Camillo Bellieni
Per un paradosso, il fondatore del Partito Sardo d’Azione Camillo Bellieni (1893-1975) avrebbe pubblicato cinque anni dopo Ettore Pais un volume che dipende interamente dal precedente e ha molte cose in comune con le posizioni nazionaliste del maestro, pur in un quadro di forte e coraggioso antifascismo[1]: la grande opera storiografica intitolata La Sardegna e i Sardi nella civiltà del mondo antico venne concepita e realizzata con una forte empatia nei confronti della società sarda contemporanea ma per tornare alle radici, per riflettere sulle costanti originali della storia della Sardegna, per accertare l’influenza della cultura latina sull’isola, per scendere in profondità al di là delle emozioni e dell’attualità; ritorna con grande chiarezza il proposito dello storico di ripensare la società sarda come frutto di una secolare stratificazione culturale, di accertare la storicità delle mitiche colonizzazioni greche, libiche, iberiche, di rivalutare la lunga stagione classica, di riscoprire il ruolo di Roma e della Chiesa di Roma in Sardegna. L’esigenza prioritaria della storiografia del Bellieni appare sorprendentemente la rivalutazione della romanità nella storia della Sardegna, l’isola che presenta una sua «diffusa latinità», per quanto articolata con «recise differenziazioni». Già nel primo dei due volumi Bellieni riconosceva nel 1928 [ma in realtà quattro anni prima] che la lunga fase romana ha lasciato eredità profondissime, a partire dalla lingua sarda[2], elemento che veramente collega la Sardegna contemporanea alla civiltà di Roma, una eredità che però si sovrappone ad una sensibilità più profonda e più antica, quella preistorica, ugualmente vitale. E poi la fase fenicio-punica, i tanti incontri con gli altri popoli del Mediterraneo. Un aspetto curioso è rappresentato dall’ammirazione del Bellieni per Cartagine, la città vittima dell’imperialismo romano, che avrebbe dato all’isola un’impronta profonda, con la <<sua sapienza colonizzatrice». Bellieni guarda però soprattutto a Roma: egli rimedita la storia della Sardegna in età romana con uno sforzo di riflessione, di interpretazione personale e di sintesi; non mancano informazioni preziose su episodi considerati marginali; si registra un ampio utilizzo delle fonti letterarie, epigrafiche, archeologiche, numismatiche, giuridiche e si può apprezzare una profonda ed aggiornata conoscenza della letteratura precedente, compresa quella in lingua tedesca, inglese e francese. Da queste letture e dai suoi maestri sassaresi gli deriva anche l’atteggiamento di totale rifiuto delle Carte d’Arborea, viste come un ridicolo tentativo di nobilitare la storia sarda, un falso da respingere con sdegno. La conoscenza geografica dell’isola è veramente impressionante: la Sardegna è percorsa idealmente in lungo ed in largo, prima per l’età repubblicana e poi per l’età imperiale. In questo senso, sul piano della geografia antica, della topografia delle città romane, con attenzione per le dimensioni dei rispettivi territoria cittadini, Bellieni ha veramente compiuto un notevole passo avanti; ma anche sulla geologia, sull’agricoltura, sulle miniere, sull’economia, il volume del Bellieni rappresenta sicuramente un rilevante progresso. Appare evidente anche dalla lettura dell’opera che il nazionalismo sardo del Bellieni aveva molti punti di contatto con il nazionalismo italiano del Pais: del resto le posizioni politiche sardiste di Bellieni, alquanto moderate e democratiche, si inserivano nel grande filone del combattentismo nazionale, alla luce della dolorosa esperienza delle trincee. La distanza dal nazionalismo del Pais appare abbastanza irrilevante, anche perché Bellieni precisa di vivere la storia antica dell’isola, di questa «terra desolata dove sembra dominare sovrano il silenzio della inerte natura», «da sardo con consapevolezza italiana»[3].
[1] C. Bellieni, La Sardegna e i Sardi nella civiltà del mondo antico, Cagliari, il Nuraghe, I e II, (collezione sarda de Il Nuraghe), Edizioni della Fondazione Il Nuraghe, I, Cagliari 1928; II, 1931.
[2] G. Lupinu, La romanizzazione linguistica della Sardegna, in Storia della Sardegna antica, a cura di A. Mastino, Nuoro, Il Maestrale, 2005, pp. 193-195 (II ed. 2009); Id., Manualetto di linguistica sarda, Collana Sardiniae memoria, #2, Unicapress, Cagliari 2023.
[3] Vd. A. Mastino, P. Ruggeri, “Camillo Bellieni e la Sardegna romana”, in Sesuja Vintannos. Antologia della rivista a cura di Antonello Nasone in occasione dei Ventennale della fondazione dell’Istituto di studi e ricerche Camillo Bellieni, Sassari, 2009, pp. 135-171 (Quaderni, 5).

