Conclusioni al XXII Convegno de L’Africa Romana Sbeitla (Tunisia)

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Scritto da Administrator | 11 Gennaio 2023

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Conclusioni al XXII Convegno de L’Africa Romana
Sbeitla (Tunisia), 18 dicembre 2022

Cari amici,

la Tunisia profonda e Sbeitla, ci hanno accolto giovedì al tramonto, con gli edifici splendidi che raccontano culti lontanissimi da noi, illuminati a giorno: un mondo remoto e misterioso è riemerso all’improvviso con tutta la sua freschezza e la sua bellezza. Domani ci attende la visita alla fortezza di  Ammaedara-Haidra sotto la guida di François Baratte e di Cillium-Kasserine.

Nella cerimonia di apertura ieri siamo stati onorati dai saluti di Benvenuto di Samir Aounallah, dagli interventi di Ridha Rokbani, Gouveneur de Kasserine, di Mustapha Khanoussi per la Ministra des Affaires Culturelles, Faouzi Mahfoud, directeur général de l’INP, Paola Ruggeri dell’Università di Sassari che ha assunto il testimone per questa XXII edizione di un convegno iniziato nel 1984; e poi Frédéric Hurlet (Paris Nanterre), Sergio Ferdinandi, vice presidente ISMEO, la Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, Luciano Colombo, prorettore alla ricerca dell’Università di Cagliari. Siamo stato poi allietati in apertura dalla musica tradizionale tunisina-algerina-sarda.

È stato fatto un grande onore a Féthi Béjoui, Mansour Ghaki, Mustapha Khanoussi, François Baratte, Louis Maurin e immeritatamente anche a me, come amico della Tunisia.  È un bellissimo riconoscimento. Si sono svolte in questi giorni le visite dei nostri studenti e dei nostri colleghi all’incredibile sito archeologico di Sufetula, con tanti amici che si sono mobilitati per accoglierci. Abbiamo apprezzato la generosità, l’amicizia, l’impegno organizzativo e scientifico di Samir Aounallah e dei nostri amici Tunisini.

Siamo stato accolti nelle belle sale dell’Hotel Resort Byzacène e dell’Hotel Sufetula.

Hanno partecipato ai nostri lavori quasi 200 studiosi, con 52 relazioni suddivise nelle diverse sessioni e alcune relazioni scritte (Miche Christol, Marc Mayer). Sono stati presentati otto poster e cinque volumi.

Sono pervenuti numerosi messaggi di adesione, da colleghi forzatamente assenti, dai colleghi malati, da molti studiosi che avrebbero voluto essere con noi: il tutto rivela una sorprendente attenzione per un’iniziativa nata quasi 40 anni fa.

Ringrazio i presidenti di Sessione, Cinzia Vismnara, Michèl Cotelloni Trannoy; Antonio Ibba, Sabine Lefebrvre; Pier Giorgio Spanu e Ali Drine; Elena Caliri e François Baratte; Antonio Corda e Mansour Ghaki; infine Jesper Carlsen. Le belle conclusioni di Claude Briand-Ponsart.

Tanti colleghi, tanti maestri  si sono confrontati fra loro in questi tre giorni, giovani che annunciano una generazione desiderosa i prendere il testimone, di proseguire su una strada incontri e di confronti tra le due rive del Mediterraneo.

Questo convegno ha potuto godere della presenza di alcuni insegnanti grazie all’iniziativa formativa Sofia.

