Esercito romano: Luguido, Nostra Signora di Castro (Oschiri)

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  1. La cohors III Aquitanorum equitata: Luguido

La Cohors III Aquitanorum equitata fu arruolata nell’Aquitania atlantica (Francia sud-occidentale) e nelle regioni limitrofe, un dato confermato dall’onomastica celtica dei numerosi soldati che conosciamo[1]:

  • Ti(berius) Iulius, Fab(ia), Capito, misicius ex chor(te) Aq(uitanorum) I̅I̅I̅, morto a 65 anni dopo esser stato richiamato in servizio nello stesso reparto: l’onomastica ci rimanda ad una cittadinanza romana ottenuta col congedo nell’età di Tiberio, con iscrizione alla tribù Fabia. L’epitaffio proviene da Iscia Cunzada (antica Luguido sulla strada per Olbia), colle vicino a N.S. di Castro in comune di Oschiri, dove restano tracce del primitivo accampamento augusteo (AE 1980, 532 = 1982, 438)[2];
  • Rufus, Tabusi f(ilius), Valentinus ex c(o)ho(rte) Aquit(anorum), morto a 30 anni, dopo 11 di servizio, probabilmente originario da Valentia-Valence nella Gallia Narbonense: dunque un peregrino, ricordato alla fine dell’età giulio-claudia dal fratello Spedius, probabilmente anch’egli soldato dello stesso reparto (CIL X 7596). L’iscrizione proviene con tutta probabilità da Iscia Cunzada (antica Luguido sulla strada per Olbia), colle vicino a N.S. di Castro in comune di Oschiri, attualmente al Museo di Cagliari[3].
  • Ancora in età giulio claudia ha operato Decumus Cirneti f(ilius), Caniensis, chort(is) Aquitanorum morto a 32 anni dopo 15 anni di servizio, dunque arruolato a 17 anni (sepolto a Bitti, ILSard. I 222, originario probabilmente dall’Aquitania)[4].
  • Ọrc̣oeta [B]ihọnis (?) f(ilius), appartenente al popolo dei Con(veni), mil(es) ex
    [coh]or(te) 
    Aq[ui]t(anorum), morto alla fine della età giulio claudia prima di aver ottenuto la cittadinanza romana e di aver ritirato il congedo, sepolto ad Ardara (avamposto militare già in età romana[5], poi capitale del regno giudicale): il popolo di origine appartiene all’Aquitania meridionale, il nome potrebbe esser celtico o addirittura basco (AE 2004, 674, Giuseppe Piras)[6].
  • Infine Silo Terenti f(ilius) appartenente alla centuria ausiliaria comandata da Anteius Faustillus, vissuto 60 anni, dopo 35 anni di servizio: se davvero come pare è morto prima del congedo, è stato arruolato a 25 anni. In ogni caso è stato sepolto a Iscia Cunzada (antica Luguido oggi in comune di Oschiri) (AE 1980, 533; 1988, 651). Il nome sarebbe Filo per EDR077929.
  • Allo stesso ambiente militare andrebbe riferito il Claudius
    Capito,
    di cui conosciamo a Luguido la liberta Fauxtila (nome forse da collegare al comandante della centuria Anteius Faustillus),morta a 35 anni[7].

L’Anonimo Ravennate colloca in età bizantina i Castra Felicia proprio nell’area, che ancora oggi ha conservato la denominazione di N.S. di Castro[8]. Il colle di San Simeone di Oschiri è stato ampiamente esplorato dagli archeologi (in particolare Letizia Pani Ermini e Pier Giogio Spanu)[9]; i castra romani rimangono nel ricordo come toponimo attuale (Nostra Signora di Castro) e in epoca medioevale nei cognomi dell’aristocrazia giudicale: nel condaghe di Silki, una scheda che datiamo attorno al 1073 ricorda il celebre arcivescovo di Torres Costantino de Castra (arkipiscopu Gosantine de Castra)[10]. Si tratterebbe di un cognome relativo ad una città abbandonata come molte altre. Oggi sul colle di San Simeone restano tracce della presenza di un accampamento, sede del reparto degli Aquitani, cui probabilmente fu affidato il controllo della via a Karalibus Olbiam (si ricordi l’epitafio di [O]rcoeta ad Ardara, futura capitale del regno giudicale) e della variante interna della Barbagia che passava per Bitti (località dove fu ritrovata la lapide di Decumus): le caratteristiche del territorio giustificano ampiamente la scelta di collocare a Luguido una coorte equitata, impegnata tra la Barbagia, il Logudoro e la Gallura.

