Seminario ISPROM Betlemme e Sassari città della pace, Intervento conclusivo di Attilio Mastino
Sassari, Consiglio Comunale, 28-29 novembre 2025
Signor Presidente del Consiglio, Cari amici,
desidero concludere questo seminario nella Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese portando il saluto del direttore dell’ISPROM Pierangelo Catalano cittadino onorario di Betlemme, del Comitato organizzatore composto anche da Romina Deriu, Paolo Fois, Giovanni Lobrano, Marie Rose Mezzanotte, Giuliano Mion, Francesco Nuvoli. E ringraziare per lo straordinario lavoro svolto l’impareggiabile Lavinia Rosa, Karam Faiyad, Claudio Casu, Santino Casu, Giuseppina Corda, oltre alle interpreti Marianna Lunesu e Annabelle Peretti con Artevideo e MedServices. E poi il Comune di Sassari con il sindaco Giuseppe Mascia, l’Assessore Nicoletta Puggioni, la segretaria generale Giovanna Solinas Salaris e il Comandante Alberto Giovanni Serra, con quasi tutti i funzionari della Presidenza del Consiglio e dell’Ufficio del Sindaco mobilitati per questa occasione speciale, che è stata resa possibile grazie al contributo del Comune e della Fondazione di Sardegna.
Pochi mesi fa Silvano Tagliagambe ha pubblicato per i suoi 80 anni Il Mediterraneo dentro. La Sardegna tra memoria e avvenire, che abbiamo recentemente segnalato al Premio Grazia Deledda. È un libro che invita a risvegliare, a far rivivere e valorizzare la coscienza mediterranea di cui siamo eredi: una coscienza ancora presente nel nostro universo interiore, ma che rischia di andare perduta. È venuto il momento di renderci conto che la struttura del tempo fa sì che tutto quanto ci appare presente sia debitore della pulsione originaria proveniente da queste acque, che sono state storicamente il crocevia delle culture europee, dell’Asia occidentale, del Nord Africa. Da questo mare, laboratorio in cui si sono formate le grandi concezioni religiose, filosofiche e scientifiche dell’umanità, è nata la civiltà. Tagliagambe ritorna con emozione alla filosofia antica e sogna un nuovo tempo mediterraneo, fondato sulla tolleranza e sul rispetto, sul pluralismo e sul valore delle diversità: un Mediterraneo dove il mare non sia più una frontiera, ma la piazza comune dell’incontro tra i popoli. Eppure, come ammonisce Edgar Morin, <<i futuri impensabili del nostro passato sono diventati i futuri impensabili del nostro presente>>. Viviamo un tempo in cui il dialogo sembra dissolversi, e proprio per questo dobbiamo tornare a interrogare la storia, a leggere il mare come memoria e come destino. L’autore è convinto che occorre cambiare la percezione del mondo antico e i modelli interpretativi stessi delle civiltà passate, spesso inadeguati, con la <<coscienza di una lontananza, di un distacco, che però ci interroga continuamente sul nostro presente>>: dunque dobbiamo riscoprire la modernità della storia mentre il mondo conosce una crescente tensione tra multilateralismo e multipolarismo o transazionalismo – l’espressione è di Alexander Stubb, Presidente della Finlandia, alla recentissima 80ª Sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite. Il multilateralismo è un ordine basato sullo Stato di diritto. Il transazionalismo è una politica estera guidata dagli interessi, in cui si diversificano le relazioni con più attori.
Vorrei, in apertura, invitarvi a guardare lontano il futuro delle città mediterranee, di entrambe le rive, la Nord e la Sud: per i prossimi decenni vorremmo che urbanisti, sociologi, studiosi progettino città antifragili e resilienti come quelle sognate da Nassim Nicholas Taleb, che non possono essere immaginate senza partire dalla profondità della storia e dalla complessità delle culture diverse: perché la diversità, nel Mediterraneo, non è una minaccia: è un valore fondativo.
