiché i riusi del nuraghe sono variati sia sul piano diacronico, sia sul piano geografico. Essenziale è definire il punto di vista della tradizione confluita in Diodoro, ovviamente di origine siceliota (da Timeo di Tauromenio) e nel De mirabilibus auscultationibus. L’interesse per i mirabilia sardi è tipico della storiografia greca di Sicilia, come testimonia il richiamo al mito di Dedalo, che si localizza a Camico alla corte di Kokalos; in Sicilia i Palìci, figli gemelli di Zeus o del dio locale Adrano e della ninfa Talia, erano divinità ctonie protettrici della zona vulcanica della piana di Catania, che professavano l’arte degli indovini: nei pressi del tempio dove rendevano i loro oracoli e dove in epoca storica si rifugiavano gli schiavi fuggitivi sgorgavano acque sulfuree che perennemente ribollivano, come presso le Salinelle di Paternò: quando sorgeva qualche lite tra gli abitanti del luogo, si usava asseverare con giuramento i termini della controversia; e lo spergiuro era perseguitato dal castigo degli dei, la morte o la cecità. Viene alla mente il collegamento con la poco nota vicenda dei gemelli (figli di Eracle e della figlia di Tespio Prokris) Ippeus e Antileone, fondatori di Olbia, connessi alla saga di Iolao e di Dedalo in Sardegna. Allo stesso modo in Sardegna le acque termominerali servivano per guarire le fratture delle ossa, per neutralizzare l’effetto del veleno del ragno detto “solifuga” e per guarire le malattie degli occhi; ma secondo Solino servivano anche come mezzo per scoprire i ladri, i fures, in occasione di un vero e proprio giudizio ordalico: costretti al giuramento sull’accusa di furto: se essi avevano giurato in modo falso dichiarandosi innocenti, al contatto con quelle acque diventavano ciechi, mentre la vista diventava più acuta se avevano giurato il vero.

BILIOGRAFIA MINIMA
R. B. Motzo, “Norake e i Fenici”, Studi Sardi, vol. I, 1934, pp. 116-124
E. Galvagno, La Sardegna vista dalla Sicilia: Diodoro Siculo, in I miti classici e
l’isola felice, in Logos peri tes Sardous, Le fonti classiche e la Sardegna, a cura di R.
Zucca, Roma, Carocci, 2004, pp. 27-38.
I. Didu, I Greci e la Sardegna. Il mito e la storia, Cagliari 20032
E. Trudu, “Daedaleia, Nurac, Oikeseis katagheioi? Alcune note sul riutilizzo dei nuraghi nelle aree interne della Sardegna”, in ArcheoArte. Rivista elettronica di Archeologia e Arte. Ricerca e confronti 2010. Atti delle Giornate di studio di archeologia e storia dell’arte a 20 anni dall’istituzione del Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico-artistiche dell’Università degli Studi di Cagliari (Cagliari, 1-5 marzo 2010), a cura di M.G. Arru, S. Campus, R. Cicilloni, R. Ladogana, suppl. ArcheArte, numero 1, 2012, pp. 391-405, <https://doi.org/10.4429/j.arart.2011.suppl.01>. pp. 391-405
F. Neri, Dedalo, i “Daidaleia” e Aristeo: considerazioni sulla presenza mitica di Dedalo in Sardegna, «Annali dell’Istituto italiano per gli studi storici», XIX, 2002 (2005), pp. 21-46.
E. Atzeni, R. Cicilloni, S. Marini, G. Ragucci, E. Usai, Fasi finali e riutilizzo di
età storica nel Nuraghe Cuccurada di Mogoro (OR), in Daedaleia. Le torri nuragiche
oltre l’età del Bronzo, Atti del Convegno di studi (Cagliari, Cittadella dei Musei,
19-21 aprile 2012), a cura di E. Trudu, G. Paglietti, M. Muresu, in «Layers. Archeologia
Territorio Contesti», 1 (2016), pp. 9-41.
A.Mastino, Nota su Olbia arcaica: i gemelli dimenticati, in Ministero peri Beni e le attività culturali, Bollettino di archeologia online, volume speciale, XVII, 2010, www.beniculturali.it/bao, pp. 1-7.
F. Chiai, Sul valore storico della tradizione dei Daidaleia in Sardegna (A proposito dei rapporti tra la Sardegna e i Greci in età arcaica), in Logos peri tes Sardous, cit., pp. 112-12
A.Mastino, La Sardegna nel mondo romano fino a Costantino, UNICAPRESS 2024, I, II, III tomo