Hanno organizzato queste giornate il Centro di Studi Interdisciplinari sulle Province Romane dell'Università degli Studi di Sassari (rappresentato dalla direttrice Paola Ruggeri), d’intesa con il Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione (rappresentato da  Pier Giorgio Spanu e Raimondo Zucca), con il Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali (rappresentato da Antonio Ibba), con il Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni Culturali dell’Università di Cagliari (rappresentato da Antonio Corda accompagnato dal Prorettore alla ricerca Luciano Colombo), con l’Agence de Mise en Valeur du Patrimoine et de Promotion Culturelle, con l’Institut National du Patrimoine de Tunisie (rappresentato dal Direttore Faouzi Mahafoud e da tanti colleghi), e con la Scuola Archeologica Italiana di Cartagine (rappresentata dal Presidente Attilio Mastino)  e l’Université de Paris-Nanterre (rappresentata da Frédèric Hurlet, che non dimentica i tempi luminosi di Ausonius), l’Association Historique et Archéologique de Carthage (rappresentata da Samir Aounallah dell’INP), con il patrocinio del Ministère des affaires culturelles de la Tunisie (rappresentato da Mustapha Khanoussi) e dell’Association Internationale d’Épigraphie Grecque et Latine (con tanti soci presenti e il saluto della Presidente Silvia Orlandi), dell’ISMEO (rappresentato dal vice Presidente Sergio Ferdinandi che ha portato il saluto del Presidente Adriano Rossi), con il contributo della Fondazione di Sardegna, sul tema  «L’Africa antica dall’età repubblicana ai Giulio-Claudii», con una sessione speciale sulle nuove scoperte epigrafiche. Voglio ringraziare di cuore per l’impegno personale, la passione, il lavoro svolto i tre nostri amici, Samir Aounallah, Frédéric Hurlet, Paola Ruggeri del Comitato scientifico ristretto.  Gli studenti, una ventina delle Università di Cagliari e di Sassari, coordinati e guidati da Alberto Gavini ed Ernesto Insinna.  Tutti si sono uniti ai veterani che ci accompagnano dai primi nostri incontri, Cinzia Vismara, Raimondo Zucca, Pier Giorgio Spanu, Mustapha Khanoussi.

Voglio citare però una persona speciale, che avrà un futuro: il nostro amico Haytem Abidi, sempre presente dietro le quinte, capace di risolvere  problemi insolubili.

Ben 13 paesi erano presenti ai nostri incontri, la Tunisia, l’Algeria, il Marocco, come di consueto; e poi la Francia, la Danimarca, l’Olanda, la Spagna, il Portogallo, l’Italia, la Germania, Malta, mi hanno detto di non dimenticare anche il Belgio e l’Argentina, un paese che domani affronterà una prova sportiva che seguiremo in diretta con la assemblea SAIC.

I temi del nostro incontro di sono concentrati attorno alle figure di Cesare e di Augusto, partendo dall’età repubblicana fino ai Giulio-Claudii, sempre osservando la nascita e lo sviluppo della romanizzazione, l’impianto delle nuove strutture di potere:  allora la geografia nella storia, la mappa geografica di Agrippa fino all’isola Canaria verso occidente e a Cirene ad oriente, che compare nel poster di Simona Antolini e di Silvia Maria Marengo.

Sono stati presentati i risultati di sintesi di lunghe ricerche sul terreno, di grandi imprese  internazionali. Giuristi, storici, archeologi, epigrafisti si sono confrontati al di là degli steccati disciplinari. Del resto Popper nel 1956 scriveva che «la mia disciplina non esiste, perché le discipline non esistono in generale. Non ci sono discipline, né rami del sapere o, piuttosto, di indagine. Ci sono solo problemi e l’esigenza di risolverli».. Anzi noi abbiamo mescolato le nostre storie, i nostri metodi, le nostre tradizioni.

