Addio ad Assunta Trova

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Scritto da Administrator | 16 Dicembre 2021

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Addio ad Assunta Trova (Alghero 1952 – Torino 18 novembre 2021)

Sassari, 16 dicembre 2021, Aula Mario Da Passano, Corso di laurea di Scienze Politiche

Susi Trova se ne è andata a Torino un mese fa, a 69 anni, pensando ai suoi amici di Alghero, alla Valle dei Salici, alla Sardegna lontana. Professoressa di storia contemporanea e di storia del Risorgimento all’Università di Sassari, il 20 luglio 1983 aveva fondato il Dipartimento di Storia assieme ai colleghi della Facoltà di Giurisprudenza (corso di laurea di Scienze Politiche) e di Magistero, sulla base di una forte intesa “disciplinare”: Era subito entrata in giunta sotto la direzione di Guido Melis, nella sede di Piazza Conte di Moriana, gestita amichevolmente dal segretario amministrativo rag. Giovanni Conconi.

La sua dote era rappresentata da una ricerca 60% su Cesare Correnti parlamentare subalpino e una ricerca 40% sull’emigrazione italiana in Francia tra le due guerre; i suoi corsi e le sue esercitazioni riguardavano la Storia dell’Italia contemporanea e la Storia dei partiti politici, materia tenuta da Francesco Manconi.  Scienze Politiche era divenuta Facoltà autonoma con Lio Mura nel 1993 nel Palazzo Zirulia in Piazza Università; poi dal 2011, abolite le Facoltà a seguito della Legge Gelmini, Dipartimento di Scienze Politiche, scienze della comunicazione e ingegneria dell’informazione con Antonietta Mazzette.

Nel 2017 Susi ci aveva seguito presso il Dipartimento di Storia, scienze dell’uomo e della formazione, quando era stato messo in liquidazione il Dipartimento di Scienze Politiche, un avvenimento che le era dispiaciuto non poco e che non aveva capito.

Manifestava in mille modi la sua amicizia, trovando documenti, scavando negli archivi su temi che sapeva a me cari, regalandomi tante cose inedite e per noi due preziose: le cento città d’Italia di inizio Novecento, Bosa, Oristano, Sassari, Iglesias in due esemplari. Le bellissime stampe relative alla stazione sanitaria dell’Asinara del 1915-16. Frammenti di lettere di corrispondenti di Theodor Mommsen, altre indicazioni di carte inedite conservate in archivi difficilmente accessibili, che sapeva scovare. La nascita delle ferrovie in Sardegna.

Non ricordo un solo momento di contrasto, sempre col sorriso di un’amica vera, la pazienza, il rispetto, l’autonomia di giudizio, le costanti attenzioni, la voglia di seguirmi anche nella ricerca come nelle discussioni tra  noi sui  mosaici della villa marittima romana del Golfo delle Ninfe.

Se dovessimo sintetizzare i suoi interessi sulla storia dell’Italia contemporanea tra Ottocento e Novecento nel solco di quello che considerava il suo maestro vero, Franco Della Peruta, ricorderemmo almeno gli studi inediti sullo scoutismo cattolico fino all’avvento del Fascismo (1986), sull’organizzazione dell’esercito nella prima repubblica Cisalpina per la rivista di studi napoleonici (1987); sul federalismo in Carlo Cattaneo e Giuseppe Garibaldi con Carocci nel 2004 nella Collana del Dipartimento assieme a Giuseppe Zichi, volume nato all'interno delle celebrazioni del bicentenario della nascita di Carlo Cattaneo; per Ilisso aveva curato l’edizione dell’opera di Cattaneo Della Sardegna antica e moderna, con una sessantina di lettere tra lo studioso e i suoi corrispondenti sardi (2010). Su Cesare Correnti per Franco Angeli nel 1996 aveva scritto Coscienza nazionale e rivoluzione democratica: l'esperienza risorgimentale di Cesare Correnti, 1848-1856. Aveva voluto da me alcuni documenti sulla Gioventù italiana di Azione Cattolica in Sardegna negli anni 60, sul settimanale cattolico Libertà, sul quindicinale Dialogo di Alghero-Bosa. Mi aveva suggerito la lettura del sorprendente articolo di Fabien Archambault, Un autre football ? Catholiques et communistes italiens au tournant des années 1970, che fanno intravvedere la ricchezza in Sardegna del dibattito tra comuinisti e cattolici, in barba alle « chiese »  della DC e del PCI :  "Ces positions novatrices sont partagées tant par des militants-entraîneurs communistes de l’Union italienne du sport populaire (UISP) que par certains laïcs de l’Action catholique mobilisés au sein du Centre sportif italien (CSI). Des collaborations et des rapprochements s’esquissent même. Toutefois, ce mouvement rencontre de fortes oppositions, notamment au sein de l’association catholique".

