- Uselis colonia Iulia Augusta
Fu Augusto a concedere lo statuto di colonia Iulia Augusta ad Uselis, al margine orientale di quello che sarebbe diventato in età medioevale il Regno di Arborea: il centro, così come Valentia, esisteva già dal II secolo a.C. con la qualifica probabilmente di civitas peregrina, collocata sul pianoro di arenarie a monte dell’odierno centro di Usellus, nella Sardegna centro-occidentale interna, al piede orientale del Monte Arci[1]: a determinarne la nascita furono esigenze sostanzialmente militari, in funzione della necessità del controllo delle popolazioni dell’interno[2]. Al momento iniziale della fondazione si ascrivono anfore vinarie Dressel 1 e vasellame da mensa in Campana A e B, ceramica di tradizione punica e, soprattutto, un epitafio inciso su una lastra di marna locale, relativo a un P. Vilius, Vami (filius?), che per le caratteristiche paleografiche può datarsi entro la fine del II secolo a.C. (AE 1998, 669).
Le esigenze militari alla base del primitivo stanziamento romano erano evidenti ancora alla metà del I secolo a.C., allorquando Varrone nel suo De re rustica (1, 16, 2) lamenta il rischio nella coltivazione di agri egregii, quali quelli in Sardinia […] prope Ou‹s›elim, a causa dei latrocinia vicinorum[3].
Secondo l’emendamento di Luigi Polverini della formula provinciae Sardiniae di Plinio il Vecchio lo statuto coloniale di Uselis vi sarebbe registrato: colonia autem U‹selita›na ‹et› quae vocatur ad Turrem Libisonis. Se l’ipotesi cogliesse nel segno si potrebbe pensare che, intorno al 46 a.C., la città avesse ricevuto da Cesare il beneficio di uno status particolare, forse quello di municipium latino, eventualmente elevato al rango di colonia Iulia Augusta Uselis da Augusto, non sappiamo se onoraria o, come appare più probabile, dedotta[4]. L’ipotesi è francamente debole, sia per la rettifica del testo pliniano, sia per l’ipotesi di uno statuto intermedio di municipio per decisione di Cesare.
Il cognomentum Iulia Augusta della Colonia Iulia Augusta Uselis risulta da una tabula patronatus del 158 d.C. recentemente riedita da Elena Cimarosti (CIL X 7845)[5], mentre Tolomeo, pur nell’erronea collocazione sulla costa occidentale tra le foci del fiume Thyrsos e quelle del fiume Ieròs (Flumini Mannu, presso Neapolis), registra semplicemente lo statuto coloniale: Ousellìs polis, kolonía (III, 3, 2).
I magistrati della colonia erano IIviri, come desumiamo dall’attestazione di un L. Fabriciu[s] Faustus IIvir q(uin)q(uennalis) della colonia di Uselis(CIL X 7845). A Uselissono stati riferiti da Michel Grant anche i IIviri q(uinquennales) M. Vehil(ius) Tus[cus?] e [-] Turpil(ius) Prisc(us?) documentati in un’emissione locale di età augustea attribuita alla stessa Uselis, ipoteticamente dotata secondo Grant dello status di municipium[6].
Gli organismi della colonia non sono documentati, benché la tabula patronatus citata si riferisca indirettamente a un deliberato dell’ordo decurionum di Uselisevocando l’hospitium fatto con il patronus da un lato e la cooptazione all’interno del senato cittadinodello stesso patronus dall’altro, all’interno di una categoria speciale dell’album municipale. La controparte era rappresentata dall’hospes e patronus Marcus Aristius Rufiinus Atinianus che stipulò l’hospitium con il populus della colonia ossia, verosimilmente, con il populus uselitano riunito nelle proprie sezioni di voto (forse le curiae, come nella quasi coeva Colonia Iulia Turris Libisonis).