In questi due giorni abbiamo lavorato con tanti graditissimi ospiti tentando di descrivere l’impegno dell’ISPROM — Istituto di Studi e Programmi per il Mediterraneo (con sede a Sassari) — nelle politiche, nei progetti e nelle attività finalizzate alla promozione della pace nel Mediterraneo, con un approfondimento sulle iniziative che hanno riguardato Betlemme, la Palestina, il Libano, partendo dal volume che abbiamo presentato ieri curato da Pierangelo Catalano, Karam Fayad, Marie-Rose Mezzanotte, Elias Naddaf e Lavinia Rosa su Betléem et le role international des villes pour la paix, pensando sempre alle parole di Giorgio La Pira (anch’egli cittadino onorario di Betlemme dal 1961) e descrivendo i risultati concreti raggiunti, i Seminari, i colloqui, le Conferenze promosse col Comitato Sardo Pro Betlemme.
La discussione portata avanti in questa solenne aula consiliare di Palazzo Ducale, grazie all’impegno del Comune e del Presidente della Fondazione di Sardegna on.le Giacomo Spissu, ha dimostrato che è necessario prendere coscienza della complessità dei problemi che abbiamo di fronte, sia per la ricostruzione storica, sia per lo sforzo condiviso di mettere in contatto mondi diversi partendo dalle identità plurali del Mediterraneo,
Ieri il Presidente del Consiglio Comunale Mario Pingerna ha dato avvio ai nostri lavori, che sono stati aperti dal Presidente dell’ISPROM on.le Franesco Sanna, dal Sindaco di Sassari Giuseppe Mascia, dal Sindaco di Betlemme Maher Nicola Canawat, con quella cerimonia toccante che ci ha fatto capire la vicinanza, le attese, le responsabilità di ciascuno di noi per il futuro della Terra Santa. Del resto il nome stesso de nostro amico sindaco Nicola ci rimanda al mistero del Natale. Una coda si è svolta nel pomeriggio nel Palazzo della Provincia in occasione della presentazione delle linee programmatiche 2025-29 della nascente città metropolitana.
L’orizzonte che abbiamo di fronte non è locale ma mediterraneo; eppure siamo partiti da Sassari e negli interventi del Padre Guardiano del Convento di Santa Maria di Betlem Salvatore Sanna (che ha esordito col “Pace e bene” francescano), di Padre Salvatore Morittu e di Pietro Paolo Onida sono emerse le linee che definiscono il ruolo dei francescani nel culto della Madonna di Betlem in Sardegna, come nella chiesa che accoglie la Faradda Unesco delle macchine a spalla portata avanti da secoli dai Gremi sassaresi. Proprio l’Unesco, a seguito del progetto dell’Isprom e dell’Istituto di Architettura della Facoltà di Ingegneria di Cagliari ha accolto il Piano regolatore generale di Betlemme firmato da Tatiana Kirrova ed ha riconosciuto 15 anni fa Betlemme come appartenente al patrimonio Mondiale dell’Umanità; della sua città ci hanno parlato il sindaco di Betlemme Maher Nicola Canawat e il prof. Qustandi Shomali. Il nostro amico Mustapha Khanoussi che avrebbe dovuto affrontare in questa sede le grandi questioni della tutela del patrimonio in Palestina e avrebbe voluto descrivere le politiche dell’UNESCO e dell’ALECSO: ha poi deciso di non venire a Sassari, vista la drammatica evoluzione militare, pensando di non aver nulla da aggiungere a causa della situazione di guerra, che ha portato alla distruzione di marabut, moschee, luoghi umidi tutelati come il Wadi Gaza che rivediamo ossessivamente attraversato sul ponte da due milioni di persone costrette ad andare avanti e indietro lungo la striscia, con un esodo umiliante e senza fine, resistendo contro un esercito armato fino ai denti, contro il freddo, le alluvioni, le distruzioni, la morte: déplacements forcés, déportations, migrations, exils. Eppure Bishara Ebeid di Nazaret, oggi all’Università Ca’ Foscari di Venezia ha dimostrato come in passato Cristiani e Musulmani hanno potuto convivere, citando le lontanissime osservazioni del metropolita Elia di Nisibi. E Nicola Melis ci ha ricordato la varietà di situazioni, la complessità delle storie all’interno dell’impero ottomano prima delle grandi colonizzazioni europee. E infine Giuliano Mion ci ha raccontato delle relazioni antiche e moderne tra Sardegna e il mondo arabo, con tante prospettive originali e sorprendenti, fino a tempi recentissimi.