La cronologia è ben definita da Antonio Ibba che ritiene <<che la coorte giungesse nell’isola durante il principato di Tiberio, forse già con Augusto; in ogni caso essa lasciò la Sardegna prima dell’anno 74, quando un diploma militare la annovera fra le truppe della Germania Superiore. È quindi priva di fondamento l’ipotesi che inseriva fra i soldati della coorte M(arcus) Verecundius Diogenes, originario di Avaricum Biturigum (Bourges) in Aquitania. L’uomo, infatti, sposato con la sarda Iulia Fortunata (domo Sardinia) è ricordato con la moglie su due sarcofagi rinvenuti nella colonia di Eburacum-York in Britannia, databili alla seconda metà del II, più verosimilmente al III secolo[11], quando ormai da diverse generazioni la cohors aveva abbandonato la Sardegna>> (RIB I 687, AE 2013, 935; 2014, 781).


[1] Le Bohec, La Sardaigne et l’armée romaine, cit.; Meloni, La Sardegna romana, cit., pp. 356-61. Cfr. J. Spaul, Cohors. The Evidence for and a Short History of the Auxiliary Infantry Units of the Imperial Roman Army, Oxford 2000, pp. 49-54, 59-60, 71, 141-8 (incompleto). Vd. ora Porrà, Le truppe ausiliarie cit., pp. 202-203.

[2] Le Bohec, La Sardaigne et l’armée romaine, p. 107, nr. 2.

[3] P. Floris, Le iscrizioni funerarie pagane di Karales, Cagliari 2005, pp. 551-554, nr. 231.

[4] C. Farre, Geografia epigrafica delle aree interne della Provincia Sardinia, Ortacesus 2016, pp. 51-52; Porrà. Le truppe ausiliarie cit., p. 202.

[5] G. Lopez, L’insediamento romano fortificato in agro di Ardara: lo scavo del muro difensivo (campagna di scavo 2009). Nota preliminare, L’Africa Romana, XIX. Trasformazioni dei paesaggi del potere nell’Africa settentrionale fino alla fine del mondo antico, a cura di M.B. Cocco, A. Gavini, A. Ibba, Carocci, Roma 2012, pp. 2719-2734.

[6] Y. Le Bohec, L’inscription d’Ardara et les chevaliers sardes , in “L’Africa Romana”, VIII, Atti dell’VIII convegno di studio, Cagliari 14-16 dicembre 1988, a cura di A. Mastino, Gallizzi, Sassari 1991, pp. 695-702. Vd. anche Porrà. Le truppe ausiliarie cit., pp. 202 s.

[7] A. Mastino, Ancora un titolo sepolcrale dal castrum di Luguido (Oschiri), “Nuovo Bullettino Archeologico Sardo”, I, 1984, pp. 189-199.

[8] ANON. RAV. V,26 p. 412 Pinder-Parthey = p. 102 Schnetz; vd. anche GUIDO 64, p. 500 Pinder-Parthey = p. 128 Schnetz.

[9] L. Pani Ermini, S.V. Castra, in Enciclopedia dell’arte antica classica e orientale. secondo supplemento

1971,1994, II, Roma 1994, pp. 41,42; P.G. Spanu, in A. Mastino-P.G. Spanu-R. Zucca, Il territorio di Oschiri dal periodo romano all’età bizantina, in G. Meloni, P.G. Spanu, Oschiri, Castro e il Logudoro orientale, Delfino, Sassari 2004, pp. 77-166.

[10] A. Soddu, G. Strinna (cur.), Il condaghe di San Pietro di Silki, Ilisso Nuoro 2013, scheda 340,3. Vd. A. Mastino, La romanità della società giudicale in Sardegna: il Condaghe di San Pietro di Silki, in Atti del Convegno Nazionale “La civiltà giudicale in Sardegna nei secoli XI-XIII. Fonti e documenti scritti”, a cura dell’Associazione “Condaghe S. Pietro in Silki”, Sassari-Usini, Marzo 2001, Sassari 2002, pp. 24 ss. . Vd. anche CSNT 166,1 e 184,1. A Castra va localizzato su molinu de Castra del Condaghe di Barisone II, vd. G. Meloni, A. Dessì Fulgheri, Mondo rurale e Sardegna del XII secolo, Napoli 1994, p. 162 f. 6r, 15; per su molinu de Sancta Maria de Castra, vd. ibid., p. 164 f. 6v, 2-3. Che Castra ancora esistesse come nodo stradale in pieno medioevo sembra invece accertarsi dal Condaghe di S. Michele di Salvennor, il camino que ban los de Castra a Gisalcro (vd. V. Tetti, Il Condaghe di S. Michele di Salvennor. Patrimonio dell’abbazia vallombrosana, Sassari 1997, nr. 190).

[11] Corpus Signorum Imperii Romani, Great Britain, vol. I, fasc. 3, Yorkshire, cur. S. Rinaldi Tufi, Oxford 1983, pp. 40, 43, nrr. 60, 65.