La coorte di Corsi contro le civitates Barbariae sul Tirso

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La cohors I Corsorum : Aquae Ypsitanae

    Abbiamo notizia dell’attività della I coorte di Corsi in Sardegna (forse reclutati in Corsica), poco dopo la morte di Augusto nel 14 d.C. dall’iscrizione di Praeneste che ricorda un Sex(tus) Iulius S(puri) f(ilius) Pol(lia) Rufus, evocatus divi Augusti, praefectus [I] cohortis Corsorum et civitatum Barbariae in Sardinia (CIL XIV 2954)[1]: gli studiosi limitano l’attività di questo ufficiale equestre all’età di Tiberio, in rapporto al comando (praefectura) di un reparto che originariamente doveva essere stato costituito in Corsica; solo in un secondo tempo trasferito sul Tirso, in riva sinistra, presso le sorgenti termali delle Aquae Ypsitanae in Barbagia[2]. Si tratterebbe di una doppia prefettura: quella di comandante di coorte e quella di prefetto delle civitates Barbariae in Sardinia. La duplice gestione di tali prefetture pare connessa al fatto che per esercitare la prefettura sulle civitates Barbariae fosse necessario disporre di una forza militare che fungesse da deterrente nei confronti del sempre risorgente ribellismo dei populi della Barbaria, all’interno di una provincia sottoposta ad un militare subentrato al governatore di carattere ordinario, un prolegato.

    La localizzazione delle civitates Barbariae è direttamente attestata da un’iscrizione rinvenuta nel 1920 a Fordongianus, non lungi dalle terme romane e dall’anfiteatro costruito per rispondere anche alle esigenze di addestramento delle truppe[3]. Si tratta della parte centrale di una lastra di marmo con un testo impaginato su tre linee (ILSard. I 188 = AE 1971, 118): [—Caesa]ri Aug(usto) p[ont(ifici) max(imo)— ] / [—civ]itates Barb[ariae —] / [— prolegato ? prae]f(ecto) provincia[e Sard(iniae) —]. L’iscrizione fu posta da alcune o da tutte le civitates Barbariae all’imperatore, essendo governatore (praefectus) della provincia Sardinia un personaggio ignoto a causa della frammentarietà dell’iscrizione. I problemi posti dal testo sono costituiti da un lato dalla definizione di civitates Barbariae, dall’altro dall’identificazione dell’imperatore oggetto dell’omaggio. Le civitates Barbariae rispondono assai bene a quella tipologia di civitates illustrate da fonti letterarie ed epigrafiche soprattutto per l’area celtica e per la Germania e corrispondenti ai “cantoni” privi di urbes, che non sconoscevano una vera e propria organizzazione urbana. Quali e quante fossero le civitates della Barbaria ci è ignoto, ma un criterio di similitudine ci porta a credere che esse venissero denominate dai populi che le componevano, sicché è probabile che una delle civitates della Barbaria fosse quella dei Celes(itani), estesa a partire dalla fonte di Turunele di Fonni in direzione occidentale, così come si annoverassero nell’ambito delle civitates Barbariae la civitas Cusin(itanorum), documentata in direzione orientale (CIL X 7889)[4], e forse anche la civitas Nurr(itanorum), attestata nel cippo di Procalzos di Orotelli presso le sorgenti termali di Oddini (EE VII 729)[5]. Un confronto con le civitates alpine ci induce a ritenere che le civitates della Barbaria non fossero numerosissime, anche se la documentazione epigrafica potrà in futuro contribuire all’arricchimento degli etnici dei populi delle varie civitates, ma anche degli etnici dei vici, in cui si aggregavano le diverse componenti dei populi delle civitates. L’imperatore oggetto di quest’omaggio da parte delle civitates potrebbe essere Augusto, come indica la paleografia del testo secondo già Antonio Taramelli; i più però hanno preferito ribassare la cronologia dell’epigrafe al 20-25 d.C. e identificare l’Augustus con Tiberio, in base al titolo di praefectus recato dal governatore, poiché nel 13-14 d.C. la Sardegna appare governata da un prolegato. In realtà il titolo di prolegato è spesso specificato come praefectus prolegato, sicché non sarebbe in contraddizione il testo di Fordongianus, in cui potremmo ammettere l’integrazione [pro legato prae]f(ectus) provincia[e Sardiniae], con il milliario del 13-14 d.C. che ci dà T. Pomp(e)io / [P]roculo / pro leg(ato) (EE VIII 742). Nulla, dunque, vieta di considerare che allorquando nel 6 d.C. Augusto, a causa dei disordini provocati dai briganti[6], prese in carico la Sardinia, fino ad allora retta da un proconsul come provincia senatoria, vi inviasse un praefectus prolegato dell’ordine equestre sino al termine delle operazioni militari, durate dal 6 d.C. a qualche anno più tardi. In tale occasione Augusto sarebbe stato celebrato dalle civitates Barbariae sottomesse con l’iscrizione sopra ricordata[7].

