XII Convegno “Bartolomeo Borghesi”, in memoria di Angela Donati. Presentazione di “Epigraphica, periodico internazionale di Epigrafia” 83, 2021.

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Scritto da Administrator | 02 Novembre 2021

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XII Convegno “Bartolomeo Borghesi”, in memoria di Angela Donati
Bertinoro, 28 ottobre 2021
Presentazione di “Epigraphica, periodico internazionale di Epigrafia” 83, 2021

Attilio Mastino

Ho il piacere e l’onore di presentare oggi a Bertinoro, al XII dei Convegni Bartolomeo Borghesi, tra tanti amici e colleghi, il volume 83° di “Epigraphica, periodico internazionale di Epigrafia” fondato da Aristide Calderini nel 1939, con il sottotitolo allora di “Rivista italiana di Epigrafia”, dopo il congresso di Amsterdam (il primo Congresso epigrafico internazionale) nel terribile 1938. Questo volume, datato a settembre 2021, viene pubblicato come di consueto dall’Editore F.lli Lega di Faenza.

Era stata Angela Donati a chiamarmi a dirigere con lei dal 2010 la rivista assieme a Maria Bollini; otto anni dopo sono subentrato come direttore dopo la sua scomparsa avvenuta il 13 ottobre 2018, anche per volontà dell’Editore e della Famiglia e per il generoso legato testamentario nei miei confronti: e ciò dal numero 81°, con registrazione al Tribunale di Ravenna del I luglio 2019, con l’aiuto di Maria Bollini e Antonio Maria Corda.

 

Con vivo apprezzamento abbiamo visto l’Editore Vittorio Lega affaccendarsi per l’uscita a Bologna di questo numero di Epigraphica, pieno di novità e di sorprese, grazie all’impegno del Comitato scientifico (Giulia Baratta, Alain Bresson, Francesca Cenerini, Paola Donati, Piergiorgio Floris, Antonio Ibba, Giovanni Marginesu, Marc Mayer, Stephen Mithchell, Paola Ruggeri, Antonio Sartori, Marjeta Šašel Kos, Manfred Schnmidt, Christian Witschell, Raimondo Zucca). E del Comitato di redazione composto da Tiziana Carboni, Simone Ciambelli, Valeria Cicala, Maria Bastiana Cocco, Federico Frasson, Daniela Rigato. L’Editore, al quale siamo davvero grati, preannuncia una profonda riorganizzazione della Rivista e della Collana anche col trasferimento imminente della proprietà e del legale rappresentante e con la pubblicazione on line dell’intera serie di 83 volumi di Epigraphica. Lasciatemi però ricordare ancora una volta il debito che abbiamo contratto nei confronti di Giancarlo Susini e Angela Donati, la loro passione, la loro generosità, la loro disponibilità senza uguali, il magistero del loro insegnamento, la loro amicizia, che in qualche modo continua con le famiglie e gli allievi.

Pensiamo che entrambi avrebbero gioito con noi per l’uscita – avvenuta una settimana fa - di questo volume di Epigraphica che arriva a 670 pagine con gli interventi di 66 autori provenienti da dieci paesi, dall’Italia e San Marino, Francia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Finlandia, Polonia, Turchia, Canada, USA. In totale 36 articoli, 11 schede e notizie, 6 recensioni, le consuete Nouvelles Aiegl firmate dalla Presidente Silvia Orlandi e dalla Segretaria Generale Camilla Campedelli, i risultati della V edizione Premio Susini finanziato da Terra Italia presieduta da Cecilia Ricci, vinto da Hernán Gonzáles Bordas, con le segnalazioni per i bei volumi presentati da Simone Ciambelli e Chiara Cenati. La commissione giudicatrice per la V edizione era composta anche da Francesca Cenerini e da Silvia Giorcelli Bersani. Concludono l’opera l’elenco dei collaboratori e i 48 titoli della Collana Epigrafia e antichità.

Lasciatemi dire grazie agli autori, ai membri del Comitato scientifico e del Comitato di redazione, ai tanti revisori anonimi. Voglio esprimere l’ammirazione per le tante imprese scientifiche di Università, Soprintendenze, Centri di ricerca, Deputazioni di storia patria, musei, istituzioni che hanno preceduto e reso possibili questi interventi in Italia ma in tutto il Mediterraneo: scavi, indagini in depositi, archivi, collezioni private, biblioteche, attentissime verifiche filologiche ed epigrafiche, fondate su un metodo che condividiamo tutti, quello dell’autopsia dei documenti spesso dispersi, della ricerca dei testi collocati in collezioni o come le iscrizioni rupestri incatenate ad un territorio, ad un paesaggio e ad un ambiente; con l’utilizzo delle nuove tecnologie, delle ricostruzioni in 3D, del laser scanner; riaffermiamo la responsabilità dei singoli studiosi nello stabilire il testo, nel colmare le lacune, nel proporre confronti, con una maggiore o minore capacità di collegare spunti, idee, prospettive di ricerca, con un metodo che ha ormai caratteristiche di piena scientificità e che rende sempre più l’epigrafia una disciplina incardinata anche nell’ambito delle scienze sperimentali, per quanto radicata nelle scienze umanistiche. Mi ha sorpreso come trent’anni fa, celebrando i cinquant’anni di Epigraphica, Giancarlo Susini avesse ben chiari il ruolo innovativo dell’epigrafia tra le discipline classiche, nei tempi nuovi che già si profilavano all’orizzonte: <<l’epigrafia come scienza dell’acculturazione, di interprete dei processi anche periferici tra scrittura e lettura, di storia dei momenti civili dello sviluppo culturale>>.  In questo volume si va dai decreti di Corinto prima della distruzione della città nel 146 a.C. al culto imperiale a Pergamon nell’età di Traiano, al Nord Africa, da Baeterrae in Narbonense a Sarmizegetusa in Dacia, e poi Huelva in Turdetania, Cascantum, Cordovilla de Aguilar in Hispania Citerior; in Betica a Gades e Santisteban del Puerto (Jaén). In Africa Proconsolare, Cartagine e Thignica. Il volume è dedicato in prevalenza all’Italia continentale con ampio spazio per Roma e Portus, ma con approfondimenti su tutte le regiones augustee, dal Latium et Campania con Napoli, Capua, Pompei fino alla Regio X e ad Aquileia. Non manca la Sicilia con Siracusa e Messana. Il tradizionale ordine alfabetico per autore in futuro sarà da abbandonare, a favore di grandi blocchi tematici o a ricostruzioni territoriali omogenee. Ne stiamo discutendo in redazione, ma già questa presentazione è orientata in questa direzione.