Vengono citati, a parte il duoviro, anche due probabili decurioni della città, Sex(tus) Iunius Cassianus, C. Asprius Felix. Tra gli officiales della colonia solo lo scrib(a), C. Antistius Vetus[7]. Piuttosto che scribi, si tratterebbe dunque di due decurioni nominati come legati del senato cittadino, assistiti da un unico scriba, il terzo, chepotrebbe essere un discendente del C. Antistius V[etus?] titolare di un sepulchrum familiae innalzato agli optimi parentes e ai propri posteri nel I secolo d.C. in una necropoli di Uselis(CIL X 7846). Il C. Antistius V[etus?] potrebbe, a sua volta, essere stato un congiunto di un liberto di uno degli Antistii Veteres di Gabii, che diedero sette consoli tra il I secolo a.C. e il I d.C., tra cui il C. Antistius Vetus consul suffectus nel 30 a.C. e legatus di Augusto nella guerra contro i Cantabri nel 25 a.C. e il proprio figlio omonimo consul nel 6 a.C. Un C. Antistius Vetus potrebbe essere stato, infatti, connesso, nell’ambito della politica augustea in Sardegna, alla stessa deduzione della colonia di Uselis.
La tabula patronatus rinvenuta a Cagliari in Viale Merello oggi all’Antiquarium Arborense di Oristano (CIL X 7845 ) si riferisce al decreto di cooptatio emanato dal Senato uselitano, durante il principato di Antonino Pio, il I settembre 158 (Sex(to) Sulpicio Tertullo, Q(uinto) Tineio Sacerdote co(n)s(ulibus), K(alendis) Sept(embribus)), in forza del quale un personaggio non altrimenti noto, M. Aristius Rufinus Atinianus, ossia un Atinius forse ostiense adottato da un M. Aristius, residente a Carales, fu cooptato come patrono della colonia[8]; Marco Aristio Rufino Atiniano, dal canto suo, ricevette in fidem clientelamque il populus della colonia, i figli e i discendenti. Dell’atto si incisero gli estratti su due tabulae aereae, una delle quali, perduta, dovette essere affissa nella curia di Uselis, mentre l’altra fu inviata alla residenza del patronus mediante una ambasceria, i cui esecutori (legati) furono il duoviro quinquennale Lucio Fabricio Fausto, i due decurioni Sesto Giunio Cassiano, Gaio Asprio Felice e lo scriba Gaio Antistio Vetere. Il testo è stato collocato tra le tabulae hospitales et patronatus di tipo provinciale[9].
Il gentilizio del patrono (Aristius) è stato messo in rapporto con gli antroponimi punici Aristo[10] e Aris della ciceroniana Pro Scauro[11], già documentati in Sardegna: il gentilizio di origine punica si legherebbe bene con il cognome Rufinus[12]: il tutto ci porta a confermare un’origine caralitana per il patrono, imparentato con il quattuorviro del municipio di Nora alla fine dell’età repubblicana [-]Aristius Rufus IIIIv[ir] di AE 2006, 520.
La pertica di Uselis dovrebbe corrispondere alla diocesi medievale di Usellus, comprendente la Parti Usellus, la Marmilla e la Part’e Montis, ossia il settore interposto tra il Monte Arci e la Giara di Gesturi[13]. In origine è probabile che la pertica comprendesse anche a nord-est la curatoria del Barigadu, sulla riva sinistra del Tirso[14], con le Aquae Ypsitanae poi Forum Traiani. Il territorium era dunque limitato a oriente dall’ager della civitas di Valentia (Nuragus), a sud da quello Caralitanus, a ovest dall’ager Neapolitanus e a nord dal territorium di Othoca.