Sassari non è insensibile a questi temi e voglio citare il ruolo dell’ISPROM e della Associazione Ponti e non muri, che nel nome richiama un drammatico invito di Giovanni Paolo II contro le guerre. C’eravamo tutti a Santa Maria di Betlem quando nel 1992, apprese le notizie certe delle atroci disumanità commesse dall’esercito serbo nella Bosnia Erzegovina, dunque ancor prima che si consumasse il genocidio, il pontefice polacco chiese inutilmente alla comunità internazionale e all’Europa di fare tutto quanto era possibile per arrestare quella che rappresentava una vera e propria vergogna. Ieri Papa Leone XIV a Inznik in Turchia per i 1700 anni dal concilio ecumenico voluto da Costantino Magno a Nicea ha richiamato una presa di posizione contro i fanatismi religiosi, per il rispetto tra popoli diversi e per la pace. Assieme al Patriarca Ecumenico Bartolomeo, oggi il Papa ha firmato ad Istanbul hanno invitato alla piena comunione tra i cristiani, al dialogo e alla riconciliazione: <<Tragicamente, in molte sue regioni, conflitti e violenza continuano a distruggere la vita di tante persone. Ci appelliamo a coloro che hanno responsabilità civili e politiche affinché facciano tutto il possibile per garantire che la tragedia della guerra cessi immediatamente, e chiediamo a tutte le persone di buona volontà di sostenere la nostra supplica>>. E ancora: << Rifiutiamo qualsiasi uso della religione e del Nome di Dio per giustificare la violenza. Crediamo che un autentico dialogo interreligioso, lungi dall’essere causa di sincretismo e confusione, sia essenziale per la convivenza di popoli appartenenti a tradizioni e culture diverse. Memori del 60° anniversario della dichiarazione Nostra Aetate [di Paolo VI], esortiamo tutti gli uomini e le donne di buona volontà a lavorare insieme per costruire un mondo più giusto e solidale e a prendersi cura del creato, che Dio ci ha affidato. Solo così la famiglia umana potrà superare l’indifferenza, il desiderio di dominio, l’avidità di profitto e la xenofobia>>.
Del resto l’opinione pubblica dei paesi delle due rive del Mediterraneo è davvero concorde nel chiedere interventi umanitari, più rispetto per il dolore, la sofferenza, la povertà: ce lo ha raccontato con parole giuste e inequivocabili Aissa Kadri dell’Università di Algeri; Raffaele Coppola ha registrato ieri il cambiamento di tono anche della Santa Sede, certo interessata a proteggere i luoghi santi cristiani ma non insensibile al destino dei Palestinesi tutti. Paolo Fois ha citato la Global Flotilla verso l’approdo di Gaza e la reazione israeliana iniziata – come ci ha ricordato il Rettore Ben Aziza – a Sidi Bou Said in Tunisia: da allora si sono estese le crescenti reazioni critiche dell’opinione pubblica internazionale sulle politiche israeliane e degli USA nell’area. Dunque i tre temi nei quali i nostri lavori sono stati condotti si sono intrecciati, religioni e sistemi giuridici, popoli e lingue, oggi città e territorio, partendo dai pellegrinaggi in quella Terra Santa alla quale guarderemo ancora per Natale, nel lucido quadro tracciato per l’antichità da Antonella Bruzzone. E poi il gemellaggio tra Sant’Antioco e Tiro nell’intervento di Michele Guirguis, anche a nome di Piero Bartoloni e Ignazio Locci: il tema delle isole gemellate e del resto non solo Tiro o Gades ma anche Cartagine è immaginata come una nave ancorata al continente africano, pronta a salpare verso la Sardegna. In Libiano la forza di pace ONU alla quale parteciperà di nuovo un contingente della Brigata Sassari, tema ripreso da Hassan Hawada che chiede una cooperazione tra Libano, Palestina e Sardegna contro la desertificazione, mentre Francesco Nuvoli e Ottavio Sardu hanno affrontato il ruolo delle cooperative agricole in Palestina e il rapporto con la Sardegna. E poi il diritto, con una prospettiva che, seguendo il modello antico di Jeanne Ladjili che pensava al fattore religioso come al motore dello sviluppo dei diritti mediterranei: Hassan Abdelhamid ha toccato il tema della giustizia nella città musulmana e Mahmoud Hassen è arrivato alle radici più lontane con la saggezza di Kairouan.