Oggi, raccogliendo gli stati d’animo di tutti, desidero riaffermare che siamo onorati per l’impegno degli autori, per la novità dei risultati con l’imponente materiale inedito che viene presentato in questa sede, per l’attenzione al tema della geografia nella storia, per il rapporto tra epigrafia, topografia, archeologia, tra mondo greco e mondo romano. Gli argomenti affrontati spaziano tra la titolatura imperiale, le carriere senatorie ed equestri, i centurioni ed i legionari, l’aristocrazia cittadina, la vita religiosa, i sacerdoti imperiali, i mestieri, la fiscalità, l’epigrafia itineraria come a Gades o funeraria come le 76 iscrizioni pagane inedite conservate nella catacomba dei SS. Marcellino e Pietro ‘ad duas lauros’ oppure a S. Lorenzo fuori le mura, l’instrumentum, i graffiti pubblicitari, l’opus doliare, le scritte su prodotti della farmacopea, le epigrafi amorose greche, la sigillata, il mondo ebraico e quello cristiano. Infine il formulario, il collezionismo antiquario, la storia degli studi, la presentazione di ricerche in corso.

L’aggiornamento delle grandi raccolte epigrafiche dell’Ottocento è discusso approfonditamente in articoli e recensioni: nel volume 2020 di Epigraphica avevamo presentato due supplementi a CIL IX curati da Marco Buonocore : il Supplementum Fasciculus Primus Samnites – Frentani; Fasciculus Secundus Marrucini - Paeligni – Vestini. Ora Cesare Letta (dell’Università di Pisa) anticipa il positivo giudizio sul terzo fascicolo del SupplementumCIL IX, dedicato all’epigrafia latina di Marsi ed Equicoli: si tratta come ormai sappiamo di una grande impresa internazionale, un’opera monumentale davvero significativa per la scienza epigrafica italiana. Cesare Letta amplia la riflessione e discute trascrizioni, integrazioni e interpretazioni di numerose epigrafi, proponendo costruttivamente alcune nuove soluzioni interpretative che nulla tolgono ai risultati ottenuti dal nostro Marco Buonocore (L’epigrafia di Marsi ed Aequi nel Supplementum di CIL IX≫ (pp. 259-269).

Se passiamo al secondo fascicolo del supplemento 4 del CIL IV, splendidamente curato da Heikki Solin e Antonio Varone rimandiamo alla nostra positiva recensione: un’impresa collettiva, davvero significativa, che prevede il riesame globale delle iscrizioni parietali pompeiane, che ha coinvolto una nutrita e qualificatissima equipe di ricerca, gli autori ma anche i responsabili dei Musei e delle Soprintendenze e molti studiosi di alcune Università. Questo secondo fascicolo contiene da un lato le aggiunte alle iscrizioni dipinte pompeiane o tout court ai dipinti, cioé ai tituli picti finora pubblicati nel CIL IV, oppure ai tituli picti ercolanensi. Dall’altra parte si segnalano le molte aggiunte e le correzioni ai graffiti propriamente detti, originariamente pubblicati da Karl Zangemeister (nel 1871) e da August Mau (nel 1909). La seconda parte del volume consta in un’edizione dei nuovi tituli picti scoperti tra il 1956 e il 2018 non ancora compresi nel CIL. Naturalmente le caratteristiche stesse dei documenti studiati lasciano mille dubbi: già in partenza si trattava di segni occasionali, incerti, opera talora di scriptores che conoscevano poco la lingua latina o greca utilizzata. Eppure il merito dei curatori sta proprio nella loro capacità di suggerire percorsi nuovi, di proporre alternative, di indicare orizzonti di senso che talora non sono certi ma che testimoniano una profonda conoscenza del mondo classico e della letteratura latina e greca. Un notevole esercizio di abilità e di intelligenza (Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL IV, Suppl. 4,2), consilio et auctoritate Academiae Scientiarum Berolinensis et Brandenburgensis editum, Voluminis quarti supplementum, Partis quartae Fasciculus secundus, Inscriptiones parietariae Pompeianae, ediderunt Heikki Solin (Helsingin yliopisto, Suomi), Antonio Varone, Peter Kruschwitz. Adiuvantibus Stefano Rocchi (Università di Pavia) et Ilenia Gradante, De Gruyter Berlin MMXX, pp. XXI-XLVII, 1558-1912, tab. I-VIII≫ 643-647).

Ai graffiti (ma di Capua) si dedica anche Ivan Di Stefano Manzella (Università della Tuscia), che studia il graffito parietale CIL X 4484, recentemente ripreso da Stefano Rocchi (S. Rocchi, R. Marchionni, Oltre Pompei. Graffiti e altre iscrizioni oscene dall’impero Romano. Introduzione, testo, traduzione e commento filologico, presentazione di Antonio Varone, The Seeds of Triptolemus 1, Deinotera, Roma 2021(ISBN 978-88-89951-29-3). Sembra trattarsi della trascrizione di un doppio grido pubblicitario laicas eme! e laicas emite! dove l’aggettivo laicae sembra sottintendere il sostantivo strues "focacce" qualificate come "popolari" per distinguerle dalle strues sanctae. Analoga distinzione troviamo nella Bibbia quando il sacerdote Achimelech, rispondendo a una richiesta di Davide, menziona due categorie di ἄρτοι / panes: i βέβηλοι "profani" definibili anche "volgari" nel senso di destinati al vulgus (dunque laici) e gli ἅγιοι / sancti ("Laicas (strues?) eme!": un grido pubblicitario nel graffito capuano CIL X 4484 " 181-185).

Il bel capitolo dell’epigrafia greca è aperto da Alessio Ranno della Normale di Pisa che presenta il repertorio epigrafico corinzio di II secolo a.C. relativo a decreti e concessioni di onori nel quadro della politica e diplomazia di Corinto tornata nella Lega Achea dopo la parentesi avviata da Arato di Sicione tra il 243 e il 224 a.C. La quasi totalità delle testimonianze epigrafiche di Corinto si concentra nell’ultimo cinquantennio di vita della πόλις greca (196-146 a.C.), quando la citta si trova a gravitare tragicamente per la seconda volta nell’orbita della Lega achea. L’articolo propone un riesame del dossier epigrafico, nel tentativo di individuare alcune tendenze generali dell’attività politica e diplomatica di Corinto: il documento epigrafico più rilevante di questo corpus corinzio consiste in un decreto onorifico per 13 giudici corinzi emesso verosimilmente dalla citta di Elide; ma si segnalano novità e nuove interpretazioni, come a proposito decreto di προξενία per un cittadino di Egion, membro storico della Lega e fino al 188 a.C., sede fissa delle riunioni del κοινόν. L’impressione generale che se ne ricava è quella di un rinnovato protagonismo della πόλις nelle vicende politico-diplomatiche interne al κοινόν del Peloponneso, forse frutto di un’attiva politica di più equilibrata inclusione e cooperazione degli stati membri: un progetto collaudato dalla Lega negli ultimi anni della sua vita che sembra aver sortito dei discreti risultati (Politica e diplomazia di Corinto nella Lega Achea: il repertorio epigrafico corinzio di II secolo a.C., pp. 553-464 .