Per quanto attiene il regime giuridico della pertica di Uselis, l’ager assegnato alla colonia doveva essere diviso in pagi, una suddivisione territoriale attestata per l’intera Sardegna in una constitutio di Giuliano del 363[15] e relativa ai pagi, ossia alla rustica plebs della Sardinia, e specificatamente per il settore meridionale del territorio uselitano da un’iscrizione rinvenuta di recente a Lasplassas[16]. Noi oggi sappiamo che il territorio di una colonia era suddiviso in pagi, circoscrizioni territoriali intorno ad un vicus, abitati da stipendiarii veteres (come a Las Plassas) o da coloni romani (in Africa abbiamo studiato il caso di Uchi Maius): a dimostrarlo basterebbe dare uno sguardo agli angusti ambiti territoriali dei comuni della provincia di Oristano, in particolare in Marmilla, con tanti piccoli comuni, uno dei quali si chiama Pau (da pagus). A ciò si aggiunga l’epigrafe, del I secolo d.C., posta dai pagani Uneritani per commemorare la costruzione e l’inaugurazione del templu[m] I(ovis) O(ptimi) [M(aximi)], in piena Marmilla, alla base del colle dalla caratteristica forma di mammella che dà il nome alla sub-regione (AE 2002, 628). Evidentemente i peregrini Uneritani incorporati nel territorio della pertica erano stati incardinati in uno dei pagi (circoscrizioni territoriali) che componevano l’ager uselitano che arrivava a Sud fino al Rio Mannu, con un capoluogo, forse dotato dello status di vicus, organizzato intorno ad un tempio di Iuppiter, diretta emanazione del culto principale della colonia, prestato nel capitolium di Uselis.
Il documento epigrafico scoperto a Las Plassas ci porta indietro nel tempo, alle origini dell’organizzazione paganica in Sardegna, probabilmente nel I secolo d.C., comunque in epoca precedente alla constitutio Antoniana de civitate di Caracalla e dunque alla generalizzata diffusione della cittadinanza romana nella provincia; e ci porta in un’area, a ridosso della Giara di Gesturi, che geograficamente gravitava sulla colonia Iulia Augusta Uselis, piuttosto che su Neapolis[17], area nella quale forse la toponomastica moderna conserva sorprendentemente una traccia eloquente dell’originaria suddivisione in pagi: la forma attuale del nome del villaggio di Pau, alle pendici orientali del Monte Arci, in direzione di Usellus, di Ales e di Zeppara, forse è l’esito finale (che conosciamo attraverso i passaggi medioevali), del termine pagu(m), con la lenizione della –g– intervocalica, che si manifesta documentariamente nel volgare isolano nel corso del XII secolo[18]; del resto già Giovanni Lilliu aveva elencato alcuni toponimi rurali che potrebbero contenere «riflessi di civiltà e organizzazione rurale romana»: Pau (che deriverebbe appunto da pagum, «con decurtazione della -m dell’accusativo»), Simala (forse collegato ai Semilitenses di Sanluri), Luna Matrona, Ussaramanna (che deriverebbe da Upsara Magna) e Baressa (con suffisso analogo a quello presente nel toponimo Aquae Hypsitanae)[19]. Si tratterà di accertare se l’organizzazione paganica sia stata introdotta dai Romani solo in alcune aree della Sardegna, in particolare nei territori delle coloniae civium Romanorum, nell’area delle assegnazioni viritane a proletari o militari immigrati, oppure se raggruppasse distretti territoriali e comunità locali originarie, eredi dell’amministrazione punica, secondo uno dei diversi modelli dei pagi africani, i pagi stipendiariorum, per quanto come è noto il termine pagus copra realtà istituzionali alquanto differenti, nelle diverse province ed in Italia, a seconda delle epoche[20]; la costituzione di Giuliano recentemente studiata sembrerebbe sottintendere un’organizzazione paganica diffusa, relativa a tutto il territorio isolano. Cesare Letta ha osservato che «il punto di aggregazione del pagus era di norma un santuario, intorno a cui dovevano organizzarsi l’attività economica (fiere e mercati) e quella amministrativa (assemblea del pagus, elezione dei suoi magistrati)»; e ciò spiegherebbe come mai «la stragrande maggioranza delle opere pubbliche curate dai magistrati del pagus o comunque in esecuzione di delibere del pagus riguardi un santuario e i suoi annessi, senza che si debba necessariamente supporre che il pagus avesse competenze esclusivamente religiose»[21]; si spiega la «funzione aggregativa» dei santuari rurali, moltissimi dei quali erano dedicati a Giove oppure, meno frequentemente, ad Ercole, isolati o collocati entro uno dei vici del territorio[22].