Il Rettore Hmaid Ben Aziza, Segretario generale dell’Unimed ci ha raccontato quanto è stato fatto negli ultimi anni dalle Università di Cagliari e di Sassari e dalla Fondazione di Sardegna per formare oltre 400 giovani magrebini, che hanno affrontato il biennio magistrale nella nostra isola provenendo dai paesi del Nord Africa. L’idea è stata originariamente di Antonello Cabras e di Giacomo Spissu e siamo riusciti a valutare personalmente gli straordinari risultati ottenuti, l’affermarsi di una generazione nuova più interessata al dialogo e al confronto. Del resto la strada è ancora quella di passare dal colonialismo alla cooperazione. Anche nelle condizioni difficili e terribili di questi anni, in particolare tra l’abbattimento delle torri gemelle l’11 settembre 2011 e il fallimento delle primavere arabe trasformatesi in terribili inverni, non è cessato l’impegno di costruire ponti tra le due rive del Mediterraneo, con il senso di un’attenzione e di un rispetto che vogliamo affermare come la cifra vera dei nostri lavori, di un incontro e di una speranza.
Oggi abbiamo a che fare alle porte di casa, nel <<cortile condiviso della nostra esistenza>>, con il terrorismo di Hamas, l’eccidio del popolo palestinese a Gaza, la distruzione di tanti monumenti del patrimonio mondiale Unesco e Alecso dal Libano alla Giordania, dalla Palestina ad Israele, l’impotenza dell’ONU, per non parlare dello scontro triennale dell’Ucraina con la Russia, ricordando Giorgio La Pira e il suo intervento nel 1954 a Ginevra alla sede della Croce Rossa sul valore delle città di fronte alle armi nucleari <<non hanno il diritto gli Stati di distruggere le città>>, perché la guerra non è un’opzione nell’era nucleare.
Dai nostri lavori sono emersi tanti punti di vista differenti, dall’archeologia al diritto, dalla storia all’economia, dalla politica internazionale alle strategie di cooperazione, che testimoniano la capacità dell’ISPROM, dopo 50 anni di attività, di coinvolgere gli studiosi ed i politici, di affrontare temi di frontiera, come ha fatto in passato con ricerche, seminarî, progetti e pubblicazioni in tema di questioni mediterranee, cooperazione internazionale, diritto, politiche urbane e sviluppo locale. Le attività dell’ISPROM hanno incluso produzione di rapporti come il terzo rapporto Sardegna e Mediterraneo, che in questa sede è stato illustrato oggi da Stefano Usai e che presto presenteremo qui a Sassari nella sua versione integrale; e poi l’organizzazione di conferenze e lo sviluppo di programmi di cooperazione che coinvolgono enti locali, università e reti internazionali. L’Isprom ha definito un quadro di ricerca e produzione di conoscenza sulle dinamiche di conflitto e sulle esperienze di pace nelle città e nei territori del bacino mediterraneo. Ha promosso Seminari, convegni e attività di formazione per amministratori locali, operatori culturali e attori della società civile con l’obiettivo di favorire il dialogo, cooperazione transfrontaliera e reti urbane per la pace. Ha portato avanti progetti concreti di cooperazione e sostegno a iniziative locali (educazione, tutela del patrimonio, servizi sociali) in Paesi del Mediterraneo e Medio Oriente, spesso in partenariato con istituzioni locali, ONG e reti internazionali. Queste direttrici testimonino un mix tra attività accademiche e azioni applicative sul territorio, con attenzione particolare alle città storiche e ai nodi urbani come sedi di dialogo.