Ergun Lafli (Dokuz Eylül Üniversitesi, Turkce) - Hadrien Bru (Université de Bourgogne-Franche-Comté, France), in un lavoro che si pubblica in memoria di Martin Bachmann, lo studioso scomparso nel 2016, presentano quattro documenti inscritti greci inediti da Pergamon, alcuni finemente decorati, scoperti nel 1974 ed entrati nel 2012 nel Museo di Bergama. Questi nuovi testi consistono in due stele funerarie ellenistiche, un altare quadrangolare dedicato al divus Augustus e alla dea Livia Hera posto in occasione della nomina di due nuovi sacerdoti, uno di Cesare e l’altra una ἱέρηα, moglie di un Melelaos). Infine anche un nuovo elenco di boukoloi (mandriani) di Dionysos Kathegemon datato tra l’età di Traiano e quella di Adriano (Four Funerary and Dedicatory Inscriptions in the Museum of Bergama (Pergamon, Western Turkey), 237-258).

Nelle schede e notizie Emiliano Arena (Università di Messina), presenta un monumento a forma di piccolo tempietto (naìskos), con architrave inscritta inedita che ricorda un Βασ[ι]λίσκος Βουδέλου: si segnala sigma lunato, epsilon e omega corsivi. Siamo nella Messana mamertina alla fine del III secolo a.C., ma l’elemento greco sembra convivere in pace coi mercenari filo-romani (Epigrafe funeraria ellenistica inedita dalla necropoli meridionale di Messana, pp. 573-583).

Marcello Gelone (Università di Napoli ≪Federico II≫), sulla base di un fine utilizzo di materiale archivistico corregge la lettura della base di marmo, sulla quale era posta la statua del consolare L. Crepereius Proculus, posta in segno di gratitudine dai membri della fratria degli Ἀρτεμίσιοι φρήτορες, una delle almeno dodici/tredici suddivisioni civiche di Neapolis, poiché fu generoso nei loro confronti, in qualche occasione sulla quale il testo della dedica non ci informa. (Novità sulla dedica neapolitana al console L. Crepereius Proculus, pp. 599-606).

David Martínez-Chico (Universitat de Valencia), presenta una gemma originariamente incastonata in un anello d’oro o d’argento, con la scritta in lingua greca Ἀγάθι, | Λεόντις | σε φιλῶ, II-III secolo d.C. Si tratterebbe di un annulus pronubus come quelli citati da Tertulliano, Apol. 6, donato all’amato Leontius dalla sua donna, in vista del matrimonio (Inscripción griega y amorosa en un entalle semiprecioso, pp. 309-314).

All’epigrafia greca tarda rimanda una frammentaria iscrizione cristiana di Siracusa studiata ora da Gaetano S. Bevelacqua (Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Roma – CDV): lacunosa su ogni lato, la lastra rinvenuta da Paolo Orsi nella catacomba di San Giovanni nel 1894 presenta caratteristiche assai peculiari nel formulario della minaccia contro i possibili violatori della sepoltura nelle righe finali, oggi frammentarie.  La prima riga ricorda il Τόπος Παύλου, morto a trent’anni di età. Vengono ora completamente superate le integrazioni delle righe successive fin qui accolte: l’a. propone di determinare l’identità del santo invocato nel profeta Zaccaria, che non avrebbe nulla a che fare col padre di Giovanni Battista (e pure col nostro Claudio Zaccaria, eh), ma che sarebbe il sacerdote noto per la maledizione contro i ladri e gli spergiuri (con l’uso di falce e coltello) e nel quadro di un riutilizzo delle scritture in iscrizioni funerarie, amuleti e incantesimi (Zc 5, 1-4) : Ὁρκίζω κα|[τὰ ἁγ]ήου Ζαχα|[ρίου] (Una minaccia «per San Zaccaria» su un’iscrizione cristiana da San Giovanni a Siracusa? Una nuova proposta di lettura e alcune osservazioni p. 9-22).

Il capitolo relativo alla famiglia imperiale è aperto da Enrico Angelo Stanco (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli), che presenta un frammento epigrafico da Lucus Feroniae (Etruria) che sembra menzionare il flaminato iuliale di Agrippa, sulla base di un collegamento con un ulteriore frammento, già edito, in cui è presente un cursus: in modo convincente si può ipotizzare la redazione nell’età di Caligola di un inedito elogium esteso a Marco Agrippa (augur(i)? septemvir(o) epu]lon[um pontifici? flamini iu]liali [fratri arvali? XVvi]r(o) sa[cri]s [fac(iundis) co(n)s(uli) tert(ium) imperator(i), nella sua ultima potestà tribunicia, nell’ambito di un ciclo statuario che comprende anche Germanico, Agrippina e i fratelli e le sorelle di Caligola, di cui restano alcune delle iscrizioni dedicatorie già edite in altra sede (Un flamen Iulialis da Lucus Feroniae e i sacerdozi di Agrippa 505-520).

Fulvia Mainardis (Università di Trieste) in un articolo che interesserà molto anche gli archeologi, prende in esame due frammenti di iscrizioni monumentali individuate a breve distanza dalla basilica di Aquileia (Piazza dei Patriarchi) che possono essere ricondotte all’anfiteatro della città, con riferimento agli Iulii. L’a. presenta anche alcune rilevanti novità sui tre sedili iscritti attribuiti al restauro dell’edificio con i fornici apparentemente numerati: conosciamo alcuni loca, ma anche i cunei: si indagano le vicende collezionistiche e il portato documentario per la storia della società di Aquileia (Amphitheatralia Aquileiensia. Nota epigrafica sull’edifico da spettacolo di Aquileia, pp. 279-296).

