Un antico viaggio per mare da Cartagine a Carales e un sogno d’amore

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Il poeta Draconzio e l’epitalamio per le nozze del nobile Giovanni di Carales e la bella Vitula di Sitifis (età Vandala). Le figure mitiche che accompagnano con benevolenza i viaggiatori nel Mediterraneo antico

Nel cuore del Mediterraneo antico, quando le rotte non erano soltanto vie di commercio ma sentieri del destino, anche gli uomini sembravano seguire le orme degli dei. Dalle rive di Cartagine, consacrata a Venere, prende avvio un viaggio che non è soltanto umano. È il riflesso, quasi un’eco, del grande cammino di Enea, che dalle coste d’Africa guardava verso l’Ausonia, sospinto dal fato e dalle tempeste.  Gli sposi raccontati da Draconzio in età vandala percorrono lo stesso itinerario che un tempo condusse Enea tra tempeste e approdi, tra la paura del naufragio e l’approdo salvifico. Ora, quel viaggio si rovescia: non più fuga e destino, ma promessa e unione.  E allora il mito si anima. Dalle profondità del Mare Sardo emergono le creature antiche: le Ninfe del mare, i Tritoni, le Nereidi. Intorno a loro si raccoglie la corte di Forco, e persino i mostri degli abissi si fanno festosi, come chiamati a celebrare un’unione che riguarda non solo gli uomini, ma l’ordine stesso del cosmo.  Tra le onde, su un delfino inquieto, appare Galatea; le acque si accendono di luce quando Venere sorride, mentre il giovane Cupido, sospeso tra cielo e mare, sparge rose e ferite, dolcezza e fuoco, mescolando amore e pericolo come miele e veleno.  Ancora una volta è Venere, madre e guida, a rivolgersi a Eolo: placa i venti, distendi il mare, rendi lisce come marmo le acque azzurre. Così la nave potrà avanzare sicura, senza tempesta, verso i lidi della Sardegna, ut ratis incolumis Sardorum litora tangatt.

Del restp il mare non è mai soltanto acqua: è memoria viva di presenze divine. Le rotte si piegano verso le isole Eolie, là dove regna Eolo, custode dei respiri del mondo, e dove ancora si aggira l’ombra primordiale di Forco, signore degli abissi e dei mostri.

Del corteo che accompagna l’incontro di Venere-Cipride e di Eolo ad occidente delle Eolie e nel tragitto verso Carales fanno parte le Ninfe del mare (pelagi Nymphae di v. 146), i Tritones, al servizio delle Nereidi, in un coro spumeggiate, e i clienti di Forco (Forcique clientes) e ogni altro terribile mostro che, nascosto dalle profondità dei gorghi, emergerà a esultare tra le creste delle onde del Mare Sardum; sedendo tra costoro su di un minaccioso delfino, Galatea (una delle figlie di Nereo e Doride) spruzzerà d’acqua Nettuno; al grondare del liquido egli avrebbe scrollato il capo e la barba, tra i sorrisi di Dione. Mentre Cupido, l’alato figlio di Venere, svolazzando sul mare con le ali, già spargendo ingannevolmente rose, scaglia però frecce infuocate sui compagni marini ed infiamma, implacabile, le fredde acque del mare, affinché gli elementi naturali vengano a unirsi a nozze. Il corteo di Forco appartiene ad un’antichissima tradizione letteraria, che tocca il Tirreno e la Sardegna orientale:  come è noto Caralis (oppidum e promontorium) nella Geografia di Tolomeo è collocata sulla costa orientale della Sardegna, a una longitudine di 32° e 30’ ad E dalle Isole Fortunate e ad una latitudine dall’equatore di 36°. Basterà aver fatto un cenno a questo aspetto, che naturalmente richiederebbe ben altro approfondimento. Così come osserveremo, en passant, la vitalità del repertorio mitologico classico in un’opera scritta da un poeta cristiano.

Non è solo un viaggio: è un passaggio rituale. Dalle coste africane a quelle sarde, attraverso la Sicilia e le isole del vento, si rinnova una geografia sacra già percorsa da eroi e dei. Le antiche rotte dei Fenici e dei Cartaginesi si intrecciano con i culti di Astarte e di Ercole, che uniscono idealmente Erice, Cartagine, Nora e Lilibeo in un unico orizzonte mitico.  Così, nel viaggio degli sposi, rivive un Mediterraneo arcaico e incantato: un mare attraversato non solo da navi, ma da memorie divine;
un mare in cui ogni approdo è anche un ritorno, e ogni unione umana ripete, in forma lieve e mortale, l’eterno incontro tra gli dei.

Nel grembo antico del Mediterraneo, dove il mare conserva il respiro degli dei e il sale è memoria, le rotte degli uomini non sono mai soltanto vie: sono richiami, echi, promesse.

Da Cartagine, consacrata all’amore e al desiderio, si leva una nave come un voto affidato alle acque. Non è solo un viaggio: è un ritorno segreto, un riflesso capovolto del destino di Enea, che un tempo approdò a queste rive sospinto dal fato. Ora, invece, dal suolo africano si parte, lasciando alle spalle il fuoco delle origini per inseguire un orizzonte che profuma di promessa.

Il mare si apre, ma non è mai vuoto. Tra Sicilia e Sardegna, tra le vene profonde delle acque e il respiro dei venti, si destano presenze antiche.

Nelle isole sospese del vento, dove dimora Eolo, l’aria trattiene il fiato, come in attesa di un comando. E più giù, dove la luce si dissolve nell’abisso, regna Forco, custode di ciò che è informe e segreto, padre di meraviglie e di paure. Ma oggi il mare non è ostile. Oggi il mare celebra.

Ma ogni rotta conduce oltre.
Oltre le isole, oltre il mare, verso la terra promessa di Lazio, dove un tempo si compì il destino di Enea e dove ogni viaggio trova compimento. E allora tutto si ricompone.

Cartagine e Lazio, Sicilia e Sardegna non sono più distanze, ma note di un unico canto. Le vie dei Fenici, i sogni degli eroi, i passi degli dei: tutto si intreccia in un’unica trama luminosa. Nel viaggio degli uomini rivive quello degli dei.
Nel loro approdo, un’antica memoria si rinnova.

E il mare, eterno testimone, custodisce ogni promessa — trasformando ogni partenza in un mito, ogni incontro in un destino, ogni amore in qualcosa che, per un istante, somiglia all’eternità.

(A.Mastino, L’amore coniugale nella Sardinia vandala: le roselline di Sitifis e l’erba sardonia simbolo poetico dell’unione tra Ioannes e Vitula. Nota sui rapporti artistici tra il regno vandalo africano e la più grande delle sue province transmarine, in Deputazione di Storia Patria per la Sardegna, Studi in memoria di Renata Serra, a cura di L. D’Arienzo, I, Cagliari 2023, pp. 163-178).