Il diploma militare del marinaio poi legionario di Anela

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La ferocia dell’imperatore Galba e i marinai sardi divenuti legionari:  Ursaris ad Anela  

Il diploma di Anela in riva destra della seconda vallata del Tirso, conservato presso il Museo archeologico Nazionale di Sassari (collezione Spano) (CIL X 7891 = XVI 3) ci informa sulla fortunata vicenda del marinaio della flotta di Miseno, il sardo Ursaris figlio di Tornalis, trasferito dal porto militare a Roma e arruolato come fante nella legione I adiutrice da Nerone, nel tentativo dell’ultimo dei Giulio-Claudi di bloccare i pronunciamenti militari che si andavano drammaticamente manifestando in varie parti dell’impero e che si sarebbero conclusi con il suicidio del principe e l’avvio di una guerra civile alla quale avrebbero partecipato Galba, Otone e Vitellio. Infine Vespasiano.

Il classiario, peregrino originario della Barbaria Sarda (sul Tirso), aveva lasciato apparentemente senza rimpianti la flotta da guerra distaccata a Miseno ed era stato arruolato, ancora privo della cittadinanza, in una legione costituita da Nerone senza essere in possesso dei requisiti minimi per diventare legionario, in particolare la cittadinanza romana: Nerone si uccise poche settimane dopo la nascita della legione (il 9 giugno 68). Chiamato a Roma dalla Spagna Tarraconense, il proconsole Servio Sulpicio Galba arrivò nell’ottobre 68 e si trovò di fronte ad una rivolta degli ex marinai che Nerone aveva promosso alla condizione di legionari.

Scrive Plutarco, Vita di Galba, 15: <<Quando, avanzando verso Roma (dalla Spagna), (Galba) ne era lontano circa 25 stadi (4 km) [pensiamo sulla via Aurelia], si trovò nel disordine di un tumulto di marinai, che occupavano la strada e gli si affollavano intorno da ogni lato. Costoro erano quelli che Nerone, riunendoli in una sola legione, aveva trasformato in soldati: poiché in quel momento non era possibile far confermare il loro servizio militare, a quelli che venivano essi non permettevano né di farsi vedere né di essere ascoltati dall’imperatore, ma tumultuavano a gran voce, chiedendo per la loro legione le insegne e un posto per il campo. Galba cercava di prendere tempo e li invitò a incontrarlo più tardi, ma essi, dicendo che il rinvio equivaleva ad un diniego, si sdegnarono e lo seguirono senza risparmiare le grida. Alcuni sguainarono anche le spade e allora Galba ordinò alla cavalleria di caricarli: nessuno di loro resistette, ma furono tutti annientati, alcuni travolti immediatamente, mentre altri fuggivano. Questo episodio costituì un auspicio non propizio né fausto per l‘ingresso di Galba in città, che avveniva con una pesante strage e in mezzo a tanti cadaveri. Però anche se prima qualcuno lo disprezzava perché appariva debole e vecchio, allora divenne per tuti uno che incuteva raccapriccio e timore>>.

Non tutti i marinai divenuti legionari morirono: il nostro Ursaris riuscì a non essere coinvolto nei tumulti o comunque scampò all’eccidio dei suoi commilitoni alle porte di Roma. Due mesi dopo, il 21 dicembre 68 d.C., veniva congedato in quanto veterano della legione I Adiutrice ottenendo la cittadinanza per sé, per la moglie ed i figli: è sicuro che il padre Tornalis era un peregrino con nome paleosardo, mentre Ursaris divenne cittadino romano dopo il congedo forse col gentilizio imperiale Sulpicius; il marinaio portava un nome unico anch’esso paleosardo, che però ricorda la parola latina Ursus (vedi Ursi promunturium, oggi Capo d’orso). Tra i testimoni del diploma, estratto dalla legge esposta a Roma in Campidoglio presso l’altare della gens Iulia, figurano un veterano della stessa legione (Marco Emilio Capitone), sette Caralitani e un Sulcitano residenti a Roma. Poche settimane dopo l’imperatore veniva assassinato, il 15 gennaio 69, mentre (Sulpicius) Ursaris tornava in Barbagia ormai privato cittadino, con la qualifica di veterano (CIL X 7891, AE 1983, 451). A sostituire Galba fu chiamato Marco Salvio Otone, l’amico di Nerone, primo marito di Poppea Sabina: lasciata dopo dieci lunghi anni la Lusitania (il Portogallo), aveva sostenuto nei primi mesi il suo collega proconsole di Tarraconense. Otone, il nuovo Nerone, chiamò al consolato anche il fratello Lucio Tiziano, per il primo bimestre del 69; il I marzo entrarono in carica i nuovi consoli Lucio Verginio Rufo e Lucio Pompeo Vopisco, i cui nomi non erano ancora conosciuti in Sardegna a causa della chiusura dei collegamenti marittimi in periodi di mare clausum. È per questa ragione che il 13 marzo nella sentenza del proconsole della Sardegna compare il consolato ordinario del solo Otone (senza collega), rimasto nella sentenza trascritta su bronzo a Carales dallo scriba del questore il 18 successivo (la nostra Tavola di Esterzili).