Discute delle proprietà di Messalina Christer Bruun (University of Toronto, Canada), che dedica il suo intervento alla memoria di Symon Keay, scomparso purtroppo il 7 aprile 2021 a soli 66 anni di età: è come se Simon tornasse a parlarci dei temi e delle sfide scientifiche che gli erano cari, incrociando archeologia, geomorfologia, epigrafia, storia di Portus Romae, nell’ambito dei progetti del Parco Archeologico di Ostia antica, che vede coinvolti anche colleghi dell’Università di Cambridge. Alla fine del XVIII secolo una fistula plumbea iscritta fu scoperta a Portus, alla foce del Tevere. La notizia ci giunge da Carlo Fea, famoso e dotto studioso di epigrafia romana, ma la sua presentazione è piuttosto vaga e chiaramente non si basava su autopsia. Secondo l’opinione comune l’iscrizione rivela una proprietà di Messalina, la sposa dell’imperatore Claudio. L’autore considera questa interpretazione poco convincente, perché Messalina difficilmente poteva essere la proprietaria di un terreno a Portus, che in quegli anni costituiva il più grande progetto edilizio industriale dell’impero. Le iscrizioni sulle fistulae sono spesso di difficile interpretazione, e verosimilmente la notizia scaturiva da un frammentario e mal letto bollo su fistula in cui si nominava un amministratore imperiale o potente magnate del Tardo impero di nome Messal[---] (What to Make of the «Lead Pipe of Messallina» from Portus? Reinterpreting an Archaeological Report from 1794, pp. 23-36).

Un approfondito esame della titolatura imperiale sui miliari iberici è condotto da Alicia Ruiz-Gutiérrez (Universidad de Cantabria), Francisco-Javier Pérez-Rodríguez (Museo de Palencia, Espana), che presentano lo studio di un miliario dell’imperatore Decio e di Erennio Etrusco Cesare ritrovato a Cordovilla de Aguilar, nella parte settentrionale della provincia di Palencia (Castiglia y León). La lettura è integrata grazie ad un'altra pietra miliare di Decio proveniente da Rebolledo (Valdeolea, Cantabria), anch'essa associata alla stessa strada che da Segisamo portava all’Oceano fino a Portus Blendium, passando per Pisoraca. Questa strada facilitava la comunicazione tra l'altopiano spagnolo e la costa cantabrica. Il nuovo esemplare si unisce ai venticinque miliari Decio ritrovati fino ad oggi nella penisola iberica, e conferma l'abbondanza di testimonianze di questo imperatore sparse soprattutto in direzione di Bracara Augusta (Nuevo miliario de Decio hallado en Cordovilla de Aguilar (Hispania Citerior), pp. 465-482).

Manfred Schmidt (Berlin-Brandenburgischen Akademie der Wissenschaften, Deutschland) discute il miliario romano dedicato Neroni Claudio, con ascendenti e titolatura compresa la designazione al III consolato; fu rinvenuto nei pressi di Hasta in Baetica, e lo conosciamo fin dal 1749 grazie ad Anselmo Ruiz de Cortazar; è sicuro che il miliario non appartiene alla Via Augusta, come è stato precedentemente ipotizzato, ab Iano, dal confine provinciale, fino all’Oceano. La sua indicazione di 222 miglia fa riferimento alla distanza da Emerita Augusta come caput viae sulla grande strada che in Lusitania continuava la Via de la Plata raggiungendo Gades (Cadice); la conferma ci viene dalle distanze indicate dall'Itinerario Antonino che calcola da Emerita ad Hasta 223 m. p. per la via Emerita-Gades. Inconsueta è la titolatura di Nerone, che si confronta con un miliario di Olisipo (Lusitania) e soprattutto l’insolita struttura del nostro testo, costituendo il dativo Neroni Claudio una dedica all'imperatore. Solo tre esempi in tutto l'impero romano sono conosciuti come miliari di Nerone e tutti provengono da questo percorso. Sono presentati in questa sede con lettura emendata (Dedizierte meilensteine für Nero und die Strase nach Gades (Cádiz). pp. 483-490).

Per quanto riguarda le carriere senatorie, Giuseppe Camodeca (Università di Napoli, L’Orientale), raccoglie tre iscrizioni, purtroppo molto mutile, riviste come quella di Benevento che cita un vir clarissimus, curator r. p. (CIL IX 1673) oppure inedite, che riguardano senatori sfortunatamente anonimi. Si segnala il cursus honorum di un senatore di I secolo da Nuceria Alfaterna e un consolare onorato nel foro di Atella (Nuove iscrizioni senatorie da Beneventum, Nuceria Alfaterna e Atella, pp. 45-56).

Di grande interesse per studiare la mentalità dell’aristocrazia pagana tardoantica è l’espressione studiata da Stefano Rocchi dell’Università di Pavia, Avorum vestig[ia] recolens da CIL VIII 24104 da Culusa in Africa proconsolare, nell’età di Onorio e Teodosio II (401-423), che ricorda il restauro di statue innalzate agli antenati; allo stesso modo Psiche riandava i propri passi tornando dal regno dei morti al consesso dei vivi secondo Apuleio, met. 6. In realtà l’espressione andrebbe meglio confrontata con formule analoghe contemporanee, come quella di Uchi Maius, avito honore suffultus pochi anni prima, tra il 383 e il 388, nell’età di Valentiniano e Teodosio. Si deve rimandare anche a Pheradi Maius, con l’espressione vestigia ponam, S. Aounallah, F. Hurlet, Deux nouvelles inscriptions latines de Pheradi Maius-Sidi Khlifa (Tunisie), " Epigraphica ", LXXXI, 2019, pp. 39-50 (Avorum vestig[ia] recolens: una pietra su Apul. met. 6, 19, 6, pp. 621-623)

Heikki Solin pubblica o ripubblica 11 iscrizioni di Capua, schedate dall’autore tra il 2009 e 2010 nel Museo Archeologico. Si segnala la possibile condizione senatoria di alcuni personaggi, difficilmente M. Pettilius Alexander. Altri nuovi apporti sono legati all’epitaffio di un presbitero del VI secolo, Buterit de Cutinis forse di origine africana (Nuove iscrizioni di Capua, IV, pp. 491-504).

Più novità abbiamo sulla carriera equestre: Tiziana Carboni (Università di Cagliari), analizza l’interpretazione di un’espressione utilizzata nell’iscrizione incisa sul monumento funerario urbano di L. Magius Pius, ≪ex equite Romano≫. A differenza di quanto sostenuto dalla maggior parte degli studiosi, è possibile dimostrare che questa espressione, nota soprattutto da fonti epigrafiche, definisce qualcuno che per ragioni non sempre determinabili è uscito dall’ordo equester (Smettere di essere cavalieri: gli ex equite romano, pp. 73-86).

Ad un cavaliere si riferisce la dedica studiata da Simone Ciambelli (Università di Bologna), che propone una nuova lettura del testo inciso sulla base monumentale frammentaria rinvenuta a Sarmizegetusa ed edita da Ioan Piso: la proposta di una nuova integrazione permetterebbe di identificare il collegium fabrum come dedicante dell’intero monumento innalzato nell’area di accesso al foro con la statua del procuratore Tertullo durante il principato congiunto di Settimio Severo, Caracalla e Geta (Il collegium fabrum di Sarmizegetusa e la statua di Tertullus: una nuova proposta di integrazione per AE 1998, 1086, pp. 99-108).