Betlemme, la città che amiamo come “la luce del mondo” e che abbiamo più volte visitato per i concerti per la vita e la pace scoprendone i riti religiosi, i luoghi più nascosti, le grotte che ricordano Girolamo, Paola e gli altri pellegrini: Betlemme è città simbolo per ragioni storiche, religiose e culturali, ma è anche un luogo segnato da conflitto, occupazione, fragilità socio-economica e questioni di tutela del patrimonio storico e urbano. Per queste ragioni è stata oggetto di progetti di cooperazione internazionale che mettono insieme interventi culturali, sociali ed educativi finalizzati a sostenere la comunità locale e promuovere percorsi di riconciliazione e sviluppo. La centralità simbolica di Betlemme rinserrata da tanti muri di cemento e di religione la rende un contesto privilegiato per iniziative che vogliono combinare azione sociale (aiuti, educazione, servizi) e diplomazia culturale per la pace. Con ciò non intendiamo in nessun modo sorvolare sulle responsabilità di ciascuno, sulla gravissima situazione umanitaria in Cisogiordania ed a Gaza, sulla necessità di superare la fase di conflitto innestata da Hamas con l’attacco violentissimo del 6 ottobre di due anni fa; ma anche segnalare la sproporzione nella risposta militare israeliana che rischia di alimentare il risentimento dei Palestinesi per molte generazioni. L’ISPROM è stato coinvolto e ancor più lo sarà in futuro in varie iniziative e progetti in Terra Santa con particolare riferimento a Betlemme o ai temi ad essa connessi. Nel dicembre 2008 il II Seminario L’Étoile de Bethléem, co-organizzato dall’ISPROM insieme ad altre istituzioni (tra cui la Conférence Permanente des Villes Historiques de la Méditerranée e unità di ricerca del CNR), di cui ora presentiamo gli atti, era orientato a promuovere studi e proposte per la conservazione e la valorizzazione dell’area storica di Betlemme e più in generale delle città storiche del Mediterraneo, in un’ottica che unisce tutela del patrimonio e promozione della pace via cooperazione culturale. Questo tipo di attività mostra l’interesse dell’ISPROM per la dimensione urbana e culturale come leva di stabilità e dialogo: oggi Paolo Fois ci ha ricordato gli obblighi delle parti in conflitto e abbiamo ricordato il monito di La Pira del lontano 1954: <<non hanno il diritto gli Stati di distruggere le città [con la guerra e con le bombe]>>; il ruolo del rapporto tra città e pace è tornato nell’intervento di Vanni Lobrano che è tornato al pensiero greco sulla democrazia. Il tema è stato ripreso da Nacer El Kadiri di Rabat che ci ha presentato l’esigenza di contenere i conflitti territoriali e costruire la pace anche nel Sahara occidentale, ripensando al volume del giovane re Hassan II (Le defi, memoires), dopo la marcia verde che ha chiuso nel 1976 l’età coloniale.