All’estremità settentrionale della pertica poteva esservi il pagus degli Ypsitani, incentrato sul vicus (?) di Aquae Ypsitanae, da Traiano trasformato in Forum Traiani ed entro l’età severiana dotato dello statuto di civitas e, di conseguenza, distaccato dal territorium uselitano. Si tratta di uno degli ultimi fora costituiti in tutto l’impero[23]. A connotare l’originario rapporto tra l’area fordongianese e la colonia di Uselissta l’attestazione di liberti C. Iulii in un epitafio del I secolo d.C. di Allai (AE 1993, 847) e probabilmente l’iscrizione da San Lussorio (Fordongianus), del I secolo d.C., forse di età augustea, commemorativa di un atto (fec(it)) del [proc]o(n)s(ul) [—]rius Ca[—], con l’intervento di un organismo (l’ordo?) della [col]onia, verosimilmente di Uselis (AE 1999, 804)[24].
Nei pagi del territorio uselitano doveva sussistere la componente indigena che andava romanizzandosi, come desumiamo ad esempio dall’iscrizione commemorativa di una costruzione monumentale, forse un tempio, nella località di Genna Angius di Curcuris, curata, durante il principato di Nerone, nel 62 d.C. (sotto il consolato di Publio Mario Celso e Lucio Afinio Gallo), a loro spese, da una serie di personaggi, caratterizzati dal nome unico, prevalentemente di tipo encorico (Mislius, Cora[—], Benet(u)s, Celele, F[—], Bacoru(s), Sabdaga, Obrisio) (ILSard. I 176). Ancora da Assolo (8 km a sud-est di Uselis) è documentata una schiava indigena [A]mocada, ver(na) di un [H]ebennus, (CIL X 7848) e una donna dal limpido nome latino Iunia So[—] (CIL X 7849).
Se la colonia venne effettivamente dedotta si dovrebbe ritenere che una parte della pertica venisse adsignata ai coloni, cives Romani, che dovevano costituire il populus della colonia. A Uselisle testimonianze onomastiche parrebbero, almeno per l’età della colonia, tutte di tipo romano: sono attestati i gentilizi Antistius, Asprius, Fabricius, [I]ulius (ma in questo tratto siamo di fronte a un incola, nativo della colonia Aelia Uticensium, nell’Africa Proconsularis)[25], Iunius. I cognomina sono [A]lma, Cassianus, Faustus, Felix, Lu[ca?]nus, Vetus.
Alle porte della colonia augustea di Uselis si trovava la civitas di Valentia, fondata forse da Marco Cecilio Metello nel 111 a.C., divenuta prefettura in età imperiale, amministrata da un praefectus iure dicundo nominato dai IIviri della colonia di Uselis, con una pertica ben distinta da quella della colonia nel corso del I secolo d.C. (AE 2007, 692 = 2013, 641): Liberi Patris iussu / M(arcus) Arrecinus Helius, praefectus / civitat(is) [Va]ḷẹ[n]ṭinae, / pecunia / [sua] restituit. [26]
La recentissima scoperta di due miliari di Albagiara e Ruinas ha rivelato, per la prima volta, l’esistenza di una via a Karalis, costituita al più tardi nel 46 d.C., diretta, attraverso Uselis, verso le Aquae Ypsitanae, ossia l’area termale sul Tirso che rappresentava la stazione terminale anche della via a Turre. I XLIIX milia passuum del miliario di Albagiara-Santu Luxiori (AE 2002, 629) dovevano corrispondere, probabilmente, all’area dell’odierno paese di Albagiara, a circa un miglio a est da Uselis, sicché è da ammettere che la via a Karalis, raggiunto il sesto miglio a Sestu, seguisse la piana campidanese sino all’area sardarese, puntando quindi verso nord-est, attraverso Simala, sino a Uselis, con una percorrenza di 49 miglia complessive da Karalis, circa 72,6 km. Da Uselis ad Aquae Ypsitanae la via doveva proseguire verso il territorio di Mogorella, penetrando quindi nell’agro di Ruinas, lungo la via che passa al Nuraghe Friarosu, a Santu Teru, al piede occidentale del Monti Ironi, in località Cumbid’e Monti, dove insisteva la colonna del cinquattottesimo miglio a Karalis, ossia 86 km. Le Aquae Ypsitanae si raggiungevano, presumibilmente, con un percorso ulteriore di 8 miglia (circa 11,8 km), lungo l’antica via comunale Ruinas-Allai. Una seconda via, attraverso le vallate del Flumini Mannu e del Riu Mogoro, conduceva da Uselis a Neapolis, come documentato dai resti viari e da un miliario della [via quae a Neapoli ducit Us]ellum usq(ue) (CIL X 8008), rinvenuto a Neapolis[27].