Se passiamo al capitolo di magistrati municipali, Carlo Molle (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina), pubblica un blocco iscritto in perlato degli Aurunci conservato a Castrocielo ma proveniente da Interamna Lirenas (Latium adiectum) nella valle del Liri, relativo al sepolcro del quattuorviro M. Ovius M. f. e di due liberti della sua famiglia. La scoperta offre l’occasione per un’indagine prosopografica sugli Ovii e per proporre un quadro generale dei numerosi magistrati, sacerdoti e patroni di Interamna Lirenas conosciuti (Un nuovo quattuorviro e i magistrati di Interamna Lirenas, pp. 315-330).

Giulio Ciampoltrini (già Soprintendenza Archeologia per la Toscana), in occasione del riordinamento dell’archivio della soppressa Soprintendenza Archeologica per la Toscana presenta il calco cartaceo di un frammento iscritto ritrovato nel 1929 fra il torrente Bruna ed il torrente Sovata col titolo di praetor Etruriae. Si può accertare l’attribuzione del territorio di provenienza all’ager maremmano di Vetulonia (confinante con Roselle), forse rifondata in età post-sillana, con funzioni di presidio sul fiume Prile, emissario del lago di Castiglione della Pescaia; si conclude con la proposta che il frammento spetti ad una dedica sacra, posta da un personaggio che aveva rivestito la carica di praetor Etruriae subito dopo una magistratura municipale, nei primi decenni del I secolo d.C. Si tratta di una magistratura panetrusca che conosciamo anche come praetor Etruriae XV populorum, nota anche nei secoli successivi (Mantissa vetulonensis. Spigolature d’archivio per l’epigrafia di Vetulonia romana, pp. 109-120).

All’aristocrazia provinciale, sia pure di origine libertina, ci portano Marta Gómara Miramón, Oscar Bonilla Santander, Angel Santos Horneros e Miriam Pérez Aranda (Equipo arqueologico de Cascante-Asociacion Cultural VICUS, Espaňa), che studiano cinque epigrafi situate nella villa romana di Piecordero I a Cascante in Navarra, quattro inedite e una rettificata grazie ai nuovi dati archeologici provenienti dagli scavi nella villa romana. L'analisi di tutti i pezzi studiati porta gli autori ad ipotizzare che queste epigrafi indicavano il nome del proprietario della villa in epoca flavia: L. Grattius, un possibile liberto che faceva parte della classe dirigente del municipio romano di Cascantum, interessato alla produzione di vino nel Conventus Caesaraugustanus (Epigrafía sobre dolium en la Hispania Tarraconense: el caso de L ・ GRATTI documentado en la villa romana de Piecordero (Cascante, Navarra) ≫ 215-230).

Maurizio Giovagnoli (Sapienza, Università di Roma) arriva all’identificazione di CIL XI 2604 con CIL VI 29735 correggendo la trascrizione dell’epigrafe incisa su una tavola marmorea con cornice di forma rotonda, probabilmente un clipeus appartenuto a un sarcofago di un esponente dell’aristocrazia laziale, vista da Giacomo Mazzucchelli nel XVI secolo a Roma; è possibile ora escludere l’epitaffio del magistrato municipale M. Ulpius Epagathianus dal corpus delle iscrizioni rinvenute nel territorio di Chiusi. La carica di magistratus consente di ipotizzare una provenienza dell’epigrafe da Ficulea. (Un’iscrizione urbana attribuita erroneamente all’ager Clusinus: CIL XI 2604 = CIL VI 29735, pp. 209-214).

Fulvio Oliva (Roma) presenta un nuovo documento relativo ai liberti della gens Norbana e lo affianca alle epigrafi pertinenti allo stesso contesto storico, contribuendo così ad arricchire la nostra conoscenza della clientela di una delle gentes piu significative dell’aristocrazia augustea (I liberti e le liberte della gens Norbana a Roma, alla luce di una nuova testimonianza epigrafica ≫ 613-618).

Francesco Mongelli (Università di San Marino), a partire dall’edizione della iscrizione sepolcrale inedita di Q. Tertinius Faustinus, miles frumentarius della legio XXII Primigenia, databile in età severiana, propone alcune ipotesi sulle ragioni della presenza del soldato deceduto nel territorio canosino, forse prima di imbarcarsi da Brundisium: in alternativa su può pensare ad un incarico da parte dei Severi per portare avanti attività di spionaggio sui briganti dell’alta Apulia o su un senatore in transito, in coincidenza con le operazioni militari in Germania. Con l’occasione si propone un quadro completo dei frumentarii presenti in Italia (escludendo Roma, Ostia, Portus), in qualche caso con la possibilità di immaginare le funzioni assegnate ai loro fiduciari dagli imperatori in carica (Un inedito miles frumentarius della Legio XXII Primigenia Pia Fidelis a Canusium, pp. 331-348).

Per la vita religiosa posiamo spingerci fino all’Africa Proconsolare: in vista della pubblicazione del volume sul Saturno di Thignica, attualmente in avanzato stato di preparazione, Alberto Gavini, presenta tre iscrizioni inedite riconducibili al culto di Saturno praticato dai Titurnii, Postumii, Attii, identificate durante le attività di ricerca svolte nel settembre 2018 nell’ambito della missione epigrafico-archeologica tuniso-italiana a Thignica. Le tre iscrizioni forse provengono da un’area a sud-ovest della città nella quale sorgeva probabilmente un santuario dedicato al dio. Di grande interesse l’esame degli elementi decorativi, compreso l’arcaico segno di Tanit (Testimonianze epigrafiche inedite del culto di Saturno a Thignica, pp. 187-200).

Il culto di Plutone Augusto – dio con caratteristiche peculiari in Africa - è studiato nell’articolo di Maria Bastiana Cocco (Università di Sassari), che descrive una base rinvenuta nel 2018 nei pressi della fortezza bizantina e forse proveniente dall’area del santuario dedicato a Dis e Saturnus, sulla collina ai margini meridionali dell’insediamento: si ipotizza che questo Plutone, assimilato a Dite, possa esser connesso al Frugifer che ha dato il suo nome al municipio severiano Naturalmente molti confronti sono possibili in Africa e fuori (Un’inedita dedica a Pluto Aug(ustus) da Thignica (Aïn Tounga, Tunisia), pp. 121-132.

Tra le recensioni si segnala la rinnovata attenzione ai culti orientali in Africa: Alberto Gavini (Università di Sassari), commenta il bel volume di Laurent Bricault - Jean-Pierre Laporte, Le Serapeum de Carthage (Supplement a la Bibliotheca Isiaca I, Ausonius Editions, Bordeaux 2020, pp. 650-654).

