ESCULAPIO ASCLEPIO ESHMUN MERRE: IL DIO DELLA SALUTE

image_pdfimage_print

Esculapio tra sanatio idroterapica e sonno risanatore. Igea/Salus, figlia di Esculapio, impegnata ad arginare la peste antonina?

La valenzaprofilatticae risanatrice era connaturata alla fisionomia divina di Esculapio, giunto a Roma da Epidauro nel Peloponneso, più precisamente dall’Argolide, in forma di serpente nel 293 a.C., una delle divinità greche e straniere che arricchirono il pantheon romano, l’ultima tra di esse. Il tempio di Esculapio fu dedicato a Roma presso l’isola Tiberina e fuori dal pomerio (il confine della città di Roma), due anni dopo l’adozione romana del dio: l’iconografia di Esculapio rimase legata all’animale nelle cui forme il dio era approdato a Roma; infatti nella statuaria egli, rappresentato con una folta barba, si appoggiava ad un bastone intorno al quale avvolgeva le sue spire un serpente, simbolo attraverso il cambio della pelle di rinnovamento e rinascita.

In Sardegna per la diffusione e il radicamento del culto, Asclepio dovette confrontarsi con la sua interfaccia punica, Eshmun; una minoranza di lingua greca di origine servile dell’area del Cagliaritano, legata all’attività estrattiva delle saline di Cagliari aveva riconosciuto in Eshmun la capacità risanatrice che contraddistingueva Asclepio-Esculapio. Il famoso testo epigrafico in tre lingue, latino, greco e punico (con alcune differenze rispetto ai testi latino e punico nel testo greco), inciso su un un’ara in bronzo di modeste dimensioni proveniente da San Nicolò Gerrei (località Santu Jacci) e risalente al II secolo a.C., consiste in una dedica posta da Cleone, un servo di origine greca dei soci delle saline di Cagliari, probabilmente per l’avvenuta guarigione da una malattia contratta nel non salubre ambiente di lavoro, concessagli dal dio guaritore nelle sue diverse facies. Il contesto culturale entro il quale si trovava ad operare Cleone era a forte impronta punica -la datazione del testo greco è quella sufetale di Carales con riferimento ai sufetiHimilkat e Abdeshmun- sebbene quello linguistico denoti una pluralità di parlanti che si muovevano nel luogo di culto di Santu Jacci, tanto da rendere necessaria la pubblicizzazione della guarigione del servo delle saline e l’offerta da parte sua di un ex voto in lingue diverse (CIS I 143 = ICO Sard. 9 =IG XIV 608 = CIL X 7856 = I2 2226). Il comune denominatore dei tre testi che rende singolare questo Esculapio-Asclepio-Eshmun è l’apposizione Merre al fianco del nome del dio in tutti e tre i testi: gli studiosi ritengono che questo appellativo sia espressione del sostrato sardo-punico. Il culto di Asclepio sin dalle sue origini greche era collegato alla pratica del sonno terapeutico, dunque all’incubatio, attestata per la Sardegna nella Fisica di Aristotele e dall’autore bizantino del VI secolo Filopono con riferimento al sonno risanatore che nell’isola veniva praticato presso le “gli eroi”, nel quale il tempo si annullava e il paziente -probabilmente grazie a sostanze psicotrope- non percepiva il tempo intercorso tra l’addormentarsi e il risvegliarsi, ossia quello del sonno vero e proprio. In questo senso le statuette fittili, in particolare quelle dei dormienti (due), uno dei quali avvolto nelle spire di un serpente, provenienti insieme ad altre di offerenti dall’area sotto il piano di calpestio del c. d. tempio di Esculapio a Nora rendono ragione dell’adesione diffusa a questa profilassi medico-sacrale; sebbene non vi siano a conforto dati certi che si ricavino dalle planimetrie del passato che segnalavano piccole celle del settore nord-occidentale, predisposte all’accoglienza e al sonno dei fedeli come nei più famosi casi greci e romani. Torna poi nella fisionomia di Esculapio nell’isola la declinazione legata alla profilassi idroterapica, simile a quella già rilevata per l’associazione Esculapio e Ninfe a Forum Traiani: con un ex voto per Esculapio da Siurgus Donigala (CIL X 7857) presso un sito che lo Spano riteneva caratterizzato da scaturigini termali[1] e ancora presso le Aquae Lesitanae (AE 2005, 681). Di recente una statua femminile di medie dimensioni della seconda metà del II secolo d. C. custodita presso il Museo Civico archeologico di Villasimius, originariamente collocata nella Chiesa di Santa Maria poiché scambiata per una statua mariana, è stata interpretata come una rappresentazione di Igea, figlia di Esculapio. Questa divinità, salutifera al pari del padre, lo coadiuvava nelle sue funzioni nutrendo il serpente medico che portava spesso avvolto al braccio, come si intuisce dalle spire residue sul braccio destro della statua di Villasimius, mentre l’altra mano mancante doveva reggere la coppa che conteneva il latte per nutrire il serpente. La cronologia che riconduce la statua alla seconda metà del II secolo d. C. è stata ipotizzata in base al diffondersi nell’impero della peste antonina che interessò  anche l’isola durante l’impero di Marco Aurelio. L’acconciatura della statua con la crocchia raccolta in basso imiterebbe, seppur con alcune differenze, quella di Faustina Minore, moglie di Marco Aurelio, coinvolta insieme al marito ad arginare l’epidemia, anche attraverso le pratiche cultuali, in particolare attraverso la valorizzazione della Salus. Igea assimilata a Salus, in quanto divinità salutifera e salvifica nella sua rappresentazione sarda, apparterrebbe dunque a tale orizzonte cronologico.

