La Sardegna dopo il trionfo di Vespasiano e Tito sugli Ebrei, fino alla rivolta giudaica soffocata da Traiano

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Proprio a Vespasiano attribuiamo un’incisiva politica fiscale e di accertamento delle occupazioni abusive di ager publicus nelle province: allora anche in Sardegna si sarà probabilmente svolta una attenta azione di verifica catastale, con un ammodernamento dell’archivio provinciale di Carales. La demagogica decisione di Nerone relativa alla concessione della libertà alla Grecia fu revocata e la Sardegna passò nuovamente dall’amministrazione senatoria sotto il controllo di procuratori imperiali e prefetti appartenenti all’ordine equestre, con funzioni militari e giudiziarie. Continuò per tutto il secolo la politica di estensione della cittadinanza romana ai Sardi[1]. La Sardegna e la Corsica ebbero un ruolo nella guerra civile che scoppiò alla morte di Nerone (Tacito, Hist. 2, 16): nel corso dell’anno 69 il proconsole Lucio Elvio Agrippa, che ci è noto dalla Tavola di Esterzili per aver pronunciato la sentenza definitiva a favore dei Patulcenses Campani, ordinando lo sgombero dei Galillenses dalle terre occupate con la violenza, si mantenne fedele ad Otone in Sardegna. La Corsica, governata dal procuratore Pacario Decumo conobbe viceversa dei disordini: uccisi Quintio Certo e Claudio Pirrico, trierarca delle navi liburniche di Aleria, Pacario aveva sostenuto la causa di Vitellio, ma era stato eliminato a sua volta da un gruppo di sostenitori di Otone, che non vennero premiati da Otone né puniti da Vitellio, l’uno e l’altro <<distratti da maggiori cure>>, secondo Tacito in multa conluvie rerum maioribus flagitiis permixti; nello stesso anno la vittoria di Vespasiano impedì la punizione degli assassini.

Notevole interesse ha suscitato il ritrovamento ad Olbia di una matrice per il pane con scena di un trionfo svolto da due o tre imperatori: che si tratti di Vespasiano e Tito, magari accompagnati da Domiziano a cavallo dopo la conquista di Gerusalemme è stato supposto; ma si preferisce oggi pensare ad un trionfo dell’età tetrarchica, con gli imperatori seduti sul carro trionfale[2].

Domiziano dové riprendere la politica repressiva di Nerone, se ci è rimasto un delicato componimento di Marziale (32) che si augura che una bianca colomba possa giungere dalla Sardegna per annunciare alla giovane Aratulla il ritorno del fratello dall’esilio sardo[3]. L’ultimo dei Flavi ha però il merito di aver fatto realizzare alcune opere pubbliche a Carales, incaricando il procurator Augusti praefectus provinciae Sardiniae Sextus Laecanius Labeo di spianare e lastricare strade e piazze e costruire fognature (ILSard. I, 50).

Strettamente collegato alla Sardegna è il regno di Traiano[4], se l’attuale Fordongianus conserva il suo nome, per la promozione istituzionale dell’antico pagus delle Aquae Ypsitanae nella pertica della colonia Iulia Augusta Uselis divenuto nel primo decennio del II secolo d.C. Forum Traiani, centro nato a 77 miglia da Carales ed a 77 miglia da Turris Libisonis lungo la via centrale sarda[5]. Per i fora, intesi comeluoghi abitati, non fortificati e sottoposti a una colonia, utilizzati principalmente come luogo di commercio e scambio dobbiamo rimandare a numerose leggi agrarie (Mamilia, Roscia, Peducaea, Alliena, Fabia), che precisavano: << Per qualsiasi colonia dedotta e nel cui diritto municipium, praefectura, forum, conciliabulum che sarà costituito con questa legge, in ogni terreno compreso entro i loro confini, e per qualsivoglia termine stabilito nelle loro terre, laddove un termine non vi sarà, in quel luogo il proprietario della terra avrà cura che il termine sia ripristinato, come riterrà opportuno che sia fatto; e quel magistrato, che nella colonia o nel municipium, praefectura, forum, conciliabulum sia preminente come giurisdizione, faccia in modo che ciò sia compiuto>>[6].

A condurre l’operazione sappiamo che fu chiamato il primo di una serie di altri proconsoli, L. Cossonius L. f. Stell(atina tribu) Gallus Vecilius Crispinus Mansuanius Marcellinus Numisius Sabinus, il cui governo è ora fissato al 111 d.C. [7]

L’imperatore Traiano potrebbe aver personalmente conosciuto l’anonimo marinaio sardo della flotta di Miseno imbarcato nella quadriere Ops, sepolto ad Olbia: e ciò nel 114, in occasione del viaggio in oriente verso Seleucia, prima della campagna partica (ILSard. I 311 = CIL XVI 60). Oggi sappiamo che l’intero equipaggio della nave, agli ordini del prefetto Quinto Marcio Turbone, ottenne allora la cittadinanza romana, forse per una diretta partecipazione alla guerra contro i Parti.

Negli ultimi anni di Traiano il proconsole Gaio Asinio Tucuriano lastricò a Sulci la piazza principale (CIL X 7516).