Se c’è un aspetto che ha caratterizzato i nostri lavori in senso davvero nuovo rispetto alla tradizione è lo scenario quasi esclusivamente africano dei nostri studi, con puntate verso la Sicilia, la Sardegna, la Corsica. E poi i carmina, l’instrumentum, le defixiones con un’impressionante quantità di nuovi dati, le nuove scoperte, i nuovi governatori, le famiglie senatorie come i Domitii Aenobarbi, l’ordine equestre, le élites, gli imperatori fino a Nerone,  i re e le regine, le principesse africane, Publio Sizio Nocerino e la sua grande famiglia allargata, gli aspetti istituzionali, giuridici, l’agrimensura, le grandi proprietà, la distribuzione delle terre, il rapporto tra coloni e stipendiartii, le dediche religiose come ad Ain Moccola a Thugga, Frugifer e Serapide a Thabbora, la viabilità, i traffici, i mercanti, i cippi di confine, l’armamento degli eserciti da Annibale in poi, con metodi nuovi, con inquadramento storico, interpretazioni rinnovate, con l’attenzione per la geografia nella storia, le monete, i commerci, i dona licita e quelli inlicita. Da Sufetula ci siamo spinti fino in Mauretania, a Banasa, Volubilis, Caesarea, Cartennae; i Libykà di Giuba II, con uno sguardo sull’arte, i capitelli, l’artigianato locale.

E ora il futuro: per riprendere anch’io le belle parole del cantante poeta Pierangelo Bertoli vogliamo vivere a muso duro e  tenere un piede nel passato, ma lo sguardo dritto e aperto nel futuro.

Questo Convegno ha dimostrato la vitalità dei nostri studi, le attese che si sono sviluppate negli anni, il numero crescente di giovani specialisti che si sono lasciati coinvolgere.

Vi ricordo che i testi vanno raccolti entro il 30 marzo con il limite di 10 pagine, per il volume finanziato dalla Fondazione di Sardegna, che sarà firmato da Samir Aounallah, Frédéric Hurlet, Paola Ruggeri. Il prossimo convegno si svolgerà in un paese della riva sud del Mediterraneo, secondo le indicazioni del Comitato Scientifico.

Se c’è una cosa che vorrei dire alla fine è che emersa in questi giorni la vitalità dei nostri studi, la voglia di confronto, i nuovi linguaggi, la qualità dei nuovi ingressi, tutto testimoniato dalle discussioni e da un dibattito che è stato quanto mai animato e profondo. Una speranza non solo per i nostri studi e per gli studi classici, ma anche più vastamente per il nostro domani, il domani dei nostri figli, il futuro che intravvediamo, con le luci e le ombre che conosciamo. Ci siamo preparati bene: inaugurando la Biblioteca Sabatino Moscati a Cartagine sulla collina di Didone mercoledì scorso ho ricordato le belle frasi di Marguerite Yourcenar, <<Fonder des bibliothèques, c’était encore construire des greniers publics, amasser des réserves contre un hiver de l’esprit qu’à certains signes, malgré moi, je vois venir>>.

Le primavere arabe si sono trasformate in terribili inverni: vorrei oggi che gli amici della Tunisia, della Algeria e del Marocco lavorino concretamente per costruire un futuro diverso per tutti. Proprio in quell’occasione quattro giorni fa abbiamo firmato l’accordo tra la Scuola Archeologica Italiana di Cartagine e l’ISMEO, l’Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente rappresentata da Sergio Ferdinando, su delega di Adriano Rossi, con l’obiettivo di sostenere il dialogo interculturale e le collaborazioni transfrontaliere, in un quado più strutturato e con più risorse. L’assemblea della Scuola archeologica italiana di Cartagine ha dimostrato l’interesse, le attese, le domande che ci vengono proposte.

Buon rientro alle vostre case, grazie per l’impegno e l’amicizia davvero straordinaria.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Gennaio 2023 10:24

Multa venientis aevi populus ignota nobis sciet
multa saeculis tunc futuris,
cum memoria nostra exoleverit, reservantur:
pusilla res mundus est,
nisi in illo quod quaerat omnis mundus habeat.


Seneca, Questioni naturali , VII, 30, 5

Molte cose che noi ignoriamo saranno conosciute dalla generazione futura;
molte cose sono riservate a generazioni ancora più lontane nel tempo,
quando di noi anche il ricordo sarà svanito:
il mondo sarebbe una ben piccola cosa,
se l'umanità non vi trovasse materia per fare ricerche.

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