Bibliografia minima

R. Carboni, Il dio ha ascoltato la sua voce e lo ha risanato”, Riflessioni sui culti salutari nella Sardegna di età tardo-punica e romana, in  . Carboni, C. Pilo, E. Cruccas, Res sacrae. Note su alcuni aspetti cultuali della Sardegna Romana, Cagliari 2012     pp. 31-45

A. Mastino, Aristotele e la natura del tempo: la pratica del sonno terapeutico davanti agli eroi della Sardegna, in Giornata di studio I riti della morte e del culto di Monte Prama – Cabras (Roma, 21 gennaio 2015), Atti dei Convegni Lincei, a cura di M. Torelli, 303, Bardi Edizioni, Roma 2016, pp. 151-178.

M. Le Glay, Le serpent dans le culte africain, in Hommages à Waldemar Deonna, Bruxelles Latomus (Coll. Latomus 28), pp. 338-353

G. Minunno, “A note on Ancient Sardinian incubation (Aristotle, Physica, IV, 11)”, in Ritual, Religion, and Reason. Studies in the Ancient World in Honour of Paolo Xella, a cura di O. Loretz, S. Ribichini, W.G.E. Watson, J.A. Zamona, Münster, Ugarit-Verlag, 2013, pp. 553-560 (Alter Orient und Altes Testament, Band 404).

D. Tomei, Gli edifici sacri della Sardegna romana; problemi di lettura e di interpretazione, Ortacesus, Nuove Grafiche Puddu, 2008 (Studi di storia antica e di archeologia, 5), p. 181.

R. Zucca, Aquae Lesitanae, in Multas per gentes. Studi in memoria di Enzo Cadoni, Sassari 2000, pp. 445-451

R. Zucca,  Sufetes Africae et Sardiniae: studi storici e geografici sul Mediterraneo antico, Roma 2004, pp. 172-174;

R. Zucca, , Aquae salutiferae. Il termalismo tra antico e contemporaneo. Atti del Convegno internazionale (Montegrotto Terme 6-8 settembre 2012), Padova 2013, pp. 165-166

C. Farre, Geografia epigrafica delle aree interne della Provincia Sardinia, Ortacesus 2016, pp. 44-46, BEN001= EDR139830, da Benetutti, presso le terme di San Saturnino.

A. La Fragola, Il ruolo a lei dovuto. Il riconoscimento di un culto (ufficiale?) a Igea / Salus da Villasimius (CA), in “Sardinia Corsica et Baleares Antiquae”, XVI, 2018, pp. 43-58.

A. Mastino, La Sardegna nel mondo romano fino a Costantino, UNICAPRESS 2024, I, II, III tomo:

Vol. 1: https://doi.org/10.13125/unicapress.978-88-3312-142-0

Vol. 2: https://doi.org/10.13125/unicapress.978-88-3312-144-4

Vol. 3: https://doi.org/10.13125/unicapress.978-88-3312-146-8