Il culto della dea Minerva nella Sardegna antica

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Minerva nella Sardegna antica

Minerva, figlia del solo Zeus, nata dalla testa del padre costituisce la terza divinità femminile della triade capitolina e come tale compare nella più volte citata iscrizione del III secolo d. C., proveniente da Martis (ELSard. p. 646, B161). Negli studi storico religiosi la sua origine e il suo sviluppo a Roma e nella penisola vengono fatti risalire piuttosto che alla matrice greca o etrusca a quella italica, in particolare si ipotizza che il culto di Minerva possa provenire da Falerii Novi, città i cui resti si trovano nell’attuale territorio comunale di Fabrica di Roma, a metà strada tra Fabrica e Civita Castellana. Qui presso il pianoro detto dello “Scasato” sorgeva il tempio II dedicato alla dea; l’altro era dedicato ad Apollo: da quest’area provengono famose terrecotte dipinte pertinenti ai templi. Una notissima iscrizione, quella cosiddetta dei “cuochi falischi” proveniente da Civita Castellana (o Fabrica?) contiene una dedica a Minerva, come parte della triade capitolina (Iovei, Iunonei, Minervai) da parte dei Falisci che si trovavano in Sardegna (Falesce quei in Sardinia sunt) e che lavoravano nell’isola (CIL XI 3078 = ILLRP I2, n°192). Minerva italica era la dea che elaborava progetti coniugandoli con il lavoro manuale, festeggiata dagli artigiani il 19 marzo ma inserita quale componente della triade capitolina assumeva un carattere ufficiale e istituzionale di rappresentante della Repubblica insieme alla coppia divina costituita da Giove e Giunone.  La venerazione per Minerva era dunque un tratto caratteristico della religiosità di FaleriiMinerva Capta (prigioniera)venne introdotta a Roma dopo la distruzione della città da parte dei Romaninel 241 a. C.- sebbene si ritenga che il piccolo contingente di Falisci presente nell’isola, non sia stato in grado di veicolare il culto della dea della madrepatria o non ne abbia avuto l’interesse. Nella dedica di Civita (o Fabrica?) alla triade capitolina, i Falisci che si trovavano in Sardegna mostrano di avere piena coscienza della diversità della Minerva, dea patria di Falerii e della Minerva istituzionale. In questo caso la dedica assume un valore pubblico, istituzionale, piuttosto che costituire una necessità di riaffermazione degli dei patri da parte di chi in quel momento si trovava fuori da essa, tant’è che la dedica venne curata, a nome del gruppo falisci stabiliti in Sardegna, da due magistri, L(ucius) Latrius K(aesoni) f(ilius) e C(aius) Salv[e]na Voltai f(ilius), in quel momento a capo del collegio di Falerii), al quale appartenevano i cuochi devoti di Vulcano e della triade capitolina composta dagli imperatores summi.

Iovei Iunonei Minervai /
Falesce quei in Sardinia sunt /
donum dederunt magistreis /
L(ucius) Latrius K(aesonis) f(ilius) C(aius) Salv[e]na Voltai f(ilius) /
coiraveront

Vi è poi la testimonianza di una statuetta in bronzo che proviene dalla collezione Oppo-Palmas di Fordongianus, con le fattezze della dea. E ancora un frammento di una statuina in terracotta con la rappresentazione di Minerva dal vano e del sacello nuragico della Fortezza di Su Mulinu di Villanovafranca. Come per Giunone anche una testimonianza toponimica da considerare criticamente, quella di Villanova Monteleone con il Monte ‘e Minerva forse collegabile ad un culto di Minerva se l’oronimo non è derivato da un cognome locale.

BIBLIOGRAFIA MINIMA

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