Martyna Swierk (Uniwersytet Wrocławsk, Polska) studia il materiale epigrafico estremamente abbondante dalla Cartagine romana, arrivato ai giorni nostri; si tratta di oltre tremila iscrizioni, il 5% onorarie specie di età antonina e il 4,8% votive e gli innumerevoli epitaffi (il 72%), corrispondenti sia alla cultura pagana (1753 testi prevalentemente del II secolo) che a quella cristiana (437 testi, in prevalenza riferiti alla fine del IV secolo), che costituiscono una documentazione diretta della vita quotidiana della comunità locale; la lingua greca è documentata in 31 iscrizioni (8 bilingui); la lingua punica in una ventina di testi, alcuni bilingui. L’aspetto quantitativo, che tiene conto della distribuzione cronologica, e quello qualitativo, concentratosi in gran parte sul loro contenuto, costituisce un tentativo di una presentazione globale della cultura epigrafica della colonia augustea, che gioca sempre più un ruolo significativo in una dimensione mediterranea, come testimoniano in particolare le tabelle sui culti praticati nella capitale provinciale (The epigraphic culture of Roman Carthage, pp. 521-542).

Helena Gimeno (Università di Alcalá - Centro CIL II), Javier Velaza (Università di Barcellona), presentano una nuova iscrizione latina proveniente da Riotinto (Huelva), in Betica, ma a breve distanza dalla Lusitania. Si tratta di una placca votiva dedicata a Salagin, un nuovo teonimo indigeno, probabilmente turdetano o iberico, ricordato in età augustea su un ex voto litico posto da un Iuncus Varrenûs Pro salute Burdonis · vovit (Salagin: un nuevo teónimo en una inscripción de Riotinto (Huelva), pp. 201-208).

Eugenio R. Luján (Universidad Complutense de Madrid) - Aranzazu Fernández López (Universidad del Pais Vasco), correggono la lettura di un’iscrizione sacra incisa su un profondo vaso d’argento concavo ritrovato nella provincia Betica interna. La lettura corretta dovrebbe essere ora un dativo, Silvano te gratia, con la menzione di un antroponimo oppure meno probabilmente di un teonimo, quello del dio Silvano. Si tratta di un’iscrizione d’età repubblicana, riferita alla fine del II secolo a.C. o all’inizio del secolo successivo, che presenta un'interessante caratteristica linguistica, la documentazione del primo esempio dell'uso dell'accusativo anziché del dativo tibi in un pronome personale (Nueva lectura de una inscripción sobre vaso de plata de Santisteban del Puerto (Jaén) ≫ 271-278).

Chantal Gabrielli (Università di Firenze), precisa che l’iscrizione posta da Ti(berius) Cl(audius) Glyptus proviene dal larario di una domus di Saena Iulia, Siena; novità anche sui due patroni Fl(avii) Secundinus et Perelianus, proc(uratores) sumar(um), con mansioni finanziarie e contabili nonché di supervisione delle attività produttive su una proprietà terriera del dominus (Una dedica ai Lari (?) e due procuratores summarum dalla Pieve di San Marcellino in Chianti (CIL XI 7082-7083), pp. 584-591).

Se passiamo alle funerarie, Michel Christol (Université de Paris-I) ricompone il recinto di un monumento funerario di Beziers-Baeterrae ILGN 563, che ricorda il ruolo attivo svolto da Calidia Aucta, per proteggere un’ampia area sepulcralis e portare a compimento, anche per conto del padre e patrono Publius Calidius: un officium pietatis che consente di dare attuazione ad un testamento e di proteggere le sepolture di sua madre Calidia Felix e suo marito Caius Iulius Dapsilis libertus, avendo ricevuto in eredità la piena responsabilità dell'area funeraria (Les restes d’un enclos funeraire a Béziers et leur inscription: les devoirs de l’affranchie Calidia Aucta » 87-98).

Silvia Tantimonaco (Universidade de Lisboa, Portugal), si occupa della presenza di formule votive nelle iscrizioni funerarie latine, concentrandosi su un gruppo di epitaffi dell’Africa romana che recano formule del tipo votum solvit, relazionandoli con il culto locale di Saturno, che possedeva un carattere escatologico. In secondo luogo, l’a. rivolge la sua attenzione ad un’iscrizione funeraria di Volaterrae (Regio VII) nella quale il voto menzionato (ex voto ob conservationem) potrebbe essere stato rivolto dal dedicante alla defunta per ottenerne la protezione. Infine, considera una serie di epitaffi, nei quali il termine votum e attestato all’interno di formule identiche, nell’aspetto, a quelle delle iscrizioni votive (ex voto, votum posuit), ma sembra in bilico tra sfera sacra e sfera sepolcrale (A proposito della presenza di formule votive nelle iscrizioni funerarie latine, pp. 543-572).

Annalisa Capurso (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara), Valentina Uglietti (Università di Bologna) presentano una stele centinata semplice rinvenuta a Reggio Emilia (Regium Lepidi nella Regio VIII) nel 2000 nel corso di scavi d’emergenza che hanno interessato un vasto settore della necropoli orientale romana. Il testo risulta di particolare interesse per la menzione di un mestiere poco attestato epigraficamente, circumlator. L’epigrafe quindi rappresenta non solo un arricchimento del corpus reggiano, ma anche una preziosa occasione per immettere nel dibattito sulle professioni di strada nel mondo romano un nuovo elemento relativo al commercio ambulante e al lavoro femminile (Una nuova attestazione di circumlator a Reggio Emilia, pp. 57-72).

Francesco Garamanti (Università di Firenze) discute una nuova edizione di CIL VI 38724 (epitaffio di Perpernia Secunda) e della tabula epigrafica inedita che apparteneva alla grande camera sepolcrale 12 piedi per 12 dei liberti Decimus Cervius Nicia, Decimus Cartilius Dionisius, Titus Vercius Nicephor e Caius Carrinas Nasta, presumibilmente entrambe di origine urbana dal sepolcreto Salario ma conservate presso un hotel a Figline e Incisa Valdarno (CIL VI 38724 e una tabula funeraria inedita a Figline e Incisa Valdarno (FI): alcune note ≫ 592-598.

Possiamo aggiungere il frammento di epitaffio di un Vecillius da una villa rustica in territorio di Telesia nel Sannio pubblicato da Carmine Mocerino (collaboratore esterno SABAP-CE-BN) (Frasso Telesino (BN): rinvenimento di epigrafe latina in località Grotta Sciurilli. Regio IV Samnium, pp. 607-609).

Antonio Corbo (Sapienza, Università di Roma), contribuisce ad arricchire lo studio sul patrimonio epigrafico del comune di Ponte (Benevento) con cinque nuove acquisizioni di tituli sepulcrales, compresi un sarcofago e un’urna cineraria, che forniscono dati significativi per una miglior comprensione delle dinamiche di popolamento dell’area fra la prima e la seconda età imperiale (Nuove iscrizioni latine dal territorio telesino/beneventano , pp. 133-148).