Abbiamo portato avanti progetti regionali e locali con ricadute in Palestina (esempi: il PRG di Betlemme, iniziative per asili nido, il forno per il pane di Ponti e non muri, progetti educativi come “Favole di pace”), in cui soggetti sardi e istituzioni culturali hanno avuto ruoli di partenariato o di supporto. Alcune iniziative a livello regionale hanno finanziato attività rivolte a comunità palestinesi (es. scuole dell’infanzia nel territorio di Beit Sahour e simili). L’ISPROM, per il suo ruolo di istituto regionale specializzato, ha partecipato come promotore, partner scientifico o soggetto coordinatore in alcune di queste attività o reti; ha organizzato numerosi seminarî e pubblicato rapporti sul tema delle città mediterranee, della cooperazione e della pace. Attraverso queste attività l’Istituto favorisce il dialogo tra amministrazioni locali, università e operatori del settore — un’infrastruttura conoscitiva che può essere e spesso è mobilitata per promuovere progetti su città come Betlemme.
Vorrei richiamare alcune tipologie concrete di intervento che caratterizzano l’approccio ISPROM verso contesti urbani come a Betlemme:
- Progetti di tutela e valorizzazione del patrimonio urbano — studi, piani e consulenze rivolti alla conservazione delle città storiche (anche come strumento di coesione sociale e sviluppo economico).
- Seminari e scambi culturali — convegni internazionali che mettono a sistema esperienze di città mediterranee, promuovendo la “diplomazia delle città” per la pace.
- Progetti educativi e sociali — iniziative rivolte all’infanzia, alla formazione e al rafforzamento di servizi sociali in contesti fragili (es. sostegno a scuole d’infanzia in Palestina segnalato in documenti di programmazione regionali).
- Reti istituzionali — partecipazione a reti di città e organismi internazionali per promuovere politiche condivise di pace e sviluppo.
L’azione dell’ISPROM è orientata a creare conoscenza, relazioni e reti e a sostenere progetti applicativi che legano tutela del patrimonio, educazione e sviluppo locale. In contesti come Betlemme, l’azione dell’ISPROM si manifesta soprattutto attraverso il coinvolgimento in iniziative di tutela del patrimonio urbano, seminari internazionali e progetti di cooperazione che mirano a sostenere la comunità locale e a promuovere la pace attraverso la cultura, istruzione, coesione urbana e capacità amministrativa.
Oggi l’Assessore Regionale al Turismo Franco Cuccureddu, chiudendo questo Seminario ha ricordato di esser stato delegato dalla Presidente Todde per coordinare l’Autorità di Gestione del Programma Interreg NEXT MED 2021-2027 (sportello Europe Direct “Regione Sardegna” – Centro Regionale di Programmazione) ed ha illustrato le opportunità della cooperazione territoriale europea per la Sardegna, con un l’analisi dei bandi per il del Programma per il finanziamento dei progetti di cooperazione euro-mediterranea. E insieme ha ricordato il ruolo affidato all’ISPROM per le iniziative indirizzate alla creazione della Macroregione europea del Mediterraneo occidentale, che coinvolgerà Sardegna, Corsica, Baleari ma anche Tunisia, Algeria e Marocco. Ci sono molte idee sul tappeto e molte prospettive pratiche: il Sindaco di Betlemme ha discusso delle iniziative concrete da portare avanti per avviare Betlemme verso la rinascita del turismo e la ripresa economica. Nella stessa occasione Cuccureddu ha ricevuto l’onorificenza municipale di Betlemme per l’impegno svolto in 25 anni in favore della città in cui è nato Gesù.
Cari amici,
mi è stato chiesto dall’Associazione “Siamo tutti Fratelli” e dal presidente Angelino Rojch di presentare tra qualche giorno alla Biblioteca Spadolini al Senato a Roma una bozza di documento sul ruolo delle religioni per affermare la dignità inviolabile dell’essere umano: voglio richiamare alcuni principi di base; sappiamo che dobbiamo impegnarci di più per mettere al centro delle nostre relazioni reciproche e delle nostre azioni nella società mediterranea la solidarietà, la compassione e la fratellanza che costituiscono il cuore delle nostre tradizioni. Rifiutiamo ogni forma di violenza perpetrata invocando Dio o la religione e si deve lavorare insieme per prevenire estremismi, fanatismi e radicalizzazioni. Dobbiamo sentici impegnati per la promozione della giustizia e della solidarietà, sostenendo le iniziative che contrastino la povertà, l’ingiustizia e le disuguaglianze sociali.