Uselis è ubicata su un’altura calcarea livellata (quote da 274 a 289 m), con un rilievo centrale (303 m); i fianchi del colle furono delimitati da una cinta muraria trapezoidale di 900 m di sviluppo lineare[28]. Delle mura urbiche residuano i piani di posa e una serie di blocchi parallelepipedi di calcare e arenaria della lunghezza di 2 pedes. Ai piedi del settore più elevato si evidenzia una struttura rettangolare in blocchi squadrati, forse una torre. A nord-ovest del rilievo maggiore si è individuata una struttura, forse pubblica, in blocchi squadrati, basi modanate di pilastri, intonaci dipinti in rosso e giallo e frammenti di statue panneggiate in marmo bianco. Un edificio con mosaico policromo venne individuato nel 1964 ma andò distrutto. Una struttura termale a nord della chiesa romanica di Santa Reparata è stata segnalata in base al rinvenimento di tegulae hamatae. Edifici di età imperiale in opus vittatum mixtum sono riconoscibili nel settore più elevato dell’abitato, presso il serbatoio idrico. I laterizi recano, talvolta, anche bolli di possibile produzione locale (L. Agil(—) Anie(—), EDCS-58200021) noto anche a Turris Libisonis; Maevius Felix, attestato pure nel territorium di Valentia; Marcianus, P[ate]rculus, f(iglina) Roc[—], L. Volusius). La necropoli romana era localizzata nella fascia collinare a sud della città, che si estende da Sa Roia de is Bingias e Santu Perdu fino a Munisteni. L’insediamento antico durò ampiamente nell’area sino a età bizantina avanzata, forse accentratosi nell’area sud-occidentale, dove si costituì nel Medioevo la chiesa di Santa Reparata, su un precedente edificio. Nel territorio uselitano le testimonianze paleocristiane sono numerose, dall’ecclesia di Santa Lucia, di età vandalica, al San Saturnino di Baressa, al possibile San Lussorio di Albagiara.
[1] Vd. R. Zucca, Storia e archeologia dell’Arci-Grighine nell’antichità, (Quaderno didattico-1, 1997), s. l., 1997.
[2] Vd. A. Mastino, R. Zucca, Urbes et rura. Città e campagna nel territorio oristanese in età romana, in Oristano e il suo territorio, 1, Dalla preistoria all’alto Medioevo, a cura di Pier Giorgio Spanu e Raimondo Zucca, Carocci, Roma 2011, pp. 555-560. In precedenza sullo statuto giuridico e la storia di Uselis cfr. E. Usai, R. Zucca, “Colonia Iulia Augusta Uselis”, in Studi Sardi, XXVI, 1981-85 (a. 1986), pp. 303-342; R. Zucca, in A. Mastino (cir.), Storia della Sardegna antica, Maestrrale, Nuoro 2007, pp. 291-295; F. Porrà, Considerazioni su Uselis, città della Sardegna romana, in C. Del Vais ed., Epi oinopa ponton. Studi sul Mediterraneo antico in ricordo di Giovanni Tore, S‘Alvure, Oristano 2012, pp. 649-657.
[3] C. Cichorius, Historische Studien zu Varro, in Id., Römische Studien, Stuttgart 1961, p. 205. Riguardo all’Oeliem di Varrone (de Re Rustica, I, 16,2) secondo M. Bonello Lai, Sulla localizzazione delle sedi di Galillenses e Patulcenses Campani, in La Tavola di Esterzili. Il conflitto tra pastori e contadini nella Barbaria sarda, Sassari 1993, pp. 57 ss. andrebbe identificata con la regione del Parteolla attorno a Dolianova; oppure con Olbia invece secondo A. Mastino, in M. Bonello, A. Mastino, Il territorio di Siniscola in età romana, in AA.VV.,Siniscola dalle origini ai nostri giorni a cura di E. Espa, Il Torchietto, Ozieri 1994, pp. 164 s.