Romano Cordella (Deputazione di Storia Patria per l’Umbria) - Nicola Criniti (Università di Parma), dopo un quadro di sintesi sulla drammatica situazione del patrimonio culturale di Norcia e Valnerina nella Sabina settentrionale a quattro anni dal sisma del 30 ottobre 2016, passano ai temi epigrafici. Dapprima uno sguardo agli attuali dislocamenti dei materiali iscritti, quindi l’edizione di 4 iscrizioni e di 1 apografo, infine i puntuali aggiornamenti dei loro lavori. Tra tutti i documenti citiamo l’epitaffio posto da Valeria Creusa ai genitori C(ai) Valerius Primigenius et Volusia Synethes, oggi a Spoleto ma da Preci. L’attenzione è rivolta anche alle fonti codicologiche vecchie e nuove tra cui un manoscritto ottocentesco appartenuto all’infaticabile Thomas Ashby (Novità e revisioni epigrafiche dalla Sabina settentrionale, pp. 149-180).

Edoardo Radaelli (Sapienza, Università di Roma, Italia [Alumnus]; The University of Southampton, UK, [Alumnus]), Ilaria Gabrielli e Federica Lamonaca (Sapienza, Università di Roma [Alumnae]) analizzano un gruppo di 76 iscrizioni pagane inedite conservate nella catacomba dei SS. Marcellino e Pietro ‘ad duas lauros’ al terzo miglio dell’antica via Labicana (attuale via Casilina) a Roma. Tutte le iscrizioni considerate sono sepolcrali e databili tra il I e il III secolo d.C. (Iscrizioni pagane nella catacomba dei Ss. Marcellino e Pietro ‘ad duas lauros’ a Roma, pp. 361-418).

Lucia Rainone (Sapienza, Università di Roma) prende in esame 34 epigrafi funerarie latine pagane appartenenti alla collezione musealizzata nel chiostro della basilica romana di San Lorenzo fuori le mura. La prima e più ampia parte del contributo e riservata alla pubblicazione dei testi inediti, costituiti perlopiù da frammenti di piccole dimensioni che conservano resti di formule sepolcrali e onomastiche. La seconda sezione ospita invece nuove considerazioni e ipotesi interpretative relative

a iscrizioni già edite (Le iscrizioni funerarie pagane del chiostro di San Lorenzo fuori le mura: inediti e revisioni, pp. 419-442).

La nota di Umberto Soldovieri (IC Nichelino 3, Torino) ci conduce ad un lontano ritrovamento a Montefusco, in provincia di Avellino di tre epitaffi, uno dei quali ricorda C. Egnatius Saturninus onorato dalla sposa Seppia Secunda e dal figlio C. Egnatius Saturninus, che del padre ripete il comune cognomen: Egnatius e Seppius, nomina di stampo osco, risultano ampiamente documentati in area irpina (Tre cupae e un signaculum ex aere dall’ager Beneventanus, pp. 623-628).

Restiamo sulle cupae con Alfredo Buonopane (Università di Verona), che ci porta alla Regio II, Apulia et Calabria: tre iscrizioni inedite, provenienti dal territorio dell’antica Compsa in Irpinia, oggi Conza della Campania (Avellino), incise su rozze cupae litiche in calcare locale. Le epigrafi si segnalano per il formulario impiegato, per i fenomeni linguistici e per gli aspetti onomastici, fra i quali è notevole l’attestazione nel IV secolo del cognome femminile Sabbatis, di origine semitica e raramente attestato fuori di Roma e di Ostia: è portato da una Aurelia, misera mater di Aur(elius) Paulus (Tre cupae iscritte inedite da Compsa (Italia, Regi II), pp. 37-44).

Sabino Perea Yébenes e Raul González Salinero (Universidad Nacional de Educacion a Distancia - UNED, Madrid) attribuiscono ad ambito ebraico l'urna cineraria di probabile provenienza urbana di Iulia Sabbathis, che ora viene studiata nei suoi aspetti iconografici ed epigrafici e collocata in età flavia o traianea; emergono gli splendidi rilievi angolari di Giove Ammone con cornucopie. Gli autori presentano una nuova proposta di lettura e la possibilità che la persona deceduta, forse una metuens, timorata di Dio, ma del dio degli Ebrei, da collegarsi credo con l’arrivo di alcune famiglie ebraiche dopo la distruzione di Gerusalemme da parte di Tito (Urna de Iulia Sabbathis (notas a CIL VI 20662), pp. 349-360).

Enzo Puglia (Sorrento) riconsidera il carme funerario cristiano di Vico Equense studiato su Epigraphica del 2019 da Mario Pagano e Antonio Vanacore, con una bella traduzione che si allontana in più punti dall’interpretazione precedente:

Da questo luogo, Albino, si levi il tuo corpo nel cielo

quando l’Onnipotente concederà che sia vinta la morte.

Tu, grande per i tuoi meriti, per ogni dove sereno vaga

e nei suoi possedimenti t’accolga il Padre pastore

(Sul testo della nuova iscrizione della cattedrale di Vico Equense, pp. 618-621).

Alla farmacopea sono dedicati tre significativi interventi: Lisa Maraldi (Gruppo Archeologico Cesenate), Daniela Rigato (Università di Bologna) analizzano un graffito su coppa in terra sigillata tarda (un mortaio). Il manufatto e stato rinvenuto durante scavi archeologici condotti nell’area della Biblioteca Malatestiana di Cesena. Si illustra anche il complesso contesto di rinvenimento, che denota un’occupazione dell’area da età romana fino all’età moderna. La lettura del graffito proposta documenterebbe un’indicazione relativa all’ambito della farmacologia antica, con un esplicito riferimento alle erbe medicinali (Una coppa in terra sigillata medioadriatica con graffito dall’area della Biblioteca Malatestiana di Cesena, pp. 297-308).

Adriano La Regina presenta la trascrizione con alcune integrazioni e con l’interpretazione dell’iscrizione su frammento di tegola rinvenuta a Pietrabbondante, nel Sannio, nel 1848, già accolta nelle principali sillogi epigrafiche, ma mai adeguatamente intesa. Il testo è parte di una ricetta per la composizione di un farmaco contenente papaver nigrum o silvaticum (Ricetta per la composizione di un farmaco da Pietrabbondante (CIL IX 2794), pp. 231-236).

Eoin O’Donoghue, Anthony Tuck e Rex Wallace (University of Massachusetts Amherst, USA) studiano un frammento di ceramica arretina col bollo di L. Gellius dalla provincia di Siena (An Arretine Pottery Fragment with Potter’s Stamp Recovered from Vescovado di Murlo (Provincia di Siena), pp. 610-612).