E poi gli studi sulla democrazia nel periodo risorgimentale, sul giornalismo mazziniano e sulla storia dell’ambiente. Aveva un vivissimo interesse per la tragica vicenda dei soldati trasferiti all’Asinara durante la prima guerra mondiale. Nel maggio 2015, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea a Roma tre maestri avevano presentato il suo lavoro scritto con Zichi  per la EDES l’anno prima: un album intitolato I prigionieri di guerra austriaci all’Asinara, 18 dicembre 1915-24 luglio 1916, con le bellissime tavole inedite conservate nell’Archivio centrale dello Stato, con un’analisi delle immagini di Salvatore Ligios, 51 fotografie, 11 fra piantine, mappe e cartine, 3 grafici e 2 disegni. Dopo il suo recente ritrovamento si era scatenata ed aveva iniziato a ricostruire la drammatica esperienza dei cosiddetti "dannati dell'Asinara" attraverso materiali documentari che illustrano la progressiva evoluzione degli insediamenti nell’isola, dal periodo che precede l'arrivo dei prigionieri fino alla costruzione degli spazi destinati ad accogliere gli internati. Elementi preziosi per indirizzare la ricerca archeologica condotta da Marco Milanese, alla ricerca deli impianti sanitari del campo. Furono detenuti nell’isola oltre 20.000 soldati raccolti nei primi mesi di guerra, che furono decimati dalle precarie condizioni igieniche e dal diffondersi di malattie epidemiche. L’elenco dei decessi allegato all’album testimonia l’altissima mortalità. Le foto portano poche tracce della realtà del campo, ma, al di là delle imposizioni dettate dalla censura e dall’ufficialità, costituiscono una fonte che si offre a una lettura storica non ingenua delle immagini.  Il volume su L' Ottocento. Dalla fusione all'Unità, 1800-1899 (2011), in collaborazione ancora con Zichi per La Nuova Sardegna.

La sua amicizia con Franco Atzeni il mio collega e coetaneo di Cagliari, la collaborazione con Manlio Brigaglia per l’Enciclopedia e per il V volume della Storia della Sardegna. A lui aveva dedicato nel volume miscellaneo La Sardegna dal mondo antico all’età contemporanea, 2001 lo studio sulle lettere tra Grazia Deledda e l’amico Luigi Bodio, l’intellettuale milanese fondatore dell’Istituto italiano di statistica, di cui ci rimangono lettere e le notizie di un rapporto sviluppatosi a Roma tra teatro, gallerie d’arte, tanti altri momenti di formazione culturale  della giovane scrittrice nuorese.

E poi il Museo Garibaldino di Maddalena, il Museo dedicato al Barone Manno con l’attività di Aldo Accardo, la sua Alghero: già dall’inizio aveva seguito le ricerche di tesi sull’infanzia abbandonata e sulla vita quotidiana ad Alghero dal Settecento. Per il Convegno di fine rettorato che i nostri amici avevano organizzato a Bosa nell’ottobre 2014 aveva scritto sul sempre difficile dialogo tra amministrazione comunale e Stato centrale, alle origini del Dispensario celtico.  Da ultimo era stata coinvolta con Ignazio Camarda e altri amici nelle iniziative dell’Associazione Benjamin Piercy con Mario Bussa e progettava nuovi studi su Badd’e salighes, la costruzione delle ferrovie in Sardegna, la modernizzazione dell’isola.

Prima di partire per Torino mi aveva chiamato più volte per sentirmi, per raccontare e per progettare un futuro che desiderava davvero. Non allarmata ma consapevole serenamente delle difficoltà dell’operazione cui sarebbe stata sottoposta. Rimane un po’ il rimpianto per non averla dissuasa, per non averle parlato di più, per non averle detto la mia gratitudine. E ora il senso della perdita di una persona tanto cara e la fine di un rapporto che si reggeva più sugli sguardi che sulle parole. Con l’ammirazione per chi, come Valeria Panizza, ha voluto con tutto il cuore questa giornata.

Ultimo aggiornamento Venerdì 17 Dicembre 2021 17:22

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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