Uno spazio comune tra le religioni nel tempo dopo la guerra e dentro la guerra
Magna Charta delle Culture religiose
Galtellì, 7 novembre 2026
Autorità, cari amici,
Da Galtellì, ancora una volta
Ho conosciuto Marco Demetrio De Luca qui a Galtellì ormai molti anni fa. Mi colpì la coerenza di un progetto sulla Magna Charta delle Culture religiose (indirizzata ai seguaci del venerdì, del sabatro e della domenica) che poteva apparire allora persino troppo ambizioso: trovare un terreno sul quale mondi diversi potessero incontrarsi, riconoscere alcuni valori comuni e far sentire insieme la propria voce. Non una nuova religione. Non una religione universale. Non una confusione delle fedi. Ma una famiglia.
De Luca aveva compreso un punto essenziale: se il dialogo comincia pretendendo di risolvere le differenze dottrinali, rischia di fermarsi prima ancora di iniziare. Quelle differenze esistono e non dobbiamo averne paura. Appartengono alla storia, alla coscienza e all’identità delle comunità. Occorre invece cercare uno spazio nel quale sia possibile operare insieme senza rinunciare a sé stessi.
Nella ricostruzione del suo itinerario abbiamo individuato alcuni elementi costanti: la sacralità della vita umana, la sacralità della natura, la dignità della persona, la libertà della coscienza, la responsabilità e la solidarietà. E De Luca comprendeva in questo spazio anche chi non si riconosce in una fede religiosa. Questa mi sembra una prima risposta.
Lo spazio comune non è lo spazio nel quale diventiamo uguali. È lo spazio nel quale le nostre differenze cessano di impedirci di agire insieme.
Una porta aperta: in questi giorni abbiamo parlato di questioni molto concrete: del possibile Parlamento delle Culture Religiose, della Magna Charta, del Codice Etico Universale, di Gerusalemme, del ruolo delle istituzioni internazionali, dei giovani e del Mediterraneo. Andiamo verso il confronto con organismi e istituzioni internazionali.
Ma prima degli strumenti viene il metodo. E il metodo può essere riassunto in poche domande.
Possiamo ascoltare prima di rispondere? Possiamo difendere la nostra identità senza trasformarla in un’arma?
Possiamo riconoscere il dolore dell’altro senza sentirci costretti a dimenticare il nostro? Possiamo usare la memoria per impedire la ripetizione del male anziché per preparare la prossima vendetta? Possiamo pronunciare insieme una parola di verità quando a soffrire non sono “i nostri”, ma “gli altri”?
Se possiamo farlo, allora esiste davvero uno spazio comune. Non uno spazio neutrale. Non uno spazio vuoto. Non uno spazio nel quale Dio è assente.
Al contrario: uno spazio nel quale ciascuno entra con la propria fede, la propria storia e la propria coscienza, ma accetta che anche l’altro possa entrare con la sua.
Ed è forse questo il senso più profondo della frase che ci accompagna: Siamo tutti fratelli. Non perché siamo uguali. Non perché pensiamo nello stesso modo.
Non perché vogliamo cancellare le nostre differenze. Ma perché la diversità non cancella la comune dignità. Nel tempo dopo la guerra e dentro la guerra, questa non può rimanere soltanto una bella affermazione.
Deve diventare responsabilità. Deve diventare metodo. E, da Galtellì, deve provare a diventare azione.
E’ per queste ragioni che il Gruppo di lavoro che abbiamo riunito con Francesco Beltrame Quattrocchi, Gianfranco Saba, Gianfranco Amato, Sergio Pallavicini, Corrado Lacava e altri amici propone oggi il testo – brevissimo – di una Magna Charta “Siamo tutti fratelli”, che è aperta al contributo comune e che comunque vogliamo proporre alla vostra attenzione, con la certezza dei limiti, delle difficoltà, delle speranze del tempo che ci è dato e del mondo che viviamo.

Magna Charta delle Culture Religiose
Le culture religiose monoteistiche, riconoscono la comune dignità di ogni essere umano davanti a Dio e, pur consapevoli delle differenze che caratterizzano le corrispondenti diverse fedi, dichiarano di voler trasformare il tempo del prossimo dopoguerra in un tempo di ricostruzione della fratellanza Pace, giustizia, misericordia, verità, cura dei poveri, ospitalità per lo straniero, custodia del creato, libertà religiosa, responsabilità e speranza appartengono a un patrimonio etico con radici profonde, capace di sostenere un’azione comune.
Nel solco della proposta “Siamo tutti fratelli” di Marco Demetrio De Luca, di Nostra aetate, del Documento sulla Fratellanza Umana, di Fratelli tutti e dei più recenti richiami di Papa Leone XIV e di molte altre Autorità Religiose, la Magna Charta viene proposta quale fondamento di operatività concreta tra Religioni, Istituzioni, Scuole, Università e Società Civile.
Impegni comuni
Il testo definitivo identifica i seguenti impegni comuni:
- impegno a riconoscere in ogni persona una dignità inviolabile, rifiutando colpe collettive, disumanizzazione e discriminazioni fondate su religione, origine, etnia o appartenenza nazionale
- impegno a porre al centro della ricostruzione poveri, orfani, vedove/i, feriti, persone con disabilità, sfollati, rifugiati, prigionieri liberati e famiglie separate, affinché nessuno resti ai margini del processo di pace
- impegno a promuovere ricerca della verità e della giustizia, riconciliazione mediante
memoria delle vittime, responsabilità personale, riparazione del danno, perdono
liberamente maturato e strumenti di giustizia sia riparativa sia benevolente - impegno a rifiutare ogni uso del nome di Dio per giustificare odio, suprematismo,
vendetta, terrorismo, persecuzione o esclusione dell’altro - impegno a proteggere libertà di coscienza e di culto, luoghi santi e patrimonio culturale, favorendo progetti di restauro e custodia condivisa come segni visibili della convivenza ritrovata
- impegno a contrastare antisemitismo, islamofobia, cristianofobia e ogni forma di
razzismo attraverso educazione, conoscenza reciproca e responsabilità dei leader
religiosi e civili - impegno a creare un Consiglio Permanente Interreligioso per la Fratellanza e la
Ricostruzione, con partecipazione significativa di donne e giovani, incaricato di
mediazione, educazione, tutela delle minoranze e verifica annuale degli impegni
sottoscritti - impegno a promuovere Scuole e Università come laboratori di pace, con programmi
comuni su religioni, diritti umani, storia delle memorie, cittadinanza, pace, cura del
creato e conoscenza e uso responsabile dell’intelligenza artificiale - impegno a sostenere una diplomazia delle città sante, dei luoghi di pellegrinaggio e del Mediterraneo, affinché diventino spazi di accesso, ospitalità, incontro e cooperazione tra comunità diverse
- impegno a misurare il successo della ricostruzione non soltanto con opere e indicatori
economici, ma con il ritorno della fiducia, con la riduzione della povertà, la sicurezza
delle minoranze, la qualità dell’educazione e la capacità delle comunità di vivere insieme.