Alfredo Valvo (Università Cattolica del Sacro Cuore) in una scheda dedicata alla memoria di Ida Calabi Limentani scomparsa nel 2013, chiarisce il contenuto di una lettera di Theodor Mommsen forse a Pietro da Ponte che segue quella a Pietro Emilio Tiboni, presidente dell’Ateneo di Brescia, datata l’11 giugno 1871 e presenta una lunga minuta di Studii Osci attribuita al Mommsen e datata 1845 (Un errata-corrige e una traduzione italiana dei Nachtrage zu den Oskischen Studien del Mommsen, pp. 628-630).

Tra le altre recensioni, Maria Letizia Caldelli (Sapienza, Università di Roma), presenta Silvia Braito, L’imprenditoria al femminile nell’Italia romana: le produttrici di opus doliare, Scienze e Lettere, Roma 2020, 450 pp.; pp. 631-633; Paolo Garofalo (Universidade de Lisboa), discute Alejandra Guzmán Almagro, La Orthographia alphabetica de Aquiles Estaço. Colleccionistas y estudiosos de epigrafía romana en el siglo XVI (Palmyrenus, Coleccion de Textos y Estudios Humanistico), Alcaniz - Lisboa, 2019, pp. 234; pp. 633-637. Cristina Pepe (Università degli Studi della Campania "L.Vanvitelli"), presenta Heikki Solin (a cura di), Studi storico-epigrafici sul Lazio antico II (Commentationes Humanarum Litterarum 137), Societas Scientiarum Fennica, Helsinki 2019, pp. 648-650, opera curata anche da due studiosi di scuola finlandese (Mika Kajava e Pekka Tuomisto) ed altri di scuola italiana (Giuseppe Camodeca, Gianluca Mandatori e Umberto Soldovieri), da anni impegnati in ricerche sul vastissimo patrimonio epigrafico del Latium adiectum.

Pubblichiamo infine una recensione al bel volume Fiscalità ed epigrafia nel mondo romano, a cura di Cristina Soraci che inaugura la collana Bibliotheca aperta, per le edizioni de ≪L’Erma≫ di Bretschneider, pp. 637-643: il risultato è una riflessione a più voci, condotta con intelligenza e in profondità, sul tema difficile del contributo che la documentazione epigrafica può dare alla conoscenza della complessa organizzazione fiscale nel mondo romano, con l’evidente vantaggio di cogliere aspetti di dettaglio non considerati in altre fonti. Con tutti i limiti della documentazione epigrafica, ma anche con le potenzialità di un metodo di indagine capace di metterci in comunicazione diretta con il mondo antico.

Vorrei guardare ora al futuro rileggendo le belle parole del nostro Maestro. Scriveva alcuni decenni fa Giancarlo Susini, ben prima di facebook, quasi una profezia che vediamo compiersi sotto i nostri occhi, allargando progressivamente gli orizzonti della nostra disciplina: "Vien fatto di porsi – proprio perché Epigraphica si è aperta ad interrogativi sulla classificazione e sul divenire del sapere – un altro quesito. Come si esprimeranno “epigraficamente” gli uomini del futuro ? Forse, mi vien fatto di supporre, esisteranno meno lapidi gloriose, invece più messaggi baluginanti (in connessioni diverse con il linguaggio delle immagini, quindi in sintonia con gli schermi). Forse scriveranno di meno, nelle epigrafi (cioè in pubblico e con intenzioni durevoli) le strutture statuali; scriveranno di più gli uomini associati nelle fedi, nelle clientele, nelle imprese. Forse saranno comunque e per sempre i protagonisti del potere a gestire il potere pubblico. Epigraphica è aperta a registrare ed a discutere – come durante il suo mezzo saeculum – ogni rivolgimenti del modo di pensare e dei modi d’usare del messaggio iscritto: dal profondo delle storie, in avanti".

Mi riservo poi nel dibattito se sarà il caso di presentare le ultime novità sulla collana “Epigrafia e antichità” è stata diretta da Angela Donati fino all’Iscrizione nascosta gli Atti del convegno Borghesi del giugno 2017 a Bertinoro, curato da Antonio Sartori, uscito nel 2019; avevamo voluto mantenere il nome di Angela anche per il 43° volume di Javier Andreu, Pablo Ozcáriz, Tsaro Mateo, Epigrafía romana de Santa Criz de Eslava (Eslava, Navarra), Fratelli Lega, Faenza, 2019. Poi dal 44° numero la direzione è stata affidata a Giulia Baratta, Maria Bollini e a chi vi parla; in tre abbiamo assunto una modestissima funzione di servizio con i volumi fin qui pubblicati: il 44° di Giulia Baratta, Alfredo Buonopane, Javier Velaza (eds.), Cultura epigráfica y cultura literaria. Estudios en homenaje a Marc Mayer i Olivé, Atti del convegno di Barcelona, Fratelli Lega Faenza, 2019; il 45° di Samir Aounallah, Attilio Mastino (eds.), "L’Africa romana. L’epigrafia del Nord Africa: novità, riletture, nuove sintesi", Fratelli Lega, Faenza, 2020, con gli atti del XXI convegno di Tunisi 6-9 dicembre 2018; il 47° di Riccardo Bertolazzi, Septimius Severus and the cities of the empire, Fratelli Lega, Faenza, 2020, volume vincitore della IV edizione del premio Giancarlo Susini; il 48° di Antonio Sartori, Attilio Mastino, Marco Buonocore (cur.), Studi per Ida Calabi Limentani dieci anni dopo "Scienza Epigrafica", Fratelli Lega, Faenza, 2021

Tanti altri progetti sono in cantiere e contiamo di pubblicare nuovi volumi a breve. Voglio ricordare almeno il volume 46° curato da Antonio Maria Corda, Instrumenta Inscripta VII. Testi e simboli di ambito cristiano su oggetti di uso comune, Fratelli Lega, Faenza, 2021 (in preparazione). Il volume 49° di Chiara Cenati (Ricercatrice post-doc nel progetto ERC Mappola, Universita di Vienna), "Miles in Urbe": Costrutti identitari e forme di autorappresentazione nelle iscrizioni dei soldati di origine danubiana e balcanica a Roma. L’opera sarà pubblicata per iniziativa del Dipartimento di studi umanistici con il contributo della Fondazione Benedetto Parini-Chirio dell’Università di Torino. Infine speriamo di essere noi a pubblicare gli atti di questo convegno di Bertinoro voluto da Francesca Cenerini e Daniela Rigato in memoria di Angela Donati.

Ultimo aggiornamento Martedì 02 Novembre 2021 21:41

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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