La Sardegna nell’anarchia militare
La morte di Severo Alessandro aveva intanto avviato quella che chiamiamo “l’anarchia militare del III secolo”, con Massimino il Trace e i suoi successori. Nuove informazioni sulla famiglia di Valeriano (prigioniero dei Persiani nel 260) e di Salonino sono fornite ora in agro tibulate da una dedica F(ortunae) B(ictrici) rinvenuta a Castelsardo (Punta sa Mena) (AE 2004, 672) e da una iscrizione posta [pro sal(ute)] et redito (sic) et victoria di Valeriano proveniente da San Pietro di Simbranos a Bulzi (AE 2004, 673): quest’ultima ricordava altri personaggi della domus divina ed in particolare una Cornelia Gallonia Augusta, che risulta essere una fin qui ignota moglie di Valeriano, madre di Valeriano iuniore, matrigna di Gallieno (a sua volta figlio di Egnatia Mariniana). L’iscrizione menziona anche, forse nel 253, un Gaio Marcio Flavio, discendente di Gaio Gallonio Frontone, legatus Augusti provinciae Thraciae sotto Antonino Pio, a sua volta congiunto con il Tito Flavio Prisco Gallonio Frontone Marcio Turbone, figlio adottivo del celebre amico di Adriano, Quinto Marcio Turbone Frontone Publicio Severo. Tutti elementi che testimoniano il lealismo delle comunità dell’ager dei Tibulates verso la casa imperiale, negli anni del governo in Sardegna dei procuratori imperiali Marco Calpurnio Celiano e Publio Maridio Maridiano[1].
Un personaggio illustre che soggiornò in Sardegna è sicuramente Marco Claudio Quintillo, il fratello dell’imperatore Claudio il Gotico: egli governò la provincia nel 268 col titolo di procuratore imperiale, come ci testimonia il miliario di Silvaru in comune di Mores della via a Karalibus Olbiam (AE 1984,446); fu trasferito poi in praesidio Italico[2] e, alla morte di Claudio, fu egli stesso nominato imperatore per alcuni mesi, come ricorda anche una dedica di Ossi (ILSard. I 237). Siamo nel cuore dell’anarchia militare e il suo successore Aureliano avrebbe avviato la restitutio imperii, ponendo fine all’imperium Galliarum ed alla secessione di Palmira in oriente. Va escluso che Quintillo possa essere stato acclamato imperatore in Sardegna nel 270, appresa la morte del fratello; qualche mese dopo egli stesso sarebbe morto ad Aquileia[3].
[1] R. Zucca, Valeriano e la sua famiglia nell’epigrafia della Sardinia, AA. VV., Epigrafia di confine. Confine dell’epigrafia. Atti del colloquio AIEGL-Borghesi 2003, a cura di M. G. Angeli Bertinelli, A. Donati, (Epigrafia e Antichità, 21), Faenza 2005, pp. 347-370. Vd . anche CIL X 8028 (Telti) e EE VIII 763 e 770 (Olbia).
[2] HA, Aurel. 37, 5-6.
[3] A. Boninu, A.U. Stylow, Miliari nuovi e vecchi dalla Sardegna, “Epigraphica”, 44, 1982, pp. 37 ss. nr. 3. Su Quintillo e la Sardegna vedi A. Ibba, “L’estensione dell’impero di Quintillo e le cause della sua caduta (270 d.C.)”, in Rivista Storica dell’Antichità, 27, 1997, pp. 191-214.