[4] L. Polverini, Una lettera di Borghesi a Niebhur (e l’iscrizione CIL X 7845), in Imperium Romanum. Studien zu Geschichte und Rezeption. Festschrift für Karl Christ zum 75. Geburstag, P. Kneissl, V. Losemann edd., Stuttgart 1998, p. 580.
[5] E.. Cimarosti, CIL X 7845: proposte da una rilettura autoptica. in ‘Voce concordi.’ Scritti per Claudio Zaccaria, Antichità Altoadriatiche, LXXXV, a cura di Fulvia Mainardis, Trieste 2016, pp. 205-216. Vd. N. Díaz Ariño, E. Cimarosti, Las tabulas de hospidalidad y patronato, “Chiron”, 46, 2016, pp. 319-360.
[6] M. Grant, From Imperium to Auctoritas, Cambridge University Press, Cambridge 1969, pp. 149 ss.; 205 ss.: E. Piras, Le monete della Sardegna dal IV secolo a.C. al 1842, Sassari 1996, p. 69.
[7] Diversamente la Cimarosti, che pensa a tre scribae: ma un’eventuale presenza di ben tre scribi appare del tutto superflua.
[8] Il nome è ora emendato dalla Cimarosti, CIL X 7845: proposte da una rilettura autoptica cit. p. 211 (Rufinus e non Balbinus). L’emendamento non è accolto da C. Bogazzi, in EDR 155204.
[9] F. Beltrán Lloris, Hospitium municipal y civitas honoraria. Una relectura de la tésera de hospitalidad de Herrera de Pisuerga, in “Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik”, 181, pp.245-259.; vd. pure Ch. Badel, P. Le Roux, Tessères et tabulae dans l’espace domestique, in L’écriture dans la maison romaine, a cura di M. Corbier et J.-P. Guilhemb, Paris 2011, pp. 167-188.
[10] F. Porrà, Karales: analisi del processo di promozione a città romana, in “Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari”, 25 (62), 2007, p. 55 e n. 49.
[11] P. Floris, Sintesi sull’onomastica romana in Sardegna, in L’Africa Romana. I luoghi e le forme dei mestieri e della produzione nelle province africane, Atti del XVIII Convegno distudio (Olbia, 11-14 dicembre 2008), III, a cura di M. Milanese, P. Ruggeri e C. Vismara, pp. 1708 s.
[12] Cimarosti, CIL X 7845: proposte da una rilettura autoptica cit. p. 212.
[13] R. Zucca, Parti Usellus, Dizionario storico-geografico dei Comuni della Sardegna, IV, Sassari 2008.
[14] A.M. Cossu, Iscrizioni di età romana dal Barigadu, in L’Africa Romana X, Civitas. L’organizzazione dello spazio urbano nelle province romane del Nord Africa e nella Sardegna, Atti del X Convegno di studio, Oristano, 11-13 dicembre 1992, Archivio Fotografico Sardo, Cagliari 1994, pp. 973-1012.
[15] Cod. Theod. VIII, 5, 16 (datato al 25 novembre 363, dunque dopo la morte di Giuliano).
[16] A. Mastino, “Rustica plebs id est pagi in provincia Sardinia: il santuario rurale dei Pagani Uneritani in Marmilla”, in Poikilma. Studi in onore di M.R. Cataudella in occasione del 60° compleanno, a cura di S.M. Bianchetti, Firenze, 2001, pp. 781-814 (con un’appendice di Giovanni Lilliu su L’archeologia di Las Plassas, pp. 808-814). Vd. anche G. Serreli, Las Plassas, Le origini e la storia, Tipografia 3 Esse, Serramanna 2000, pp. 45 ss.
[17] Vd. E. Usai, R. Zucca, Colonia Iulia Augusta Uselis, “Studi Sardi”, XXVI, 1981-85 (a. 1986), pp. 303 ss.