Per usare un linguaggio caro a Papa Francesco la creazione è dono di Dio ed eredità comune dell’umanità. Siamo convinti che occorre proteggere di più l’ambiente e promuovere un uso sostenibile delle risorse naturali. La pace è un dovere religioso e morale. Debbono essere promossi programmi educativi, incontri e percorsi formativi volti a favorire la conoscenza reciproca, il dialogo e la convivenza. La libertà di credo, culto ed espressione religiosa deve essere salvaguardata per tutte le persone, contro ogni forma di discriminazione o persecuzione religiosa. Per valorizzare le radici comuni ed i valori condivisi è necessario promuovere studi congiunti, scambi culturali e momenti di incontro spirituale. Nel campo etico, culturale e scientifico, le grandi sfide contemporanee richiedono una risposta unitaria. Saranno utili le collaborazioni interdisciplinari su temi quali etica, scienza, tecnologia, intelligenza artificiale, salute, antropologia e diritti umani. L’economia deve essere al servizio della persona e della comunità, promuoveremo modelli economici improntati a equità, solidarietà, inclusione e sostenibilità.
Il dialogo interreligioso non è un evento, ma un processo continuo. Sono necessari tavoli permanenti di confronto e organismi di cooperazione tra le tradizioni religiose, riconoscendo la pace come il nome di Dio. Dobbiamo tutti diventare testimoni attivi di riconciliazione nei territori e nelle società in cui viviamo. Occorre esprimere la volontà di camminare insieme, uniti dal desiderio di contribuire per un mondo più giusto, pacifico e solidale. Le persone di buona volontà, credenti e non credenti, debbono unirsi a questo impegno, che prevede il riconoscimento della Terra Santa come luogo tutelato internazionalmente e sacro per Ebrei, Cristiani e Musulmani.
Concludo. In un mondo pieno di conflitti, che va rapidamente trasformandosi, forse sbaglia chi come noi oggi tenta – balbettando – di dire parole di pace nella disperazione che arriva dalla Terra Santa, sentendo per intero il peso dell’inadeguatezza che noi per primi diamo per scontata. Allora voglio concludere con un appello. È tempo di distinguere tra colonialismo e autodeterminazione, tra supina ignoranza e profonda conoscenza, tra potere e rispetto, tra guerra e pace, tra democrazia e tirannide. Dobbiamo riscoprire la forza del sapere condiviso, la curiosità che unisce, quella che animava i pionieri dell’archeologia, come la madre di Costantino Magno Elena alla ricerca dei luoghi Santi, rappresentata con la vera croce in tanti affreschi delle nostre chiese: dunque scavare non per conquistare ma per capire.
Come scriveva Umberto Cardia, le aree costiere del Mediterraneo non sono isolate ma in relazione con tutta la profondità dei continenti. Questo mare non separa: collega. Oggi il Mediterraneo deve essere concepito non solo come luogo geografico, ma come concetto e progetto culturale, emblema della contaminazione feconda tra popoli e culture, orientato alla solidarietà, alla pace e alla giustizia tra le nazioni, al dialogo e al rispetto reciproco. E se guardiamo la Sardegna, il Nord Africa, la Terra Santa insieme, vediamo rive che si specchiano, volti diversi dello stesso destino. In un mondo attraversato da guerre e paure, il Mediterraneo può tornare a essere il laboratorio della convivenza, dove le differenze non si cancellano ma si armonizzano. È da questo mare che dobbiamo ripartire: dal dialogo, dalla memoria, dalla conoscenza. Perché, come scriveva Virgilio raccontando di Enea sbattuto dalla tempesta sulla costa africana della Cartagine di Didone, “forsan et haec olim meminisse iuvabit” — forse un giorno, di tutto questo dolore, sapremo ricordare anche la speranza.

