Ataecina Turobrigensis, una dea straniera a Fordongianus
Presso le Aquae Ypsitanae, già alla metà del I secolo d.C., prima della costituzione del Forum Traiani, per motivazioni di carattere militare e strategico, condizionato dalla presenza delle civitates Barbariae (ILSard, I, 188), si era sviluppato un popolamento composito, condizionato dalla presenza di truppe, la cohors I Corsorum e di personale servile o libertino probabilmente a disposizione dei militari come più tardi sarebbe accaduto con liberti e liberte al servizio dei governatori dell’isola. Ad es. Valeria Modesta, liberta del governatore della Sardegna in età severiana M. Valerius Optatus,pose una dedica alle Ninfe (EDR181204). Questo comparto territoriale era poi un nodo della via a Turre che dalle Aquae Ypsitanae si diramava a nord est verso Austis (Augustis) e a sud est verso Usellus(Uselis). Per le ragioni sin qui esposte, si può ritenere che sia interpretabile come frutto di presenze e influenze straniere,anche la dedica incisa su una stele in trachite posta da Serbulus, oggi custodita al Museo di Cagliari, che si ipotizza provenga da Fordongianus (CIL X 7557). La dedica abbreviata (D. S. A. T.) è rivolta alla Dea Sancta A(tecina) o A(tegina) o A(degina) Turobrigensis (di Turobriga in Portogallo), una divinità straniera proveniente dall’area iberico-lusitana, interpretata come Proserpina -dea della notte, della luna e delle fonti (il timpano della stele è decorato con un crescente lunare tra due astri)- come pure in rapporto alle acque termali e con poteri risanatori.
Bibliografia minima
C. Farre, Geografia epigrafica delle aree interne della Provincia Sardinia, Ortacesus 2016, pp. 98-100 n. FOR003.
R. Rojas Gutiérrez, Ataecina, un análisis de la continuidad de los cultos locales o indígenas en la Hispania romana, “Ligustinus. Revista digital de arqueología de Andalucía occidental”, 5, 2016, pp. 8-25-
[1] R. Rojas Gutiérrez, Ataecina, un análisis de la continuidad de los cultos locales o indígenas en la Hispania romana, “Ligustinus. Revista digital de arqueología de Andalucía occidental”, 5, 2016, pp. 8-25-

