Le Carte d’Arborea: Il fragile Giovanni Spano di fronte a Theodor Mommsen
Con l’obiettivo di costruire da zero una storia immaginaria per la Sardegna che si avviava ad entrare da protagonista nel Regno d’Italia, nell’Ottocento si è sviluppata in modo devastante l’attività dei falsari delle Carte d’Arborea che distorcevano la ricostruzione storica con l’invenzione di documenti ritrovati in archivi poco affidabili, soprattutto quelli legati al giudicato d’Arborea: Pietro Martini, Ignazio Pillitto, Salvatorangelo De Castro, Gavino Nino sono i protagonisti della produzione di un’enorme quantità di pergamene, con testi in prosa e in poesia, scritti nelle più diverse lingue. Rimangono ancora sfumati i rapporti con l’archeologia e incerta la posizione del canonico Giovanni Spano (1803-1878), visto con simpatia, indulgenza e qualche sospetto di connivenza da Theodor Mommsen (1817-1903), che lo riteneva benemerito verso la patria e le lettere, animato da optima voluntas, summa industria, ingenuus candor, ma che non possedeva forze sufficienti(vires) e una preparazione filologica adeguata per il lavoro che si proponeva.
Siamo negli anni successivi alla “fusione perfetta” della Sardegna con gli Stati di terraferma (dal 1847) ed all’Unità d’Italia (dal 1860 al 1871): nel 1855 nasceva “Il Bullettino Archeologico Sardo” per iniziativa proprio del can. Giovanni Spano, che nel manifesto programmatico diffuso a Cagliari il 30 novembre 1854 si augurava «di riaccendere nel petto dei miei patriotti quella sacra fiamma, che tuttora non è spenta, del classico sapere, e di risvegliare nella Gioventù l’amore alle arti ed ai classici studj» e ciò con l’intento di combattere il fiorente mercato di antichità, di favorire la nascita di piccoli musei nelle principali città dell’isola, di “arricchire le glorie della nostra patria”: l’obiettivo era quello di documentare il “vetusto splendore” della Sardegna, una terra che racchiude “innumerevoli monumenti antichi: una stentata e marcata enfasi regionalista fondata sulla affermazione del “valore” e della “virtù” dei sardi” che in parte doveva finire per confliggere con l’adesione al progetto di unità nazionale italiana, perseguito dallo Spano anche nei momenti di contrasto tra Chiesa e Stato, per Roma capitale. Pubblicato regolarmente per dieci anni a partire dal 1855, in parallelo con lo sviluppo delle scoperte delle Carte d’Arborea che trovano nella Rivista non solo costante ospitalità ma anche una precisa consonanza di accenti, di idealità e di obiettivi, il “Bullettino” viene sospeso nel 1864 ufficialmente a causa dello scarso numero di abbonati (una sessantina) e per le spese eccessive affrontate dallo Spano presso la Tipografia Timon di Cagliari: due anni dopo, pubblicando presso la Tipografia Arcivescovile una monografia su una serie di bronzetti nuragici trovati nel villaggio di Teti, il canonico inseriva in appendice le Scoperte archeologiche fattesi nell’isola in tutto l’anno 1865, cercando così di recuperare il tempo perduto e di fornire le notizie dei principali ritrovamenti effettuati. La novità è ben spiegata nell’introduzione: <<Dacchè nel 1864 fu sospesa la pubblicazione del Bullettino Archeologico Sardo che per 10 anni avevamo costantemente sostenuto, abbiamo creduto a proposito di dare qui una rassegna dei monumenti antichi, e degli oggetti che nello scorso anno si sono scoperti in tutta l’isola, onde tener al corrente gli amatori delle antichità Sarde, fino a che sia il caso di poter riprendere la pubblicazione periodica di esso Bullettino>>. Dunque lo Spano pensava ad un’interruzione temporanea della Rivista, per le ragioni dichiarate esplicitamente ma anche forse per altre ragioni meno confessabili, collegate magari alla vicenda delle Carte d’Arborea, dal momento che nella serie delle Scoperte – arrivate al 1875 – l’attenzione è concentrata sui ritrovamenti, sui dati di fatto, sui documenti epigrafici autentici, al riparo da ogni sospetto di falsificazione; eppure lo Spano era stato spesso criticato dal mondo accademico cagliaritano, tradizionalista e clericale, per aver trascurato l’insegnamento universitario per “le inezie della lingua vernacola” e per i “gingilli dell’archeologia”‘. Due anni dopo si svolgeva a Cagliari la visita di Theodor Mommsen – che già da tempo aveva dichiarato false le Pergamene e annunciato il proposito di voler condannare le iscrizioni “di fabbrica fratesca” -, visita accompagnata da una coda di imbarazzate polemiche (ottobre 1877) soprattutto a Cagliari e Oristano, dove lo studioso tedesco avrebbe negato la storicità della giudicessa Eleonora, proprio mentre si preparava l’erezione della statua marmorea dello scultore fiorentino Ulisse Cambi; l’inaugurazione fu allora rinviata e il monumento celebrativo dell’architetto Mariano Falcini fu concluso solo tre anni dopo[1]. Il viaggio fu funestato dal successivo incendio della biblioteca di Charlottenburg (12 luglio 1880), che colpì con particolare durezza la documentazione isolana, segnatamente i fac-simili ed i calchi epigrafici; si rese necessario un secondo viaggio, quello del trentenne Johannes Schmidt (1850-1894), illustrato in molte lettere inviate al Mommsen conservate alla Biblioteca statale di Berlino. Il Mommsen lasciò anche in Sardegna molti altri eredi: Luigi Amedeo (1848-1923), Piero Tamponi (1850-1898), Filippo Nissardi (1852-1922), Ettore Pais (1856-1939).
Bibliografia minima
L. Marrocu (cur.), Le Carte d’Arborea. Falsi e falsari nella Sardegna del XIX secolo, Atti del Convegno “Le Carte d’Arborea” (Oristano, 22-23 marzo 1996), Cagliari 1997
L. Marrocu, Theodor Mommsen nell’isola dei falsari. Storici e critica storica in Sardegna
tra Ottocento e Novecento, Cagliari, Cuec, 2009A. Accardo, La nascita del mito d’una nazione sarda, Cagliari 1996, p. 16.
G. Spano, Iniziazione ai miei studi, a cura di S. Tola, Cagliari, AM&D, 1997.
A. Mastino, Il “Bullettino Archeologico Sardo” e le “Scoperte”: Giovanni Spano ed Ettore Pais, in Bullettino Archeologico Sardo – Scoperte Archeologiche, 1855-1884, ristampa commentata a cura di A. Mastino e P. Ruggeri, edizioni Archivio Fotografico Sardo, Nuoro 2000
P. Ruggeri, D. Sanna, L’epigrafia paleocristiana della Sardegna: Theodor Mommsen e la condanna delle “falsae”, in La Sardegna paleocristiana tra Eusebio e Gregorio Magno, Atti del Convegno Nazionale di studi (Cagliari 1996), Cagliari 1999,pp. 405-435.
M.L. Piredda, Il monumento ad Eleonora d’Arborea. Scena, retroscena, indagini e prospettive, Roma 2021
P. Ruggeri, Un’opera poco nota di un allievo di Ettore De Ruggiero. La Sardegna romana e l’antiquaria dell’Ottocento in Luigi Amedeo, in Dal mondo antico all’età contemporanea. Studi in onore di Manlio Brigaglia,Carocci, Roma 2001, pp. 119-150.
P. Ruggeri, G. Kapatsoris, Pietro Tamponi (1850-1898), «Studi Sardi», 33, 2000, pp. 99-141.