[18] Debbo l’osservazione a G. Paulis. Vd. già M. Pittau, I nomi di paesi, città, regioni, monti e fiumi della Sardegna, Cagliari 1997, p. 156, con le attestazioni medioevali della forma Pau, a partire dal Condaghe di Bonarcado. Dubbi sono stati recentemente espressi da H.-J. Wolf, Recensione al volume di Pittau, I nomi di paesi cit. nella «Rivista italiana di onomastica», V,1, 1999, pp. 172 ss.
[19] G. Lilliu, Siddi. Tomba romana imperiale in contrada Is Arroccas di Codinas, «Nsc» 1940, p. 253 n. 5.
[20] Vd. G. Ch. Picard, Le pagus dans l’Afrique romaine, «Karthago. Revue d’archéologie africaine», XV, 1969-70, 3 ss.; G.I. Luzzatto, Nota minima sulla struttura dei pagi nell’Africa romana, in Festschrift Pan. J. Zepos, Atene-Friburgo-Colonia, 1973, pp. 527 ss.
[21] C. Letta, L’epigrafia pubblica di vici e pagi nella Regio IV: imitazione del modello urbano e peculiarità del villaggio, in L’epigrafia del villaggio, Forlì 27-30 settembre 1990, atti a cura di A. Calbi, A. Donati e G. Poma, Faenza 1993, pp. 35 s.
[22] Vd. C. Letta, I santuari rurali nell’Italia centro-appenninica: valori religiosi e funzione aggregativa, «MEFRA», 104, 1, 1992, 109-124: si veda in particolare, 117 e n. 45 con l’elenco di ben 24 santuari paganici di Giove e di 20 santuari di Ercole.
[23] C. Crespo Cabillo, Los “fora” de la época imperial: los ejemplos alpinos y sardos, “Veleia”, 26, 2009, pp. 287-295.
[24] C. Farre, Geografia epigrafica delle aree interne della Provincia Sardinia, Ortacesus 2016, pp. 110-111, n. FOR012.
[25] CIL X, 7846, cfr. A. Mastino, Le relazioni tra Africa e Sardegna in età romana, “Archivio Storico Sardo”, 38, 1995, p. 24.
[26] A. Forci, R. Zucca, M. Arrecinus Helius praefectus civitat(is) [Va]le[n]tinae, “Epigraphica”, 69, 2007, pp. 209-239; P. Floris, Nota sul centro romano di Valentia in Sardegna, “Epigraphica”, 71, 2009, pp. 133-160; A. Forci, L’epigrafe di Marcus Arrecinus Helius. Atti della Giornata di studi, Senorbì 23 aprile 2010, Senorbì 2011, p. 29 sg.; Id., “L’epigrafe di Bau Tellas (Senorbì-Cagliari): prime attestazioni della gens Arrecina e del culto di Liber Pater in Sardegna”, in L’epigrafe di Marcus Arrecinus Helius. Esegesi di un reperto: i plurali di una singolare iscrizione, a cura di A. Forci, Atti della Giornata di studi (Senorbì, 23 aprile 2010), Ortacesus, Sandhi, 2011, pp. 29-60; P. Floris, “Riflessioni sul centro di Valentia nella Sardegna romana”, in L’epigrafe di Marcus Arrecinus Helius. Esegesi di un reperto: i plurali di una singolare iscrizione, Atti della Giornata di studi (Senorbì, 23 aprile 2010), a cura di Antonio Forci, Sandhi, Senorbì 2011, pp. 61-74.
[27] Sulla viabilità R. Zucca, Le Civitates Barbariae e l’occupazione militare della Sardegna: aspetti e confronti con l’Africa, in L’Africa Romana, V, Sassari 1988, pp. 361 ss.; C. Del Vais, Note sulla viabilità a Nord di Usellus (Oristano), Atlante tematico di topografia antica, 3, 1994, pp. 107 ss.; G. Tore, C. Del Vais, Recenti ricerche nel territorio di Usellus, in L’Africa Romana, XI, Sassari 1996, pp. 1055-1065; R. Zucca, Due nuovi milliari di Claudio e la data di costruzione della via a Karalis in Sardinia, «Epigraphica», 64, 2002, pp. 57 ss.
[28] Per la topografia di Uselis cfr. Usai, Zucca, Colonia Iulia Augusta Uselis, cit., pp. 318 ss.

