Marsia, Apollo e la pratica oracolare nella Sardegna antica

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Il potere degli oracoli: qualche testimonianza sulla pratica oracolare in Sardegna

Gli studiosi hanno dedicato una rinnovata attenzione per i responsi oracolari dell’oracolo di Apollo Clario in Ionia, nell’attuale Turchia: le prescrizioni erano trasmesse su iscrizioni con testi, talvolta anche in forma epigrammatica, a partire dal II secolo d.C. Un caso significativo è rappresentato da un titolo inciso su una lastra calcarea, rinvenuto presso le rovine della Chiesa di San Nicola di Pula (Sarrok-S. Pietro di Pula), alla fine del primo trentennio del secolo scorso, da alcuni ritenuta collegata se non addirittura proveniente dal c.d. Tempio di Esculapio di Nora. Secondo l’indicazione, o meglio l’interpretazione di questo oracolo, l’imperatore Caracalla avrebbe fatto porre una dedica indistintamente a tutti gli dei e le dee (ILSard. I 42: Dis deabusque / secundum interpreta/tionem oraculi Clari / Apollinis), a causa di una malattia che lo aveva colpito nel 213 durante la guerra contro gli Alamanni: la dedica di Nora rientra nel quadro di una serie di invocazioni per ottenere la sua guarigione, fatte apporre nelle diverse province attraverso i funzionari provinciali e soprattutto i sacerdoti al vertice dei concilia, in capo ai quali vi era il culto imperiale. Il meccanismo con il quale si richiedeva un responso che riguardasse l’imperatore ad uno degli oracoli di maggior fama della grecità orientale, doveva prevedere che dal principe stesso, dalla domus imperiale e dai suoi consiglieri, in caso di necessità, partisse la richiesta o l’ordine di consultazione a personale specializzato; per i responsi in forma epigrammatica si parla di poeti itineranti che operavano presso l’oracolo, nell’ambito culturale della seconda sofistica (seconda metà del I-metà del III secolo d.C.). In realtà presso gli oracoli e in particolare a Claro, le consultazioni venivano richieste da delegazioni cittadine e da singoli appartenenti a ceti sociali differenti e esponenti di diverse professioni. Successivamente in provincia i funzionari dei livelli amministrativo e religioso, provvedevano nelle città e nei santuari maggiormente specializzati, in questo caso in quelli dedicati a divinità preposte alla cura, a dare esecuzione alle direttive imperiali scaturite dal responso oracolare. La scelta dell’oracolo di Apollo Clario si giustifica anche con la funzione medica di Apollo, Apollo Medicus, introdotto a Roma tra il 433 e il 431 a.C., con la costruzione di un tempio in Campo Marzio in occasione di una pestilenza che affliggeva la città. Come padre di Esculapio, questo binomio padre-figlio ha una valenza particolare in determinati contesti cultuali: Apollo Clario nella dedica di Nora, pare l’intercessore, attraverso il responso diffuso in tutte le province, presso l’intero Pantheon romano al maschile e al femminile per la guarigione dell’imperatore. Ultimamente l’invocazione agli dei e alle dee da Nora – documentata in molte altre parti dell’impero – è stata però ritenuta più antica e in rapporto con la peste antonina, nell’età di Marco Aurelio.

L’associazione Asclepio-Apollo si ritrova anche a Sulci (AE 1971, 130, dalla chiesa parrocchiale di Sant’Antioco). Del resto questo sistema capillare di diffusione degli oracoli e dell’esecuzione in provincia delle loro indicazioni trova conferma anche nella diffusione di testi similari in varie località: da Cosa in Etruria a Marruvium e Gabii in Italia; Tunnocelum e Vercovicium in Britannia; Corinium in Dalmazia, Pontes de Garcia Rodríguez nella Hispania Citerior; soprattutto in Africa a Banasae a Volubilis in Mauretania Tingitana e a Cuicul in Numidia.

Anche Marsia, il sileno che aveva osato sfidare Apollo in una gara tra musicisti è connesso alla pratica oracolare: come è noto Apollo suonava la cetra, Marsia il doppio flauto, da lui raccolto dopo che era stato gettato via da Atena. Il sileno perse la gara e venne punito da Apollo con lo scorticamento del corpo che era stato appeso ad un albero. Da Neapolis (Santa Maria di Nabui) proviene un’iscrizione incisa su un frammento fittile di anfora con contenuti magici, quasi una defixio anomala: essa contiene la richiesta a Marsia (Marsua di Neapolis) di rendere misero (?), muto e sordo Decius Ostilius Donatus (o Decimus), intenzionato a rivolgersi all’oracolo di Marsia per ottenerne un responso (AE 2007, 690); come è noto Marsia, il dio che collegava i Romani ai Troiani, è documentato forse anche a Turris Libisonis. Probabilmente il ricorso agli oracoli, motivato da richieste di varia natura, doveva essere in Sardegna ad un livello maggiore di quanto si ricavi dalle poche testimonianze in nostro possesso che restituiscono qualche scorcio di una realtà frammentata: responsi di oracoli famosi, Apollo Clario, oracoli locali, quello di Marsia a Neapolis e poi un altro indizio a Carales di oracoli legati a sogni e visioni, come sembra la dedica frammentaria [ex] viso (CIL X, 7558), che per qualche verso ci riporta all’esperienza dell’incubatio in Sardegna e alle istruzioni ricevuto dal dio nel sonno notturno. Di passaggio si ricordi che Apollo e le Muse compaiono sui sarcofagi dalla Sardegna (come da Olbia o Porto Torres), di importazione da botteghe urbane oppure ostiensi.

Nella foto: Il Marsia (o il Satriro) di Turris Libisonis

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