Clauidio Farre in EDR 144716

〈:tab I extrisencus〉
Ser(vius) Galba Imperator Caesar Aug(ustus), pon(tifex)
max(imus), trib(unicia) {pot} potestat(e), co(n)s(ul) design(atus) II,
veteranis qui militaverunt in legione I
Adiutrice, honestam missionem et civi=
5 tatem dedit quorum nomin̂a subscripta
sunt ipsis liberis posterisque eorum
et conubium cum uxoribus, quas tunc
habuissent, cum est civitas iis data,
aut, siqui caelibes essent, cum iis
10 quas postea duxissent dumtaxat
singuli singulas. Ante diem XI K(alendas) Ian(uarias),
C(aio) Bellico Nâtâle, P(ublio), Cornelio Scipione Asiatico co(n)s(ulibus).
tab(ula) II, pag(ina) V, loc(o) XVIII,
Ursari Tornalis f(ilio) Sardo,
15 descriptum et recognitum ex tabula
aenea quae fixa est Romae in Capitolio
ad aram gentis Iuliae latere dextro

〈:tab II extrisencus〉
D(ecimi) Alari Pontificalis Caralitani
M(arci) Slavi Putiolani Caralitani
C(ai) Iuli Enecionis Sulcitani
L(uci) Graecini Felicis Caralitani
5 C(ai) Herenni Fausti Caralitani
C(ai) Caisi Victoris Caralitani
M(arci) Aemili Capitonis vet(erani) leg(ionis) I Ad=
iutric(is)
C(ai) Oclati Macri Caralitani
10 L(uci) Valeri Hermae Caralitani

〈:tab I intus〉
Ser(vius) Galba Imperator Caesar Aug(ustus), ponti(fex)
max(imus), tribunicia potest(ate), co(n)s(ul) desig(natus) II,
veteranis qui militaverunt in legione
I Adiutrice, honestam missionem et
5 civitatem dedit ipsis liberis posteris=
que eorum et conubium cum uxori=
bus, quas tunc habuissent cum est ci=
vitas iis data, aut siqui caelibes essent,
cum iis quas postea duxissent dum=
10 taxat singuli singulas ante
diem XI K(alendas) Ianuar(ias)

〈:tab II intus〉
C(aio) Bellico Natale, P(ublio) Cornelio Scipione
Asiatico co(n)s(ulibus),
tab(ula) II, pag(ina) V, loc(o) 〈:XVIII〉,
Ursari Tornalis f(ilio) Sard(o),
5 descriptum et recognitum ex tabula
aenea quae fixa est Romae in Capitolio
ad ara gentis Iuliae latere dextro

Bibliografia minima

S. Panciera, Di un sardo con troppi diplomi, Ursaris Tornalis filius e di altri diplomi romani, in Studi in onore di Piero Meloni in occasione del suo settantesimo compleanno, Cagliari, Edizioni Della Torre, 1992, pp. 325-340.

L. Gasperini, Ricerche epigrafiche in Sardegna (II), in L’Africa Romana IX, Sassari 1992, p. 590, nota 39.

C. Farre, Geografia epigrafica delle aree interne della Provincia Sardinia, Ortacesus 2016, pp. 25-30 n. ANE001

A. Mastino, Il Barbaricum nella Sardegna romana: omaggio al Princeps Daciae Ioan Piso, in Studia epigraphica et historica in honorem Ioannis Pisonis, Herausgegeben vonLucrețiu Mihailescu-Bîrliba, Radu Ardevan, Rada Varga, Florian Matei-Popescu und Ovidiu Țentea, Philippika, Altertumswissenschaftliche Abhandlungen Contributions to the Study of Ancient World Cultures Herausgegeben von/Edited by Joachim Hengstl, Andrea Jördens,Torsten Mattern, Robert Rollinger,Kai Ruffing, Orell Witthuhn, 181, Harrassowitz Verlag . Wiesbaden 2024, pp. 155-190.