Una recente scoperta avvenuta a Posada testimonia il 5 maggio 102 il congedo del fante Hannibal Tabilatis f(ilio) Nur(—) Alb(—): possediamo il diploma col quale Traiano concesse la cittadinanza romana all’ex pedite della II coorte gemina di Liguri e Corsi nella quale erano confluiti i sardi della I Gemina Sardorum et Corsorum dell’età di Domiziano, alla moglie Iurini Tammugae filia Sordia (Sarda ?), ai due figli maschi Sabinus e Saturninus, alle figlie Tisareni, Bolgitta e Bonassoni (non è certo che i nomi siano indeclinabili)[8]. Già i nomi soprattutto delle donne e del padre del congedato ci indirizzano verso un sostrato paleosardo davvero risalente nel tempo, per quanto il nome Hannibal rimandi a un contesto punico (AE 2013, 650)[9]: gli studiosi discutono sull’abbreviazione della provenienza da un villaggio presso il Nur(ac) Alb(um), un nuraghe costruito con pietre di calcare chiaro; oppure meglio con Davide Faoro possiamo pensare ad un soldato originario di una gens locale fin qui sconosciuta, nell’ambito dei Nur(ritani). Al di là della questione, che pure è di estremo interesse, assistiamo in diretta alla quasi totale smobilitazione sotto Traiano dell’esercito di occupazione in Sardegna, se si esclude la coorte I costituita da ausiliari di origine locale, impegnati soprattutto nella capitale Carales e in area mineraria[10].


[1] P. Floris, La presenza dei Flavii nell’epigrafia di Karales, “Studi Sardi”, XXXIV, 2009, pp. 251-269.

[2] M.L. Gualandi, Due imperatori per un trionfo. La matrice di Olbia: un hapax “fuori contesto” L’Africa romana XVIII: i luoghi e le forme dei mestieri: atti del 18. Convegno di studio, 11-14 dicembre 2008, Olbia, Italia. Roma 2010, Carocci editore, pp. 1915-1934; Ead., La matrice con scena di trionfo dal porto di Olbia, in Memorie dal sottosuolo. Scoperte archeologiche nella Sardegna centro-settentrionale, Catalogo della mostra, a cura di L. Usai, Scuola Sarda editrice, Quartucciu 2013, pp. 293-300; M.L. Gualandi, A. Pinelli, “Un trionfo per due. La matrice di Olbia: un unicum iconografico ‘fuori contesto’”, in M.M. Donato, M. Ferretti, «Conosco un ottimo storico dell’arte…» Per Enrico Castelnuovo. Scritti di allievi e amici pisani, Pisa, Edizioni della Normale, 2012, pp. 11-20. Vd. A. Mastino, La “Pax Flavia” dopo il “Bellum Iudaicum”: una “evocatio” ? in Historica e philologica, Studi in onore di Raimondo Turtas a cura di M. G. Sanna, AM&D Edizioni, Cagliari 2012 (Collana Agorà), pp. 25-47.

[3] Ruggeri, La Sardegna terra d’esilio, pp. 88-97.

[4] P. Floris, A. Mastino, Traiano e la Sardegna, in L. Zerbini ed., Traiano: L’optimus princeps (Ferrara, 29-30 settembre 2017), Brè Editore, Treviso 2019, pp. 121-153.

[5] S. Atzori, Paesaggio e viabilità nella pertica di Forum Traiani, in G. Pianu, N. Canu, Studi sul paesaggio della Sardegna romana, Muros 2011, pp. 183-200.

[6] <<Quae colonia hac lege deducta quo iure municipium [5] praefectura forum conciliabulum constitutum erit, qui ager intra fines eorum erit, qui termini in eo agro statuti erunt, quo in loco terminus non stabit, in eo loco is cuius is ager erit terminum restituendum curato, uti quod recte factum esse uolet; idque magistratus qui in ea [10] colonia municipio praefectura foro conciliabulo iure dicundo praeerit facito uti fiat>>, vedi K. Lachmann, Die Schriften der Römischem Feldmessen (Gromatici veteres ex recensione Caroli Lachmanni), Berlin 1848,  263.1 e B. Campbell, The writings of the roman land surveyors, The Society for the Promotion of Roman Studies, “Journal of Roman” Studies Monograph n. 9, 2000, 216.1, cfr. G. Libertini, Gli antichi agrimensori nella ricognizione di Karl Lachmann (raccolta di opere degli agrimensori romani), Frattamaggiore 2018, pp. 345 ss. e p. 538.

[7] A. Mastino, R. Zucca, “La constitutio del Forum Traiani in Sardinia nel 111 a.C.”, in Journal of Ancient Topography – Rivista di Topografia antica, XXII, 2012, edited by Giovanni Uggeri, Mario Congedo editore, pp. 31-50; Iid., “L. Cossonius L. f. Stell(atina tribu) Gallus Vecilius Crispinus Mansuanius Marcellinus Numisius Sabinus pro consule provinciae Sardiniae e la constitutio del Forum Traiani”, in Gerión, Revista de Historia Antigua, 32, 2014, pp. 199-223.

[8] Floris, Mastino, Traiano e la Sardegna cit, pp. 127 ss.

[9] A. Sanciu, P. Pala, M. Sanges, “Un nuovo diploma militare dalla Sardegna”, in Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, 186, 2013, pp. 301–306: A. Ibba, “Il diploma di Posada: spunti di riflessione sulla Sardinia all’alba del II secolo d.C.”. Epigraphica, LXXVI, 1-2, 2014, pp. 209-229; D. Faoro, “In margine all’indicazione d’origine Nur(—) Alb(—) in un diploma dalla Sardegna”, in Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, 211, 2016, pp. 247-249.

[10] Y. Le Bohec, La Sardaigne et l’armée romaine sous l’Haut-Empire, Delfino, Sassari 1990.