    Noi ignoriamo a quale tipo di unità militare appartenessero i soldati inviati in Sardegna, ma non escluderemmo che Augusto avesse provveduto a una leva di soldati Lusitani, inquadrati in coorti ausiliarie, di cui una destinata in Sardinia, l’altra nella provincia Cyrenarum[8], nella quale i torbidi causati dalla guerra marmarica avevano suggerito ad Augusto di assumere il controllo diretto della provincia inviandovi un praefectus prolegato[9]. L’attività di Sex. Iulius Sex. f. Pol(lia tribu) Rufus in Sardinia dovette, probabilmente, concentrarsi negli ultimi anni di vita di Augusto, verso il 13-14 d.C., quando dovettero verificarsi nuove e più temibili rivolte delle mai dome civitates Barbariae: Ciò spiegherebbe l’invio al governo della provinciadi un prolegato alle dirette dipendenze del principe[10], dunque un equestre militare di carriera, che poteva essere il comandante supremo delle unità militari della Sardegna, ciascuna delle quali retta dal proprio comandante.

    Se tali forze fossero state le coorti ausiliarie e non, come vogliono alcuni storici, dei legionari[11], Sex. Iulius Sex. f. Pol(lia tribu) Rufus poté essere il responsabile dell’unità della coorte I dei Corsi, probabilmente quingenaria, dotata cioè di 500 effettivi, e, in contemporanea, il prefetto delle civitates Barbariae. Tra il 6 d.C. e la morte (14 d.C.), Augusto, il primo imperatore, dovette assumere vari provvedimenti relativi alla provincia Sardinia. Abbiamo già osservato che l’isola da provincia inermis (priva di stanziamenti legionari), affidata al Senato, sin dal 27 a.C., era divenuta provincia sotto la tutela diretta dell’imperatore proprio nel 6 d.C. E se è possibile che tra il 9/10 e il 13 la provincia venisse riassegnata al Senato, certamente dal 13/14 era stata ripresa da Augusto, subentrato quasi come collega ai precedenti proconsoli.


    [1] C. Ricci, Security in Roman Times. Rome, Italy and the Emperor, London-New York 2018, p. 212 nt. 67; F. Porrà, Le truppe ausiliarie nella Sardegna romana del I secolo d.C., in La Sardegna romana e altomedievale. Storia e materiali, a cura di S. Angiolillo, R. Martorelli, M. Giuman, A.M. Corda, D. Artizzu (Corpora delle antichità della Sardegna), Carlo Delfino editore, Sassari 2017, p. 200.

    [2] A. Mastino, R. Zucca, Urbes et rura. Città e campagna nel territorio oristanese in età romana, in Oristano e il suo territorio, 1, Dalla preistoria all’alto Medioevo, a cura di Pier Giorgio Spanu e Raimondo Zucca, Carocci, Roma 2011, pp. 460 ss., con confronti sul Danubio e nella Getulia numida.

    [3] Ibid., pp. 564 ss.

    [4] C. Farre, Geografia epigrafica delle aree interne della Provincia Sardinia, Ortacesus 2016, pp. 91-93, n. FON002.

    [5] Ibid., pp. 126 s.OROT001.

    [6] «In questi stessi tempi [ossia nel 6 d.C.] si verificarono numerosi fatti d’armi. Infatti i briganti (lestaí) compivano tanto frequentemente delle scorrerie, che per alcuni anni la Sardegna, anziché avere per il suo governo un senatore, venne affidata a degli stratiotai tratti dall’ordine equestre» (DIO CASS. 55, 28, 1).

    [7] A. Taramelli, Un omaggio delle civitates Barbariae di Sardegna ad Augusto, in AA.VV., Atti del I Congresso nazionale di studi romani, Roma 1928, pp. 269 ss. Y. Le Bohec, La Sardaigne et l’armée romaine sous l’Haut-Empire, Sassari 1990, insiste sul carattere di discontinuità delle rivolte che avvennero in Sardinia tra il 6 d.C. e il 19 d.C.; contra Meloni, La Sardegna romana, cit., pp. 139-43. La posizione assunta da Davide Faoro è innovativa sulla questione: “Pro legato”, in Klio, 99, 1, 2017, pp. 226-237.

    [8] L. Gasperini, Le epigrafi, in S. Stucchi, Cirene 19571966. Un decennio di attività della Missione Archeologica Italiana a Cirene, Tripoli 1967, p. 174, n. 34.

    [9] A. Laronde, La Cyrénaïque romaine, des origines à la fin des Sévères (96 av. J.-C.-235 ap. J.-C.), in ANRW, II, 10, Berlin-New York 1988, pp. 1020-1.

    [10] Meloni, La Sardegna romana, cit., p. 140. Vd. ora D. Faoro, Praefectus, procurator, praeses. Genesi delle cariche presidiali equestri nell’Alto impero Romano, Le Monnier università-Mondadori education, Milano 2011.

    [11] Le Bohec, La Sardaigne et l’armée romaine, cit., p. 22, nota 4 ricorda diversi casi di prolegati che in età augustea hanno il comando di truppe ausiliarie e non di legionari: CIL III 605; CIL V 3334; CIL XI 1331.